Cinquantamila euro, Matteo. Cinquanta. Oltre ai trenta di mantenimento.
Francesca ha lanciato il telefono sul tavolo della cucina con tanta forza che è scivolato quasi fino al bordo. Matteo è riuscito a prenderlo al volo, e quel gesto lha fatta arrabbiare ancora di più.
Francesco aveva bisogno di scarpe da ginnastica e della divisa per la squadra Matteo ha posato il telefono a faccia in giù, come volesse nascondere una prova. Cresce, Fra. I ragazzi crescono, lo fanno tutti.
Scarpe da ginnastica da cinquanta euro? Che fa, lhanno convocato nella nazionale datletica?
Cera anche lo zaino. E il giubbotto. Sta per arrivare lautunno.
Francesca si è girata, non voleva proprio vedere suo marito in quel momento. Sapeva di quei bonifici, uno al mese, sempre con la stessa scusa: figlio, dovere, responsabilità. Parole belle, dietro cui si nascondevano cifre ben precise che finivano fuori dal loro bilancio.
Ma io lo amo Matteo le si è avvicinato, fermandosi ad un passo dalle sue spalle È mio figlio. Non posso semplicemente…
Chi ti ha detto di abbandonarlo? Sto solo dicendo: perché spendere così tanto oltre il mantenimento? Trenta euro al mese non sono pochi! Anna non lavora?
Lavora.
Allora qual è il problema?
Matteo è rimasto in silenzio. Ormai Francesca lo conosceva, quello era il suo silenzio di quando sapeva che non aveva una vera risposta. Solo la sua abitudine a cedere, a aiutare, a non discutere. Fare il bravo ex marito, il bravo padre, il bravo uomo. A scapito loro.
Si è appoggiata con la schiena al lavello.
Tengo il conto, sai? Mentale. Quanti soldi vanno là ogni mese. Vuoi sapere la cifra annuale?
No.
Quasi seicentomila euro. Anche senza questi ultimi cinquantamila.
Matteo si massaggiava la radice del naso. Quel gesto per lui significava “lasciamo perdere”. Ma Francesca ormai non poteva tacere. Troppi anni ad essere la donna comprensiva.
Dovevamo andare in vacanza, ricordi? Tu avevi promesso: novembre, il mare, due settimane. E ora quei soldi dov’è che sono finiti?
Fra, lo so… Ma Anna ha chiamato, cera bisogno urgente…
Anna. Sempre Anna. È sempre urgente per lei.
Matteo si è seduto sullo sgabello, i gomiti sulle ginocchia. Francesca ha improvvisamente notato quanto fosse esausto. Non da lavoro, ma da quel tira e molla infinito tra due donne. Ha provato un briciolo di compassione, ma lha soffocato subito.
Vuole comprare casa ha detto Matteo, abbassando lo sguardo Così Francesco avrebbe una sua stanza.
Aspetta. Che casa?
Una più grande. Ora vivono in un bilocale, lo sai. Gli stanno stretti.
Gli stanno stretti… E chi paga?
Matteo finalmente l’ha guardata, con lampi di colpa negli occhi. Francesca ha sentito un brivido freddo.
Non starai mica…
Lei ha chiesto una mano con lanticipo. Sto solo pensando.
Stai pensando? Matteo, sono tantissimi soldi! Dove li prendi?
Abbiamo messo da parte qualcosa. Per la macchina.
Noi abbiamo messo da parte! Per la nostra macchina! Per la nostra famiglia!
La voce le è uscita urlando, Francesca si è messa una mano sulla bocca, ma ormai le parole erano fuori, tra loro.
Matteo si è alzato, è andato verso la finestra, mani in tasca.
Francesco è anche la mia famiglia. Non posso far finta che non esista.
Nessuno ti chiede di far finta! Ma cè il mantenimento legale, ufficiale. Il resto è generosità tua. E anche mia, per inciso. Perché sono soldi nostri.
Lo so.
Ma questo non ti ferma.
Silenzio. Dal muro accanto si sentiva la televisione dei vicini voci smorzate, risate da una commedia. Sfondo assurdo per quella conversazione.
Francesca si è seduta al suo posto, ha stirato la tovaglia con la mano. Aveva dentro rabbia, rancore, confusione. Ma il tono è rimasto fermo.
Quanto vuole?
Duecentomila euro per lanticipo.
Quella cifra è rimasta sospesa nellaria, e Francesca ha riso breve, senza divertimento.
Duecentomila. È tutto quello che abbiamo.
Lo so.
E davvero pensi di darle quei soldi?
È per mio figlio.
Io sono contraria. Sono anche soldi miei, se te lo ricordi.
Matteo non ha risposto. E non cera più nulla da dire.
Una settimana dopo, Francesca ha aperto lapp della banca solo per vedere se era arrivato lo stipendio. Ha scorsiato il conto risparmi dove, da tre anni, mettevano da parte i soldi.
