Tornato a casa la sera, trovai la moglie nella sala da pranzo di Milano, intenta a apparecchiare il tavolo per la cena. La presi per mano, la fermai e le chiesi di sedersi con me per un attimo, perché dovevo dirle una cosa cruciale: «Voglio chiedere il divorzio».Rimase in silenzio qualche secondo, poi mi domandò il motivo. Non riuscii a rispondere; il mio mutismo la fece impazzire: non mangiarono, il pianto divenne stridulo, la voce si spezzava e ricominciava a urlareE poi, tutta la notte, piangeva inconsolabile. Capivo il suo dolore, ma non potevo offrirle conforto: avevo smarrito l’amore per lei e mi ero innamorato di unaltra donna.
Con il peso della colpa le porsi sul tavolo il documento di separazione, promettendo di lasciarle lappartamento in Via Garibaldi e la Fiat, ma lei lo strappò in mille pezzi e lo lanciò fuori dalla finestra, ricominciando a piangere. Io non provai altro che un rimorso profondo la donna con cui avevo condiviso dieci anni era divenuta per me unestranea
Mi rattristava il tempo sprecato a vivere insieme, e desideravo liberarmi al più presto per volare verso il nuovo amore. Allalba del giorno dopo trovai sul comodino una lettera con le condizioni per il divorzio: la moglie chiedeva di rimandare la domanda di un mese e, durante quel periodo, di continuare a recitare il ruolo della famiglia felice. Il motivo: gli esami imminenti del figlio Leonardo.E ancora il giorno del nostro matrimonio lavevo portata in casa sulle spalle; ora chiedeva che, per un mese intero, la portassi ogni mattina fuori dal letto, sempre sulle spalle.
Da quando era entrata nella mia vita la nuova donna, il contatto fisico con la moglie era quasi inesistente colazione insieme al mattino, cena insieme alla sera, e il sonno ai poli opposti del letto. Così, la prima volta che la sollevai dopo tanto tempo, provai un turbamento interiore. Gli applausi di Leonardo mi riportarono alla realtà: sul volto di Isabella brillava un sorriso felice, mentre io provavo un dolore inspiegabile. Dal dormitorio alla sala da pranzo erano dieci metri; mentre la trasportavo, lei chiuse gli occhi e sussurrò a malapena allorecchio: «Non parlare del divorzio a Leonardo fino al termine concordato».
Il secondo giorno recitare il ruolo di marito innamorato fu più semplice. Isabella posò la testa sulla mia spalla. In quel istante capii quanto tempo avessi trascurato quei tratti un tempo amati, ormai diversi da dieci anni fa. Il quarto giorno, sollevandola, mi venne alla mente il regalo di dieci anni di vita insieme. Il quinto giorno, il suo piccolo corpo si aggrappò al mio petto con una fiducia che stringeva il mio cuore. Con ogni giorno che passava, portarla fuori dal letto divenne sempre più leggero.
Una mattina la trovai indecisa su cosa indossare; il suo guardaroba era diventato enorme per la sua figura smembrata. Solo allora notai quanto fosse diventata sottile e fragile. Era per questo che il peso si alleggeriva di giorno in giornoUna consapevolezza improvvisa mi colpì come un pugno al plesso solare. Senza pensarci, accarezzai i suoi capelli. Isabella chiamò Leonardo, ci abbracciò entrambi. Le lacrime mi riempivano la gola, ma mi voltai, incapace e non disposto a cambiare decisione. La sollevai di nuovo, la portai fuori dalla camera. Lei mi avvolse al collo e io la strinsi al petto, come la prima notte del nostro matrimonio.
Nei giorni finali del periodo stabilito, dentro di me regnava un tumulto. Qualcosa era cambiato, si era ribaltato, senza che potessi definirlo. Andai da Sofia, laltra donna, e le dissi che non avrei più chiesto il divorzio.
Sulla via di casa, riflettei su come la routine e la monotonia di una vita coniugale nascano non perché lamore sia sparito, ma perché le persone dimenticano il valore delluno per laltro. Deviando dalla strada, entrai in un negozio di fiori e presi un bouquet, allegandovi un biglietto con la scritta: «Ti porterò in braccio fino allultimo giorno della tua vita!». Tremante per lemozione, entrai nellappartamento. Attraversai ogni stanza finché non trovai Isabella nella camera da letto. Era mortaMesi interi, mentre ero rapito dallamore per unaltra, lei lottava silenziosa contro una grave malattia.
Sapendo che il suo tempo era quasi finito, con lultimo vigore di volontà cercò di proteggere Leonardo dallo stress e di conservare, ai suoi occhi, limmagine di un padre buono e di un marito affettuoso.







