Io e mia moglie, Annunziata, non avevamo mai vissuto in piena armonia… Però, un figlio lo avevamo fatto. Anche se, a dirla tutta, non ci vuole molto. Annunziata non era certo la mia pari. Io venivo da una famiglia di professionisti, avevo studiato, laureato, mentre lei aveva finito solo una scuola professionale. Ma allora, da giovani, lamore o meglio, la passione aveva cancellato tutte le differenze. Forse, però, era stato un errore.
Oggi stavamo divorziando. E dispiaciuto, ad essere sincero, ero solo io. Soprattutto perché il nostro figlio, Tommaso, sarebbe rimasto con lei. E dal modo in cui si era messa, dubitavo che mi avrebbe fatto vedere spesso il bambino.
E infatti, Annunziata se ne andò subito dalla madre, giù in Calabria. Lindirizzo, ovviamente, non me lo lasciò. Non ritenne opportuno darmelo, probabilmente.
E così cominciarono per me giorni grigi e monotoni. Lanima era vuota. Mi ero abituato a tornare dal lavoro in fretta, sapendo che a casa qualcuno mi avrebbe aspettato.
Passò mezzo anno. In quel periodo non ebbi notizie né della mia ex moglie, né di mio figlio. Ecco perché rimasi spiazzato da una telefonata, arrivata una sera tardi. Era una donna, non la conoscevo.
Dopo averci parlato un po, capii che chiamava dai servizi sociali. Con voce fredda mi informò che Annunziata era morta per unimprovvisa malattia e avrei dovuto andare a prendere mio figlio.
Arrivato lì, scoprii che Tommaso non era neppure sotto tutela dei servizi sociali. La madre di Annunziata, mia ex suocera, era deceduta da tempo; così, Annunziata aveva affidato il bambino a una vecchia nonna, sua nonna, quindi la bisnonna del piccolo, e aveva cominciato a vivere alla giornata.
Il risultato fu la sua triste fine, causata da un eccesso di alcol. Aveva bevuto troppo.
Ora toccava a me crescere Tommaso. Ne ero stranamente felice, ma prima dovevo prenderlo dalla nonna anziana.
Il bambino, appena vide me, si illuminò, ma si aggrappò subito con forza alla bisnonna, urlando: Nonna, non lasciarmi!
Mi si spezzò il cuore di fronte a quella scena. La vecchia non disse nulla, ma non sembrava intenzionata a lasciar andare il suo adorato pronipote.
Non me la sentii di forzare la situazione. Dovevo riflettere. Uscii in cortile a fumare una sigaretta, pensando senza trovare una soluzione.
Quando rientrai, trovai Tommaso addormentato con la testa sulle ginocchia della bisnonna. Lei lo accarezzava piano, canticchiando una vecchia ninna nanna. Decisi di rimandare tutto allindomani e restare lì per la notte in fondo, si dice che la notte porta consiglio.
La mattina dopo, dissi alla signora di preparare le sue cose e quelle di Tommaso. Pensavo che per un po sarebbe rimasta con noi. Immaginavo che col tempo, il bambino si sarebbe affezionato nuovamente a me, e la bisnonna si sarebbe messa in disparte, poi magari, senza accorgercene, sarebbe tornata al suo paese.
Ma le cose non sono andate così. Non capii nemmeno io come, ma finii per affezionarmi a quella donna tenera, sempre pronta ad abbracciarti, con le sue mani delicate e il suo cuore grande. Alle sue frittelle calde la mattina, alle sue storie incredibili sulla vita, al modo in cui ci rincalzava le coperte a me e a Tommaso ogni sera.
Alla fine, non ci riuscii a mandarla via. Non avrei potuto. Sarebbe stato un torto, soprattutto a mio figlio, ma anche a me stesso.
Così, la nostra amatissima bisnonna restò a vivere con noi, fino al suo ultimo giorno.







