La Casa di Campagna

La Casa in Campagna

Ecco, febbraio sospirò Annamaria Vincenzi. Di nuovo febbraio…

E allora? domandò Michele Tommasi, sorseggiando il suo tè bollente dal bicchiere alto con una fettina di limone che galleggiava, rivolto alla suocera. Tra poco arriva la primavera, e lei sospira come se fosse una catastrofe!

Eh, per qualcuno la primavera, per altri, Michele, è di nuovo tempo di piantine, di quei fili derba nei bicchierini; germogliano o non germogliano, spuntano o restano nascosti, manca la luce, lacqua è troppa, i semi difettosi. Ah Annamaria guardò il genero come si guarda uno sviato, uno che non ci arriva proprio, malgrado sia professore; agitò la mano, come a dire che la sua vita era ormai rovinata, inutile. Tutto per colpa di quella maledetta casa in campagna, quella vecchia casa ereditata in un angolo fuori mano della Toscana. Che bruciasse, che ci cadesse un asteroide, che la portassero via per farci la più importante autostrada dEuropa!

Mh balbettò ancora Michele Tommasi, mostrando la sua incomprensione. Pareva quasi divertirsi a stuzzicare la suocera con domande senza senso, quasi la sfidasse a raggiungere listeria. Ilenia, la figlia di Annamaria, raccontava che Michele da giovane aveva fatto parecchi danni, una volta aveva sbattuto forte la testa, e da allora un po ci aveva lasciato le penne; per questo non capiva proprio nulla delle sofferenze della suocera.

Michele, sei professore, faro della conoscenza, eppure parli e bevi il tuo tè come un sempliciotto qualunque! Ma cosa significa mh?! E bevi piano, a piccoli sorsi, su! La confettura, per chi credi labbia fatta? spinse verso il genero una coppetta di vetro. Di lamponi, la tua preferita, bacca su bacca con queste mani qui… Annamaria distese davanti a lui le mani segnate dalletà, le dita ancora stanche …con queste le ho raccolte, tutta graffiata, distrutta in quella casa vostra, e tu nemmeno ne assaggi!

Ma la mangio, la mangio! Guardi, ne prendo un cucchiaio abbondante! Ah, che buono, che fa bene! Sento il cuore cantare! Lo sentite, Annamaria Vincenzi? Il mio cuore canta meglio del vostro Modugno! mugolò Michele Tommasi, pescando ancora confettura e sorseggiando il tè. Annamaria agitò le spalle. Tutti lì, proprio tutti, sembravano fare ogni cosa solo per farle dispetto! Il genero per finta si vestiva da contadinotto, la figlia Ilenia lo difendeva sempre. Ma cosa ci vedeva? Non era nemmeno bello! Nemmeno da augurare a nessuna! Eppure Ilenia lo vede, che non è adone, ma si è gettata tra le sue braccia, scappata di casa solo per ripicca, sicuramente per farle dispetto!

Oh, Annamarietta, nostra perla, sole radioso, fatemi baciarvi! Un tale dono, mi sciogliete lanima! si avvicinò Michele Tommasi con le sue labbra zuccherate per baciare la suocera, ridacchiando, ma lei si allontanò, inarcò le spalle schifata, poi con magnanimità le porse la guancia.

Il genero la baciò come un vitellino inesperto, davvero! Eppure Annamaria pensò che i lamponi le erano riusciti proprio bene: una meraviglia, una poesia, era stata brava!

Alla porta si sentì il colpo della chiave, Annamaria scattò, si raddrizzò, tornò imbronciata.

Guarda un po! E quasi mezzanotte e tua moglie solo ora torna a casa, sbottò con Michele, che invece sorrideva felice, intorpidito dal calore della cucina e dal profumo dolce di lamponi.

Non si preoccupi! È arrivata con lautista, avevo deciso io. Nicola, il mio autista, è un ragazzo responsabile, non si permette mai nulla, rispetta la nostra Ilenia, fece lui con la mano, e sorrise a Ilenia che infilava la testa socchiudendo la porta, strizzando locchio. Lei respirò il profumo di lamponi, spalancò la porta e abbracciò la madre. Oggi era felice, le guance fredde per il vento, buchi rossi sulle fossette, era stata a trovare unamica, si era divertita, ora finalmente a casa, dalla mamma e da Michele…

Mamma, che urli? Su, non arrabbiarti ancora! Ho comprato i semi come mi avevi chiesto, tutte le varietà, proprio come volevi, si sedette Ilenia, tirando a sé la confettura e pescando un bel cucchiaio appiccicaticcio. Ciao, Michele.

