La breve felicità della nonnaLa nonna sorrise, ma sapeva che quella gioia sarebbe svanita con il tramonto.

Chiara sta dietro la porta della cucina e tende l’orecchio alla conversazione dei genitori. Parlano di lei, anzi, di lei e Marco.

Si parla di nozze da tempo. I due giovani stanno insieme da tre anni, si amano. Sul matrimonio non ci sono dubbi, la questione principale è dove andranno a vivere dopo. Le famiglie dello sposo e della sposa sono nella media, non nuotano nell’oro, vivono in tipici bilocali.

Ai giovani non va di stare con i genitori, e anche i genitori pensano che si debba iniziare la vita da soli. A Chiara manca un anno di università, Marco lavora già, ma se affittano un appartamento, metà dello stipendio se ne va per l’affitto. I genitori aiuterebbero, ma Chiara pensa: perché mettere tutti in difficoltà, se si può aspettare un anno, quando anche lei inizierà a lavorare? Invece Marco non vuole aspettare, è disposto ad affittare pur di stare con lei.

Chiara ha una nonna che vive nel suo appartamento. Ha ottantadue anni, ma chiamarla vecchietta è difficile. Si cura, è lucida, non ha bisogno di aiuto. Certo, ha i malanni cronici: le articolazioni dolgono, cammina con il bastone, il cuore non è perfetto, vede male.

Proprio di lei, dell’appartamento della nonna, parlano i genitori in questo momento.

— In questa situazione vedo un’unica soluzione: portare la mamma da noi e dare il suo appartamento a Chiara e Marco — insiste la mamma.

— Dicevi che tua madre ha un carattere difficile. Riuscirete a convivere? E poi, non si sa se accetterà di trasferirsi — esprime i suoi dubbi il papà.

— Mia madre adora Chiara, accetterà — afferma convinta la mamma.

— È tua madre, decidi tu — dice pensieroso il papà.

— Che c’è da decidere? Ha l’età, le malattie… Con noi starà meglio. E se non riusciamo a convivere, la mettiamo in una casa di riposo. Che c’è? Una mia conoscente ci ha messo sua madre, ed è contentissima. Le condizioni sono decenti, stanza singola, pranzo e cena in orario, medici a portata di mano, passeggiate in un bel parco — si entusiasma la mamma.

— Boh, non so — fa il papà esitando. — Cosa penseranno di noi? Che ci siamo liberati di lei? Forse è meglio aspettare con le nozze. Non è giusto…

A Chiara questa conversazione non piace per niente. Le gambe della sedia stridono sul pavimento di piastrelle, e la ragazza sgattaiola in punta di piedi nella sua stanza. La proposta della mamma sulla casa di riposo le resta in testa. Vuole bene alla nonna, va spesso a trovarla, resta a dormire. E adesso, Chiara la sta cacciando dal suo appartamento? Ha ragione il papà, non si può fare.

Chiara si sente un traditore. Decide di parlare ancora con Marco.

— Sono d’accordo con te. Ma perché pensarci? Lascia che la nonna stia a casa sua, noi affittiamo. Ce la caveremo. Ma le nozze non le rimandiamo — Marco abbraccia Chiara e la bacia. — Chiederò a mio padre di darmi un lavoretto in cantiere. Tra un anno inizi a lavorare tu. Non vedo nessun problema.

La questione resta aperta.

Il giorno dopo Chiara va dalla nonna. In casa c’è disordine, scatole ovunque, mucchi di roba per terra.

— Nonna, hai deciso di riordinare o cerchi qualcosa? — si stupisce Chiara guardando la stanza.

— Mi libero del superfluo. Entra. Sei arrivata al momento giusto, mi aiuti. Ho deciso di trasferirmi in una casa di riposo. Ho già telefonato, mi hanno detto quali documenti servono…

— È la mamma che ti ha convinta? — chiede Chiara indignata.

— No, da sola. Tua madre mi vuole a casa sua, ma io non voglio. Dormo male, giro per casa di notte, russi. Per questo ho deciso di andare in una casa di riposo. Non ringiovanisco, lì mi danno da mangiare e mi fanno le iniezioni se serve. È una decisione consapevole.

— No, nonna, io sono contraria. Marco affitterà un appartamento, non devi andare da nessuna parte — si ribella Chiara.

— Ma io non lo faccio per voi, l’ho deciso io. Ecco, sistemo le cose, vedo cosa portarmi e cosa buttare. Ho accumulato tanta roba che non si respira. Tira fuori le scatole dal ripostiglio, diamo un’occhiata. Io da sola non arrivo.

