Un giorno sono tornata dal lavoro e ho trovato in casa la ex moglie di mio marito: ora che ci penso, forse non è una buona idea averla qui, non sembra mai a suo agio, non saluta nessuno e quando viene si siede in silenzio con noi, anche se viviamo in un appartamento piccolo! Forse sarebbe meglio se andasse via… Admiro mio marito per quanto ama sua figlia e per essere un padre così presente dopo il divorzio, ma alcune cose mi disturbano: sono incinta e so che sarà un papà fantastico, però più volte tornando dal lavoro ho trovato la sua ex moglie a casa nostra, e non mi ha mai rivolto la parola. Ne ho parlato con lui, ma non sa cosa fare: vuole che la figlia mantenga il contatto con la madre, però io preferirei che si vedessero altrove e non qui. Non voglio litigare, ma la situazione si ripete sempre più spesso, e finisco per chiudermi in camera finché lei non se ne va… Immagino che nessuna si senta davvero a suo agio a vedere spesso la ex del proprio marito – è davvero una situazione difficile!

Una sera, rientrando dal lavoro, ho trovato lex moglie di mio marito seduta nel nostro salotto, come se fosse sbucata da un corridoio che non ricordavo nemmeno esistesse. Tutto era immerso in una luce gialla, tra i vapori del minestrone che nessuno aveva cucinato.

Ripensandoci ora, forse non era affatto una buona idea permetterle di entrare qui. È sempre di fretta, come se dovesse inseguire un treno che passa solo una volta. Non ho mai visto che si accorgesse davvero di qualcuno. Quando è venuta lultima volta, non si è neanche fermata per un saluto sembrava che il pavimento la respingesse. Di recente poi sembra ancora più irrequieta: entra in cucina dove ci sediamo tutti insieme, si siede senza dire neanche ciao e rimane muta, come un libro chiuso. E la cucina! Siamo in un appartamentino dove anche le tazze sembrano troppo strette. Chissà, forse sarebbe meglio se prendesse il treno per Napoli, o il vaporetto per Venezia, qualsiasi cosa la porti lontano

A volte mi sorprendo ad ammirare mio marito, Luciano, per come riesce ad amare sua figlia con un cuore così largo. Mi sento fiera di lui: è un papà buono, premuroso, e che miracolo vuole restare vicino a sua figlia anche dopo il divorzio. Non è una cosa semplice per tanti, ma Luciano parla con la sua ex come se tra loro ci fosse solo la brezza del mare di Genova. Nessuna tempesta, solo parole calme.

Sono incinta e posso già immaginare quanto sarà un padre splendido. Eppure, ci sono delle cose che non smettono di tornarmi in mente, come i sogni che si rincorrono sotto le lenzuola. Diverse volte, tornando dal lavoro, ho trovato lex moglie di Luciano qui, tra le pareti strette e le piante che penzolano dai balconi. La prima volta mi ha ignorato completamente, ha salutato la figlia, Bianca, con un bacio e se nè andata, lasciando dietro di sé solo il rumore delle sue scarpe sui mattoni.

La volta dopo mi ha accennato un saluto svogliato, poi ha ripreso a parlare con Bianca, come se io fossi fatta dombra. Dopo unora è sparita tra i corridoi, e io mi sono ritrovata sola, affamata ma troppo imbarazzata per preparare anche solo una pasta. Lei era in cucina e lo spazio si era fatto improvvisamente corto. Non abbiamo mai scambiato più di tre parole…

Ho provato a parlarne con Luciano. Sembrava non sapere come reagire, come se un vento strano lavesse portato via un pezzo di pensiero. Credo gli sia dispiaciuto, ma non voleva interrompere il rapporto tra Bianca e sua madre. Io, per carità, non ho nulla contro di loro, ma preferirei che si vedessero altrove una passeggiata tra gli ulivi, un week-end a Roma, purché non qui. Non sento nessuna voglia di parlarle, e mio marito non vuole discutere.

Ormai questa scena si ripete sempre di più, come se il tempo si fosse inceppato: io sola in camera, a contare le spighe di grano nel quadro, finché lei se ne va via e la casa riprende fiato.

Forse non è facile per nessuno vedere spesso la ex di suo marito è come avere il sapore amaro del limone tra i denti dopo il caffè. Una situazione strana e scomoda, che sembra non avere né inizio né fine, come quei sogni in cui si cammina per le vie di Torino senza mai trovare la porta di casaMa poi, una domenica mattina, mentre stavo preparando il tè, la porta dingresso ha cigolato e lei è apparsa di nuovo. Era meno agitata, forse per una volta senza il treno da rincorrere. Bianca le correva incontro: ridevano complici, segreti troppo freschi per capirli. Ho sentito qualcosa di diverso nellaria, come un cambio di stagione. Sono rimasta lì, con la mano sul bollitore, sfiorando il bordo ancora tiepido della tazza, e anziché scappare, mi sono seduta accanto a loro.

Non so chi ha rotto il ghiaccio forse sono stata io, forse è stato il profumo di pane tostato che si spandeva. Ci siamo guardate negli occhi: non cera ostilità, solo esitazione. Abbiamo chiacchierato poco, qualche frase sulle piante che crescono male e le piogge daprile, ma era come se ci fosse spazio per tutte nel piccolo salotto, persino per il mio silenzio. Ho sentito che qualcosa si era sciolto. Bianca ci osservava, curiosa, e mio marito ci guardava da lontano, sorridendo piano come chi conosce il vento.

