Il cane scomparve dopo l’accaduto, ma sei mesi dopo riapparve alla porta con un collare estraneoIl proprietario, sbalordito, scoprì che il collare apparteneva a un misterioso viaggiatore che, secondo le leggende locali, custodiva antichi segreti legati alla foresta vicina.

**Diario, 2 ottobre**

Oggi mi è tornata in mente la mattina di ottobre in cui ho trovato il cucciolo lungo la strada. Era un piccolo esserino bagnato, accasciato sul ciglio della Strada Statale 4, con gli occhi fissi sui veicoli come se aspettasse qualcuno di preciso. Io, allora, stavo tornando dal casolare di famiglia dove avevo appena raccolto le patate e ho rallentato per dargli unocchiata. Il cane ha alzato la testa, e il resto è stato un lampo: le patate sono rimaste sepolte nel terreno ancora per una settimana.

Lho chiamato **Marte**. Il nome mi è stato suggerito dalla vicina, la signora Vera Bianchi, la mattina stessa, quando ha visto nella nostra scalinata quel piccolo cucciolo dal pelo rosso e le orecchie sproporzionate.

Rosso, muscoloso, un po goffo, ha commentato. Marte. Perfetto.

Ho riso di gusto.

Marte è cresciuto in fretta. Con larrivo della primavera occupava ormai tutta la metà sinistra del divano, convinto di averne diritto. Allinizio mi lamentavo, poi ho smesso. Dormire da solo in quel monolocale sembrava molto più freddo rispetto al calore di un cane che russava e a volte muoveva la zampa nel sonno.

Il nostro legame non è nato subito, ma si è costruito piano, come quello tra persone che non hanno fretta. Passeggiate mattutine, ciotola di cibo alle sette di sera, televisione. Talvolta parlavo ad alta voce con Marte, che mi sedeva accanto con unaria seria, soltanto per sbadigliare mostrando tutti i denti.

Hai ragione, dicevo io. Basta così. E spegnevo il televisore.

***

Lincidente è avvenuto in aprile, mentre tornavamo da una passeggiata serale. Non ricordo bene i dettagli: la strada era scivolosa, lauto è sbandata sul marciapiede dietro una curva, Marte era al guinzaglio e poi il guinzaglio si è spezzato. Sono stato spinto sul bordo della carreggiata, ho colpito il fianco e mi sono fermato per qualche secondo, ascoltando solo il mio respiro e un grido lontano.

Quando mi sono rialzato, Marte non cera più. Il guinzaglio giaceva sullasfalto, la clip di plastica incrinata a metà.

Ho cercato fino a mezzanotte, girando tre quartieri, chiamando per nome, chiedendo ai passanti. Nessuno ha visto il cane, tranne un ragazzo che ha detto di averlo scorto correre verso il passaggio a livello ferroviario circa quaranta minuti prima, ma poi non lha più visto.

Ritornato a casa, mi sono seduto in cucina a fissare la ciotola vuota. Poi ho scritto un annuncio, stampato venti copie e, il mattino seguente, le ho affisse su ogni palo del quartiere. Ho telefonato a tre cliniche veterinarie e al canile di Via della Fabbrica.

Se trovate un cane rosso, meticcio, raccontavo, contattatemi, per favore. Il mio numero è

Una settimana è passata, poi un mese. Le locandine si sono sbiadite sotto la pioggia di maggio, le ho ristampate, poi di nuovo a giugno. Le cliniche non hanno risposto. Il canile ha chiamato due volte, per errore, pensando si trattasse di un altro animale.

A luglio la signora Vera, dalla porta, mi ha detto con cautela:

Vittorio, forse potresti prendere un altro. Ce ne sono tanti al canile.

No, ho risposto. Non voglio. Da quel giorno non ha più fatto quella proposta.

Lappartamento senza Marte è cambiato. Non è vuoto, ma è più silenzioso. Il frigorifero ronza, i vicini sbattono la porta alle dieci e mezza come di consueto. Tuttavia qualcosa è differente. Ho preso dal pavimento una vecchia pallina che Marte rincorreva nel corridoio, lho messa su uno scaffale, poi lho rimessa in un cassetto, poi di nuovo fuori. Al mattino la mano si allungava verso il guinzaglio appeso alla porta, ma non cera più nessuna destinazione.

Ho iniziato a fare passeggiate da solo, per lo stesso percorso, alla stessa ora, senza sapere davvero perché. Solo camminare.

Ad agosto ho ricevuto la chiamata della figlia, che vive a Bologna.

Papà, vieni a trovarci. Puoi restare qui, riposarti.

Non posso, ho risposto.

Perché?

Ho esitato, poi ho detto: Forse tornerà.

Lei è rimasta in silenzio, poi ha accettato con una voce che tradisce un desiderio non espresso.

Marte è tornato a ottobre. Ho sentito dei graffi alla porta intorno alle otto di sera. Allinizio ho pensato fosse solo vento, ma i graffi si sono ripetuti, insistenti, come se qualcuno sapesse che la porta si aprirà appena un attimo.

