Una ragazza in sedia a rotelle arriva in un rifugio e vuole adottare il cane più pericoloso: al vederla, il pastore tedesco inizia ad abbaiare, ma poi fa una cosa incredibile…

Molti anni fa, in un caldo pomeriggio d’estate, una giovane donna in sedia a rotelle si presentò al canile di periferia. Chiamandosi Caterina Bianchi, aveva deciso di adottare il cane più temuto di tutti. Appena la vide, il pastore di razza cominciò ad abbaiare furiosamente, ma poi accadde l’inaspettato.
Caterina, paralizzata dalla vita in giù, aveva sempre sognato un compagno fedelenon solo per giocare o passeggiare, ma per trovare un vero sostegno. Le ruote della sua sedia scricchiolavano leggermente mentre avanzava nel corridoio del rifugio, illuminato da flebili raggi di sole.
I cani abbaiavano, saltavano, cercando di attirare la sua attenzione. Alcuni scodinzolavano felici, altri graffiavano le sbarre, implorando libertà. Caterina si fermava davanti a ogni gabbia, osservando con occhi attenti, ma nessuno le parlava al cuore.
Stava per credere di aver sbagliato a venire, quando notò un angolo appartato. Lì, in penombra, giaceva un pastore tedescomassiccio, dagli occhi profondi, indifferentemente disteso, come se ignorasse il chiasso intorno.
“Quello,” disse con fermezza, indicando il cane.
Il custode, un uomo di nome Marco, arricciò la fronte: “Signorina, non capisce Questo cane è un problema. Aggressivo, morde chiunque si avvicini. Abbiamo persino pensato di sopprimerlo.”
Caterina sorrise, accennando alla sedia: “Nessuno è perfetto. Voglio incontrarlo.”
Marco sospirò: “Come vuole, ma sarà pericoloso.”
Quando aprirono la gabbia, un silenzio teso invase la stanza. Il cane si avvicinò, rigido, le orecchie dritte. Gli occhi fissi su di lei. Poi, dun tratto, abbaiòun suono che rimbombò tra le pareti. Alcuni si coprirono il volto, aspettandosi il peggio.
Ma il cane fece limpensabile.
Un passo, poi un altro. Lento, cautissimo. Caterina rimase immobile, sorridendo. Infine, il pastore si accucciò ai suoi piedi, posando il muso sulle sue ginocchia. Con un respiro profondo, si addormentò.
La sala rimase senza fiato. “Non ha mai permesso a nessuno di toccarlo,” sussurrò qualcuno.
Caterina, commossa, accarezzò quel pelo ispido: “Ora sei mio.”
E così fu. Quel giorno, uscirono insiemeCaterina e la “belva” che tutti temevano.

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La Vicina Infastidita