Diario di Viola Un amore senza condizioni
Oggi, mentre passeggiavo senza meta per il salotto di casa Lucia, mi sono imbattuta in un dettaglio irresistibile: un calzino nero spuntava furtivo da sotto il divano. Non sono riuscita a trattenere una risata e ho detto, tra il divertito e il complice:
Ma allora tuo marito è proprio un disordinato!
Mi sono chinata con disinvoltura, ho afferrato il calzino e, agitando la prova nellaria con fare scherzoso, ho aggiunto:
E chi lo avrebbe mai detto? Sempre così impeccabile come uno di quei modelli sulle copertine delle riviste patinate!
Giusto in quel momento Lucia stava uscendo dalla cucina, le mani ancora umide, asciugate al volo con un canovaccio. Sentendo la mia battuta, ha spalancato gli occhi stupita e mi ha chiesto:
Ma da dove ti viene questa idea?
Io, trattenendo a stento una risatina maliziosa, ho semplicemente indicato il calzino, come se fosse la prova definitiva di ciò che dicevo.
Lucia ha sorriso un po imbarazzata e si è affrettata a spiegare:
Oh, quello In realtà è colpa di Minù. È lei che si diverte a portare in giro tutto quello che trova nel cesto della biancheria in bagno. È ancora una cucciola, per ora riesce a prendere solo le cose più piccole.
Non appena ho sentito il nome Minù, mi si sono illuminati gli occhi. Adoro i gatti.
Minù? Ah, il vostro gattino! ho esclamato subito. Dovè? Lho vista solo in foto, così morbidosa che mi scioglie il cuore!
Mi sono chiesta come fosse possibile essere lì già da dieci minuti e non aver ancora accarezzato quella piccola batuffola di pelo.
Lucia ha riso fra sé, vedendo il mio entusiasmo:
Guarda sul la poltrona vicino al termosifone mi ha detto È il suo posto preferito. Solo… attenzione alle unghiette: con gli estranei non sempre è tenera. E comunque la cassetta del pronto soccorso è in bagno. Intanto preparo il caffè!
Mi sono avvicinata in punta di piedi alla poltrona. Lì, placida e raccolta in una palla di pelo bianco screziato di grigio, dormiva Minù. I suoi orecchini tremavano appena, forse in ascolto di suoni lontani, mentre la coda si muoveva di tanto in tanto in piccoli fremiti.
Ma che bellezza che sei ho sussurrato, tendendo la mano con la massima delicatezza per non svegliarla.
Minù ha socchiuso un occhio, mi ha scrutato in una frazione di secondo e poi lo ha richiuso. Un attimo dopo, con una zampata veloce, mi ha lasciato una sottile graffio sul polso.
Ahi! Va bene, direi che questo vale come presentazione ho sorriso.
Non mi sono scoraggiata; anzi, ho osato accarezzarla delicatamente dietro lorecchio. Minù si è irrigidita appena, poi ha cominciato a fare le fusa, tornando a dormire felice.
Quando Lucia è tornata dalla cucina con due tazze fumanti di caffè e una ciotola piena di cioccolatini, mi ha trovata raggiante mentre grattavo la pancia della gattina, che si lasciava cullare dal piacere delle mie carezze. Sorridevo da un orecchio allaltro, e Minù faceva le fusa così forte da sembrare un piccolo motore acceso. La graffio si vedeva ancora sul mio polso, ma la cosa mi divertiva più che altro: lincontro era finalmente riuscito.
È un vero amore! quasi miagolavo, stuzzicando Minù sotto il mento. Lei si è subito girata supina, offrendo il pancino, ancora in cerca di coccole. Ne vorrei uno anche io! Così la mia Fiocca avrebbe finalmente compagnia.
Se ti serve, ti do lindirizzo del gattile! Ce ne sono tanti così buffi e teneri, ha sorriso Lucia, posando le tazze vicino al divano. Mi guardava mentre coccolavo Minù, con un affetto sincero negli occhi.
Non adesso ho risposto sospirando, fermandomi un attimo. Minù ha subito protestato con un miagolio, quasi chiedendomi di riprendere la carezza. Ho sorriso e ho ripreso a coccolarla. Lo sai, sto per sposarmi. E temo che Riccardo non vorrebbe altri animali in casa. Già con Fiocca ha pazienza solo perché lo insisto.
Non ama i gatti? Lucia si è accomodata vicino a me, stringendo le mani attorno alla tazza per godersi il calore del caffè.
Troppi peli in giro, la lettiera qualche volta fuori posto, le palline che rotolano sul pavimento ho sospirato mentre continuavo ad accarezzare la gattina Non fraintendermi, Riccardo è una brava persona. Solo che ama lordine. Forse troppo. Tutto deve essere al suo posto, senza nemmeno un granello di polvere.