Il marito la guardò con ammirazione, poi uno sguardo complice alla suocera, occhi al cielo.

Naturalmente! riprese Annamaria Vincenzi Io li volevo, a voi non frega nulla! A voi prati inglesi, vasi e quelle Come si chiamano, Michele, aiutami!

Petunie. Vogliamo le petunie, sollevò lindice Michele Tommasi. Ilenia! Dai, ridai al marito le sue vitamine! Sto male, tossisco… tossì teatralmente. Rimetti il barattolo dove stava!

Ilenia gli fece la linguaccia, stringendo ancora più forte il vasetto.

Ilenia e Michele Tommasi erano una bella coppia, pure un po simili, sebbene lui avesse nove anni più di lei. Vicino a lui lei sembrava una ragazzina, e lui la educava, la proteggeva. Michele non lo ammetteva, ma aveva paura che un giorno lei lo trovasse vecchio e lo lasciasse per uno più giovane, più brillante; di questi ce nerano tanti in giro, e Ilenia era passionale, sognatrice, circondata da artisti, cantanti, continuamente sedotta. E lui non avrebbe retto! Allora niente avrebbe più senso, che lo sapesse!

Ma che battibecchi! In dispensa altre cinque vaschette uguali, più dieci di fragole. Potete aprirle tutte! gridò Annamaria. Al mangiare siete sempre in prima fila, ma a raccogliere, senza schiacciare una bacca, solo io ci riesco! Uno ha sempre scuola, laltra va al fiume, o a dormire. Solo io come un orso tra i rovi, con tutte le mani tagliate…

Solo tu, la nostra nutrice, la nostra compagna! si chinò Ilenia verso la madre. E ti amiamo tanto! Mamma, non brontolare, eh? Marina Verdi ti saluta. Te la ricordi, era a scuola con me, la mora, ricordi?

E basta con questa Marina! Tutto appiccicoso qui, mani, bocca, e la tovaglia si è sporcata. Non mi distrarre! Devo far di conto… Annamaria scosse la figlia, si alzò e andò a contare i sacchetti di semi comprati. Ilenia! Quanti ne ho chiesti? E tu quanti ne hai presi? E non bastano! Ah, che stanchezza, basta! Fate voi, piantate voi, tutto da soli!

Brontolava, frugava tra i sacchetti in dispensa, mentre Michele si intristiva e guardava la moglie.

Allora che dici? Non sarebbe meglio vendere questa casa di campagna e buonanotte? Quanto si può andare avanti così? Per lei non è una gioia la terra, e tutto il resto. E odia tutto, ogni stelo! disse a bassa voce, aggrottando le sopracciglia.

Non so… sussurrò Ilenia. Mi dispiace… E la soffitta, le biciclette, il laghetto, le cassette per gli uccelli? Ma lascia stare, ogni anno fa così, è tradizione, è solo la preparazione al nuovo ciclo. Magari le fa male la testa, le fanno male le gambe, non è cattiva.

Non ci riesco a non pensarci. Mangio questa confettura e lei dice che lha raccolta, apriamo i cetrioli e lei ricorda che ha fatto tutto col mal di schiena…

E nessuno la aiuta, nemmeno con un dito… proseguì Ilenia. È vero. Ma che non pianti niente! Da tempo volevamo far nascere le erbe spontanee, lasciare andare il prato. Tu potrai tagliare lerba, prenderemo la falce dalla rimessa, ti metterai la camicia con la cintura che ti cucirò io, i pantaloni, pure gli stivali. Avanti, Michele! Ilenia abbracciò suo marito. Vuoi ancora un po di tè? Che bello stare qui…

Il marito scrollò le spalle dubbioso, non voleva altro tè, ma continuò:

E via anche la serra, tanto occupa spazio. Al suo posto metto una fontana. Anzi, basta davvero! Tutta lestate schiavi, tra roselline, cavoli, scarabei sulle patate, afidi sulle piantine… E che rabbia linnaffiatura! Le zanzare ci pungono, e tua madre non vuole che si lasci perdere! Eh, questa casa di campagna!

