Fiocco di neve

Fiocco di Neve

Hai preso proprio tutto?

Sì credo di sì

Sediamoci un attimo prima di partire? Martina fu la prima a lasciarsi cadere a terra nellingresso, tra le scatole ancora chiuse del trasloco. Una mano batté per terra e il sorriso spuntò. Dai, è tradizione!

Andrea si abbassò al suo fianco, rabbrividendo appena quando lei gli circondò le spalle col braccio.

Hai paura?

Sì, Marty E se non la trovo?

Andre, dai! Non farti prendere dal panico! Ce la farai! Basta resistere questa settimana, poi io qui finisco e ti raggiungo. Insieme, superiamo tutto, promesso!

Marty, secondo te si ricorda ancora di me? Andrea si nascose una lacrima contro la mano di Martina, che gli carezzava la guancia, scacciando la tristezza.

Ma figurati! Non era più una neonata, qualcosa la ricordava di sicuro. Adesso conta solo scoprire dove lhanno messa. Poi ci pensa la mamma!

Che farei mai senza di voi sospirò Andrea. Quante volte mi avete aiutato! Quando stava male mamma, e sempre Non potrò mai ripagarvi davvero per tutto quello che avete fatto!

Sul muso di Martina scese unespressione quasi offesa. La sua mano, tenera e affettuosa poco prima, in un attimo ricordò ad Andrea che la sua amica aveva il temperamento di una vera guerriera. Una sculacciata in testa, decisa come solo una cintura nera in karate sa fare, gli fece franare sul pavimento.

Se solo ti sento dire di nuovo una cosa simile, ti spedisco in coma! Dillo anche davanti a mamma, vedrai come ti sistema: ti sotterra nel giardino e sopra ci pianta le rose!

Avrebbe anche ragione! sogghignò Andrea, rialzandosi da terra.

Quanto prese lo zaino, salutò Martina con un cenno.

Ci sentiamo presto! Ti avviso appena arrivo.

Voglio sapere tutto! Hai capito?! Io devo sapere tutto!

La porta si chiuse dietro Andrea e Martina corse subito alla finestra della cucina. Dalla mattina una neve fitta oscurava quasi ogni cosa, solo per un attimo riuscì a scorgere il colore acceso della giacca di Andrea che spariva sotto al porticato verso il viale principale. Un’altra raffica di fiocchi si abbatté contro il vetro, e Martina mostrò il pugno verso il cielo:

Vai via, Regina delle Nevi! Non ci fai paura! Hai sbagliato indirizzo!

Le venne da ridere, così, improvvisa, la risata le uscì facile come i bambini di un tempo, proprio in quel modo che le faceva dimenticare la malinconia. Ricordava come la chiamavano da piccoli.

Kai e Gerda

Era stata davvero bella la loro infanzia. Uninfanzia vera, condivisa. E la nonna una nonna sola per tutti e due, proprio come in Andersen.

Martina e Andrea non erano parenti, ma le loro madri erano cresciute insieme, vicine di casa. Andrea era rimasto presto senza genitori, ma invece del collegio aveva trovato una famiglia nellappartamento accanto: i genitori di Nadia, la mamma di Martina, una coppia di semplici ingegneri, mai ricchi, ma con una casa calda dove amore era parola quotidiana e necessaria come laria.

Dove cè una figlia, cè posto anche per due.

Da bambine avevano dieci anni. Capivano poco delle preoccupazioni degli adulti, ma sapevano già che quel gesto da parte dei genitori di Nadia era difficile. Ma anche che lasciarsi aiutare era giusto. E così, per loro, la cosa più importante nella vita divennero le persone vicino; da proteggere, custodire, aiutare. Non ci fu mai dubbio su cosa fossero luno per laltra.

Sorelle.

La vita non le separò. Nemmeno quando Nadia si sposò con un militare e andò a vivere lontanissimo. Si rincorsero di città in città, tra trasferimenti e ritorni, finché non si stabilirono di nuovo dove erano cresciute. Anche quando Lisa, la madre di Andrea, fece un matrimonio infelice che la lasciò a pezzi, con delusione, litigi e tristezze, la solidarietà tra le due donne superò tutto.

Cerano state violenze, umiliazioni, lodio che sorgeva dal nulla e spariva altrettanto in fretta. A volte Lisa si sentiva come se vivesse con due uomini diversi: uno padre affettuoso e laltro un mostro. Poi lennesimo tradimento pose fine al dolore. Finì tutto, e Lisa respirò di nuovo, libera, senza lurgenza di un altro marito. Aveva il figlio, Andrea. E bastava.

