Non si può sostituire l’amore di una vita

**Diario Personale**

In questa grande città, molti conoscevano Massimo De Luca, un rinomato imprenditore nel settore della ristorazione, con una catena di ristoranti e caffè non solo a Milano, ma anche in altre città vicine. Era noto per essere un uomo duro, che non perdonava facilmente. La sua vita era organizzata, tutto sotto controllo.

Viveva con la famiglia in una villa fuori città, anche se possedeva appartamenti in centro. Ma la campagna era meglio: più tranquilla, con laria pulita, vicino al lago e alla foresta.

La sua unica figlia, Beatrice, aveva appena finito il liceo e superato lesame di ammissione alluniversità.

“Papà,” lo chiamò al telefono, “sono stata ammessa! E non ho avuto bisogno del tuo aiuto.” Lo disse con orgoglio. “Ho visto il mio nome nella lista, sono ufficialmente una studentessa universitaria.”

“Congratulazioni, piccola. Sapevo che saresti riuscita. Ti aspetta un regalo.”

“Ah, sì! Lultimo modello di iPhone, me lhai promesso.”

“Consideralo già nella tua tasca,” rise Massimo.

Anche se Beatrice non fosse riuscita da sola, Massimo avrebbe sistemato tutto. Ma era felice che la figlia ce lavesse fatta senza il suo intervento.

A cena, la moglie, Sofia, aveva preparato una festa per celebrare lammissione di Beatrice. Massimo arrivò dal lavoro quando madre e figlia erano già sedute a tavola.

“Ciao, donne mie,” disse, facendo girare tra le dita la scatola del telefono. “Ecco il tuo regalo, te lo sei meritato.”

“Oh, papà! Sei il migliore, il più dolce. Esaudi sempre i miei desideri,” esclamò Beatrice, raggiante.

Massimo, seppur impegnatissimo, aveva trovato il tempo per la figlia. Di solito tornava tardi, la moglie ci si era abituata. Ma lui aveva sempre altro da fare: cene con gli amici, una sauna, e a volte tradiva Sofia con ragazze più giovani. Cosa volete? Un uomo daffari ha tante cose da gestire…

Beatrice era cresciuta nel lusso: vestiti costosi, cibi raffinati, amici facoltosi. Chi era meno fortunato la considerava snob, ma non la conosceva davvero. Nonostante la ricchezza, aveva un cuore gentile ed era sincera nelle relazioni.

Alluniversità, al terzo anno, frequentava spesso i locali del padre. Negli ultimi sei mesi aveva avuto una relazione con Riccardo, un compagno di corso, anche lui benestante. Ma mentre Beatrice studiava seriamente, lui si affidava ai soldi del padre. Era arrogante, derideva chi era meno fortunato e umiliava le ragazze più modeste.

A volte Beatrice si vergognava di lui.

“Riccardo, abbi un po di rispetto! Non tutti hanno i tuoi mezzi,” cercava di farlo ragionare.

Ma lui era troppo presuntuoso per ascoltare. Così, Beatrice iniziò a riflettere.

“Voglio lasciarlo. Mi vergogno di lui,” confessò allamica Elena.

“Immagino le cose brutte che ti dirà. Ma hai ragione, non conosce limiti. Crede di possedere il mondo,” rispose Elena.

La discussione con Riccardo fu accesa.

“Non voglio più vederti. Dovresti cambiare atteggiamento verso gli altri.”

“Altri? Sono solo pecore,” rispose cinico.

“Quindi anche io?” chiese Beatrice, sorpresa.

“Sì, se mi lasci. Te ne pentirai.”

“Non credo. Addio,” rispose, salendo in macchina.

Per mesi Beatrice non frequentò nessuno, anche se non mancavano pretendenti, persino gli amici di Riccardo.

Un giorno, con Elena, entrò in un caffè gestito dal padre. Un cameriere, un ragazzo affascinante, si avvicinò.

“Buongiorno, posso aiutarvi?” disse, incrociando lo sguardo di Beatrice. Lei sentì un brivido.

“Che occhi profondi,” pensò, mentre Elena la fissava stupita.

Ordinarono, ma Beatrice rimase colpita.