Ilenia si rattristò. Ma come? Tutta la sua infanzia era lì; da piccola stava con la nonna, giocava, cerano le galline, loca, il cagnolino Pippo… E sotto la veranda si nascondeva la gatta, che la nonna nutriva col latte. Da bambina tutti i pesi erano sulle spalle della nonna; i genitori arrivavano solo nei fine settimana. Non si lamentava, aveva tanto da fare e il nonno la portava a pescare al laghetto, a vedere i fagiani, piantava peperoni, zucche, una volta anche unanguria…

Poi la nonna morì, il nonno la seguì presto, e la casa passò ad Annamaria. Lei ormai non lavorava più, poteva starsene in campagna tutta la stagione. Allinizio la terra non la interessava. Crescono i ribes, lasciamoli pure. Ilenia beccava le bacche dai rami per le vitamine. Cadono le mele, siano sane o bacate, va bene così. Ma imbiancare i tronchi o legare i rami? Nemmeno per sogno! Poi, quando l’azienda dove lavorava il padre di Ilenia chiuse di colpo, e coi soldi fu dura, bisognava comunque nutrire Ilenia, Annamaria si rimboccò le maniche. Piantine? Eccone! Rose, dalie e peonie per venderle in mazzi? E sia! Che importava diventare una “contadina”? Anzi, aggiungeva fascino: una signora tra merletti e mazzi straordinari!

Ilenia le restava sempre accanto, ma non si avvicinava mai troppo ai misteri dellorto; cresceva, giocava con i vicini, esplorava ogni angolo del giardino estivo fino a conoscerlo a memoria.

In meno di due anni, Annamaria simmerse anima e corpo nellorto, sporcandosi nelle zolle grasse, buttando torba e letame, sempre di cavallo che nutre di più, sette file di fragole, bacche perfette. Le amiche venivano a vedere lorto, sedute sotto il melo a mangiare fragole fresche. Annamaria ormai era unesperta di ogni varietà rara: cetrioli, pomodori, zucchine, patisson. Giuseppe, il padre di Ilenia, costruì la serra secondo i disegni di Annamaria, punto dorgoglio familiare. Era tutto uno splendore, un trionfo di raccolti e fatica, e la cucina sempre ricca nei pranzi delle feste.

E che funghi faceva sottolio Annamaria! Michele Tommasi non ne aveva mai assaggiati di migliori.

Si alzava presto, andava nei boschi a cercare i porcini nei posti segreti, tornava sempre con cesti pieni, coinvolgendo anche Ilenia per portarne di più. Era avara di funghi, Annamaria. Poi bolliva, ripuliva tutto, ed ecco venticinque barattoli pronti, per godere tutta la stagione. A Natale, a casa dei Vincenzi, cera sempre tanta gente. Giuseppe perfino aveva aggiunto una gruccia nel corridoio: non bastavano i ganci per i cappotti. Tutti venivano ad assaggiare le conserve di Annamaria, e lei, felice e arrossendo, si rifugiava sulla spalla del marito. Una vera padrona di casa

E ora tutto questo? Vendere? Era duro lasciar andare tutto! Ma Annamaria brontolava sempre più, e Michele ne aveva le tasche piene, soprattutto da quando suo marito era mancato. Allinizio reggeva, ora si era lasciata andare…

…Ho già chi ha intenzione di comprarla: il professore Russo, quello che alla nostra festa di nozze si era buttato in Arno ubriaco, ricordi? Ilenia scrollò le spalle. Ci spera da tempo, io mi sono sempre rifiutata, la terra non si vende! Ma lui offrirebbe bene. Che ne pensi? Compriamo una casetta al mare, ci facciamo il bagno per tutta lestate Michele posò la confettura. Ora gli sembrava amara. E farebbe bene anche a tua madre, potrebbe nuotare, godersi il sale marino. Che dici?

Ilenia sospirò di nuovo. Mare, sì… E i pesciolini del laghetto? E il salice la cui fronda toccava lacqua? E la casetta, la sua cameretta, le assi che scricchiolavano e la stufa? Come farne a meno?