Il sorriso di Lucia è sfumato piano piano. Ha abbassato lo sguardo sul suo polso destro, accarezzandolo come per scacciare un vecchio dolore. Il suo sguardo si è fatto assorto e triste, come se fosse stata improvvisamente risucchiata da lontani e malinconici ricordi. Era come se improvvisamente non fosse più lì, con me e Minù, ma altrove, in un passato lontano.
Lucy? ho chiesto, realmente preoccupata. Ho rimesso Minù sulla poltrona per non farla cadere e mi sono girata del tutto verso Lucia fissandola negli occhi. Che succede? Che hai?
Non avevo mai visto Lucia così. Da quando ci conosciamo, non ha mai smesso di sorridere; la sua presenza è sempre stata una ventata di serenità e affetto. Ora però il suo volto era pallido, con unombra nuova negli occhi.
Sto bene ha risposto lei, sforzando un sorriso che non le apparteneva. Nella voce si sentiva quel tremito che tradiva più di mille parole. I pensieri le correvano addosso ricordi dolorosi di un amante dellordine che un tempo credeva normale, ma che erano diventati un incubo.
Ha preso un respiro profondo per riassettarsi e poi, più ferma, ha continuato:
Ho avuto una bruttissima esperienza in passato Permettimi solo un consiglio: prima di sposarti davvero e magari fare figli, prova a viverci insieme almeno un anno. Solo così capirai cosa significa adattarti ogni giorno alle regole di un altro, vivere camminando sulle uova, temendo di sbagliare sempre qualcosa.
Mi racconti? ho chiesto cauta, temendo di toccare una ferita ancora aperta. Solo se ti va Non voglio costringerti
Te lo racconto, si è abbozzata in un sorriso amaro, fissandomi con occhi pieni di determinazione e coraggio. Meglio imparare dagli errori degli altri, no?
**********
Aveva diciannove anni, Lucia, quando incontrò Lorenzo. Nove anni più grande, distinto, sicuro, galante come mai nessuno prima. Lorenzo era luomo che ogni donna sognerebbe: fiori senza motivo, ricordava quale tè preferivi verde alla menta e sapeva ascoltare davvero. Lucia si sciolse sotto tutte quelle attenzioni e, dopo appena tre mesi, accettò di sposarlo.
Nessuno la dissuase. Il padre si era rifatto una vita altrove e la chiamava a malapena per Natale o Pasqua. Alla mamma ormai interessava solo la sua tranquillità: pensava di aver fatto il suo, crescendo e studiando la figlia. Lucia non la biasimava anzi, era quasi felice che non cercasse di controllarla.
Il sogno durò poco. Allinizio, Lorenzo era attento e tenero, ma le sue manie cominciarono presto a farsi vedere. Bastava una tazza lasciata nel lavandino, un po di polvere ignorata durante la sessione di studio, ed erano discussioni. Ma Lucia studiava alluniversità: la sera era stanca e i dettagli di casa passavano in secondo piano. Ma per lui non cera scusa.
Una notte, mentre stava per andare a letto sfinita, Lorenzo la fermò indicandole il pavimento:
Vedi questa polvere? Lava ora.
Lorenzo, sono quasi luna domani ho lesame di analisi. Non posso farlo domani mattina?
Se non perdevi tempo al telefono, avresti già finito. Adesso e basta.
E via col mocio, occhi ormai chiusi dalla stanchezza.
Col tempo, la situazione peggiorò. Lorenzo urlava se trovava un libro fuori posto, un letto rifatto male, le lenzuola non perfettamente stirate. Una sera, dopo aver verificato la biancheria, impazzì del tutto:
Guarda qua! gridò agitando un lenzuolo. Ci sono le pieghe. Rifai tutto da capo. E pure queste! e via a svuotare larmadio lanciando i vestiti per terra.
Lucia, devastata, cominciava a chiedersi se davvero fosse un uomo così speciale.
Poi, una volta, presissima da un progetto universitario, dimenticò di stirargli una camicia. Si alzò già stravolta; nellarmadio cerano altre camicie perfettamente pronte, ma per Lorenzo era una tragedia.
Sei diventata pigra? sbottò, sbattendo la tazza sul tavolo. Dovrei andare al lavoro stropicciato?
Lucia cercò di spiegare, ma lui la zittì, la afferrò per il polso stringendo così tanto che un dolore acuto la fece tremare e quasi cadere.
Scoprì così, per la prima volta, quanto lui fosse forte. Un livido bluastro colorò il suo polso: per giorni Lucia portò solo maglie a maniche lunghe per nasconderlo. Nessuno sospettò niente; fuori casa era sempre sorridente, energica. Nessuno osava pensare che qualcosa non andasse.
Non la colpì mai in faccia, forse temeva che gli altri se ne accorgessero. Ma polsi e braccia quelli sì erano spesso viola. A volte la afferrava anche per i capelli, strattonandola fin quasi a piangere dal dolore, ma lei taceva.