Lisa lo crebbe, accudì il patrigno malato, aiutò la donna che le aveva fatto da madre e aspettava con ansia il ritorno di Nadia che era via.

La loro grande reunion alla stazione, dopo tanti anni, rimase uno dei ricordi più felici. Si erano viste saltuariamente quando Nadia tornava dai genitori, ma solo quel giorno capirono quanto avevano perso nello stare lontane.

Mentre si abbracciavano e si asciugavano le lacrime, dimentiche di tutto il resto, la piccola Martina e il piccolo Andrea si studiavano. Si erano già incontrati, ma troppo piccoli per ricordare. Ora dovevano scoprirsi daccapo.

La nonna mi ha detto che a te piacciono le crostatine di patate, ruppe il ghiaccio Andrea.

Tantissimo

Io le preferisco con la marmellata.

Ti piacciono i dolci? Martina, curiosa, frugò nella tasca della giacca e pescò una caramella. Tieni!

E per te?

La metà. I dolci non mi piacciono tanto.

E fu da quella mezza caramella che nacque la loro amicizia.

Si sostenevano lun laltra così tanto che le rispettive madri spesso restavano allibite.

Mai una volta che abbiano litigato! Strano, Lisa.

E perché, scusa?

Ricordi noi a quelletà? Solo piume e botte! Ci dividevano per non farci azzuffare.

E poi dopo due minuti tornavamo già insieme, e i nostri genitori scuotevano la testa!

Come mai Andrea e Martina non litigano mai?

Forse hanno preso il meglio da noi?

I bambini non si ponevano troppe domande. Erano solo felici di aver trovato luna nellaltro.

Lisa, per garantire il meglio al figlio, lavorava su due turni. Così la nonna di Martina si occupava di Andrea. Rimasta vedova, si dedicò completamente ai bambini e loro rispondevano con affetto e riconoscenza, tanto che i vicini si stupivano.

Ma sono adolescenti pure loro! I nostri sono piantagrane, non fanno niente, non li convinci a tornare a casa. Questi invece salutano e aiutano nellorto alla villa! Comè possibile?!

Il segreto era semplice.

La nonna non imponeva mai nulla. Chiedeva, una volta sola. Se non vedeva risposta, si muoveva da sola. In silenzio. E quel silenzio era tutto. I due ragazzi sapevano di essere rispettati, ma che anche da loro si esigeva rispetto. La nonna non li trattava mai da bambini incapaci.

Che mi guardi? Hai combinato il guaio? Rimedia! Hai la testa sulle spalle, usala. E tu, piccola paladina, perché fai la musona? Il tuo amichetto ora va a sistemare il roseto, è in punizione e oggi al fiume non ci va. Vuoi seguirlo o vai con gli altri?

Quella domanda era sempre superflua. Dopo qualche ora di lavoro sotto lo sguardo soddisfatto della nonna, arrivava il premio: una leccornia e il permesso di scappare nei campi fino a sera.

Ma tornate per cena!

Quelli furono anni bellissimi. Il mondo era tutto loro. Tutto li affascinava.

Poi, quando Andrea aveva quindici anni, Lisa annunciò che si sarebbe risposata.

Se vuoi, lascia Andrea con noi, suggerì Nadia, mentre aiutava Lisa con i preparativi.

Che dici? È mio figlio, non potrei mai lasciarlo!

Nadia tacque. Lo sguardo del futuro marito di Lisa non le dava pace. Era ricco, cortese, eppure cera qualcosa di gelido quando guardava Lisa o Andrea. Un fremito sulla bocca, una nota tagliente negli occhi. Ogni volta che Nadia si avvicinava scopariva, come nebbia.

Voce qualcosa, Nadia? domandava lui, con un sorriso diventato dincanto più largo e più morbido.

Ma era solo intuizione. Nulla di concreto da dire allamica.

Il matrimonio si fece. Lisa, il marito e Andrea partirono per Milano, mentre Nadia tornò ad aspettare una notizia, notando che col tempo i contatti si diradavano.

La sua paura trovò conferma più tardi. Innanzitutto, tornò da lei Andrea, fuggito di casa. Disse alla madre che voleva studiare nella città dovera nato. Lisa, allora incinta, non protestò più di tanto: la gravidanza era difficile, i litigi con suo marito sempre più frequenti, e almeno così Andrea era al sicuro con Nadia.

Ovviamente può venire! rispose Nadia, un po allarmata ma senza esitazione.