Quella sera non decisero nulla, gli impegni li avvolsero, Michele si immerse tra tesi e congressi, Ilenia dirigeva il centro culturale del paese…

Ma Annamaria Vincenzi continuava ogni sera:

Chi è che ha aperto le finestre? Mi rovinate tutte le piantine! Guardate, ora il cetriolo è afflosciato per davvero! Dovrò ricominciare tutto da capo

E dopo una settimana:

Chi ha abbassato le tende? Non lo capite che ai germogli serve la luce? A nessuno importa bagnare i vasi, tutto sulle mie spalle! Io non sono di ferro, lo capisci, Michele?

Si girava verso il genero seduto sul divano, occhi lucidi di lacrime. Davvero pena per le piantine, per sé stessa, per tutto…

Michele annuiva, si scusava, apriva tende, chiudeva finestre, andava a bagnare, sbuffando perché anche la sua finestra era stata invasa dalle piantine. Quellanno ce nerano ben dieci volte tanto, pareva volesse vincere per sfinimento…

Arrivò il tempo di portare tutto di là, in campagna. Ma non ci stava niente! Michele girava e rigirava le cassette, ma niente.

Certo! Riempire il bagagliaio di sciocchezze, quello sì! Ma le mie creature niente! Annamaria ribolliva, sudata, soffiando su foglie afflosciate di cetrioli e zucchine, margherite paffutelle. Basta! Butto tutto! Vado in SPA con Lidia Rossi! eppure si sistemò in qualche modo, tra le piante in vaso e i piedi rannicchiati per non toccare i peperoni più fragili. Michele guidava goffamente, afoso il salone, una mosca batteva ossessiva contro il vetro e la schiena doleva. Avevano dimenticato la gerania sul tavolo…

Pulire casa, togliere le foglie secche, scoprire le rose avvolte, tutto quellanno fu una fatica. Annamaria brontolava gattonando nel completino blu in lana; Michele silenzioso obbediva, Ilenia lavava i vetri.

Porta pazienza, Michele, si calmerà. Somiglia a mia nonna, anche lei brontolava finché non arrivava lestate! sussurrava Ilenia.

Lui sospirava lungo, poi appena Annamaria era andata nellorto, prendeva Ilenia e la baciava con passione, tornava ragazzo, il sangue ribolliva. Lei rispondeva timida, il volto affondato nel suo petto, odorando di fuoco, di colonia, un po di benzina. Era bello…

Sembrava che si fossero assestati, le piantine al posto donore, Annamaria aveva pure fatto una torta per inaugurare la stagione, ma subito tornò a innervosirsi, a brontolare.

La goccia fu la perdita improvvisa di tre piante di ribes, le più amate: bacche grosse, dolcissime, succose. Lei le proteggeva come un tesoro, e ora…

Basta! E chiuderò tutto! Ho chiesto di sistemare bene la recinzione? inveì contro Michele. Ti ho chiesto di proteggere dai conigli! Nulla! Hai solo scuola, riunioni, e a te e Ilenia non importa. E allora ora non importerà nemmeno a me. Vivremo di barattoli del supermercato, mangiamo cibo già pronto! Anche io ho un limite, sapete!

Continuava, coinvolgendo nei suoi rimproveri il genero, la figlia, i vicini, il tempo, la pioggia, il sole dellanno prima, cercando colpevoli, finché Michele non lasciò la vanga nellorto e sbottò con una bestemmia contadina:

Ora basta, vendiamo. Pronta a firmare?

Sguardo severo verso Annamaria.

Lei strinse gli occhi, torva, e annuì sdegnata:

Anche domani, se vuoi!

Così sia!

Il giorno dopo arrivò il professore Russo con gran parte della famiglia. Michele Tommasi lo accolse al cancello. Ilenia salutò, stette dietro la madre. Annamaria accennò un cenno dal portico, poi rincasò e mise la TV, facendo finta di niente.

Ecco, prof. Russo! con aria da padrone, Michele affondò le mani nelle tasche. Qui lorto, il terreno labbiamo sempre concimato. La serra lha costruita mia suocera…

Davvero tutto lei?! Che donne! Che lavoro…

No, lassemblò suo marito, lei i disegni, era architetto. spiegò Michele.