Chiara avvicina una sedia all’armadio, ci sale e prende le scatole. La nonna ne apre una e tira fuori un cofanetto.

— Guarda un po’, lo cercavo da tanto. È per te — porge il cofanetto alla nipote. Dentro ci sono modesti gioielli della nonna: anellini d’oro e d’argento, collane, spille. Chiara li sfoglia, e subito si mette gli orecchini d’argento.

— E questo di chi è? — estrae dal cofanetto una sottile fede nuziale.

— Mio — dice la nonna, fermando lo sguardo sull’anello.

— Il tuo ce l’hai al dito — nota Chiara.

— Anche questo è mio — la nonna le prende l’anello.

— Nonna, mi hai sempre insegnato che mentire è male. Che segreti mi tieni? — si offende Chiara.

— Non mento, ma ci sono cose di cui è meglio non parlare.

— Perché? Questo anello nasconde un segreto, vero? Racconta — insiste la ragazza.

— Non c’è niente da raccontare — la nonna stringe le labbra. — Cosa c’è nelle altre scatole?

Chiara apre una scatola da scarpe. Dentro ci sono lettere ingiallite, documenti, vecchie foto.

— Nonna, e questo chi è? — Chiara guarda una foto di scarsa qualità di un giovane in divisa militare.

La nonna prende la foto. Le tremano le dita.

— Nonna, stai bene? — chiede preoccupata Chiara.

— È tuo nonno — dice all’improvviso la nonna.

— Come? Non assomiglia per niente al nonno.

— È tuo nonno vero — ripete la nonna con insistenza. — Sapevo che un giorno sarebbe venuto fuori tutto. I segreti non durano in eterno. Te lo racconto, ma solo se prometti di tacere e di non dirlo a nessuno, nemmeno al tuo Marco, specialmente a tua madre.

— Mi hai incuriosita. Adoro i segreti. Prometto che non lo dirò a un’anima viva — Chiara unisce le dita a pizzico e le passa sulle labbra, come chiudendo una cerniera. Ma incrociando lo sguardo severo della nonna, si ferma e si fa seria.

— Nemmeno a un’anima — ripete la nonna.

Dopo una breve pausa, inizia il suo racconto.

— Da giovane ero bella come te.

— Anche adesso non sei male — dice subito Chiara.

— Non interrompere. Appunto, non male. Vivevamo in campagna. Eravamo in tre da mia madre. Mia sorella maggiore era già sposata, abitava in un paese vicino. Io ero la seconda, e avevo un fratello minore.

Avevo diciassette anni, mio fratello undici. Dopo la guerra, nei campi erano rimasti molti ordigni. Quando i tedeschi se ne andavano, minavano le strade e i campi. Mio fratello, con altri ragazzi, rovistava nei campi in cerca di bossoli, mitra, cimeli di guerra. Un giorno calpestò una mina e saltò in aria.

Arrivarono i militari per bonificare il campo. Uno, molto bello, venne a casa nostra con mia madre. Appena lo vidi, me ne innamorai. Poi ripartirono. Pensai di non rivederlo mai più. Invece tornò dopo un mese. Per me. Mia madre non voleva lasciarmi andare con lui, ma lo convinsi.

Mi portò in città, nella caserma dove prestava servizio. Ci sposammo subito. Vivevamo nella sua stanzetta dell’alloggio. Il letto scricchiolava terribilmente. Quanto eravamo felici insieme. Non ho mai amato nessuno come lui… — Lo sguardo della nonna si rabbuia, come se fosse là, in quella stanza, nel suo passato. Chiara aspetta, non interrompe e non la spinge.

— A Marco diedero una settimana di licenza, e andammo al mare. Lì abitava sua zia. La sua casa era proprio sulla spiaggia. Potevo stare ore a guardare il mare infinito, ascoltare il rumore delle onde. Ma la nostra felicità durò troppo poco.

Tornammo in caserma, e due giorni dopo Marco ripartì per un’altra bonifica. Aveva un amico, Stefano. Fu lui a portarmi la notizia tremenda: Marco era saltato in aria. Non rimase nulla da seppellire.

Per una settimana ebbi la febbre alta. Volevo tornare da mia madre in campagna, ma poi capii che aspettavo un bambino. Non potevo restare in caserma. Dove andare? Fu Stefano a propormi di sposarlo. Gli piacevo molto. Disse che così potevo restare nell’alloggio, mi sarebbe stato d’aiuto, e il bambino aveva bisogno di un padre. Io resistevo, amavo Marco. Dissi a Stefano che difficilmente avrei potuto amarlo. Ma lui non si tirò indietro, disse che il matrimonio era una formalità.

