«Signore, abbiamo tre figli…» — la storia di come un bambino di altri è diventato nostro.

Signore, siamo in tre!
Nadia si abbatte sul divano, si prende la testa fra le mani. Francesco la osserva con sguardo cupo, quasi sotto un sopracciglio.

E ora che devo fare? Portarla in un orfanotrofio? Vittorio è stato come un fratello per me

Un fratello! Quando lo hai visto lultima volta? Dieci anni fa? Compariva solo quando aveva bisogno di qualcosa

Nadia abbassa appena la voce, e Francesco trattiene un sospiro. Non vuole forzare le cose, né litigare. Sa che la cura di Ginevra finirà sulle spalle della moglie. La Nadia buona è forte, può sbraitare e persino rompere qualcosa, ma non lo fa per cattiveria e non lascerà passare un guaio.

Nadia, dimmi, che dovevo fare? Io sono lo zio, tuo zio di sangue. E lei

Francesco indica la bambina che è ferma sulla soglia, ancora in piedi.

Che centra?

È chiaro che il bambino non ha colpa Quando lo seppelliranno?

Domani mattina. Parto alla prima luce.

Allora, smettila di fissare con gli occhi a pois. Vieni qui, ci presenteremo.

La bambina, Ginevra, avanza timidamente, un passo, poi un altro. Nadia non può più trattenerla, scatta, si avvicina.

Dai, non stare lì a fare la statua! Ti aiuto a togliere il cappotto.

Nadia allarga le bottoncini, slaccia il soprabito, poi la grossa maglia si accorge subito che è da unaltra spalla e rimane a bocca aperta.

Dio mio che cosa è questa pelle e ossa? Cosè?

Ginevra gira verso la luce e Nadia si blocca, guardando Francesco. Lui emette un grugnito. Ah, poco ha aiutato Vittorio da bambino. Se avesse picchiato di più, forse sarebbe cresciuto uomo. Ginevra resta in un vestito sottile a maniche corte, le braccia coperte di lividi. Nadia tira giù il colletto del vestito, scruta la schiena e copre la bocca con la mano Rimane immobile, poi, come se si svegliasse:

Fede, la sauna, subito! Michele, vieni qui!

Michele sbuca dalla stanza.

Che succede, mamma?

Niente, ma ascolta! Quante volte devo dirlo! Corri da Vincenzina. Dille che serve vestiti per la bambina forse cè qualcosa di vecchio.

Ho capito, mamma. Ho sentito tutto.

Se hai sentito, cosaltro vuoi?

Michele si precipita verso la porta, stringendo la giacca. I ragazzi ascoltano e osservano di soppiatto. È una follia pensare che una piccola di cinque anni possa infilarsi nella loro famiglia, e ancora più una bambina. Quando vedono la mamma guardare i lividi, decidono subito di mettere una parete nella loro stanza. Così la piccola sarà sempre protetta, e nessuno la toccherà più. I ragazzi dimenticano le loro trame matutine, quelle pensate per rendere la vita più dolce, e si mettono al lavoro.

Michele porta non solo un sacco di stracci, ma anche Vincenzina. In realtà, non riesce a staccarsene e arriva da sola.

Vincenzina, a lungo lamentandosi della vita sgangherata di Vittorio il furbo, alla fine dice:

Avresti dovuto controllarla meglio. Non sai che insetti potrebbero nascondersi.

Ginevra, intanto, sta immobile al centro della stanza, silenziosa, come se nulla le appartenesse. Nadia sbatte gli occhi, corre verso la bambina, le separa i capelli alla riga e imprecazione come un contadino arrabbiato.

Solleva la treccia disordinata, sospira. Che bei capelli è un peccato.

Ginevra

La bambina alza gli occhi terrorizzati.

Ginevra devi tagliare i capelli. Tutti Non preoccuparti, ricresceranno in fretta. Ti do anche un bel fazzoletto

Le lacrime scivolano sulle guance sporche di Ginevra. Nadia stessa quasi piange mentre taglia i ricci e poi li getta nel focolare. Francesco entra, vede la scena, e fa solo un verso. Ah, che inutili sono stati i colpi a Vittorio da piccolo

Appena Nadia e Ginevra vanno alla sauna, compare la testa di Andrea, il più grande dei fratelli. Ha dodici anni, comanda i più piccoli, ha autorità ma non la abuso.

Papà, ci aiuti?

Francesco entra nella stanza e rimane attonito.

Che cosa state combinando?

