Giulia volò un giorno prima degli altri per l’anniversario della suocera, e mentre si sistemava sul sedile dell’aereo, sobbalzò – qualcuno la chiamò inaspettatamente per nome…

Giulia era partita un giorno prima degli altri per il compleanno di sua suocera. Appena si era lasciata cadere sul sedile dell’aereo, aveva sussultato: qualcuno l’aveva chiamata per nome all’improvviso.

Le sue dita si erano strette sulla cinghia della borsa mentre faceva la fila al check-in. Al compleanno della ex suocera mancava ancora un giorno, ma Giulia aveva scelto di proposito il volo del mattino. Lo sapeva che Marco, come al solito, avrebbe rimandato tutto all’ultimo: probabilmente sarebbe partito soltanto il giorno dopo. Erano passati tre anni dal divorzio, e in tutto quel tempo erano riusciti a vivere nella stessa città senza mai incrociarsi. Adesso Giulia voleva disturbare quel fragile equilibrio il meno possibile.

Posto 12A, lesse sul biglietto. Finestrino, come piaceva a lei. In aereo prese come sempre il suo libro – un romanzo nuovo che aveva cominciato il giorno prima e non riusciva più a lasciare. Una storia d’amore, tradimento e perdono. Una volta le storie così le avrebbe evitate, ma il tempo guariva le ferite.

«Giulia?» Una voce familiare la fece sobbalzare. Che coincidenza.

Alzò lentamente lo sguardo. Marco era in piedi nel corridoio, con il manico della valigia in mano. Sempre curato come al solito, con la sua giacca grigia preferita. Solo alle tempie era comparso qualche capello grigio che non gli aveva mai notato.

«Di solito arrivi sempre in ritardo,» le sfuggì invece di un saluto.

«E tu programmi sempre tutto in anticipo,» rispose lui con un sorriso, tirando fuori il biglietto. «Mm, 12B.»

Giulia sentì le guance bruciare. Tre ore di volo accanto all’uomo che aveva evitato con cura per tutti quegli anni. Il destino sembrava prendersi gioco di loro.

«Potrei scambiare il posto con qualcuno,» cominciò Marco.

«Lascia perdere,» lo interruppe Giulia. «Siamo adulti.»

Marco annuì e si sedette accanto a lei. Il suo solito profumo arrivò fino a lei, e quella fragranza la colpì come una pugnalata al cuore. Quante volte si era svegliata con quell’odore?

«Come va il lavoro?» chiese dopo il decollo, quando il silenzio era diventato insopportabile.

«Bene. Ho aperto il mio studio di yoga,» rispose con voce calma. «E tu? Sei ancora lì?»

«No, sono passato alla consulenza. Ti ricordi che ne ho sempre sognato?»

Certo che se lo ricordava. E si ricordava anche delle infinite discussioni su quel tema. Lei aveva paura dei cambiamenti, lui li desiderava. Ora, anni dopo, ognuno aveva ottenuto quello che voleva. E allora perché il cuore le faceva così male?

«La mamma sarà felicissima di vederti,» disse Marco dopo una pausa. «Conserva ancora il vaso di ceramica che le hai regalato per l’ultimo compleanno.»

«Teresa è sempre stata…» Giulia esitò, cercando le parole giuste, «così buona con me.»

«Anche dopo il divorzio diceva che eri la nuora migliore che si potesse desiderare.»

Giulia sentì gli occhi riempirsi di lacrime. Prese il libro per nascondere l’emozione.

«Che cosa leggi?» Marco diede un’occhiata alla copertina.

«Il tempo del perdono,» rispose, ed entrambi tacquero quando colsero l’ironia del titolo.

Il resto del volo lo passarono in silenzio, ma era un silenzio diverso – non teso come una corda di violino, ma quasi confortevole, come una volta. Quando l’aereo atterrò a Palermo, Marco l’aiutò a prendere la borsa dalla cappelliera.