Perché questa sporcizia? Sei una donna oppure no? Non ti vergogni? urlò un giorno per un minuscolo alone vicino alla porta.
Lucia non capiva più dovera lerrore: la casa era linda, meglio di una clinica, gli ospiti sempre colpiti dalla sua bravura. Eppure Lorenzo trovava sempre un difetto, anche invisibile.
Lucia cambiò. Divenne ansiosa, ipervigile: si svegliava più volte a notte per controllare che fosse tutto a posto per il giorno dopo, pulendo piani cucina anche alle due del mattino. Dormiva poco e male. Smise di vedere le amiche, non sorrideva quasi più, si teneva in disparte a lezione per non farsi notare.
Non cè da stupirsi che una mattina sia svenuta direttamente in aula, stremata.
Si risvegliò in ospedale, con la flebo al braccio e uninfermiera preoccupata al capezzale. Fu lì, fissando il soffitto bianco e ascoltando il cinguettio dellestate che entrava dalla finestra, che Lucia si chiese, forse per la prima volta: Perché lo sopporto? Per amore? Ma di quale amore si tratta, se resta solo paura e voglia di fuggire?. Fu in quellattimo, dentro di sé, che sentì: posso cambiare tutto.
Decise di andarsene per davvero quando Lorenzo la venne a trovare. Lucia sperava, forse ingenuamente, che potesse chiederle come stava. Invece lui, appena entrato, attaccò:
Che aspetto hai? I capelli sono sporchi e spettinati, guarda la macchia sulla vestaglia Che vergogna!
Lucia restò immobile, troppo debole anche solo per rispondere.
Ma vuoi smetterla? gli fece eco la vecchia signora delle pulizie, una donna di una certa età col volto solcato dalle rughe e due occhi pieni di saggezza. Brandiva il mocio come una spada. Fuori di qui, vai! Vai a pulire il cervello, magari ti si schiarisce!
Lucia cedette a una risata nervosa. Lorenzo, indignato, abbandonò la stanza minacciando altro caos a casa.
Linfermiera allora si sedette accanto a lei, le rimboccò le coperte e le disse con una dolce fermezza:
Tesoro, perché sopporti tutto questo? Di uomini ne è pieno il mondo e tu sei una persona buona, speciale; troverai qualcuno che ti vuol bene davvero.
Quelle parole accesero dentro Lucia un meccanismo nuovo. Perché non ricominciare? Aveva un piccolo appartamentino ereditato dalla nonna modesto, ma suo, e avrebbe potuto dare ripetizioni ai ragazzi per guadagnare qualche euro. Ma soprattutto avrebbe potuto vivere libera. Senza urla né lividi, senza panico. Solo pace.
Guardò fuori dalla finestra: i rami delle magnolie, il sole che illuminava tutto. Una sensazione nuova iniziò a prendere forma: la consapevolezza di avere una scelta, finalmente.
Grazie, sussurrò, sentendo per la prima volta un briciolo di fiducia.
La donna le sorrise con calore, stringendole la mano.
Brava, disse. Ricordati che meriti il meglio, sempre.
Quella sera stessa, fissando il tramonto dalla sua stanza dospedale che arrossava Firenze, Lucia prese la sua decisione. La città sembrava abbracciarla con i suoi colori tenui, persino i rumori serali le davano coraggio. Andrà tutto bene.
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Il divorzio fu breve. Lorenzo nemmeno si presentò: mandò un avvocato grigio e silenzioso. Lucia non sentì nulla, a parte il sollievo, quella leggerezza che arriva a sorpresa e riempie lo stomaco di energia nuova.
Uscì dal tribunale, respirò a fondo laria impregnata di primavera e sentì per la prima volta lodore della libertà, con il sole sulla faccia e le voci dei bambini in lontananza. Un pensiero incredibile prese forma dentro di lei: Sono libera.
I mesi seguenti furono difficili, ma pieni di cose nuove. Lucia si trasferì nel piccolo appartamento della nonna, che dava su un viale alberato. Il profumo di glicine e tiglio entrava la mattina dalle finestre, insieme alla luce tenue. Da sola si spaventava meno del previsto: trovava conforto nella routine quotidiana, nel caffè caldo sul balcone, nel silenzio che ora sapeva di pace, e nei piccoli riti da cui lasciava affiorare la sua calma. Si iscrisse come commessa in una libreria più per sentirsi attiva che per i soldi in sé e lì, fra copertine e scaffali colmi di storie, trovò un angolo sicuro dove ricominciare a sognare.
Un pomeriggio, mentre sistemava i volumi darte, Lucia urtò senza volerlo un ragazzo alto e impacciato che si chinava sulla fila più bassa.
Oh, scusi! balbettò, rischiando di rovesciare una pila di libri per la sorpresa.