Vogliamo girare larmadio, per isolare quellangolo. Così possa vivere. È una bambina, ma è pesante.

Francesco annusa, con voce severa:

La mamma vi nutre, ma non serve a nulla. Non riuscite a spostare larmadio in tre! Muovetevi!

Papà, su cosa dormirà?

Francesco si gratta la testa.

Dobbiamo comprare qualcosa

Papà, dammi il letto pieghevole, sai che mi piace dormire su quello, e mettiamo la sua cuccia qui. È quasi grande per me, ma per lei è perfetta.

Al ritorno di Ginevra e Nadia dalla sauna, i ragazzi e Francesco hanno quasi finito tutto. Basta stendere la biancheria, forse un tappeto per fare più bello, ma quel compito lo prende Nadia.

Con il vapore leggero.

Grazie. Sono esausta, non ho più forze. Ginevra non sembra aver mai visto lacqua, né il sapone. Scappa da tutto come da una pestilenza Ora riposo un po, vi darò da mangiare, poi penseremo a dove far dormire Ginevra.

La bambina appare più sana, magra, carina con una fazzoletto colorato, gli occhi grandi, ciglia soffici.

Vieni, ti mostro

Nadia guarda sorpresa il marito, ma si alza. Egli sposta la tenda nella stanza dei ragazzi. È la più grande stanza, dove i figli sono stati sistemati quando Michele ha compiuto tre anni. I genitori hanno una piccola camera da letto, e unenorme stanza che fa da salone, ingresso e cucina.

Che cosa cè?

Nadia osserva il disordine, tace, guarda i figli.

Lo avete fatto voi, o è stato papà a suggerire?

Francesco sorride:

Sì Sono bravi ragazzi, Nadia.

Ginevra non mangia a caso; afferra il cibo come se non fosse stata nutrita per uneternità.

Basta, Ginevra Non sarà bene. Riposa, non preoccuparti, abbiamo abbastanza cibo. Va tutto bene

Ginevra guarda il piatto con rammarico, come se si fosse svuotata

Vieni, ti mostro il tuo letto.

Appena la bambina si siede, cade in un sonno improvviso.

Nadia torna al tavolo.

Fede, prendi la grappa.

Francesco guarda sorpresa la moglie. Di solito non beve, solo a grandi feste un sorso. Va in cucina e ne versa per entrambi.

Nadia beve dun colpo lintero bicchiere. Francesco alza il suo bicchiere. Nadia lo fissa e dice:

Se il tuo Vittorio fosse vivo, lo strangolerei io stessa con queste mani

Francesco abbassa la testa. Anche lui lo avrebbe strangolato

Vittorio nasce quando Francesco ha quattordici anni, e nessuno si aspettava più un figlio. La nonna, vedendolo, sputò e disse:

Che perdita.

Francesco ricorda la madre che lo urlava, lo scacciava. A lei non importava nulla. Andava per casa mormorando. Francesco, anche adulto, temeva la nonna come il fuoco. In paese la chiamavano strega. Lui, però, sapeva che non esistevano streghe, ma

La madre, stanca di urlare, si ferma e dice:

Morirò domani. Porta il bambino al funerale.

Indica il neonato.

La madre risponde:

Che altro potevo fare!

La nonna lo guarda e dice tranquillamente:

Ti maledico, dallaldilà, se non lo prendi

Il giorno dopo muore davvero. Francesco, in preda al panico, resta accanto alla bara. La madre, però, non ascolta, porta Vittorio con sé. Lui grida nei cimiteri, ma alla fine si calma.

Fin da piccolo Vittorio è stato una topa. Rubava, incolpava gli altri Riceveva prima dal padre, poi da Francesco, ma nulla lo ha istruito. Va in guerra, torna con una moglie, hanno un figlio, e così terminano i doveri dei genitori. Vivono allegri, ogni giorno una festa. Francesco implora i genitori di trasferirsi da lui, ma tutti dicono che senza loro Vittorio e Ginevra si perderanno E così accade. I genitori se ne vanno uno dopo laltro. Nessuno paga neanche un centesimo alle funerali.

Quattro anni dopo, il consigliere del comune chiama Francesco:

Francesco, cè una questione Tuo fratello, con la moglie, si è congelato quasi a casa. Hanno una bambina. Se non la prendi, finirà in orfanotrofio. Non preoccuparti dei funerali, ti aiuteremo. Tu e Nadia siete risorse preziose per il villaggio.

