La Migliore Squadra
Re Italo Vincenzo Terzo! proclamò con orgoglio un vecchio asciutto, sistemando con cura i pochi capelli argentati prima di sedersi davanti a Massimo. Sovrano del Ponte del Diavolo e Signore
Vostra Maestà! lo interruppe Massimo, cercando di mantenere la calma. Mi lasci scusare, ma dopo il disastro ci sono centinaia di regni, principati, ducati e persino imperi, tutti ristretti dentro una sola proprietà. Risparmiate i dettagli, non li ricorderei mai. Il nome basta.
Eh Italo il vecchio simpappinò, poi si corresse subito: Vincenzo Terzo!
Massimo sospirò e si lasciò andare sulla scomoda sedia scricchiolante, quelle che un tempo popolavano i peggiori uffici e ora erano un vero lusso. Il brusio cupo della trattoria era diventato un fastidio, una pulsazione dolorosa nelle tempie. Il fumo di sigaro e il profumo del vino scadente si mischiavano nellaria, stordendo come se pure Massimo stesse celebrando uno dei numerosi festeggiamenti che in quelle zone si susseguivano ogni giorno. I volti dei candidati intervistati si confondevano nella memoria; a momenti fatica a ricordare chi aveva invitato allincontro. La consuetudine stupida di discutere affari nelle osterie era diventata quasi una sacra tradizione nelle regioni periferiche dopo la catastrofe. I caffè erano diventati taverne, e i gestori, le persone più informate del borgo, spiavano per conto delle autorità locali. Massimo non lo accettava volentieri, ma lontano dalla Cittadella comandavano altre regole.
Dunque, sospirò Massimo, prima del disastro eravate forse qualcosa tipo Italo Vincenzi?
Italo Vincenzi, annuì il vecchio, Vincarelli.
E che vi porta oggi?
Ho sentito dire che cercate come si dice una squadra? E che ben pagate! Ho pensato che potreste trovare un posto anche per me. Il vecchio abbassò lo sguardo, arrotolando nervosamente tra le mani un berretto logoro di lana.
La squadra ci serve, concesse Massimo, squadrando lautoproclamato sovrano, ma si tratta di unoperazione rischiosa! Scontri con bande, mutanti e forse i resti dellesercito non sono da escludere. Lei in cosa eccelle?
Ai tempi dellapertura dei portali, ero benestante rispose vivo il vecchio, con uno scintillio strano negli occhi. Avevo comprato un pezzo di terra con una bella anomalia, sono diventato re. Ma i figli hanno sperperato tutto! Ora non mi rimane che il titolo. Voglio tornare nellélite dei ricchi! Per i soldi farei qualsiasi cosa! Se cè da ammazzare, lo farei anche a morsi! Sono fedele, più di chiunque!
Credo che il denaro sia una motivazione debole, ma ormai è lunica rimasta, Massimo si corrucciò. Tanta gente è qui solo per questo. Devo ammettere che i candidati che ho selezionato sono tutti più giovani e vigorosi. Che ne dite di cercare qualcosa di più tranquillo, signor Italo Vincenzi?
Italo Vincenzo Terzo! scandì il vecchio alzandosi con dignità. Grazie, siete stato cortese. In queste zone è raro trovare ancora rispetto, almeno verso letà.
Il monarca in rovina fece un inchino rigido e si avviò claudicante verso luscita. Subito il suo posto fu preso da un giovane biondo, sui venticinque anni, robusto e sorridente. Dietro di lui apparve in silenzio un anziano dai lunghi capelli argentei, avvolto in una tonaca grigia fino a terra. Il giovane si illuminò in un sorriso perfetto, accavallò le gambe e annunciò:
Sono pronto!
Salve, giovanotto, sbuffò Massimo, oramai stufo di questi incontri. Chi siete? Pronto a cosa?
Sono il prescelto! dichiarò solenne, sollevando il mento. E lui è il mio oracolo! Secondo la profezia
Basta! Massimo sbatté il palmo sul tavolo facendo sobbalzare il vecchio. Spiacente, con prescelti, messia, oracoli e veggenti non lavoriamo! Addio!
Ma perché? La profezia dice
Massimo cadde con la testa tra le mani, titubando se spiegare qualcosa o mandare tutti al diavolo. La catastrofe aveva generato anomalie che avevano donato mutazioni e poteri ad alcuni, ma anche fatto impazzire molti altri. Massimo era convinto che lumanità sarebbe finita non per le anomalie, ma per i pazzi e i delinquenti. Le strade, i villaggi, persino le grandi città straripavano di presunti prescelti, oracoli, profeti e ciarlatani. Quasi sempre erano truffatori, ma non mancava chi ci credeva davvero.