“Ehi, ti è piaciuto?” rise Elena.

“Elè, quello sguardo mi ha trapassato,” ammise.

“Su, non fa per te,” disse Elena, sperando fosse solo un capriccio.

Era Matteo, studente allultimo anno di ingegneria, che lavorava lì per mantenersi. Viveva con la madre in un paesino.

Quella notte Beatrice non dormì, ripensando a lui. Il giorno dopo tornò al caffè. Pochi clienti, Matteo si illuminò vedendola.

“Da quanto lavori qui?” chiese lei.

“Quattro mesi. Non dovrei parlare con i clienti, ma vorrei continuare questa conversazione,” rispose timidamente.

“Finisci tra poco?”

“Tra quaranta minuti.”

“Ti aspetto,” sorrise.

Quella sera passeggiarono a lungo. Matteo si sentiva a disagio: lei in macchina, lui a piedi. Capì che veniva da un mondo diverso.

Ma la sua semplicità e sincerità conquistarono Beatrice. Iniziò un amore segreto, pieno di felicità.

Ma la gioia durò poco. Riccardo, scoprendo della relazione, avvisò Massimo, sapendo che non avrebbe approvato.

“Beatrice, esci con un cameriere? È uno scandalo!” urlò il padre.

“Papà, sta per laurearsi, lavora solo per guadagnare.”

“Non alzare la voce! Volevo un ragazzo del nostro mondo, non farmi vergognare. Se non lo lasci, renderò la vita impossibile a entrambi.”

Beatrice pianse. Amava Matteo, non poteva immaginare una vita senza di lui. Si vedevano da sei mesi, sognavano un futuro insieme.

Matteo si laureò e trovò lavoro, ma Massimo scoprì tutto. Fece licenziare Matteo e lo minacciò.

“Se ti avvicini a mia figlia, ti farò cacciare da questa città.”

Matteo dovette andarsene. Provò a chiamare Beatrice, ma il numero non rispondeva. Non aveva il contatto di Elena. Partì, lasciando il cuore spezzato.

Beatrice si sentì persa. Il padre le disse che Matteo se nera andato, e cancellò il suo numero davanti a lei.

“Meglio così. Mio padre è spietato,” sussurrò.

La sua vita divenne un tormento. Si sposò per obbligo, ma divorziò dopo un anno e mezzo.

Poi, una tragedia: Massimo morì in un incidente. Sofia, dopo lo shock, propose:

“Beatrice, dovrai gestire gli affari di tuo padre. Hai studiato economia, e Giosuè, il suo braccio destro, ti aiuterà.”

“Non so se posso…”

“Giosuè è onesto. Tuo padre si fidava di lui.”

E così fu. Giosuè la guidò, presentandole soci e amici del padre. In un anno, Beatrice divenne una manager capace.

Ma nella vita privata, nessuna felicità. Rifiutava ogni corteggiatore. Solo Elena, ora sposata con una figlia, rimase sua amica.

Un giorno, Elena propose un viaggio a Roma per Capodanno.

“Andiamo da mia suocera. Ci sarà posto anche per te.”

Beatrice accettò. Roma la affascinava, con la sua atmosfera romantica.

Camminando per Via del Corso, sbatté contro un uomo. Alzando gli occhi, si bloccò.

Il cuore le batteva forte. Era Matteo, più maturo, ma con lo stesso sguardo.

“Beatrice…” disse lui, incredulo.

“Matteo!” lo abbracciò, tremando.

Stettero così, ignorando il mondo. Entrambi sapevano: era un secondo chance.

“Beatrice, ho sempre saputo che ci saremmo rivisti. Non si sostituisce chi si ama. Io non ti ho mai dimenticato.”

“Neanchio,” rise felice.

Giorni di felicità e ricordi volarono. Si amavano in silenzio, senza bisogno di parole.

Beatrice capì che non era un caso. Matteo era il suo destino. Ora voleva vivere secondo le sue regole.

Poco dopo, si sposarono. A trentanni, la vita di Beatrice ebbe un nuovo significato. Matteo lasciò il suo lavoro a Roma per trasferirsi da lei.

Nacque un figlio, poi una figlia. Erano finalmente felici.

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