È MORTO……

Oggi, aprendo la porta di casa con la chiave, mi è balzato in mente un pensiero strano: dovè la mia cara Ginevra? Nella hall ho subito dato unocchiata allarmadio delle scarpe e ho notato lassenza degli eleganti stivaletti di camoscio beige che la moglie adora, del suo cappotto color pesca così delicato e della leggera sciarpa di seta, orgoglio suo più grande.

È da un po che doveva rientrare dal lavoro e attendermi, ho detto a me stesso, chissà se avrà già preparato la cena prima di sparire. Il mio stomaco brontola, quindi mi avvio verso la cucina.

Sul tavolo cè una pentola di risotto allo zafferano. Nel frigo ho trovato uninsalata di granchio e una composta di frutta secca. Anche il gatto, Micio, non è uscito ad accogliermi: ha aperto un occhio con pigrizia, ha controllato che non ci fossero estranei e ha sbadigliato, poi si è rannicchiato in una palla e ha ripreso il suo sonno pomeridiano, trasformandosi lentamente in un riposo prima della cena.

Il nostro gatto rosso, Fiocco, viene nutrito a orari fissi, quindi è ancora presto per lui; così posso concedermi un po di tregua dal lavoro incessante che consiste nel rendere la vita dei residenti del ventunesimo appartamento meno noiosa e più positiva.

Mi sono cambiato in pigiama, ho scorreto le notizie sul cellulare, ho sbirciato fuori dalla finestra, ma Ginevra non cè ancora.

Bene, andrò in cucina, ho deciso.

Non mangerò, non ho più voglia, ho pensato, spostando il piatto da parte e dirigendomi verso la camera. Lì ho cliccato il telecomando senza meta, sperando di trovare qualcosa che mi catturasse linteresse. La noia mi ha spinto verso la finestra: il sole scendeva lentamente, mandando baci infuocati ai suoi spettatori. Mi è parso quasi di sentire le sue mani sfiorare il mio viso, riscaldandomi le guance.

Dove sarà finita la mia moglie? mi ripetevo, senza trovare risposta. Micio si è avvicinato alle mie gambe con il suo nasino freddo.

Miao! Miao! ha fissato me con sguardo supplichevole, quasi a dire: Ho fame! La mia ciotola è vuota! Sbrigati, servo! Riempila di cibo gustoso e acqua fresca!

Che urla, Fiocco? ho esclamato, spaventato dal mio stesso tono. Ti darò da mangiare, lo sai che sei sempre Ginevra a nutrirti. Con poca abilità ho mescolato una porzione di porridge e del pesce in una ciotola per gatti, lho posta a terra e ho detto: Mangia, fannullone! E tacchino, che non è compito mio nutrirti! Tu sei il preferito di casa, io ti tollero qui finché la moglie non torna, così ascolterai i miei ordini, capito? E non disturbarmi, altrimenti ti darò una sculacciata con lo spazzolone!

Fiocco mi ha guardato a lungo, poi, con sospetto, ha annusato la ciotola, ha sbuffato e si è spostato sul davanzale della camera da letto, il suo posto preferito da cui osserva la vita del palazzo attraverso il vetro.

Mi sono chiesto: Se i gatti potessero parlare, cosa direbbero agli uomini? Forse Fiocco sa dove sia Ginevra, cosa sta facendo quando non ci sono?

Non mi piaceva parlare al telefono con la moglie. Che cosa avremmo potuto raccontarci? Ricette di rosso di carne o di zuppa di funghi? Che cosa capisce davvero nella vita? Moltiplicare numeri a tre cifre nella sua contabilità? Non mi era mai venuto in mente di chiamarla. Otto ore sono passate senza che trovassi un attimo per chiederle come sta, non solo oggi. Dormivamo già in camere separate: la moglie mi disturbava quando leggeva i suoi libri strampalati. Decisi che dormire da solo era più comodo; nessuno reclamava il mio spazio. Ginevra, infatti, si avvolgeva sempre nella coperta, condannandomi al gelo. La soluzione, secondo me, era il sonno separato. Certo, avremmo potuto comprare due coperte, ma quellidea pratica non mi è mai passata per la testa. Due camere, che bello! Così potevamo andare a trovarci a vicenda, che romantico!

Alla fine ho preso il cellulare e ho premuto i tasti. Il telefono di Ginevra era sul tavolino del salotto, coperto da un libro.

Che sfortuna! ho sbottato, irritato. È uscita di casa e non ha preso il cellulare! Le chiederò di non dimenticarlo più! Come ha potuto farmi questo? Non ha chiamato, non ha detto dove fosse, né quando sarebbe tornata.

A dire il vero, non mi piacevano le sue chiamate al lavoro; rispondevo spesso bruscamente: Che vuoi, mi disturbi?

Senza nulla da fare, ho aperto il cassetto del comodino di Ginevra. Sulla mensola cerano pupazzetti allanello: un coniglio grigio a orecchie lunghe, un gattino bianco e unanatra gialla buffa.

Da dove vengono questi giocattoli? mi sono chiesto. E i gomitoli di lana? Ginevra ha imparato a lavorare a maglia? Nascondeva questa passione? Che sorpresa! Quei volti sono così divertenti! Ho ammirato il suo talento creativo, anche se non mi aveva mai confessato il suo hobby.

Spero che a Ginevra non sia capitato nulla! ho ripetuto come un mantra, sperando che tornasse e potessimo giocare a scacchi come una volta; ricordo che a volte vinceva. Vorrei andare insieme in un bar, mangiare una pizza o un gelato, ma non ricordo lultima volta. In città ci sono tanti locali dove si può passare del tempo felici.

Unora dopo, io e Fiocco osservavamo fuori dalla finestra la vita del quartiere. Ho notato la macchina del vicino del corridoio: unauto elegante, con una torta in mano per la sua compagna Lara. Ho riconosciuto anche Zeno, del trentatreesimo appartamento, che passeggiava con una signora elegante; forse è incinta? E Max, del quarantasettesimo, ormai grande, che già cammina da solo. Forse dovremmo pensare a un bambino con Ginevra, che da tempo mi chiede un figlio, ma noi non ci siamo ancora concessi il lusso di pianificare.

Fiocco ha annusato unorchidea, ha sospirato, ma non ha lasciato il suo posto di osservazione: senza la padrona, rifiuta di cenare.

Ho spinto una sedia vicino alla finestra e mi sono seduto, fissando il panorama nella speranza di intravedere Ginevra.

Chiamare i colleghi o le amiche di Ginevra per chiedere dove sia? ho pensato, ma non ho alcun numero di contatto; non mi è mai sembrato necessario salvare numeri

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Ma sì, volevo solo dare un’occhiata