Antonella aveva vissuto tutta la sua vita per lui. E invano.
Che vuol dire te ne vai? E i venti anni di matrimonio? E io? Antonella afferrò il colletto della giacca di suo marito con una forza tale che le nocche si sbiancavano.
Tonia, lasciami, la interruppe Vittorio, con unaria imperturbabile, lanciandole le mani via dal tessuto. Ho già deciso. Basta drammi. Capisci che fra noi è finita da tempo.
Non capisco nulla! Ieri ancora parlavamo di vacanza, di ristrutturare il bagno! E ora fai le valigie! la voce di Antonella si trasformò in un urlo.
Il giorno prima aveva davvero sognato lestate. Vittorio annuiva, rispondeva a malapena, poi, allimprovviso, le disse: «Tonia, vado da Lara». Prima pensò di aver frainteso, poi di una barzelletta, ma il marito era assolutamente serio.
Chi è questa Lara? strillò Antonella, riuscendo a estrarre solo quelle parole.
È una collega. Siamo insieme da sei mesi rispose Vittorio con la stessa noncuranza con cui si compra un nuovo televisore, come se non stesse distruggendo una famiglia.
Antonella si lasciò cadere nella poltrona. Davanti a lei cera luomo con cui aveva condiviso venti anni, ma lui non era più il timido, dolce, premuroso Vittorio. Davanti a lei un estraneo dagli occhi gelidi.
Quella notte non chiuse occhio. Seduta in cucina, avvolta in un vecchio accappatoio, rievocava ogni giorno della loro vita, cercando il punto di rottura. Come aveva mancato di vedere il raffreddamento del marito? Come non aveva avvertito larrivo di un rivale?
E ora era lì, nella hall, con una valigia da viaggio. Se ne andava, lasciandola sola, smarrita, spaventata, annientata.
Vittorio, parliamone implorò Antonella, la voce più bassa, ma disperata. Non si può buttare via venti anni in un attimo. È forse il lavoro? Hai bisogno di tempo?
Non cè niente da pensare, Tonia disse Vittorio, senza guardarla, armeggiando con la cerniera della borsa. Amo unaltra donna. Con te è noioso. Lara mi capisce, è più interessante.
E io sono solo la cuoca e la lavandaia? la disperazione le montò la voce.
Non lho detto. Non distorcere ritrasse Vittorio, stringendo i denti. E ora basta sceneggiate. Chiamerò lavvocato, avvieremo il divorzio. Ti lascio lappartamento, non preoccuparti.
Non voglio lappartamento! Voglio la famiglia! Voglio te! alzò di nuovo la voce.
Tonia, basta. Ho un taxi che mi aspetta.
Chiuse il lucchetto della borsa, lanciò unocchiata rapida per assicurarsi di non aver dimenticato nulla e si diresse verso la porta.
Vittorio! Antonella lo inseguì. Se te ne vai adesso, non tornare più! Capito? Mai più!
Lui si voltò sullo stipite:
Sai, Tonia, sei sempre stata troppo drammatica. Evitiamo le frasi altisonanti. Prenderò le altre cose la prossima settimana.
La porta sbatté. Antonella si appoggiò al muro, scivolò a terra. Dentro cera vuoto. Nessuna lacrima, solo un silenzio opprimente.
Lidia, lamica di Antonella, arrivò di corsa appena seppe la notizia. Entrò di corsa, osservò la stanza: la cara amica seduta, lo sguardo vuoto, foto sparse, un vaso rotto a terra.
Tonia, tesoro mio la avvolse in un abbraccio. Facciamo una tazza di tè, poi raccontami tutto.
Mentre lacqua bolliva, Lidia riordinò, raccolse i frammenti, le porse una coperta e la avvolse sulle spalle tremanti di Antonella.
È andato a una giovane, vero? chiese, quando Antonella si calmò un po.
Non lo so, scrollò Antonella le spalle. Ha detto collega. Una Lara.
Classico, sospirò Lidia. Una barba di silenzio, un fantasma al fianco.
Non ha nemmeno la barba! Vittorio è ancora affascinante ribatté Antonella. E quella donna non è tanto più giovane di noi.
Che importa? sbuffò Lidia. Ciò che conta è che il tuo marito ha scelto unavventura con una collega invece di venti anni di felicità.
Sono colpa mia? alzò Antonella gli occhi, arrossati. Ho fatto qualcosa di sbagliato?
Non osare incolpare te stessa! interruppe Lidia. Ti ho vista vivere tutta la vita per la famiglia, per lui. Hai rinunciato alla carriera perché ti ha detto che una donna deve stare a casa. Hai cucinato piatti dietetici per il suo colesterolo alto. Hai rimandato il viaggio verso tua sorella per cambiare la carta da parati del soggiorno.
