Gennaro e sua moglie Loredana non hanno mai vissuto in armonia… Eppure, un figlio lo hanno avuto. Non ci voleva molto. Lei, con solo un diploma professionale, diversa dal marito, laureato, proveniente da una famiglia benestante e colta. Ma allora, da giovani, l’amore – o forse la passione – aveva cancellato ogni differenza. Col senno di poi, forse è stato un errore. Oggi stavano divorziando. Solo Gennaro rimpiangeva la situazione, soprattutto perché il figlio sarebbe rimasto con Loredana, la quale, a giudicare dal suo atteggiamento, difficilmente gli avrebbe permesso di vedere spesso il piccolo Riccardo. Infatti, subito dopo, Loredana se n’era andata dalla madre in un’altra regione senza lasciare l’indirizzo a Gennaro. Le giornate dell’uomo diventarono grigie e vuote; era abituato a correre a casa, lì dove qualcuno lo aspettava. Passò mezzo anno senza notizie della ex moglie e del figlio, finché, una sera, ricevette una telefonata inattesa. Era una donna, con voce indifferente, che lo chiamava dai servizi sociali: la sua ex moglie era improvvisamente deceduta e doveva venire a prendere Riccardo. Ma, una volta arrivato, Gennaro scopre che suo figlio non era presso gli assistenti sociali. La madre di Loredana era morta da tempo e il bambino era stato affidato a una vecchia bisnonna, mentre la madre si era persa nella dissolutezza, fino a morire di alcolismo. Ora toccava a Gennaro crescere Riccardo, cosa di cui era felice; ma prima doveva convincere il piccolo a lasciare la bisnonna. Eppure Riccardo, pur felice di vedere il padre, non voleva separarsi dalla dolce vecchietta, gridando: “Non lasciarmi, nonna!” Il cuore di Gennaro si stringeva vedendo la scena. La donna anziana non diceva una parola, ma nemmeno lei voleva lasciar andare il suo amato pronipote. Gennaro decise di non forzare la situazione: uscì, fumò a lungo, riflettendo su cosa fare. Quando rientrò, trovò Riccardo addormentato con la testa sulle ginocchia della bisnonna, che lo accarezzava dolcemente e canticchiava piano. Decise di rimandare la scelta alla mattina dopo: “Il mattino ha l’oro in bocca”, si disse. All’alba disse alla vecchia di preparare le valigie per sé e il bambino; pensava che lei potesse vivere con loro un po’, finché Riccardo non si fosse legato di nuovo a lui e poi sarebbe tornato tutto alla normalità. Ma niente andò secondo i piani: Gennaro si affezionò persino più del figlio a quella donna piena di dolcezza, ai suoi pancake mattutini, alle sue storie di vita, alle mani affettuose che coprivano lui e Riccardo la notte. Non poteva rinunciare a lei, sarebbe stato un delitto, verso il piccolo e verso se stesso. E così, la preziosa bisnonna rimase a vivere con loro fino al suo ultimo giorno…

Io e mia moglie, Annunziata, non avevamo mai vissuto in piena armonia… Però, un figlio lo avevamo fatto. Anche se, a dirla tutta, non ci vuole molto. Annunziata non era certo la mia pari. Io venivo da una famiglia di professionisti, avevo studiato, laureato, mentre lei aveva finito solo una scuola professionale. Ma allora, da giovani, lamore o meglio, la passione aveva cancellato tutte le differenze. Forse, però, era stato un errore.

Oggi stavamo divorziando. E dispiaciuto, ad essere sincero, ero solo io. Soprattutto perché il nostro figlio, Tommaso, sarebbe rimasto con lei. E dal modo in cui si era messa, dubitavo che mi avrebbe fatto vedere spesso il bambino.

E infatti, Annunziata se ne andò subito dalla madre, giù in Calabria. Lindirizzo, ovviamente, non me lo lasciò. Non ritenne opportuno darmelo, probabilmente.

E così cominciarono per me giorni grigi e monotoni. Lanima era vuota. Mi ero abituato a tornare dal lavoro in fretta, sapendo che a casa qualcuno mi avrebbe aspettato.

Passò mezzo anno. In quel periodo non ebbi notizie né della mia ex moglie, né di mio figlio. Ecco perché rimasi spiazzato da una telefonata, arrivata una sera tardi. Era una donna, non la conoscevo.

Dopo averci parlato un po, capii che chiamava dai servizi sociali. Con voce fredda mi informò che Annunziata era morta per unimprovvisa malattia e avrei dovuto andare a prendere mio figlio.

Arrivato lì, scoprii che Tommaso non era neppure sotto tutela dei servizi sociali. La madre di Annunziata, mia ex suocera, era deceduta da tempo; così, Annunziata aveva affidato il bambino a una vecchia nonna, sua nonna, quindi la bisnonna del piccolo, e aveva cominciato a vivere alla giornata.

Il risultato fu la sua triste fine, causata da un eccesso di alcol. Aveva bevuto troppo.