Francesco non capisce perché Nadia non gli ha detto subito. Forse temeva che, in preda al panico, Nadia vietasse di portare la bambina.

Una settimana dopo Ginevra smette di mangiare. Impara a usare forchetta e cucchiaio. La pelle si ingiallisce, non è più trasparente. Si comporta come un lupo selvaggio: se i ragazzi le chiedono qualcosa, si nasconde sotto la coperta, muta.

Gli danno libri, giochi. Sta in silenzio come un gufo, solo gli occhi le scrutano. Nadia prova a parlare, ma è inutile. Solo sì e no, nessuna parola.

Nadia non regge più, si alza davanti a Ginevra:

Perché ti guardi come un lupo? Cosa ti abbiamo fatto? Perché non sorridi? Non ti piace stare qui? Non trattiamo nessuno male!

Ginevra fissa Nadia con occhi enormi, non batte ciglia, due lacrime scivolano. Nadia si blocca, quasi piange, ma promette di non alzare mai la voce.

La sera, la signora Vincenzina compare.

Nadia, sei strana oggi.

Nadia alza la mano:

Non ce la faccio più È tutto… come un gufo

Così sarà, come un gufo

Che cosa?

È una bambina, e i bambini sentono quando non li amano. È come se fosse in orfanotrofio, solo con condizioni migliori.

Vincenzina, fai come vuoi Come si può amare una persona estranea? Io non la offendo, cerco di farle del bene

E un gattino si può amare?

Il gattino

Esatto. Siamo cambiati. Non siamo più come prima Prima tutti si amavano.

La primavera arriva in fretta. Nadia cerca di non prendere Ginevra per mano. È lì, nutrite, vestite, con i libri che i ragazzi le hanno regalato.

A volte Ginevra parla con i ragazzi, non solo sì o no. I ragazzi, ormai stanchi, chiedono a Francesco di aiutare, organizzano una sorpresa per Ginevra.

Il compleanno della bambina è tra un mese; chiusi in una baracca, costruiscono un tavolo con specchio, come le donne alla moda. Nadia vuole fermarli, ma poi cede: lasciate. Un mestiere inutile per le mani.

Ginevra non capisce cosa succede. Nadia le porge un nuovo fazzoletto di pizzo, la aiuta a legarlo sul ricciolo. Ginevra si gira più volte davanti allo specchio, poi Francesco tira fuori un vestito nuovo. Ginevra apre la bocca, non ha mai visto nulla del genere.

Quando i ragazzi portano il tavolo, Ginevra lo accarezza a lungo; Nadia pensa di vedere la bambina sorridere. Poi abbraccia in sequenza tutti i fratelli.

Da quel giorno i ragazzi e Ginevra diventano veri amici. Chiacchierano per ore nella loro stanza, ridono. Ma appena Nadia appare, Ginevra scappa, si siede in silenzio. Questo fa infuriare Nadia. Che cosa cè di sbagliato? È vestita, ha le scarpe perché è così irritata?

Il orto riprende a crescere, non cè più tempo per i pensieri. Questanno pianificano di comprare un maialino da vendere più tardi. Ora servono vestiti per quattro persone. La pensione di Ginevra è stata bloccata da Nadia:

Non spendere. Metti da parte, così potrà comprarsi un vestito da sposa.

Francesco annuisce, come sempre, quando Nadia parla. Lui non capisce perché con Ginevra non vada bene Con i ragazzi va, con lui è ok, ma quando Nadia la guarda, si indurisce. Nadia non mostra alcun entusiasmo verso di lei.

***

Un giorno Nadia pianta dei fiori nel giardino, quando un ragazzo del vicinato arriva di corsa:

Zia Nadia! Ti stanno picchiando!

Nadia si raddrizza:

Chi dei nostri?

Tutti!

Il ragazzo scappa. Nadia, sistemando la gonna, corre verso il fiume dove i bambini erano andati mezzora prima.

Dalla distanza vede una rissa: i suoi ragazzi combattono contro un gruppo di coetanei. Si fronteggiano schiena contro schiena, al centro cè Ginevra. Gli uomini del villaggio corrono con le cinture in mano. Quando i padri vedono la rissa, tutti si disperdono.Alla fine, sotto il cielo rosato di primavera, Nadia abbraccia Ginevra, promettendole che da quel giorno la loro casa sarà sempre un rifugio di amore e speranza.

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«Signore, abbiamo tre figli…» — la storia di come un bambino di altri è diventato nostro.
Goditela ancora, nonno.