Il CaneIl cane, con il naso umido, si avvicinò al mercato di Napoli, annusando le fragranze di basilico e pane appena sfornato.

Il ragazzo aprì la porta e scivolò dentro lappartamento. Non pronunciò la solita frase: Mamma, sono a casa!. Giulia, la madre, trovò strano che non si spogliò: non si sentirono i tacchi dei suoi stivali sul pavimento, né il fruscio di una giacca invernale, né il suo fruscio di mani stropicciate
Timoteo, sei tu? Ho comprato le acciughe, le patate stanno quasi cuocendo, tra poco ceniamo.
Silenzio.
Timoteo?
Giulia, preoccupata, afferrò un asciugamano da cucina per asciugarsi le mani bagnate e uscì verso lingresso. Al primo sguardo capì che qualcosa non andava. Il figlio stava piegato, come se non fosse più se stesso. Sollevò lo sguardo verso di lei con occhi pieni di dolore e il cuore di Giulia sobbalzò.
Ti sei picchiato? Ti hanno picchiato?!
Mmam Mam Là
Il bambino si torse, lottando contro le lacrime che minacciavano di uscire.
Parla, non aver paura!
Mamma, cè un cane nel cassonetto. È ferito. Il cassonetto non è quello normale, è una specie di buco sotto casa. Volevo aiutarlo, ma ha ringhiato. Non riesce a alzarsi, mamma, fuori fa freddo. Dalla parte alta ci hanno gettato della spazzatura.
Giulia sospirò: limportante era che il figlio stesse bene.
Dove è? Davanti a casa nostra?
No, è in unaltra via, sulla strada per la scuola. Andiamo? Ha bisogno di aiuto!
Hai chiesto a qualcuno degli adulti?
Sì. Nessuno ha voluto. Tutti lo hanno scacciato, abbassò lo sguardo il ragazzo.
Bene, Timoteo. È tardi, è buio. Togliti la giacca, forse quel cane è solo stanco e si è addormentato.
Non può alzarsi.
Ti sembra nella notte. Aspettiamo fino a domani. Se al mattino è ancora lì, troviamo una soluzione: chiamiamo i Vigili del Fuoco o la Polizia. Daccordo? Togli subito la giacca, le tue mani sono gelide!
Timoteo sfilò la giacca con riluttanza.
Mamma, se muore di freddo prima di domani?
È solo un cane, Timoteo, e sono certa che sia randagio, abituato a vivere per strada, ha il pelo più spesso. Non gli succederà nulla.
Scintillava di dubbio, ma si spogliò e corse al bagno a lavarsi le mani. Metteva le mani ghiacciate sotto il getto caldo, senza riuscire a smettere di pensare al cane dagli occhi spaventati, annebbiati, che guardava da quel buco sotto il marciapiede, da quella botola dove i rifiuti venivano scaricati. Ricordava il cane: un meticcio dal muso fulvo e le guance rosate. Quanto tempo era rimasto lì? Perché non riusciva a rialzarsi? Timoteo ricostruiva lincontro in minuzia, il suo stomaco si rigonfiava di nausea, una tristezza nera lo avvolgeva.
Quella sera, dopo aver caricato gli zaini, lui e un amico uscirono a giocare. Il tempo era caldo per Milano, ma il gelo rimaneva e la neve non si scioglieva. Non volevano tornare a casa e scivolarono su slitte di legno e a piedi, immaginandosi sciatori. Un improvviso impulso li fece deviare dal marciapiede, lungo un sentiero stretto e calpestato. Qualcosa li spinse a girare la testa e a scorgere, nella botola di un tombino, due occhi scintillanti. Allinizio Timoteo pensò fosse un gatto. Si avvicinarono e si chinavano era un cane.
Tienimi le zampe, cercherò di tirarlo fuori!
Timoteo si stese allingresso della botola e allungò la mano verso il buco, ma il cane ringhiò.
Lascia perdere, torniamo a casa. Sta dormendo lì, disse lamico.
Cagnolino, vieni da me! Tiutiu, tiutiu! chiamò Timoteo, ma il cane non si mosse. Vieni, vieni, buona piccola, ti aiuterò! continuò a chiamare il ragazzo, mentre il cane guaiva debolmente.
Accese la torcia del cellulare e illuminò il buio. Il cane aveva piccole ferite sparpagliate e una grossa lacerazione alla zampa posteriore. Come poteva abbandonare una creatura così sventurata?
Per mezzora, lundicenne Timoteo implorò gli uomini di passaggio, quasi piangendo, a chiedere aiuto per tirare fuori il cane. Nessuno si fermò: giovani, adulti, pensionati, tutti lo scartarono. Persino lamico lo lasciò perché aveva fame e doveva tornare a casa. Gli sconosciuti rispondevano:
Che vuoi fare? Lascialo, tornerà da sé quando vorrà.
Al mattino Timoteo si svegliò molto prima del solito e trovò la madre pronta a uscire. Veronica lavorava in un asilo e doveva essere in ufficio alle sette.
Controlla il caso, sono sicura che è già scappato e tu ti stai preoccupando invano. Hai dormito poco, vero?
