Allora, questo contratto va spedito oggi. Martina, mi senti? Dove sei con la testa? Laura appoggiò una mano sulla spalla della sua contabile e migliore amica. Tutto bene?
Eh, Laura! Non riesco a smettere di pensare a Giulia! Pensa che ieri è tornata a casa due ore dopo il previsto. Le ho chiesto dove fosse stata, e lei niente, muta! Cosa le passa per la testa?!
Marti, scusa se te lo dico, ma tua Giulia ormai non è più una bambina. Ha ventisei anni. E tu ancora la chiami Giu come se avesse cinque anni. Non credi che sia ora di lasciarla crescere?
Per una madre, il figlio resta sempre un bambino! Dai, non sai cosa vuol dire? Crescere, dici tu?! Lhai mai vista? Un soffione di campo! Basta un soffio e vola via E dove, e perché? Io ho paura per lei, capisci? Facile parlare per te Hai due maschi e se la cavano alla grande.
Eh, ma non ci sono nati così. Dipende da come li cresci.
Tu però hai tuo marito accanto! È lui che ha dato una mano con i ragazzi! E ci sta. È il padre. Invece io Giulia lho cresciuta da sola, lo sai bene. Suo padre lasciamo perdere, sparito e mai più visto. Adesso però si rifà vivo. Ciao, sono tornato! Ma ti pare? Vuole riallacciare Per Giulia non serve a niente, già ha i suoi problemi!
Beh, però sei stata tu a non permettergli di vedere la figlia. Martina, scusami, ma è vero! Ti ricordi gli scenate che facevi quando stavate ancora insieme? E le notti passate a casa mia con la bambina neonata? E poi hai messo in testa a Giulia che il padre è uno stronzo scusa la parola! Tutto per cosa?
Perché non lho mai amato, Laura! Ma tu queste cose le sai già! Ma a che serve rivangare tutto adesso?
Lo so Però chiedi a Giulia se vuole vederlo il padre. Dai almeno una possibilità.
Ma che vuoi che dica? Piangerà e mi farà sentire ancora più in colpa! Martina lanciò il timbro sulla scrivania, esasperata. Ecco fatto! Firma, va! Laura, parlare con te mi deprime! Ma che amica sei, che invece di sostenermi mi critichi sempre?
Se non te lo dico io, chi? Siamo amiche da quasi cinquantanni! Vuoi che faccia solo la carina o ti dica la verità? Guarda che Giulia mi fa tenerezza come i miei figli. È cresciuta anche con me! E mi fa male vederti appiccicare letichetta di zitella a una ragazza così in gamba! Intelligente, bella, e sembra quasi si vergogni di vivere.
Io? Ma stai scherzando, Laura?
Quello che vedo, dico! Questa ragazza di famiglia dovrebbe farsene una, invece vive ancora appesa a te. Mamma questo, mamma quello Ma dai, Martina! Respira un po, lasciala vivere! Solo perché una sera rientra tardi, fai una tragedia. Poi non le parli per giorni. Come fa ad avere una vita sua? Tu sempre lì a misurare ogni cosa.
Ma io per lei faccio tutto, Laura! Le ho pagato gli studi, le ho comprato la macchina. La vesto come una bambola. La porto ogni estate in vacanza.
Già E la accompagni a braccetto ovunque. Un passo fuori schema e subito controllo! Le regole cambiano ogni giorno. Non andare lì, non fare questo Un incubo! E poi ti lamenti che la pressione va su? Dai, Marti, ma ti ascolti? Laura si lasciò cadere pesantemente sulla poltrona e si allentò il colletto. Lasciala in pace, quella ragazza! Falle vivere la sua vita! Sei tu che le hai messo addosso la corona della zitellaggine Solo perché tu non eri felice, ora anche a lei deve andare male? È così che ragioni?
Laura Sei strana oggi. Che succede, problemi a casa? Sono i ragazzi? Ti sei accesa come una fiamma! Lunica cosa sensata che hai detto è che Giulia forse davvero ha su la maledizione della zitella Come ho fatto a non pensarci prima?! Laura! Mi serve una nonna!
Hai bisogno di una nonna? Ma sei seria, Marti? Laura quasi si disperò mentre guardava la foto dei suoi figli sulla scrivania. Uno scatto tenerissimo: tutti bambini, arrampicati sul vecchio melo della casa di campagna. E sotto, spettinata e piccola, cera anche Giulia. Ricordava ancora la ramanzina che Martina le aveva fatto quando aveva visto la figlia ridotta così. Piccola Giulia stava lì impalata davanti alla mamma, rigida come un soldatino, e aveva paura anche solo di incrociarle lo sguardo. Martina non la sgridava, ma il tono monotono e il rimprovero colpivano sempre dove faceva più male: sullamore per la madre.
