Ginevra scese dal vagone e, per buona misura, guardò attorno a sé in tutte le direzioni.
Il marito Alberto non era ovunque; nessuno laspettava
Non fosse stato così pigro, pensò, avrebbe potuto comparire alla stazione!
Estrasse dal borsone il cellulare e compose di nuovo. Alberto, però, rimaneva in silenzio. Ginevra sospirò, afferrò la sua valigia e si diresse verso un taxi.
Il veicolo sfrecciò veloce tra le strade di Milano. Nei cortili non scorse lauto di Alberto e una leggera sorpresa le solcò il pensiero: era ancora presto, e lui avrebbe dovuto essere a casa.
Forse è partito per incontrarmi e noi ci siamo persi? si chiese.
Quando giunse al portone, inserì la chiave e rimase immobile per la sorpresa. Nel corridoio, sul davanzale, non cera alcuna scarpa da uomo!
Con passo incerto entrò nella camera e, come apparso dal nulla, trovò sul tavolino una nota. La lesse e sprofondò nella sedia, sbalordita.
«Ti lascio. Ho preso le cose. Puoi chiedere il divorzio da sola. La figlia non sa. Alberto», recitò la lettera.
Rilese il messaggio tre volte, e lentamente il significato si fece strada nella sua mente. Mentre era in viaggio di lavoro, lui aveva fatto le valigie in fretta, scappato senza spiegazioni, senza neanche una parola.
Eppure è proprio così il suo stile mormorò Ginevra, appoggiandosi allo schienale della sedia, gli occhi colmi di lacrime.
Il silenzio della mattina avvolgeva lappartamento, interrotto solo dal gocciolio di un rubinetto difettoso nella cucina.
Ancora non lhai riparato, sbuffò, e in bagno che luce è questa?
Si diresse verso il bagno; la lampada non funzionava, solo un debole bagliore sotto lo specchio. La mensola che aveva chiesto di fissare un mese prima giaceva ancora nella scatola sulla lavatrice.
Per sicurezza Ginevra tornò al corridoio e controllò la serratura inferiore; come prima, non chiudeva più. Le lacrime si asciugarono da sole. Non la colpì più il pensiero che, durante la sua assenza, il marito non avesse sistemato nulla, nonostante le sue promesse.
Un pensiero fluttuò: Un lucchetto rotto da sei mesi, la luce assente da due, il rubinetto che gocciola. Perché riparare se poi se ne è già andato?
Forse questo era il pensiero di Alberto quando raccoglieva le sue cose, rifletté, va bene
Scosse la testa, come per liberarsi da uneco, e afferrò il telefono.
Michele, non dormi? chiese allegra a quel vecchio amico, sempre pronto a dare una mano con i piccoli lavori domestici: sistemare la serratura della cassetta postale, cambiare linterruttore in cucina, riparare il serbatoio del lavandino, perché Alberto, a suo dire, non sapeva mai fare nulla.
Buongiorno, Ginevrette. Che sogno stai facendo? rispose Michele con voce calda. Da tanto non dormo, dico sempre cosa cè da fare.
Riparare il rubinetto, risolvere la luce in bagno, sistemare la mensola no, meglio cambiare entrambe le serrature della porta dingresso. Oggi quello che riesco, domani il resto.
Ah, davvero? rise Michele, leggermente imbarazzato allidea di cambiare le serrature.
Ginevra rise spensierata:
E il marito! Che ne so più!
Michele, un soffio di vento, rispose: Ah, Ginevra, se fossi più giovane ti correrei dietro ancora, ma ho anche un vicino giovane, più da padrone di casa. Ti presento: la sua moglie è andata da un allenatore alla moda. I vostri figli sono ormai adulti, vivrete luno per laltro e vi rallegrerete.
Dio santo, scoppiò Ginevra, cosa ti ho fatto di male? Togli solo una cosa e già ne metti unaltra sotto il naso.
Michele, con tono di chi cerca una scusa, replicò: È proprio triste, vero?
Non ho ancora potuto sospirare liberamente, né piangere. In fine, ti aspetto fra unora, concluse Ginevra, chiudendo la chiamata.
Mentre Michele finiva i lavori, Ginevra decise di seguire il suo sospetto e chiamò la buona amica, collega di Alberto nella stessa ditta.
Scoprì così che Alberto aveva una banale storia con una signora solitaria di quarantanni, non più giovane, ma perfettamente adeguata per un uomo di cinquantacinque senza impegni. La signora non aveva figli, non era sposata, ma possedeva un bel appartamento.
Ginevra aveva così appreso tutto ciò che doveva sapere.