Saldo: quarantasettemilacinquecentodue euro…
Ha sbattuto le palpebre, ricaricato lapp. Ancora.
Quarantasettemila invece di duecentomila…
Il telefono le è scivolato dalle mani, è caduto sul tappeto.
Francesca è rimasta in piedi al centro della stanza, incapace di muoversi. Duecentomila euro. Tre anni di sacrifici, vacanze rimandate, ogni acquisto ponderato. Ora restavano quarantasettemila. Le briciole del loro futuro.
Ha preso il telefono, controllato la cronologia. Bonifico a nome Anna Rossi.
Neppure aveva cercato di nasconderlo.
Matteo era seduto sul divano con il portatile. Ha alzato la testa e quando ha visto la sua faccia, il suo sorriso si è spento.
Hai dato tutti i nostri risparmi alla tua ex?!
Il grido è diventato quasi isterico, e Francesca non ha badato a chi sentisse. Tutti i vicini, pazienza.
Fra, aspetta… posso spiegare…
Spiegare?! Duecentomila euro, Matteo! Erano nostri!
Matteo ha messo via il portatile, si è alzato piano. Lo sguardo, ostinato, senza vergogna.
È per Francesco. Gli serve una camera sua, una casa decente. Sono suo padre, il mio dovere…
Il dovere verso la tua famiglia! Verso di me! Non verso una donna da cui ti sei separato quattro anni fa!
È la madre di mio figlio.
E io chi sono?!
Sei mia moglie. Ti amo. Ma Francesco…
Basta coprirti dietro Francesco! Francesca gli si è avvicinata, Matteo si è tirato indietro. Hai comprato la casa ad Anna. Non a tuo figlio: a lei! Sarà intestata a lei, lei la gestirà, e se vorrà la venderà e si terrà i soldi. E Francesco che centra?
Matteo ha aperto la bocca, ma non è uscito niente. Certo che no lei aveva ragione, e lui lo sapeva.
Tu la ami ancora Francesca lo ha detto piano, quasi sussurrando. Questo è il punto. Non è per Francesco. È che non sai dirle di no. Non lo hai mai saputo.
Non è vero.
Allora perché non hai chiesto a me? Perché hai deciso da solo?
Matteo si è avvicinato, le mani tese:
Fra, ti prego. Parliamo con calma. So che sei arrabbiata, ma è per mio figlio…
Francesca si è ritratta dal suo contatto.
Non toccarmi.
Tre parole, e tra loro una parete. Matteo è rimasto immobile, le mani sospese, finalmente con unombra di comprensione in volto. Troppo tardi.
Non ce la faccio Francesca è passata oltre, ha preso una borsa nella camera Non posso vivere con chi decide tutto senza di me. Con chi mente. Con chi…
Non ho mentito!
Non hai detto la verità. È lo stesso.
Ha buttato in borsa le cose essenziali biancheria, documenti, caricabatterie. Matteo guardava dal vano della porta la sua vita disfarsi.
Dove vai?
Da mia madre.
Per quanto?
Francesca ha chiuso la zip, preso la borsa in spalla. Ha guardato suo marito quelluomo adulto con uno sguardo smarrito, che non aveva mai davvero capito quel che faceva.
Non lo so, Matteo. Davvero, non lo so.
Tre giorni in casa di mamma sono passati strani. Il primo, solo sdraiata sul divano, lo sguardo vuoto sul soffitto. Mamma le portava il tè, niente domande, solo una carezza sulla testa, come da bambina. Il secondo giorno è arrivata la rabbia pura, liberatoria. Il terzo, la lucidità.
Ha chiamato un avvocato amico.
Voglio divorziare. Sì, sono sicura. No, non cè possibilità di riconciliazione.
Matteo telefonava ogni giorno. Messaggi lunghi, confusi, pieni di scuse. Francesca li leggeva, senza mai rispondere. Non cera più niente da dire. Lui aveva scelto, ora toccava a lei scegliere.
Dopo un mese, Francesca si è trasferita in un piccolo monolocale dallaltra parte della città. Minuscolo, vista sui capannoni, ma suo. Solo suo. Le tende le aveva scelte lei, i mobili sistemati lei, lo stipendio speso solo da lei.
Il divorzio è passato in fretta Matteo non si è opposto, ha firmato tutto, forse sperando che lei cambiasse idea. Non è successo.
A volte, di sera, Francesca si sedeva alla finestra e pensava a quanto la vita fosse strana. Tre anni prima credeva di aver trovato il suo uomo. Ora era sola, in una casa vuota. E non le faceva paura.
Ha aperto il quaderno, ha scritto: zero. Il punto di partenza. Accanto, il piano per un mese, sei mesi, un anno. Quanto risparmiare, dove investire, che corso seguire per fare carriera.
Per la prima volta da anni, il futuro dipendeva solo da lei.