Lisa, rimasta sola a preparare la valigia del figlio, scoppiò a piangere, ma neppure allora riuscì ad ammettere di aver sbagliato di nuovo. Si sforzava: Non lamentarti! Hai tutto! Casa, soldi, un marito che ti ama, forse Ma ormai il figlio lo aveva perso, la figlia stava per nascere

La bambina, fragile, prematura, Lisa la mise al mondo quellinverno. Sofferenze fisiche senza fine, un gelo dentro e fuori che sembrava contenderle lanima.

Quello che successe prima del parto, Lisa non osava raccontarlo. Un mistero che schiacciò in un angolo della mente, per non perdere lucidità, per difendere almeno la piccola appena nata. Alle domande degli infermieri disse solo:

Una caduta giramento di testa.

I lividi sparirono col tempo. La piccola Irene cresceva, il marito per un po si calmò. Non le badava troppo, laveva minacciata: Se solo pensi di lasciarmi, pagherai caro. Lisa però aveva solo pensieri per Irene: combattere per lei, rimproverarsi di non aver visto i segnali in tempo.

Resisti, Fiocco di Neve mio! Resisti

A tre anni, Irene era già una combattente: la sua felicità era tutto per la madre. Ma la vita di Lisa era diventata un inferno. Non cera nessuno a cui potesse confidarsi: Nadia aveva appena perso la madre e cercava di guidare Martina e Andrea verso letà adulta, anche se restavano eterni ragazzini.

Lisa scelse di fuggire. Irene aveva da poco compiuto cinque anni.

Il primo vero, lungo colloquio tra Lisa e Nadia dopo il matrimonio venne la sera prima della fuga che avrebbe cambiato tutto per entrambe.

Come posso aiutarti, Lisa? Nadia tremava, il telefono tra le mani, ascoltava lamica che era riuscita a liberarsi per poche ore dalla sua prigione.

Non venire mai qui! Se vieni tu, non mi lascia più libera! Ho calcolato tutto, aspettami e dì ad Andrea che farò limpossibile per ritrovarci! Nadi ho una paura terribile

Non dire altro, dammi solo un segno per incontrarci. Io ci sono! Sono o non sono un avvocato?

No! Lisa chiuse la chiamata. Nadia perse quasi il telefono dalla rabbia, impotente.

Lattesa fu straziante e lunghissima. Per quasi tre mesi Lisa non diede notizie. Poi arrivarono due colpi insieme: la prima fu che era riuscita a fuggire, la seconda

Lisa era gravemente malata. Gli anni di stress e violenza avevano lasciato il segno.

Nadia, vieni. Da sola non ce la faccio Non dirlo ad Andrea! Che studi tranquillo, poi gli racconto tutto io

Nadia gettò tutto e passò quasi un anno accudendo Lisa e Irene, sperando di poter salvare lamica.

Non ce la fece.

Lisa se ne andò, in una fredda mattina di gennaio. Sfiancata dal dolore, si addormentò per un attimo e, poco prima dellalba, aprì gli occhi chiamando:

Nadi

Sì, amore Nadia si scosse dalla poltrona.

Secondo te, dopo cè qualcosa?

Nadia si fermò a pensare.

Non si erano mai mentite. Tacevano a volte, ma mai bugie.

Non so Forse sì. Penso che sia come da bambine, ti ricordi il gradino alto in villa? Martina e Andrea piangevano perché non riuscivano a salire, adesso neanche lo notano. Così, la nostra vita è quel cammino verso un gradino, oltre cè qualcosa di più grande di tutto quanto conosciamo. Cresciamo e lo superiamo.

E poi? Cosa cè dopo?

Non lo so Ma sono certa che tu non devi aver paura! Il peggio lo hai già vissuto qui, Lisa

Forse hai ragione Lisa strinse la mano dellamica. Resta qui con me

Sono qui, amore mio ci sono.

Perché sento profumo di mandarini?

Non so. Ne vuoi? Nadia si rialzò di scatto. Lisa ormai non chiedeva più nulla. Un attimo, arrivo!

In cucina trovò i mandarini presi il giorno prima per Irene.

Ora, ora Sbucciava il frutto fra le lacrime che intanto scorrevano.

Non piangere, Nadina! il tono di Lisa divenne incredibilmente forte. Tutto andrà bene! Promettimi che ti occuperai dei miei figli! Andrea soprattutto. Irene, il mio Fiocco di Neve, è ancora piccola, ma lui Gli ho dato troppo poco Prometti!

Sì, Lisa! Non avresti dovuto nemmeno chiederlo!

Adesso è giusto così grazie Lisa si sforzò di stringere tra le labbra screpolate lo spicchio di mandarino che Nadia le teneva. Che buono

Il mandarino rotolò a terra, e Nadia si tappò la bocca per non svegliare Irene.

Lisa aveva varcato il suo gradino

Quella mattina, Andrea, tornato dalluniversità, abbracciò Nadia.