Vediamo, vediamo! Russo annuiva, il collo lungo come quello di una cicogna, la moglie, paffuta, rotolava sui sentieri, lasciando i bambini pestare ovunque trovassero. Lacqua, dicevi, è allacciata centralmente? chiese Russo, tornando indietro; Michele finì per scontrarsi con lui. Intanto, uno storno dalla casetta osservava tutto con un occhio solo, guardando il padrone vendere la casa, e con lei tutta la sua prole duccello.

Certo! Qui abitano le celebrità! Financo accademici! rispose Michele forte. Prendetela, non ve ne pentirete! Noi abbiamo finito la pazienza. Quindi Qui le rose, la suocera le conosce tutte, non so i nomi, sono rare e costose. Qui le phlox, non le amo ma piacciono a Ilenia, sarebbe ora di dividerle, ma farà lei Poi Poi…

Il padrone guardò attorno, decise di mostrare il deposito della legna, la rimessa, lo stanzino…

Annamaria spiava dai vetri i bambini estranei che scorrazzavano nel suo orto.

Ecco, finalmente si trova a chi lasciare tutto. Giocheranno qui i figli degli altri, noi ci siamo stancati. I nostri nipoti li cresceremo in città! stringeva tra le mani una pagina strappata dal blocco Consigli per Orti e Giardini. E chi se ne importa! Ma dove andate?! urlò allimprovviso, facendo sobbalzare Ilenia. Non vedete che lì cè la fragola? Giù dalle aiuole subito! Annamaria si affacciò alla finestra, sventolò le mani, sibilando contro la marmaglia. I piccoli la guardarono, poi la mamma, che restava beata sognando il sesto bambino. Non importava nulla di ortaggi e alberi. Se solo potessi addormentarmi qui, nella poltrona, ma russare davanti a tutti non si fa! pensava la signora Russo, respingendo mosche dal volto.

Vedendo che la madre taceva, i bambini continuarono e Annamaria si precipitò fuori.

Ilenia! Portali via! Cosa metteremo in tavola?! urlò.

La figlia chiamò i bambini sullaltalena…

… Non ti affrettare, Michele Tommasi disse Russo, asciugandosi il sudore e guardandosi ancora intorno. A dir la verità, non mi importa nulla di quel che cresce qui. Voglio radere tutto al suolo, tutto! ripeté forte. Annamaria rimase immobile. Il casale, beh, quello resta, è solido. Tutto il resto Comprare cetrioli? Cè il mercato. Bacche? Ne vendono tutti i contadini. Le fragole meglio da chi le coltiva per mestiere, la schiena non mi piace piegarla! I cavoli? Mai piantati. È roba da plebei, Michele! Da plebei! I peperoni mi fanno solo acidità, il ribes è aspro, lo so! Gli alberi li tengo, ma le fronde danno troppo ombra. La serra la butto giù Russo gesticolava ampio. Qui metterò il garage. Sotto il sole non va bene. Via pure la pergola, una baracca!

Il volto di Michele si allungò, le sopracciglia si alzarono. Ma come, la pergola era nuova di un anno, gettata col cemento! Una baracca?!

Annamaria, socchiudendo gli occhi, vedeva Russo calpestare i rovi, sfondandosi verso la recinzione, rompeva i miceli dove crescevano i funghi porcini…

Mamma! Posso fare un arco con questo ramo? gridò il più piccolo. La signora Russo assentì contenta.

Il ragazzino spezzava il ramo di ciliegio. Lalbero oscillava, piovevano frutti acerbi. Annamaria stava per gridare, vide Russo sradicare una piantina di caprifoglio.

Questa qui non serve. Qui farò la piazzetta per i bimbi. Oh, si mette tutto a posto! si fregava le mani lacquirente. Cosaltro mi mostri, Michele?

Ma lui non mostrò più nulla, perché Russo stava per affondare il piede proprio su un giovane bocciolo di rosa, uno dei pochi portati da Annamaria dallestero, protetto per non congelare. Quella non aveva mai fiorito, ma cera, resistente. E ora il tacco di Russo stava per schiacciarla.