Arrivederci! ripeté Massimo, deciso a non perdere tempo.
L’aspirante prescelto si alzò e uscì, seguito dalloracolo che procedeva trascinando i sandali. Al posto loro, si sedette una giovane dal volto determinato, con una tuta militare coperta di polvere e i capelli raccolti in una coda tirata. Al buio della taverna i capelli castani parevano riflessi di rame, e gli occhi verdi splendevano come due smeraldi, segno certo di una mutazione.
Mia nome è Margherita, si presentò con voce calma.
Guida? chiese Massimo, già intuendo di avere davanti una mutata.
Pellegrina, sorrise lei.
Massimo, pronto alle solite risposte, sinterruppe e rimase colpito. Le guide chi vede le anomalie erano rare, ma ben note. Le pellegrine che varcano i portali e trasportano altri, invece, erano una vera rarità.
Ah, e cosa ti ha spinto qui, Pellegrina Margherita? Troveresti facili lavori, e certo ben più remunerati!
Il denaro non minteressa.
Questa sì che è bella! Raccontami!
***
Morirete tutti! Qualcuno anche prima di quanto pensi! Il professore Gervasi, mani dietro la schiena, camminava davanti alla squadra eterogenea che aveva messo insieme.
Un ottimo inizio, davvero sussurrò Massimo al professore.
Incontrarono il professore circa mezzo anno prima, nel quartiere cresciuto attorno alle rovine di Bologna. Massimo, abile ingegnere, riparava ancora piccoli elettrodomestici in una bottega ricavata da un autobus arrugginito. Il professore era venuto per sistemare un computer portatile una rarità. In ventanni non se ne vedevano più funzionanti, solo come fermacarte. Si erano subito trovati in sintonia. Gervasi raccontò di essere scappato da Duomo la capitale di un quasi-stato formatosi dopo il disastro. Là, c’era ancora elettricità centralizzata, cosa praticamente sconosciuta altrove. Ma ciò che colpì Massimo fu il fatto che secondo il professore chiudere portali e sistemare anomalie era ancora possibile.
Vi do loccasione di morire per una grande causa! tuonò il professore, Salveremo lumanità! Restituiremo confini al nostro mondo!
Oh capo, borbottò Carlo detto Il Fuciliere, robusto e barbuto comandante della parte armata della squadra, meno discorsi e più fatti! Si lavora, si incassa e ognuno per la sua strada. Le grandi cause vanno raccontate alle ragazzine emotive!
Guardando spudoratamente Margherita, Carlo si grattò la barba nera e rise sguaiatamente, seguito dai suoi due uomini, che chiamava Pallottola e Lama. Quei due parlavano poco, e quando lo facevano, solo Carlo li capiva. Identici nellequipaggiamento, con passamontagna che nascondevano il volto, erano indistinguibili. Margherita sbuffò e si voltò, incrociando le braccia: di certo sapeva difendersi, visto il fucile dassalto consumato sulla schiena e la pistola pesante nella fondina.
Ecco il materiale umano su cui posso contare! sospirò il professore. Bene! Raggiungeremo Duomo in due gruppi, uno con me e il secondo con il mio assistente Massimo! Appuntamento nellappartamento che ho procurato.
Perché non in taverna? chiese il giovane bestiologo Flavio.
Flavio, nato dopo il disastro, aveva un talento raro con le creature che i portali sputavano nel mondo, ma era innocente come un bambino, e aveva fatto una fatica bestia a capire la missione. Per lui, senza anomalie, la vita stessa non aveva senso.
Bene, amici! il professore riprese enfatico, abbiamo una pellegrina, un bestiologo, professionisti del combattimento e io la speranza dellumanità! Solo Massimo è troppo normale rise il professore. Scherzo! Sei un ottimo tecnico e sai tenere insieme la gente. Amici, siamo la miglior squadra! Cambieremo il mondo!
***
Ci vollero otto giorni per arrivare a Duomo, durante i quali Massimo pensò che si poteva scrivere un romanzo. Ma, allergico alla letteratura, il buon ingegnere minimizzò tutto, giurando a sé stesso che mai più avrebbe passato portali, anche con una pellegrina.
Gervasi con Carlo e i suoi uomini era arrivato col postale giorni prima e aveva già goduto delle comodità della capitale.
Tutto bene il viaggio? chiese il professore, sfilando per il piccolo appartamento in vestaglia.