«Prendiamo un taxi insieme?» propose. «Tanto andiamo nella stessa direzione.»

Giulia esitò. Tre anni prima si erano lasciati, convinti di non ritrovarsi mai più fianco a fianco. E invece erano lì, e il mondo non era crollato.

«Va bene,» annuì. «Ma tengo d’occhio io il navigatore: tu litighi sempre con la tecnologia.»

Marco rise, e quella risata familiare fece tremare qualcosa dentro di lei. Forse a volte bisognava lasciar andare il passato perché il presente potesse risplendere.

Quando scesero dall’aereo, si rese conto che era la prima volta da molto tempo che non rimpiangeva un incontro casuale. Davanti a loro c’era il compleanno, una tavola imbandita a festa e gli sguardi incerti dei parenti. Ma adesso lo sapeva: ce l’avrebbero fatta. Del resto, c’erano sempre riusciti.

Il taxi si infilò tra le strade serali di Palermo. Giulia, come promesso, teneva d’occhio il percorso, mentre Marco sedeva accanto a lei, separati soltanto da una borsa sul sedile in mezzo.

«Qui a destra,» disse Giulia, e Marco sorrise: lei conosceva la strada per casa dei suoi genitori meglio di lui.

«Ti ricordi quando siamo venuti la prima volta dalla mamma?» chiese all’improvviso. «Eri così nervosa…»

«Certo!» sbuffò Giulia. «Mi ero cambiata tre volte per l’emozione. Volevo fare una bella figura.»

«E poi ti sei rovesciata addosso la minestra.»

Risero entrambi, e per un attimo il tempo parve fermarsi. Ma poi il taxi si fermò davanti alla casa di sempre, e quell’attimo svanì nel crepuscolo.

Teresa li accolse sulla porta e alzò le mani, sorpresa:

«Siete arrivati insieme? Che sorpresa!»

«Ci siamo incontrati per caso in aereo,» spiegò in fretta Giulia, cogliendo negli occhi della ex suocera un barlume di speranza.

«Entrate, entrate! Giulia, ti ho preparato la tua stanza, sempre la solita.»

Giulia si irrigidì. La sua stanza: la camera da letto al piano di sopra, quella dove lei e Marco avevano sempre dormito quando erano in visita. Dove il sole del mattino dipingeva giochi di luce sulla tappezzeria e dalla finestra si vedeva il vecchio mandorlo.

«Mamma, forse è meglio se prendo la camera degli ospiti,» provò a dire Marco.

«Niente discussioni!» lo interruppe Teresa. «Gli ospiti dormono lì domani. Giulia resta in camera da letto, tu nella tua vecchia stanza. Tutto come una volta.»

Come una volta – quelle parole riecheggiarono nella mente di Giulia. In realtà niente era più come una volta, ma nessuno dei due osava discutere con Teresa.

La serata passò tra i preparativi per la festa. Giulia aiutò in cucina, mentre Marco riordinava in soffitta delle vecchie scatole – un compito che sua madre gli chiedeva da tempo. Evitavano di proposito di trovarsi da soli, ma sotto lo stesso tetto non era facile.

Di notte Giulia non riuscì a prendere sonno. Il letto le sembrava troppo grande, troppo vuoto. Dietro la parete, nella sua vecchia stanza, il pavimento scricchiolava: evidentemente anche lui non dormiva. Riconosceva quei rumori: tre passi verso la finestra, quattro indietro. Camminava sempre così quando rifletteva su qualcosa.

All’improvviso, silenzio. Giulia si girò su un fianco e guardò fuori. Il mandorlo stormiva nel vento, e per un momento le parve che gli ultimi tre anni…

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

six + 12 =

Giulia volò un giorno prima degli altri per l’anniversario della suocera, e mentre si sistemava sul sedile dell’aereo, sobbalzò – qualcuno la chiamò inaspettatamente per nome…
La figlia mi ha affidato il nipote per dedicarsi alla carriera: dopo anni è tornata e afferma che le ho portato via il suo bambino