Laura sorrise amaramente, pensando che nulla era cambiato. Giulia restava sempre la stessa bambina agli occhi della madre. E nonostante Laura avesse provato mille volte a parlarle, Martina non ascoltava.
I figli di Laura avevano trovato la loro strada e già le avevano regalato nipotini, mentre Giulia camminava sempre sul filo, terrorizzata di ferire la madre anche con una parola di troppo.
E ora Martina voleva una nonna che le togliesse la maledizione Ma per favore! La mente delle persone è come un bosco fitto e buio, altro che! Ti perdi a cercare la strada, con i lupi che ti vorrebbero togliere anche quel poco di felicità che hai.
Una spinta improvvisa riportò Laura sulla terra e le venne unidea. Si riscosse, si raddrizzò e puntò il dito verso Martina.
Ci sarebbe! Ce lho, la nonna! Come ho fatto a dimenticarla? Marti, sul serio vuoi provarci?
Ma che domande fai? È mia figlia, è lunica che ho! Cosa non farei per vederla felice?
Laura trattenne il sorriso e prese lagenda.
Vai, intanto spedisci il contratto e lascia fare a me. Se va tutto bene, partiamo questo weekend.
Dove?
In campagna! Secondo te le nonne fanno questi lavoretti in città? Vai, fidati di me! Sistemiamo tutto noi.
Quando Martina chiuse la porta, Laura prese subito il telefono senza nascondere la risatina.
Signora Teresa? Sì, sono io! Mi serve un aiuto, ma non per me… per unamica. Ci vediamo così le spiego tutto? È urgente…
Tre giorni dopo, il SUV di Laura affrontava una stradina polverosa poco fuori Firenze.
Manca ancora tanto? sbuffava Martina guardando Giulia, che sedeva accanto.
Giulia il giorno prima era rientrata di nuovo tardi, e stavolta non solo non aveva spiegato il motivo, ma aveva anche chiuso la porta in faccia alla madre con la scusa del lavoro. Martina, offesa e agitata, continuava a spiarla di sottecchi, cercando di capire che le stesse succedendo.
Stavolta Giulia era in jeans e maglietta sbarazzina, nonostante la madre avesse insistito per qualcosa di più decente.
Mettiti la gonna lunga e una maglia carina. Non è che stiamo andando in discoteca!
Mamma, non sono mai stata in discoteca! Quindi non so neanche come ci si veste. Ma a prendere le zecche in campagna non ci tengo, quindi meglio i jeans!
Giulia, non è il caso!
Ma perché? Non stiamo mica andando a messa!
No, però
Mamma, puoi anche chiedere, ma lasciami almeno decidere da sola come vestirmi, ok? Grazie! Giulia tagliò corto e Martina si accigliò ancora di più, chiudendo il dialogo.
Ancora? sbottò Laura mettendo in moto, ridendo. Giulia, tua madre ti porta sempre allesasperazione! Se per una volta girassi quella benedetta manopola, magari cambierebbe qualcosa! Ormai si è arrugginita!
Giulia scoppiò a ridere, mentre Martina si rabbuiava.
Ma che male aveva fatto per meritarsi tutto ciò?
Alla figlia aveva dato tutto. Anche a Laura aveva sempre dato tanto. Da anni seguiva la sua attività senza un solo problema, con il massimo impegno, anche se la società era in parte di Laura e dei suoi figli. Ma, come sempre, nessuno riconosce mai quello che fai per loro.
Un improvviso stop e Martina tornò in sé.
Laura, cosa succede?
Guarda!
Davanti allauto, in mezzo alla strada, cera una capra! Bianca come la neve, e per nulla contenta. Diede un bel colpo di coda, lasciò sui sassi qualche segno della sua presenza e se ne andò verso il recinto.
Eccoci qua Martina guardava intorno, stropicciandosi gli occhi alla luce.
Eh già! Hai visto che accoglienza? Laura fece locchiolino a Giulia e spense il motore. Da qui si va a piedi, signore mie. La nonna Teresa non vuole motori: dice che lodore e il rumore spaventano gli animali. Meglio rispettarla, altrimenti rischiamo che ci cacci fuori di casa!
Giulia saltò fuori e si riempì i polmoni daria fresca. Sapeva di pane appena sfornato, fumo e camomilla.
Era una vita che non usciva così dalla città, a parte qualche barbecue estivo a casa di Laura. Con i suoi figli era rimasta amica, era anche madrina dei loro gemelli, molto amata dalle famiglie. Le mogli dei figli di Laura volevano sempre organizzarle appuntamenti, ma finiva sempre male.