Allora, perché piangere? ricordò lespressione della nonna scomparsa, e si mise a raccogliere ciò che Alberto aveva lasciato. Ogni oggetto lo posava in un sacchetto bianco: anche la foto incorniciata del marito, ormai ex, che sorrideva sul ponte di una nave da crociera.
Ossana, andiamo fuori stasera. Mangiamo bene e chiacchieriamo, propose a una vecchia amica, digitando il suo numero.
E perché dovremmo? chiese Ossana.
È un ottimo motivo! rispose Ginevra con un sussurro enigmatico.
Mi hai incuriosito, rise Ossana. Dimmi dove e a che ora ci incontriamo.
Nel frattempo, Michele terminò il lavoro al tramonto, soddisfatto, e ricevette la sua ricompensa.
Domani mi occuperò del bagno, ma Ginevra, se serve qualcosa, chiamami subito, lo risolverò in un lampo, promise.
Grazie mille, Michele! rispose con gratitudine, porgendo un sacchetto bianco. Portalo al contenitore dei rifiuti, per favore.
Dopo aver lasciato Michele, Ginevra esitò a chiamare la figlia, ma rimase sul punto.
Non dirò nulla per ora Andrò a trovarli sabato, non è per nulla vano portare i regali, ho comprato tante cose per la nipote e non ho dimenticato il genero. Racconterò tutto allora. Oggi è una festa! pensò.
Il tempo per incontrare Ossana era ormai vicino. Ginevra prese il suo spumante preferito e versò un po nel calice. Con un profumo intenso e un colore sbagliato, inspirò profondamente, alzò il bicchiere e, con un lieve sorriso, brindò:
Alla nuova vita libera, colma di sorprese splendide e momenti meravigliosi!Il tramonto dipingeva la skyline di Milano di un rosso fuoco, e il terrazzo del ristorante Stelle Cadenti vibra di risate e profumi di spezie. Ginevra e Ossana si avvicinarono al tavolo riservato, dove una candela tremolante rifrangeva il vetro di un calice di spumante ancora mezzo vuoto.
Hai visto come la città sembra un dipinto? domandò Ossana, sorseggiando lacqua frizzante.
Ginevra annuì, gli occhi persi nella trama di luci che si accendevano una a una. Sentiva, per la prima volta da mesi, un leggero brivido di speranza scorrere nelle vene. Non cera più spazio per i ricordi di una casa vuota; cera solo il presente, vibrante come una melodia improvvisata.
Mentre il menù scorreva tra antipasti e primi, le due amiche cominciarono a raccontare i propri sogni dimenticati. Ossana parlò di un viaggio in Grecia, di dove le acque turchesi lavrebbero aiutata a riscoprire la propria voce. Ginevra, invece, confidò di aver trovato un vecchio quaderno di schizzi che suo padre le aveva regalato da giovane: pagine bianche che ora la invitavano a disegnare, a scrivere, a creare.
Il cameriere pose davanti a loro un piatto di risotto al limone, la crema dorata brillava sotto la luce soffusa. Ginevra prese una forchettata, sentì il sapore dellaglio, del burro, del vento di una primavera che non aveva più più. È strano, disse, come un semplice boccone può far capire che la vita è ancora piena di gusto.
Un suono familiare vibra nel suo cellulare: è la voce della figlia, dolce ma incerta. Ginevra risponde, e la conversazione, lenta e sincera, si snoda tra scuse, promesse e una nuova complicità. La figlia le racconta di un piccolo progetto di volontariato con i bambini di un centro di arte, e Ginevra sente crescere dentro di sé limpulso di partecipare.
Il cielo si oscura, ma le stelle scendono a punteggiare lorizzonte, quasi a voler custodire quel momento. Ginevra alza nuovamente il bicchiere, questa volta per un brindisi diverso.
Alla forza di ricominciare, alleco dei nostri cuori che non smettono mai di battere.
Il suono dei bicchieri che si sfiorano è come unonda che rompe la riva di un mare calmo. In quel gesto, Ginevra capisce che la libertà non è lassenza di legami, ma la capacità di scegliere quali custodire. Una risata leggera di Ossana riecheggia, e, mentre le luci della città si riflettono sul loro viso, una nuova pagina si apre davanti a lei, pronta a essere scritta.
Con il sorriso sulle labbra e la promessa di un domani più luminoso, Ginevra si alza, prende la borsa bianca, la posa sullo sfondo del tavolo e, senza voltarsi indietro, attraversa la soglia del ristorante, pronta a camminare verso la propria avventura.