Ma è normale, mormorò Antonella. Sono sua moglie, devo prendermi cura di lui
Proprio così, devo Lidia scosse la testa. Hai sempre dovuto a qualcuno: al marito, alla suocera, alla società. E a te stessa? Ti sei mai imposto un dovere?
Antonella abbassò lo sguardo. Non ci aveva mai pensato. Figlia di una famiglia modesta, aveva sposato giovane Vittorio, figlio di una famiglia di professori benestanti. I genitori di lui la trattavano come unospite, non come una pari. Per dimostrare di valere, Antonella lasciò il conservatorio, perché la suocera lo considerava poco serio, e accettò un lavoro da segretaria in una grande azienda, per poi abbandonarlo quando Vittorio le chiese di dedicarsi completamente alla casa.
Non avevano figli Antonella aveva avuto un aborto al terzo mese della prima gravidanza, e i medici le avevano detto che le possibilità di portare a termine una gestazione erano scarse. Vittorio era deluso, sognava un maschio, ma col tempo si era rassegnato, mentre Antonella cercava di colmare il vuoto con cure infinite.
Sai, Tonia, forse è meglio così disse Lidia, interrompendo il vortice di pensieri. È ora di vivere per te.
Come puoi dirlo? sbottò Antonella. La mia vita è finita!
Sbagliata! Hai quarantadue anni, sei bella, hai ancora tutto davanti. Guardati, ti sei dissolta in lui. Dove è la vera Tonia? Quella che cantava fino a far vibrare la pelle? Quella che sognava viaggi? Quella che voleva aiutare i bambini dei centri di accoglienza?
Antonella rimase in silenzio. La vera Tonia era rimasta indietro, sepolta in venti anni di vita altrui.
Allora, disse Lidia alzandosi, passo la notte qui. Domani decidiamo cosa fare. Per ora, fai una doccia e prendi questa pillola, ti aiuterà a dormire.
Il mattino non portò sollievo. Antonella si sentiva frantumata. Lidia si affaccendeva in cucina, preparando colazione, cantando allegramente.
Buongiorno, sonnolenta! esclamò, porgendole una frittata. Siediti, mangiamo.
Non voglio scosse la testa Antonella. Non riesco a ingoiare neanche un boccone.
Allora Lidia spense il fornello, andiamo alla mia casa di campagna. In mezzo alla natura pensi meglio, e ci sono molte cose da fare, ti distrarranno.
No, grazie rispose Antonella, stanca. Preferisco restare a casa. Magari Vittorio tornerà
E lo accetteresti? Dopo che ti ha lasciato per unaltra?
Lara non è la prima incontro casuale mormorò Antonella. Lui dice che è divertente con lei.
Allora è noioso con te? protestò Lidia. Non capisci che lui è un uomo ristretto: lavoro, amici pochi, hobby: divano e televisione. Tu lo hai servito per venti anni, indovinando ogni suo capriccio, e ora è annoiato!
Smettila fece una smorfia Antonella. Vittorio è intelligente, colto, legge libri, segue conferenze
Segue solo una conferenza osservò Lidia. Ti ha mai portata con sé?
Non ho voluto, rispose Antonella incerta. Ho sempre avuto le cose di casa.
Certo, il minestrone non si cuoce da solo replicò Lidia, ironica. E Lara probabilmente fa anche il minestrone, e va alle lezioni universitarie.
Antonella sospirò. Forse aveva ragione: aveva lasciato morire il proprio talento, seppellito sotto la routine.
Andiamo alla campagna decise improvvisamente. Hai ragione, ho bisogno di staccare.
La piccola casa di campagna di Lidia era un rifugio perfetto: fiori ovunque, silenzio rotto solo dal canto degli uccelli, unaria che invitava alla tranquillità. Antonella aiutava in giardino, tra potature e irrigazioni, raccoglieva bacche: il lavoro fisico le dava tregua dal pensiero di Vittorio.
Una sera, sul portico, sorseggiando tè alla mora appena colta, Lidia chiese:
Ti ricordi quando cantavi al conservatorio? Avevi una voce dangelo!
È passato, sbuffò Antonella.
No, non è passato. Hai seppellito il talento, lhai nascosto. Vittorio ti invidiava il canto, lo considerava poco serio.
Che assurdità? rispose Antonella. Lui pensava che cantare in qualche club non fosse una professione.
Avresti potuto diventare professionista insistette Lidia. Il tuo insegnante diceva che avevi un potenziale enorme. Ti ricordi di Sergio? Voleva mandarti al conservatorio.