Mamma, che bello qui! Giulia sorrise dimenticando per un attimo il nervosismo.
Ma Martina fu subito pronta a riportarla con i piedi per terra. Si voltò di scatto e si avviò verso il cancelletto senza guardare la figlia.
Dai, lascia passare Giulia avanti. È lei che ha bisogno daiuto!
Laura ci scherzava su, ma Martina niente, fissava la vecchia casa da cui usciva il profumo del pane, e le saliva un nodo alla gola.
Che fai impalata? Avanti, se sei venuta!
La voce roca e acida della vecchia fece trasalire Martina, che si scostò tra le risate pungenti della padrona di casa.
Un po paurosa, eh? Ma si può rimediare! Forza, non ho tutto il giorno!
La vecchietta, curva e tutta storta, era rapida come un lampo: Martina non fece in tempo a pensare che lanziana era già sparita dentro casa.
Ma come va Martina guardò Laura e raccolse lespressione curiosa della figlia. Che guardi così, Giulia? Siamo qui per te. Sistéma i capelli e andiamo! Più in fretta finiamo, meglio è!
Dentro, la casa era quasi buia. Ai vetri tende pesanti, e Martina ci mise un attimo per vedere la vecchia seduta a capotavola.
Svelti, forza! Ho un sacco da fare. Dunque, perché siete qui? Anzi, non parlare! Lo vedo da sola! Togliere la corona da zitella, eh? Va bene, ci sto. Vai!
Vai cosa?
Dammi cosa hai portato! Lanello, il fazzoletto, limmagine sacra, i chicchi di riso! Eh no, via il riso non serve, troppo lungo, facciamo senza!
E da lì cominciò una sceneggiata tale che Martina rimase senza parole. Obbediva a tutto quello che la vecchia diceva, ripeteva le frasi sottovoce, fino a che non si accorse che doveva fare tutto lei.
Ma aspe, ma non è a me che serve questa roba!
E a chi se no? Qui vedo solo te che hai problemi. Non farmi perdere tempo! Forse dubiti delle mie capacità?
Il tono improvvisamente cambiato fece fermare Martina di colpo.
Bene, tesoro! Vai ora e bada a te. Non sprecarti troppo! Presto arriverà chi ti prenderà così come sei! Cosa spalanchi gli occhi? Ho detto tutto! Andate!
Giulia corse fuori dietro a Laura, mentre Martina fissava ancora la donna anziana.
Ma e mia figlia?
Cosa ha che non va? È una ragazza fantastica! Presto ti regalerà un bel nipotino.
Martina rimase senza fiato.
Un nipotino?
Forte e sano. O magari una nipotina, ancora non si vede E te che ti agiti tanto? Che, non sei contenta? Hai fatto così tanta ombra su tua figlia che faceva paura, ora va meglio. È rimasto solo un filo sottile che sparirà presto. Ho tolto la tua maledizione di madre!
Quale maledizione? Cosa dice?
Quella materna! Nessuno maledice più forte dei genitori i loro figli. Lhai mai lasciata respirare, quella poverina? Sempre a correggere, a criticare, a decidere chi vedere, quando farlo perfino il padre hai escluso! Grande errore, quello è pur sempre il suo padre, non uno qualunque! Hai preteso troppo! A fare figli con lui andava bene, ma crescerli no? Dai, lascia perdere. Lasciala libera, già da oggi! E se dice qualcosa, non contraddirla. È grande, capisce quello che fa. A te spetta essere madre: mantenere il nido caldo, così quando vorrà tornare avrà un posto dove portare i suoi pulcini. Capito? Hai solo da essere madre, non fare la barricata di orgoglio tra voi due!
Martina ascoltava come in trance. Possibile che fosse davvero così? Aveva forse perso la sua Giulia?
No! Martina scattò in piedi e corse fuori, senza vedere la vecchia che sorrideva dietro di lei, passandosi una mano artigliata sulla testa, poi subito nascondendo le mani nel grembiulone, come durante tutto il rito.
Il sole la ferì agli occhi quando uscì, ebbe il tempo di abituarsi e già Giulia e Laura erano lì, serie.
Mamma, stai bene?
Bene una cippa! Laura, andiamo via, mi scoppia la testa!
Per tutto il viaggio Martina rimase in silenzio. Giulia la osservava ma non aveva il coraggio di chiederle cosa le girasse per la testa. Laura le fece locchiolino dallo specchietto.
Allora? Tutto okay? Come speravi?
Mah, Laura Era strana, quasi cattiva Perché trattava così?