Quellistante sospeso mi ha dato la misura di una casa che forse poteva essere anche una promessa non di amicizia, non di intimità, ma almeno di pace. Alla fine sua madre si è alzata, ha preso la borsa e si è fermata sulla soglia. Questa volta, si è voltata. Mi ha detto: Buona giornata. Ho risposto: Anche a te. Poi la porta si è richiusa lenta, senza fretta.

Ho sentito il mio cuore battere forte, pieno di futuro. Forse, tra una nuova vita che cresce e una vecchia che ogni tanto ritorna, ci staremo tutte. Forse il mio modo di amare questa famiglia sarà fatto di piccole tregue, di tè condiviso e di spazi sottratti allimbarazzo. Forse non sarà mai semplice. Ma siedendomi di nuovo al tavolo, con la luce gialla che inonda la stanza, mi sembra che, in qualche modo, sarà abbastanza.

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Un giorno sono tornata dal lavoro e ho trovato in casa la ex moglie di mio marito: ora che ci penso, forse non è una buona idea averla qui, non sembra mai a suo agio, non saluta nessuno e quando viene si siede in silenzio con noi, anche se viviamo in un appartamento piccolo! Forse sarebbe meglio se andasse via… Admiro mio marito per quanto ama sua figlia e per essere un padre così presente dopo il divorzio, ma alcune cose mi disturbano: sono incinta e so che sarà un papà fantastico, però più volte tornando dal lavoro ho trovato la sua ex moglie a casa nostra, e non mi ha mai rivolto la parola. Ne ho parlato con lui, ma non sa cosa fare: vuole che la figlia mantenga il contatto con la madre, però io preferirei che si vedessero altrove e non qui. Non voglio litigare, ma la situazione si ripete sempre più spesso, e finisco per chiudermi in camera finché lei non se ne va… Immagino che nessuna si senta davvero a suo agio a vedere spesso la ex del proprio marito – è davvero una situazione difficile!
Galina torna a casa dal supermercato e inizia a sistemare la spesa, quando d’un tratto sente uno strano rumore dalla stanza del figlio e della nuora. Decide allora di controllare: “Valentina, dove vai con quella valigia?” – chiede sorpresa vedendo la nuora fare i bagagli. “Sto andando via!” – risponde Valentina tra le lacrime, porgendole una lettera. Galina la apre e resta senza parole per quello che legge Quando Ivan portò la giovane sposa Valentina nella casa dei suoi genitori in un paesino italiano, la madre fu felice: a trent’anni passati il suo unico figlio finalmente metteva la testa a posto. Dopo la morte del padre, la famiglia aveva continuato a gestire la grande casa e la proprietà agricola con fatica, ma anche con soddisfazione. Valentina, dieci anni più giovane di Ivan, sembrava fragile ma determinata; e benché fosse cresciuta in un orfanotrofio, la suocera si era affezionata a lei come a una figlia. In paese tutte le ragazze la invidiavano: aveva trovato un bravo ragazzo, con una bella casa e un futuro assicurato. Valentina in pochi anni diede alla luce due figli maschi e una femmina. Ma quando i bambini erano ancora piccoli, Ivan decise di trasferirsi a Milano per lavorare, nonostante le preoccupazioni della madre e della moglie, promettendo che presto avrebbe portato tutti in città. La vita in paese proseguiva: Galina aiutava Valentina, che ormai la chiamava mamma, e i bambini crescevano tra la scuola e la campagna. Ivan tornava di rado, e col tempo cominciarono a circolare voci: stava con un’altra donna. Un giorno Valentina trovò una lettera: “Valentina, scusami, ma ora ho un’altra. La casa ti resterà dopo mia madre, fatti forza e cresce i bambini, ecco qualche soldo per iniziare. Ivan.” Galina, con il cuore in gola, decise di sostenere Valentina e i nipoti: “Nessuno vi caccerà, non posso vivere senza di voi.” Col passare degli anni, la casa e la campagna prosperavano, i figli diventavano grandi e lavoravano insieme alla nonna e alla madre. Fino a quando Ivan si presentò di nuovo con la nuova moglie e una macchina di lusso, pensando di convincere la madre a vendere la casa e venire in città, lasciando Valentina e i bambini al loro destino. Ma Galina fu irremovibile: “Io qui non comando. I miei nipoti restano qui. Valentina è di famiglia.” Ivan vide che la moglie abbandonata era diventata ancora più bella e sicura di sé, la casa era ancora più fiorente di prima. Anni dopo, quando Ivan ormai divorziato tornò chiedendo di riavere un posto in famiglia, Valentina gli mostrò i documenti: la casa era ormai sua, grazie a Galina. Ivan se ne andò in silenzio. Valentina, con i figli e i nipoti, restò padrona della propria casa e del proprio destino. Una storia italiana di coraggio, famiglia e dignità: la suocera che scelse la nuora e i nipoti, e la forza di una donna che non si è lasciata abbattere dal tradimento