Timoteo sospirò. Rapidamente si vestì e uscì. Nel cortile, sotto le scale, ricordò la scatola dove un anno prima aveva trovato quattro gattini. Con Giulia li avevano curati, sfamati e poi affidati a una famiglia. Nessun animale abbandonato era rimasto indifferente al suo cuore. A casa avevano due gatti, un cane e, un tempo, una prima gatta che Giulia aveva tenuto tra le braccia; gli altri animali li avevano raccolti per strada. Destate aveva seppellito un piccione morto sotto un albero del parco. Se vedeva una nonna che faticava a portare le borse, era il primo a offrire aiuto; se un anziano cercava di attraversare una strada trafficata, Timoteo era lì, mai indietro, senza chiedere gentilezza agli altri. Anche i senzatetto, li avvicinava e chiedeva se fossero malati o semplicemente ubriaci, perché tutti passano, ma qualche volta qualcuno ha davvero bisogno.
Quel mattino, Timoteo corse verso la botola. Sperava, con lanima intera, che il cane non fosse più lì, che fosse scappato o si fosse riscaldato ma il corpo gelato rimaneva. Il suo cuore si strinse. Come poteva essere ancora viva? In preda al pianto, chiamò la madre:
Manda il video, guarda. Dobbiamo fare qualcosa, non possiamo lasciarlo così
Giulia pensò subito ai Vigili del Fuoco. Gli promise al figlio che avrebbe chiamato subito, mentre lui andava a scuola. Al centralino i Vigili dissero di non occuparsi di animali e suggerirono di contattare i responsabili dei cassonetti. Anche quella telefonata non portò risultati. Timoteo chiamava ogni pausa e chiedeva:
Che cosa sta succedendo?
Verso lora di pranzo, Giulia compose un numero di una sua amica.
Ciao, Natasha, non so più che fare, disse. Timoteo ha trovato un cane
Lamica consigliò di chiamare un rifugio per animali. Trovò online il Canile di San Marco e dei volontari partettero subito. Timoteo, uscito dallultima lezione, attese loro con il cuore in gola, sperando di sussurrare almeno una parola di conforto al cane.
È lì, è lì! esultò quando arrivarono i volontari.
Una ragazza si tuffò nella botola con una coperta. Gli altri la tennero per le gambe. Il cane gemette, non poteva più abbaiare. Sollevarlo era difficile: era incrostato al ferro perché aveva urinato sul freddo.
Povera, sei così magra! la accarezzò il volontario, solo ossa!
Il cane rimase muto. Lo avvolsero nella coperta e lo posero a terra per farlo respirare. Timoteo correva intorno, inquieto, chiedendosi che fine avrebbe avuto.
Guarda, bel cucciolo, il tuo salvatore! Il ragazzo è un eroe, ti ha salvato!
Sì, ma che ne sarà di te? Hai ferite, ti hanno morsi?
Sembra che altri cani lhanno attaccata. La portiamo subito in clinica per curarla.
Il cane, ancora debole, non riusciva a camminare; le ferite erano serie e aveva preso freddo. Dopo qualche giorno, quando lo portarono al canile, Timoteo e Giulia lo adottarono in affidamento temporaneo. Giulia temeva di non riuscire a gestire un altro animale, dato che vivevano solo loro due.
Il gesto di Timoteo fece notizia sui giornali; i giornalisti lo intervistarono, ma il ragazzo non si vedeva un eroe.
Mi sembra solo il comportamento di una persona con coscienza, disse in intervista. Non cè nulla di eroico in quello che ho fatto. Oggi le persone sono così indifferenti e dure che anche la più piccola goccia di gentilezza diventa qualcosa di straordinario È triste, ma ho compiuto un gesto semplice che è risultato nobile. Immaginate quanto è crudele il nostro mondo.
Il giornalista chiese:
Cosa cambieresti del mondo?
Voglio che le persone fossero più gentili.
Hai già pensato a cosa vorresti fare da grande?
Vorrei diventare cinologo, lavorare con i cani, fare il volontario. Sono ancora piccolo, non mi assumono, ma voglio aiutare animali e persone, gli anziani, mi dispiace vedere gli anziani soli, voglio essere per loro un amico.
Come sta Jack, il cane? Lo hai chiamato così?
Va bene. Labbiamo tenuto, ora è il mio cane. Jack! Vieni qui, ragazzo! Mostriamo allo zio i trucchi che abbiamo imparato.
Il cane felice corse al suo richiamo.
Seduto, Jack! Disteso! Striscia, bravo Sei proprio un campione!
Timoteo è un ragazzo dal cuore ferito; solo un cuore ferito non trova mai pace. Finché il mondo avrà sofferenze, crudeltà e indifferenza, finché vi saranno esseri viventi in difficoltà che hanno solo una mano da tendere, pochi saranno disposti a offrire aiuto. Fino a quel giorno, i cuori come quello di Timoteo rimarranno feriti. E io desidero che siano più cuori feriti, che tutti camminiamo con una ferita. Quando arriverà quel momento, la bontà regnerà sulla terra, saremo felici, amati e mai abbandonati. Per ora vi abbraccio, cari tutti, vi stringo e vi voglio bene.
Nella foto, Timoteo Coralli di Milano e il suo cane Jack.

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La nuora ha detto che in campagna non avrebbe mai lavorato, ma quando è arrivato il raccolto voleva portarsi via tutto