Ma credevi facesse inchini? Se sapessi quanta gente ha nella lista dattesa per togliere la corona da zitella! Meno male che ci ha fatto passare prima!
Sì sì, grazie Martina rispose distrattamente, e Laura rallentò un po.
Che hai, Marti?
Non so. Mi sento tutta strana.
Ottimo! Vuol dire che lincantesimo funziona!
Giuli, oggi niente centro commerciale. Compreremo i sandali un altro giorno. Andiamo a casa, va bene?
Giulia annuì, anche un po commossa: la madre la chiamava Giuly da una vita, senza ascoltare ragioni.
Mamma, posso allora vedere le ragazze stasera, se non ti dispiace?
Ma certo. Che resto a fare da sola a casa? Divertiti
Martina guardava il panorama che sfilava e non sentì nemmeno Laura bisbigliare: Miracolo! Sta funzionando davvero!
Quella sera, in una terrazza di un bar di Firenze, scattavano risate a non finire.
Poi ho sentito che mi grattavo la testa come una matta! Quella parrucca! Chi la inventò E se la mamma di Giulia avesse visto il mio smalto sarebbe stato un dramma! Non ho fatto in tempo a toglierlo. Il mio estetista era malato, e io tra una prova e laltra dalla nonna Teresa, mi sono dimenticata Perciò mi sono chiusa nella parte della vecchia maga, misteriosa e insopportabile! Un tocco da teatrante, dai!
La giovane ragazza riccia e scura rideva, seguita da tutto il gruppo.
Laura, dove hai conosciuto Teresa?
Alla festa della mia nipotina! Avevo una paura che Martina la riconoscesse e invece nulla!
Ma figurati! Babajaga e Cenerentola! Un minimo di mestiere teatrale ce lho anchio
E oggi abbiamo visto che sei nata per il ruolo, Daria! Sei stata fantastica! Mia mamma ci ha creduto.
Altro che! Laura si asciugava le lacrime dal ridere. Giulia, guarda cosa si fa per rimettere in sesto lamica del cuore! Adesso puoi presentare tuo padre a tuo Denis. Secondo me tua madre è pronta. Forse inviterete anche lui al matrimonio, che dici? Dopo la stregata di Teresa, tua madre dovrà riprendersi ancora un po. È già la quinta volta che mi chiama, si dispera per non aver fatto prima qualcosa
Ma dai! Giulia si strinse al suo fidanzato. Papà, dici che ora possiamo dirle che da un anno parliamo e che la casa lhai comprata tu?
Ancora un po, vi darò le chiavi come regalo di nozze. Finite i lavori. Domani pomeriggio viene il piastrellista. Figlia, tutto chiaro?
Eh?
Ma davvero mamma non immagina niente?
No.
Mi dispiace per lei. Che non sappia niente, né che ti sei innamorata, né dei nostri incontri Non è giusto.
Giulia smise di sorridere e sospirò.
Lo so, papà. Dove manca la fiducia, ci sono troppi segreti. Ma non potevo rischiare di perdere tutto proprio ora. Laura, grazie! Senza di te
Oh, smettila! Vado spesso a teatro, ma una rappresentazione così non lavevo mai vista! Daria, sei un genio!
Non ancora, sto imparando! Ma quasi quasi inizio davvero a fare lavori contro la zitella Vi pare che sono stata brava?
Quanto brava lo scoprì solo due anni dopo, quando Laura la chiamò dicendo: Ricordi Martina? Le hai tolto la maledizione! Non solo ora è nonna, Giulia le ha dato una nipotina… ma ora si sposa anche lei! Dovresti proprio cambiare lavoro, hai un vero talento!Daria rise piano e guardò lamica: Mi sa che ho liberato tutti, non solo Giulia.
Le voci si mescolavano tra i bicchieri, i progetti, i sogni ormai adulti. Era passata la stagione delle paure: adesso, nelle risate, il passato aveva un sapore dolce di riconciliazione. Fu in quel momento che il cellulare di Giulia vibrò. Era un messaggio di sua madre: Se stai bene, anchio sto bene. Ti voglio felice, senza più corone né catene. Resta libera. E fammi sapere quando torni, che ti aspetto. Ti amo, mamma.
Giulia sentì scendere una lacrima espansa di sollievo. La mostrò a Laura, che annuì commossa.
Fuori, sopra le luci della città, il vento di primavera smuoveva le stelle.
Adesso era finalmente il tempo dei passi leggeri, delle parole dette senza temere frasi spezzate. Perché ogni madre può essere strega, fata, ostacolo o rifugio. Martina aveva scelto di essere porta aperta.
E Giulia, per la prima volta, si sentì semplice, intera, coraggiosamente felice.