Così sposai Stefano. Per tutti eravamo marito e moglie, ma lui dormiva altrove. Poi nacqui tua madre. Lui la registrò come propria, la amò, la crebbe come sua. Poi cominciammo a vivere come marito e moglie, ma non arrivarono figli nostri. Fui fedele a Stefano, ma non riuscii mai ad amarlo. Credo che Marco non me la porterà per questo. — La nonna tace.

— Ancora oggi ricordo l’odore del mare. Non ci siamo mai più tornati. Stefano diceva che quando sarebbe andato in pensione, ci saremmo andati. Ma morì un anno dopo. — La nonna sospira.

La storia colpisce Chiara.

— Marco, portiamo la nonna al sud, in Sicilia — dice al fidanzato.

— Chiara, i soldi sono contati. Li abbiamo messi da parte per il matrimonio. Che Sicilia? E poi il viaggio è troppo faticoso per lei.

— Non andiamo in città, solo al mare.

— Ma la nonna non regge il viaggio. Cosa ci facciamo là? Io voglio stare con te, da soli — insiste Marco.

— Ci vado da sola, se non vuoi. Se lei si trasferisce in casa di riposo, non vedrà mai più il mare.

Litigano. Chiara decide di prendere i biglietti aerei. In treno è lungo e stancante, e i posti sono introvabili. La nonna non ha mai volato, ma non si spaventa, dice che alla sua età è sciocco avere paura. Sopporta bene il volo.

Appena sistemate nella pensione, la nonna vuole andare al mare.

— Nonna, riposiamoci prima dal viaggio? — si preoccupa Chiara.

— Non sono stanca. Siamo qui solo per una settimana, riposerò a casa.

La nonna sta sulla riva, con un vestito di cotone lungo, un cappello di paglia, e guarda il mare. Il suo sguardo si perde di nuovo. Sembra anche raddrizzarsi, ringiovanire. Chiara non la disturba, si mette in disparte. Cosa vede la nonna, se vede qualcosa, o forse ricorda, Chiara non lo sa.

— Nonna, andiamo? — alla fine la tocca al braccio.

La nonna torna dal passato e sorride alla nipote.

Il giorno dopo, dopo colazione, tornano al mare. Chiara prende il sole, fa il bagno, la nonna sta sotto l’ombrellone e guarda il mare. Il terzo giorno, Chiara si sveglia e non trova la nonna in camera. Chiede all’addetta.

— La signora anziana è andata al mare — risponde.

Chiara la trova sulla spiaggia.

— Nonna, perché non mi hai aspettata? — chiede offesa.

— Ho sognato Marco. Da tanti anni non lo sognavo, e invece… Ho la sensazione che sia qui anche lui. Volevo stare un po’ con lui da sola. Grazie per avermi portata qui — agli occhi della nonna brillano lacrime.

— Ciao — si sente accanto, e Chiara vede Marco.

— Tu?

— Io. Ho deciso di venire. Scusa, avevo torto. Non posso stare senza di te.

Tornano alla pensione in tre.

— La nonna non deve andare in nessuna casa di riposo — dice Marco una sera. — Sono d’accordo ad aspettare un anno.

— Tanto non cambierà idea — Chiara è mancata di Marco in quei giorni. Anche lei non vuole più rimandare le nozze.

— La convincerò io — promette Marco.

E la convince. Però la nonna pone una condizione: che Chiara e Marco vivano con lei. Ma anche qui Marco riesce a farle cambiare idea.

— Noi siamo giovani, rumorosi, la disturberemo. Ma promettiamo di venirla a trovare spesso, magari tutti i giorni, la annoieremo.

Il matrimonio si celebra a fine agosto. Chiara e Marco vanno spesso a trovare la nonna. In più, hanno affittato un appartamento vicino al suo. Ogni volta che arrivano, la nonna prepara qualcosa di buono e, con ansia, aspetta che Marco assaggi. Lui non lesina complimenti, e la nonna arrossisce di gioia come una ragazza.

Tra loro due si è creato un legame speciale. Forse per il nome, forse per simpatia reciproca.

Chiara mantiene il segreto della nonna, non lo dice a nessuno, nemmeno a Marco.

L’anno dopo, progettano di tornare al mare, tutti e tre…

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