Vediamo biascicò Massimo sedendosi Per prima, un vampiro ci ha quasi sbranati, grazie a Flavio che lha allontanato. Poi siamo sfuggiti a una banda di avvoltoi. Alla fine un pattuglione militare ci ha spogliato di tutti gli euro! Però il tempo era buono e la compagnia piacevole. Quindi, tutto ok!
Ottimo! il professore ignorò ogni ironia. Stanotte si va! Carlo è riuscito a infiltrare i suoi nella sicurezza della Cittadella! Non so come faccia, ma tanto di cappello!
Massimo passò il resto della giornata disteso, tra il fastidio dei piedi gonfi e la testa che pesava come il granito. Solo quando si stava addormentando, il professore batté le mani: era ora.
A entrare nella Cittadella cerano due vie: presentarsi al portone super controllato, oppure insinuarsi per un vecchio passaggio sotterraneo del tempo che fu. Gervasi scoprì il cunicolo durante la sua permanenza in laboratorio, e ci era pure scappato quando era fuggito. Ovviamente, scelse le catacombe.
Il gruppo si mosse indossando pesanti tuniche arancioni, rubate ai novizi della Chiesa della Santa Anomalia Carlo laveva sistemata così. Le pattuglie non osavano fermarli: chi osava rischiare lira divina?
Nel cappuccio la tensione montava, il sudore scendeva; Massimo sentiva ogni sguardo una minaccia. Eppure nulla accadde. Tutti erano ormai abituati al passaggio di religiosi.
La banda si allineò, elargendo gesti di benedizione ai guardiani e giunse a una porta doppia duscita di sicurezza. Con un clangore il Fuciliere aprì: dentro, corridoio buio e due guardie che, in realtà, erano Pallottola e Lama travestiti.
Liberatisi dei mantelli, scesero per tre rampe fino a una porta ermetica grigio-verde. I corpi di due veri guardiani giacevano già in un angolo.
Solo due? dubitò Massimo. Pare poco per un accesso segreto, no?
Cinquecentotrenta metri di tunnel, precisò il professore, pieni di trappole e bestie! Solo chi conosce la mappa sopravvive.
Bella compagnia avete! fece spallucce Carlo.
La tua talpa non può più aiutare: è morta, tagliò corto il professore appoggiando la mano allentrata. Non hanno cambiato nemmeno i codici! Mi ricordano ancora, questi chiavistelli!
La porta si aprì con un sibilo.
A lei, signora! scherzò il professore.
Margherita, senza tanti complimenti, avanzò. Lodore pungente, di muffa e terra bagnata, li investì. Massimo la seguì con il fucile puntato: lei scandagliava lo spazio con le mani, guidando il drappello come in una danza. Bastava copiare i suoi movimenti e pareva quasi un gioco da ragazzi.
Ma allimprovviso una lucertola di due metri con le zanne balzò fuori, sorprendendo pure i veterani. Un colpo di fucile per poco non partì, ma Flavio agì: parlottò con la bestia, che si quietò e sparì nel portale.
Avanzarono così, con Margherita a guidare, Flavio ad ammansire mostri, e i soldati a tenere le armi pronte. A metà tunnel, unuscita laterale li insospettì.
Questa un tempo non cera, sussurrò il professore.
Un urlo sovrumano e sei bestie uscirono per chiuderli in trappola. Flavio faticava a controllarle. Margherita gridò per la prima volta:
Di qua! E si lanciò nelloscurità.
Massimo scattò, sentendo denti schioccare dietro di sé. Nella corsa sbatté contro Margherita, caddero insieme: in tempo, perché i proiettili crepitarono tuttintorno illuminando i volti dei nemici. Uno degli uomini di Carlo cadde, forse Pallottola, forse Lama. Massimo schiacciò Margherita a terra; non era un soldato, ma sparò comunque alcune raffiche, dove poteva.
Basta! il vocione sovrastò tutto. Con il cessare del fuoco, una luce scattò. Lambiente ora era chiaro: il professore a terra, due soldati riversi, Carlo ferito, tre nemici sopra loro, altri quattro morti.
La vostra avventura può finire qui.
Colui che parlava un cinquantenne tarchiato, fiero, con occhiali gialli avanzò.
Sono Bruno, capo sicurezza di Duomo e del Signore! Ho una proposta!
Come hai saputo di noi? borbottò Carlo.
Ho tanti informatori, sogghignò Bruno. Flavio lo sa bene.
Un colpo secco echeggiò. Flavio, traditore, crollò a terra senza un lamento: Carlo aveva sparato.
È giusto, sbuffò Bruno. Un traditore non serve mai. Professore, si alzi!