Ferma tutto! Fuori dalla mia terra! laria esplose. Annamaria, piccola e agguerrita in tuta blu, corse contro Russo, agitando i pugni. Non vi do niente! Plebiscito? Ma chi a mio genero ha lodato le zucchine sottolio alle feste? Non era lei? E la confettura di lamponi che sua mamma adora? E i cetrioli? Si ricorda che deliziava tutti? Non do il mio tesoro! Le piante son mie! Trovatevi altro posto!

Annamaria! la strattonò Michele. Basta, si vergogni! Cosa fa adesso Calma! Avevamo deciso, aveva detto che era troppo per lei, che dovevamo vendere, non si lasci trasportare!

Lo storno fuggì spaventato nella sua casetta.

Non mi si tocchi! Non ho vergogna a difendere casa mia! urlava la suocera, sempre così distinta e calma. Ilenia! Apri la serra, fa caldo! Io qui ora sistemo!

Si lanciò su Russo, pronta a travolgerlo, a schiacciarlo col cappellino nella terra.

Lui, indietreggiando, richiamò la moglie e i figli, salì in auto. Antonella, la moglie, si affrettò con i bambini, la vettura ruggì.

Annamaria chiuse il cancello fiera, si pulì le mani sul fazzoletto, tornò a ripiantare il caprifoglio. Era intatto, solo a lei era parso che lo sradicassero. Anche la rosa era salva, perfino più robusta. Tutto andava bene.

Intanto Michele, avvicinatosi al finestrino di Russo, infilava una banconota da cinquanta euro di nascosto.

Grazie, Orazio, sei stato bravissimo! Speriamo che la suocera ora stia tranquilla. Sei da Oscar! E anche Antonella, complimenti! la moglie sorrise, esausta. Tutti vostri i bambini?

Macché! rise Russo. Presi in prestito dai parenti! Una commedia! Non te la prendere se qualcosa si è rovinato. Andiamo. Arrivederci, Ilenia!

Lei fece un cenno con la mano.

Via nella polvere, e Michele, abbracciando la moglie, fece ritorno a casa.

Annamaria Vincenzi sedeva dritta al tavolo, scriveva qualcosa, poi alzò lo sguardo verso la figlia e il genero che salivano le scale, si tolse gli occhiali e protestò:

Ma cosa avete architettato? Perché sono venuti? Abbiamo tanto da fare, dobbiamo seminare tutto, e invece voi perdete tempo! Così perdiamo la stagione, dopo è tardi. La casa in campagna ci dà da mangiare, senza non vivo!

Ma se diceva che era stufa, che era stanca, che non le interessava più tentò di difendersi Michele.

Lho detto. E non ho diritto di parlare? Mi preoccupo che non faremo in tempo, che non ci basterà la conserva, che laneto non crescerà. Ma non fateci troppo caso, ho questo carattere! rispondeva come se spiegasse la tabellina a due somari.

I giovani annuirono, provarono a infilarsi al piano di sopra dove Ilenia non aveva neppure finito di pulire i vetri, ma Annamaria li fermò ancora.

Ecco qua! Ho fatto per ciascuno la lista dei lavori. Oggi e domani. Prendete. Ora vado a parlare coi cetrioli, poverini, sono tutti giù di tono, hanno avuto troppo trambusto, con tutta questa gente!

Sul tavolo due pagine cariche di impegni.

Ilenia sospirò, le prese in mano.

Niente paura bisbigliò Michele. Iniziamo dai vetri. Dove dicevi che mancano? In camera nostra? Veniamo, ti aiuto.

Si avviarono su per le scale, e Annamaria sorrise. Aveva dei bravi figli, forse un po goffi, ma buoni. E la casa in campagna la più bella! Senza, non si può vivere. I nipoti cresceranno lì, diventeranno forti. Ah, e i cetriolini? Guai a loro se appassiscono!

… In autunno, una soddisfatta Annamaria portava via ventotto barattoli di cetriolini; pomodori un po meno, i peperoni non avevano dato molto, ma con i funghi era andata benissimo. Hanno messo via tanto ribes, mele secche, e condimenti per la ribollita per diversi mesi.

Ora non restava che aspettare linverno, e poi via di nuovo, verso il raccolto. Non era possibile vivere diversamente.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

one × one =