Ma no, è colpa mia, sorrise lui, aiutandola subito a riordinare Cercavo proprio qualche libro di storia dellarte me ne consiglia qualcuno?
Lucia raccolse i libri, arrossendo, ma il sorriso le nacque spontaneo mentre guidava lo sconosciuto verso il reparto giusto.
Era Marco, occhi scuri e sorriso sincero. Un vero appassionato della parola, con una gentilezza rara. Tornò ogni settimana, con la scusa di qualche tomo nuovo. Con il tempo prese a fermarsi più a lungo, chiedendo sempre più spesso consigli a Lucia; alla fine, timidamente, la invitò per un caffè.
Lucia era timorosa. Dopo tutto ciò che aveva passato, ogni rumore improvviso la faceva trasalire, ogni gesto improvviso la metteva in allerta. Si aspettava sempre un rimprovero dopo una carezza, una pretesa dietro un gesto gentile. Ma Marco si dimostrò straordinariamente comprensivo: non forzava mai nulla, rispettava i suoi tempi, la aiutava con ironia e sorrisi pazienti.
Una sera, seduti a un tavolino vicino alla libreria, Lucia stava raccontandogli una storiella buffa su una cliente affezionata, quando in sala scattò con fragore una porta. Lucia trasalì, stringendo la tazza tra le dita. Marco non le tolse gli occhi di dosso, e con dolcezza le poggiò la mano sulla sua.
Va tutto bene? chiese piano, a bassa voce.
Per la prima volta, Lucia sentì il bisogno, invece di nascondere, di parlare. Così raccontò tutto, la storia più difficile che aveva da condividere, mentre le lacrime le tremavano tra le ciglia. Marco la ascoltò in silenzio, stringendole forte la mano.
Quando ebbe finito, la guardò negli occhi e disse, con la sincerità di chi dice solo la verità più profonda:
Io non ti farò mai del male. Mai. Se ti fa stare meglio, pagheremo una signora per le pulizie. Non devi dimostrare niente, non devi meritarti il rispetto. Per me sei già speciale. Sii solo te stessa.
Lucia fu toccata alle lacrime. Non erano parole altisonanti o promesse per farsi bello agli occhi di lei: cera solo spirito buono e affetto sincero. In quel momento capì che, forse, dopo tutto il dolore, aveva incontrato chi la vedeva e la rispettava davvero. Tornò a sperare che le aspettasse qualcosa di bello.
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Ecco, questa è la mia storia, concluse Lucia, voce un po roca ma con un sorriso vero, finalmente. Sono stati anni brutti, ma mi hanno insegnato la cosa più importante: non si sacrifica se stessi per il mito di una famiglia perfetta. La vera felicità è essere amati così come si è, con tutte le piccole imperfezioni.
Minù, come accorgendosi dello stato danimo della padrona, si avvicinò a lei e saltò sulle sue ginocchia, riempiendo il silenzio di un ron ron irresistibile. Lucia la grattò dietro le orecchie e sorrise:
Vedi? Anche Minù lo sa. È una peste, ogni tanto rovina le tende o mi nasconde le ciabatte, ma io la amo così.
Senza dire una parola, le ho passato delicatamente un fazzoletto. Nei miei occhi trasparivano compassione e ammirazione per tutta la forza che Lucia aveva dimostrato.
Sei incredibile, Lucy, ho detto stringendole la mano. Non immaginavo cosa tu avessi passato. Ma sono felice di vederti finalmente serena. Lo sei davvero?
Sì, ha risposto pensosa, guardando attraverso la finestra dove le prime stelle cominciavano a brillare sul cielo toscano. Ora sì. Ed è quello che desidero anche per te. Perciò ti prego: prenditi il tuo tempo. Vivi con Riccardo, conosci ogni lato di lui, osserva come reagisce quando le cose non vanno come previsto. Lamore vero è ascolto, rispetto, vicinanza. Solo quando sei serena di poterti mostrare fragile senza sentirti giudicata, sarai davvero a casa.
Ho accarezzato Minù, che si era riavvolta felice: le sue fusa coprivano il silenzio tutto intorno. Il crepitio del camino aggiungeva calore alla stanza, mentre il vecchio orologio scandiva lento il passare del tempo.
Grazie, Lucia, ho sussurrato. Ci rifletterò bene. Oggi vedo tutto molto più chiaro.
Lucia mi ha sorriso, ha assaggiato il caffè ormai tiepido e il sapore le è sembrato sorprendentemente buono. Forse perché, per la prima volta da tanto tempo, lo beveva senza ansia, senza paura di sbagliare. Accanto a lei Minù faceva le fusa, io le ero vicino, e fuori brillavano le stelle: insieme, tutto quello creava una piccola nuova felicità, solo sua, e finalmente reale.