A che serve adesso? chiese Antonella.
A ricordarti che ti sei sepolta viva per un marito che non ti ha valorizzata replicò Lidia.
Allora Lidia ebbe unidea:
Andiamo al club del paese, cè karaoke questo weekend. Scuotiamoci!
Sei pazza? balbettò Antonella. Ho quasi quarantatré, sono una donna sposata
Esatto, sei una donna libera. Ora hai una scelta: piangere per Vittorio o ricominciare.
Al club il rumore era assordante, le luci abbaglianti, la gente giovane. Antonella era fuori posto, ma col vino di Lidia cominciò a rilassarsi.
Ora karaoke! annunciò Lidia quando il presentatore salì sul palco.
No, non lo farò protestò Antonella.
Lo farai Lidia fu ferma. Basta nascondersi.
Prima che potesse opporsi, Antonella si trovò sul palco, microfono in mano. Il video mostrò le prime parole di Ti ricorderò sempre di una vecchia canzone italiana. Iniziò timida, poi la voce si fece più sicura, il pubblico trattenne il respiro. Quando finì, esplosero in applausi.
Un uomo di mezza età, in jeans e camicia a quadri, le si avvicinò:
Straordinario! Non lavrei mai detto da una casalinga. si presentò. Sono Michele, diretto del coro locale.
Antonella rispose, arrossendo. Solo una casalinga.
Non ci credo rise Michele. Con quella voce, sei una cantante. Abbiamo un posto libero per una solista. Ti interesserebbe?
Lidia, accanto, spinse Antonella:
Vedi? Voleva!
Antonella esitò:
Non so è da tanto che non canto.
Ma canti divinamente confermò Michele, porgendole il biglietto da visita. Chiamami.
Il ritorno a casa fu una corsa di emozioni. Michele le dava speranza, Lidia la incoraggiava.
Il giorno dopo, Antonella chiamò Michele, fissò un incontro. Il coro era amatoriale ma serio, provavano tre volte a settimana nel centro culturale. Michele, ascoltandola di nuovo, la lodò:
Hai un dono, Antonella. Peccato non averlo seguito.
La vita è andata diversamente replicò. Ma non è mai troppo tardi.
Mai è tardi, sorrise Michele.
Le prove nel coro le davano una ventata daria fresca, la riportavano alla giovinezza quando la musica era il suo mondo. Incontrava persone diverse, unite dallamore per il canto.
Un mese dopo, Antonella non aveva ancora firmato i documenti di divorzio. Sperava ancora che Vittorio tornasse. Lo chiamava, ma lui non rispondeva o parlava freddamente. Lavvocato le aveva inviato i fogli via email, ma lei li rimandava.
Un pomeriggio, tornando da una prova, trovò Vittorio sulla soglia. Il cuore le balzò: era tornato?
Ciao disse, entrando. Posso entrare?
Certo aprì in fretta Antonella, quasi a farlo entrare.
Vittorio scrutò lappartamento.
Hai rinnovato?
Ho solo spostato i mobili, cambiato le tende rispose, senza sforzo. Non era rimasta a palla.
Sembra diverso osservò. Non hai firmato i documenti, il mio avvocato è impaziente.
Antonella sentì tutto crollare. Non era tornato per riconciliarsi, ma per accelerare il divorzio.
Non ho avuto tempo balbettò. Ero occupata.
Occupata di cosa? chiese, scettico. Non lavori più.
Canto nel coro replicò, con tono deciso. Tre prove a settimana, più gli spettacoli.
Cosa? rimase interdetto. Un coro?
Sì, un coro. Che ti importa? il suo tono si fece più duro. Sai che ho sempre amato cantare.
Lo so, ma è poco serio.
Per me è importante rispose fredda. Ho persino dei brani da solista.
Vittorio sbuffò:
Da quando?
Da quasi un mese.
E come ci sei arrivato?
Lidia mi ha aiutata. Antonella non voleva entrare nei dettagli. Se sei qui solo per i documenti, firmo e li mando al tuo avvocato.
In realtà, volevo parlare disse Vittorio, improvvisamente. Prendi un caffè?
Antonella si diresse verso la cucina, il cuore a mille. Forse era un trucco? Mentre preparava il caffè, Vittorio la osservava:
Sei cambiata, dimagriita?
Un po rispose, porgendogli la tazza. Di cosa volevi parlare?
Vittorio esitò, poi disse:
Con Lara non va tutto liscio. È sempre fuori, incontra amiche, ha i suoi interessi. A casa nonVittorio ammise, con voce rotta, che aveva capito troppo tardi che la sua felicità non poteva più essere costruita sullombra di una vita rubata.