Ora toccava a me crescere Tommaso. Ne ero stranamente felice, ma prima dovevo prenderlo dalla nonna anziana.

Il bambino, appena vide me, si illuminò, ma si aggrappò subito con forza alla bisnonna, urlando: Nonna, non lasciarmi!

Mi si spezzò il cuore di fronte a quella scena. La vecchia non disse nulla, ma non sembrava intenzionata a lasciar andare il suo adorato pronipote.

Non me la sentii di forzare la situazione. Dovevo riflettere. Uscii in cortile a fumare una sigaretta, pensando senza trovare una soluzione.

Quando rientrai, trovai Tommaso addormentato con la testa sulle ginocchia della bisnonna. Lei lo accarezzava piano, canticchiando una vecchia ninna nanna. Decisi di rimandare tutto allindomani e restare lì per la notte in fondo, si dice che la notte porta consiglio.

La mattina dopo, dissi alla signora di preparare le sue cose e quelle di Tommaso. Pensavo che per un po sarebbe rimasta con noi. Immaginavo che col tempo, il bambino si sarebbe affezionato nuovamente a me, e la bisnonna si sarebbe messa in disparte, poi magari, senza accorgercene, sarebbe tornata al suo paese.

Ma le cose non sono andate così. Non capii nemmeno io come, ma finii per affezionarmi a quella donna tenera, sempre pronta ad abbracciarti, con le sue mani delicate e il suo cuore grande. Alle sue frittelle calde la mattina, alle sue storie incredibili sulla vita, al modo in cui ci rincalzava le coperte a me e a Tommaso ogni sera.

Alla fine, non ci riuscii a mandarla via. Non avrei potuto. Sarebbe stato un torto, soprattutto a mio figlio, ma anche a me stesso.

Così, la nostra amatissima bisnonna restò a vivere con noi, fino al suo ultimo giorno.