Grazie

Oh, ragazzo mio! Comè tutto difficile Adesso Irene si sveglia Resta con lei, va?

Certo

Le incombenze ufficiali travolsero Nadia per tutto il giorno. Ma, quando tornò in casa, la trovò immersa in un silenzio irreale.

Ragazzi, Andrea?! Dove siete?

Trovò Andrea in cucina, steso a terra, pallido e immobile. Nadia, presa dal panico, temette che fosse morto dietro la madre.

Invece, Andrea respirava: ella chiamò subito lambulanza e solo allora notò il foglio sul tavolo: Non cercate Irene!

Non ci furono dubbi su chi avesse lasciato il messaggio. Restava solo da capire come il padre di Irene avesse scoperto dove si erano rifugiate.

Ovviamente Nadia non obbedì. Appena Andrea fu dimesso, si gettò a capofitto nelle ricerche. Denunce, lettere, investigazioni. Ma la bambina era svanita insieme al padre, che aveva venduto azienda e casa e sparito nel nulla. Solo pazienza e metodi a volte oltre il lecito permisero a Nadia di ricostruire qualche traccia sulla bambina: il padre non aveva perso la patria potestà e non accettava alcun contatto.

Dopo che Andrea fu aggredito da lui, alluomo toccò una pena sospesa: subito dopo proibì ogni rapporto tra i figli.

Quasi due anni Andrea visse senza quasi sapere cosa ne fosse di Irene. Così, quando seppe con un lungo ritardo che la sorellina era finita in una casa famiglia, fu già tardi. Ci volle più di un mese perché arrivasse la notizia: il padre di Irene era finito in ospedale per un incidente, la piccola era rimasta in casa quasi tre giorni da sola, la babysitter se nera andata. Nessuno capì come potesse fare, ma Irene, cresciuta accanto a Nadia che le aveva insegnato le piccole cose, seppe arrangiarsi: un uovo, un po di zuppa. Ma con la caldaia guasta e il gelo fuori, fu troppo dura anche per lei. Ricordando i consigli di Nadia, Irene indossò tutto quello che aveva, uscì a chiedere aiuto ai vicini, e fu così che la polizia intervenne.

I figli di Lisa avevano cognomi diversi: forse fu per questo che Andrea non fu trovato subito. Forse, semplicemente, nessuno si sforzò troppo.

Mentre Irene piangeva, lasciandosi tagliare le trecce, perse i primi giorni nel centro di prima accoglienza, poi pian piano si abituò alla nuova realtà dellistituto. Andrea intanto brancolava nel buio nella città dovera finito il patrigno.

Aveva paura. Temendo di essere arrivato troppo tardi, temendo che la sorella non lo riconoscesse più. Aveva paura di tutto, finché non arrivò Martina, seguita da Nadia e suo marito che si gettarono subito nelle ricerche con una determinazione tale da smuovere cielo e terra. Irene fu trovata, e, con incredibile tempismo, affidata legalmente al fratello, grazie a tutti i documenti che Nadia aveva già sistemato. Comera nuova e bella la casa che Nadia aveva comprato per Andrea nello stesso stabile: lì la bimba non sarebbe mancata di nulla. Lappartamento dei genitori di Lisa, venduto in fretta e a prezzo basso, fu un sacrificio necessario, ma per la tutela dellaffidamento niente poteva essere lasciato al caso.

Contro ogni timore, Irene riconobbe Andre appena lo vide. Gli saltò al collo, senza lasciarlo andare. Così lui scese dallistituto con lei aggrappata come uno scimmiotto. Martina sistemava la giacca ora su Andrea, ora su Irene, Nadia piangeva di sollievo.

Vi prendete un malanno!

Ma nessuno si ammalò in quella marcia sotto la bufera, che sembrava voler spazzare via ogni cosa cattiva, stendendo un velo sullinfelicità passata e portando nuova speranza. In auto, Andrea tolse a Irene i fiocchi di neve dai capelli, avvolgendola meglio, e lei, col naso freddo sulla sua guancia, chiese sottovoce:

Adesso staremo sempre insieme, vero?

Sì.

Davvero-davvero?

Ma ti ho mai mentito? Non piangere, Fiocco di Neve! Non ti lascerò mai! Nemmeno la Regina delle Nevi potrà portarti via! Andre strinse la sorellina, guardando Martina.

Lei, sotto il suo sguardo denso di ansie e domande mute, rise:

Ma non hai ancora capito? Tu ce la farai di sicuro! E noi saremo vicini. Vero, mamma? Non sei solo, Andre! Adesso tu e Irene non avete più nulla da temere!

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