Lho aperta. Sullo zerbino cera Marte: più vecchio, il pelo tagliato in alcuni punti dove sembravano esserci cicatrici, la zampa sinistra leggermente bruciata, e un collare straniero, di cuoio marrone con una fibbia dottone e un piccolo medaglione con la scritta Amico.

Sono rimasto fermo nella porta, a fissarlo. Marte mi guardava con lo stesso orecchio cadente, la macchia rossastra sulla fronte a forma di stella irregolare, gli occhi ambrati con la solita cornice scura.

Dove sei stato? ho chiesto.

Marte è saltato dentro, ha attraversato il corridoio come chi conosce ogni angolo di casa, è andato dritto alla ciotola vuota.

Ho chiuso la porta, sono andato in cucina, le mani tremanti mentre aprivo il frigorifero.

Va bene, mi sono detto. Va bene.

Il giorno dopo lho portato dal veterinario. Hanno controllato le vaccinazioni, il microchip, e ho chiesto del collare. La dottoressa ha letto ad alta voce il medaglione:

Amico. Un altro nome?

Qualcuno gli ha dato un altro nome, ho risposto.

Ha vissuto da qualcuno?

Per sei mesi, non so dove.

La dottoressa mi ha guardato, poi ha sorriso.

Succede, ha detto. I cani a volte se ne vanno e poi tornano, soprattutto i più intelligenti.

Non ho risposto, osservando Marte sul tavolo metallico, impassibile sotto la visita.

Sul retro del medaglione ho trovato un numero di telefono. Lho chiamato mentre Marte sedeva sul sedile posteriore guardando fuori dal finestrino. Dopo il terzo squillo, ho sentito la voce di una donna più anziana.

Buongiorno, ho un cane rosso. Lo chiamavate Amico.

Silenzio prolungato.

Sì, era il nostro. È tornato a casa ad aprile, ma lo abbiamo perso di nuovo.

È mio. Si chiama Marte. Lho perso ad aprile.

Ancora silenzio, poi la donna ha parlato:

Labbiamo ospitato, lo abbiamo curato. Aveva delle ferite.

Grazie, ho detto.

È un bravo cane.

Sì.

Vivevate lontano? ha chiesto.

In un altro quartiere.

Mio Dio. È tornato da aprile, è rimasto accanto al nostro recinto e non è più andato via.

Ho guardato il marciapiede spoglio, i topi senza foglie. La conversazione si è spenta da sola. Ho riposto il telefono, Marte ha sbattuto le palpebre sul sedile posteriore, appoggiando la testa sulle zampe incrociate.

A casa ho tolto il collare di cuoio, lho messo sul tavolo e lho osservato a lungo. Era ben fatto, non economico. Un cane che ha vissuto altrove per sei mesi è tornato comunque da me.

Ho pensato alla donna di Via dei Pini, a come lo avesse nutrito, accarezzato, legato, e poi, a settembre, non lo ha più trovato. Ha probabilmente continuato a cercarlo, a pubblicare avvisi.

Ho di nuovo chiamato.

Sono io, ho detto, quando ha risposto. Volevo solo dirle che può venire a trovarlo, se vuole.

Silenzio.

Davvero? ha chiesto.

Davvero.

È venuta sabato. Guglielmina Rossi, sessantaquattro anni, con un cappotto grigio e una borsa contenente marmellata di mele e una confezione di crocchette, lo stesso cibo che Marte aveva imparato ad amare in quei sei mesi.

Marte lha vista dal corridoio, non ha corso, ma ha avvicinato il muso alla sua mano, scodinzolando felice.

Hanno bevuto tè. Guglielmina ha raccontato come laveva trovato ad aprile vicino al loro recinto, lo aveva portato dal veterinario, come era stato spaventato i primi giorni e poi si era abituato. Io ho narrato lincidente, il guinzaglio spezzato, gli avvisi sparsi su tutta la zona.

Marte dormiva tra noi sul pavimento, alzava la testa di tanto in tanto, scrutando entrambi.

Ci ha scelti entrambi, ha detto Guglielmina.

Ho guardato il cane, poi la donna.

Sembra vero, ho risposto.

Ho riposto il collare Amico in un cassetto. Non lho buttato.

Marte è tornato a occupare la metà sinistra del divano e a rincorrere la pallina nel corridoio alle due di notte. Gli avvisi sui pali si sono bagnati sotto la pioggia di novembre e si sono staccati da soli.

Guglielmina viene ogni sabato, porta marmellata, a volte chiede consigli per le sue viti di ribes; ha un orto in Via dei Pini, e noi parliamo di giardinaggio mentre Marte sonnecchia tra noi.

Una sera ho preso il collare di cuoio con il medaglione Amico dal cassetto, lho osservato sotto la luce della lampada; il metallo brillava.

Nellingresso pendono due guinzagli: uno rosso, vecchio; laltro blu, nuovo, che Guglielmina ha portato lultima sabato e ha appeso silenziosamente, senza chiedere il permesso.

Mi sento strano a scrivere tutto questo, ma la pagina del diario è lunico posto dove posso ammettere quanto la vita abbia cambiato forma da quando Marte è scomparso e poi è tornato, portando con sé ricordi, ferite e, soprattutto, una consapevolezza che a volte la perdita è solo un lungo viaggio di ritorno.

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