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Gennaro e sua moglie Loredana non hanno mai vissuto in armonia… Eppure, un figlio lo hanno avuto. Non ci voleva molto. Lei, con solo un diploma professionale, diversa dal marito, laureato, proveniente da una famiglia benestante e colta. Ma allora, da giovani, l’amore – o forse la passione – aveva cancellato ogni differenza. Col senno di poi, forse è stato un errore. Oggi stavano divorziando. Solo Gennaro rimpiangeva la situazione, soprattutto perché il figlio sarebbe rimasto con Loredana, la quale, a giudicare dal suo atteggiamento, difficilmente gli avrebbe permesso di vedere spesso il piccolo Riccardo. Infatti, subito dopo, Loredana se n’era andata dalla madre in un’altra regione senza lasciare l’indirizzo a Gennaro. Le giornate dell’uomo diventarono grigie e vuote; era abituato a correre a casa, lì dove qualcuno lo aspettava. Passò mezzo anno senza notizie della ex moglie e del figlio, finché, una sera, ricevette una telefonata inattesa. Era una donna, con voce indifferente, che lo chiamava dai servizi sociali: la sua ex moglie era improvvisamente deceduta e doveva venire a prendere Riccardo. Ma, una volta arrivato, Gennaro scopre che suo figlio non era presso gli assistenti sociali. La madre di Loredana era morta da tempo e il bambino era stato affidato a una vecchia bisnonna, mentre la madre si era persa nella dissolutezza, fino a morire di alcolismo. Ora toccava a Gennaro crescere Riccardo, cosa di cui era felice; ma prima doveva convincere il piccolo a lasciare la bisnonna. Eppure Riccardo, pur felice di vedere il padre, non voleva separarsi dalla dolce vecchietta, gridando: “Non lasciarmi, nonna!” Il cuore di Gennaro si stringeva vedendo la scena. La donna anziana non diceva una parola, ma nemmeno lei voleva lasciar andare il suo amato pronipote. Gennaro decise di non forzare la situazione: uscì, fumò a lungo, riflettendo su cosa fare. Quando rientrò, trovò Riccardo addormentato con la testa sulle ginocchia della bisnonna, che lo accarezzava dolcemente e canticchiava piano. Decise di rimandare la scelta alla mattina dopo: “Il mattino ha l’oro in bocca”, si disse. All’alba disse alla vecchia di preparare le valigie per sé e il bambino; pensava che lei potesse vivere con loro un po’, finché Riccardo non si fosse legato di nuovo a lui e poi sarebbe tornato tutto alla normalità. Ma niente andò secondo i piani: Gennaro si affezionò persino più del figlio a quella donna piena di dolcezza, ai suoi pancake mattutini, alle sue storie di vita, alle mani affettuose che coprivano lui e Riccardo la notte. Non poteva rinunciare a lei, sarebbe stato un delitto, verso il piccolo e verso se stesso. E così, la preziosa bisnonna rimase a vivere con loro fino al suo ultimo giorno…
Scusate se non sono stata all’altezza delle vostre aspettative! Tutto è successo come in una barzelletta o in una soap opera: la sera, il marito seduto al computer, la moglie indaffarata nelle faccende, scatta l’allarme della macchina e lui corre in cortile così com’è (per fortuna era estate!). La moglie, spolverando il tavolo, muove involontariamente il mouse e lo schermo si riaccende. No, non è nel carattere di Ilaria controllare il telefono del marito, frugare nelle tasche o spiare cosa fa al computer – lo considerava scorretto. Stavolta, però, tutto accadde per caso, senza nessuna intenzione. Distrattamente, da uno sguardo allo schermo e vede una chat, un dialogo su qualche sito. Si imbarazza, si volta, ma un attimo prima la sua attenzione cade sulla parola “amore”. Cercando scuse (“Magari avrà scritto ‘mia amata moglie dice che…’, o forse ‘adoro quella salame!’”), Ilaria torna a guardare lo schermo. “Sì, amore,” scriveva suo marito, usando senza pudore la sua foto su un sito d’incontri, “ci vediamo domani come d’accordo. Ogni ora ripenso al nostro ultimo incontro: tu sei una vera bomba!” “E tu sei un vero orso, il mio peluche,” rispondeva una ragazza esile e rossiccia, “sono ancora tutta indolenzita.” Poi, a quanto pare, quando il marito è corso fuori, la chat continuava con messaggi ansiosi: “Peluchino, ci sei? Mi manchi già! Dove sei?” Ilaria si siede sul divano, straccio ancora in mano. Tutto tornava. Il marito aveva detto che il giorno dopo aveva una riunione di lavoro imperdibile, e lei gli aveva stirato con cura i pantaloni, scelto la cravatta, preparato la camicia: tutto chiaro, ora capiva a quale “evento” stava davvero preparando il marito. …Il marito rientra e sbraita per dei ragazzini che hanno colpito l’auto con il pallone. Urla, si agita, e Ilaria lo ascolta e annuisce, ma come distante, perduta nei pensieri e nei sentimenti. Fortunatamente, quella sera non c’era “clima romantico” in casa, e vanno a letto in silenzio. “Ci penserò domani,” decide Ilaria, proprio come Rossella O’Hara, ma passa la notte sveglia e agitata. La mattina dopo, il marito va in ufficio e Ilaria inizia a riordinare: la madre sarebbe arrivata con Stefano, che aveva passato una settimana in campagna dai nonni. Ilaria pulisce ossessivamente pavimenti e sanitari, ma i pensieri pesanti ruotano ossessivi: “E ora, che fare???” Ancora non realizza fino in fondo, ma la memoria le riporta alla mente fatti e dialoghi del marito che ora appaiono sotto una luce completamente diversa. Il mondo familiare è crollato, bisogna fare ordine tra le macerie. Su una cosa è sicura: non potrà mai perdonare il marito. Mai. Anche se chiedesse scusa. Anche se dicesse che è stato uno sbaglio. Anche se giurasse che non succederà più. Forse col tempo farà meno male, ma il tradimento resterà. Eppure sa che Stefano ha solo due anni e mezzo. L’asilo nido sarà disponibile solo in autunno, quindi non può tornare subito a lavorare. Pesare sui genitori anziani? Combattere per gli alimenti? Affrontare subito un doloroso divorzio, ancora sotto shock? Avrà la forza di resistere se il marito la supplica di perdonare e temporeggiare? No, il divorzio è deciso – ma non ora. Così Ilaria si chiude in un silenzio tattico. Continua a occuparsi della casa e del figlio, stira le camicie al marito e sceglie le cravatte. Addirittura ride alle sue battute quando, di rado, la considera più di una domestica animata e le rivolge la parola. L’unica cosa che non riesce più a fare è superare il senso di repulsione: inventa scuse per evitare “certi” doveri coniugali. Ma il marito sembra quasi sollevato da ciò. Negli ultimi tempi lui sembra rinato: sorride, canticchia, porta fiori senza motivo, e lei fa finta di credere alle pseudo trasferte di lavoro e corsi di aggiornamento. A ottobre, finalmente, arriva il posto al nido. Ilaria trova lavoro e subito chiede il divorzio. Dire che il marito ne resta sconvolto non basta: era convinto che lei non sapesse niente delle sue scappatelle. Una volta scoperta la verità, lui fa una scenata furibonda, accusando la moglie di opportunismo. “Mercenaria!… Meschina e subdola!… Proprio vero che certe donne sono delle prostitute domestiche! Hai vissuto alle mie spalle, aspettava solo che il bambino crescesse e poi ciao-ciao bel marito, vero? Pensavo che mia moglie fosse diversa, ma sei uguale a tutte le altre!” Gli amici comuni danno ragione al marito e voltano le spalle a Ilaria, ritenuta una calcolatrice senza scrupoli. Perfino sua madre la guarda con biasimo: “Come hai potuto? Se volevi divorziare, potevi farlo subito. Invece hai aspettato, nascosta, tenendo il dente avvelenato… Non credevo che mia figlia fosse così piccola e astuta.” “Scusate se non sono stata all’altezza delle vostre aspettative,” – era la risposta di Ilaria a tutti, senza mai cambiare idea.