Bruno, amico mio, non fraintendere protestò Gervasi alzandosi.
Basta! replicò Bruno. Anche il Signore mi ha stancato! Vi aiuto a farla finita.
***
Lidea di fingersi prigionieri, cedere le armi e attraversare la Cittadella di giorno non esaltava Massimo, ma nessuno lo consultò. Così nessuno fece caso a quei strani prigionieri.
Nella grande sala luminosa, odorosa di medicinali e incensi, centro di carta e libri, troneggiava uno scranno vuoto. Gli pseudo-prigionieri furono spinti al centro. Carlo, sfinito e pallido, rimaneva appoggiato al muro. Bruno e uno dei suoi uomini si sistemarono ai lati.
Una porta si spalancò e apparve un uomo minuto, sui sessanta, in una tuta blu lisa.
Oh, Gervasi! sorrise, accostando gli occhiali. Che vento vi porta?
Bruno puntò larma, pronto a sparare; non fece in tempo. Né Massimo né gli altri videro come Margherita fece comparire i coltelli, così rapida che a fatica riuscirono a seguirne il gesto: Bruno e laltro caddero allunisono.
Margherita, tesoro! il Signore si rallegrò. Come si lavora così, con tutti questi traditori?
Massimo restò sbalordito, incapace ormai di capire nulla. Il professore sembrava ugualmente confuso.
Margherita, ma il tuo fidanzato, qui? mormorò Massimo.
Sì, è lui. La pellegrina avanzò teatrale, lo abbracciò e lo baciò in fronte. Sembrava quasi volesse confortare un bambino: lei due spanne più alta.
Davvero pensavate che una pellegrina di alto livello si aggirasse per la desolazione senza un motivo? ridacchiò il Signore. Lho mandata io a trovare Gervasi per me! Fra poco sarà la mia sposa e regnerà a Duomo! È così, amata? Sposerai il tuo sovrano?
Allennesimo sparo Massimo non sussultò nemmeno: Carlo, con un rantolo, cadde, la pistola a terra. Margherita si teneva una ferita sulladdome, mentre il Signore la sorreggeva. Dietro la porta rinforzata la guardia cercava di sfondare.
Vieni! ordinò Gervasi al Signore, minacciandolo col coltello. Apri! O ti ammazzo!
Il Signore, tremando, accostò locchio allo scanner della retina. Un beep, la porta si aprì. Il professore lo colpì con la lama e lo spinse via, entrando nella sala dei comandi. Massimo, incredulo, li seguì. Macchine, cavi e luci: due terminali ai lati del corridoio.
Perché lui? Aveva proposto di aiutarci! domandò Massimo.
Tempi crudeli, Massimo! tagliò corto il professore. A quellaltra tastiera! Serve inserimento parallelo!
Non sono i tempi; sono le persone a essere crudeli!
Smettila, vai al terminale!
Massimo esitò, ma allineò la tastiera, inserendo il codice dettato dal professore.
Ci siamo, premi invio! incitò il professore.
Professore, ma lei sta riprogrammando tutto solo per sé! Altro che spegnere il generatore, vuole il potere per sé!
Cosa? Il professore si girò, sinceramente sorpreso. Davvero pensavi al bene di tutti? Perché?
Era la ragione del nostro viaggio!
Tanta nobiltà! Qui tutti cercano solo ricchezza o potere! Non butterò via le chiavi del mondo, costate sangue!
Allora vuoi solo prendere il posto del Signore?!
Esatto!
Ti ammazzo! gridò Massimo avanzando.
Il professore si chinò, estrasse una grossa pistola dal mobiletto. Eccolo ancora!
Spari, uno dopo laltro; Massimo ne fu colpito, ma non cadeva. Il caricatore si svuotò; Massimo lo raggiunse, gli prese la pistola e la gettò via. Il professore tremava di terrore.
Al tempo del disastro ero in mezzo a unanomalia. Da allora non invecchio, e le pallottole non mi scalfiscono, spiegò Massimo, quasi scusandosi. Ma io voglio fermare tutto. Restituire una vita vera alla gente!
Stupido! Con quei poteri potremmo dominare tutti!
Non voglio governare nulla. Voglio vedere una nuova alba, non la fine dellumanità!
Ma il mondo è così ora! Il generatore delle anomalie è il potere! Senza di esse ci sarebbe solo anarchia! E poi, non tutte le anomalie sono negative
Spegnilo!
Vedrai tu che succederà il professore borbottò e premette il tasto, voltando pagina nella storia dellumanità, dove tutto poteva ancora essere scritto da capo.




