Verso i trentanni, nel suo curriculum sentimentale, Ginevra Bianchi aveva segnato una storia appassionata con Giulio, una noiosa novella con Costante e tre brevi racconti, tutti uguali nella loro inutilità, con Stefano, Massimo e Michele.
Ah sì, cera anche Sidaro: una semplice notizia sul bollettino del quartiere.
Rileggere tutto era troppo faticoso, così Ginevra pensò: non è il destino, è solo il destino. Sbatté un sospiro e decise di abbandonare la scrittura.
Si iscrisse a un corso di maglia e, con la mente libera, si diresse al canile di Borgo San Lorenzo per trovare un compagno fedele.
Non sapete quale? le chiesero al canile guardate, vi accorgerete subito se è il vostro cane o no.
Ginevra girò tra le gabbie e i recinti, il cuore non le batteva nemmeno un battito.
Non cè più nessuno? E chi è dietro quella cassa?
È la nostra Luna, ma non la prenderete lo stesso. Luna, vieni qui! non aver paura!
Dalla cassa spuntò Luna, di manto grigiobronzo con macchie nere, un po gobba, con una faccia più bestiale che canina, una vera spaventapasseri a quattro zampe. La fissò, e, priva di coda, le fece un cenno di saluto con il posteriore.
Luna è buona, ma vedete, lhanno già presa, lhanno restituita due giorni dopo, dicendo che era un imbarazzo portarla in strada; nessuno la vuole, sfortunata.
Come me, proprio come me, pensò Ginevra e disse: Andiamo, Luna, cantiamo insieme! Dobbiamo pagare qualcosa?
La vicina, sentendola, strillò:
Oh! Chi è? Dal canile? Qui non cerano cani umani!
Il ragazzo dellappartamento sopra chiese:
Zia Daria, ride? Ho visto un film, di notte ridono! Mamma, prendiamo anche noi una iena!
La vita si sistemò. La mattina Ginevra portava Luna a spasso, poi al lavoro; la sera passeggiavano fino a tardi. Al canile non lavevano ingannata: la spaventosa Luna si rivelò incredibilmente affettuosa e ben educata. Però non tollerava gli estranei, ringhiava e proteggeva Ginevra da eventuali invadenze.
Nel frattempo Sidaro, in crisi amorosa, si strappò i pantaloni e quasi si morse un dito.
Stupida, Ginevra! gridò Sidaro, mordersi la bocca e il tuo cane è altrettanto stupido, entrambi pazzi!
Al corso di maglia linsegnante disse: Avete imparato molto, ora mostrate le vostre abilità; tra un mese aspetto il vostro lavoro finito, qualsiasi cosa vogliate, scegliete voi. Se il tempo è tiranno, potete fare un vestitino per una bambola; allultima lezione valuteremo tutti insieme, e chi li ha fatti li presenterà.
Allinizio Ginevra voleva farsi felice, ma uscì un brutto disastro. Decise allora di realizzare un pullover per Luna, perché lautunno stava arrivando e il freddo si faceva sentire.
Bene, disse linsegnante, evitando di guardare Luna, vedo che avete provato.
Luna, in rosa, divenne la star del quartiere; la gente si fermava a guardarla, una vecchietta persino fece il segno della croce. Ginevra non si preoccupò di chi la guardava, perché Luna non tremava più. Le lavorò un maglione color viola lilla.
Una sera, andando a comprare cibo, legò Luna allingresso. Uscita dal negozio, trovò un uomo che osservava Luna con curiosità.
Scusi la curiosità, è una razza particolare? chiese luomo.
È un cane così! Se non vi piace, non guardate! abbaiò Ginevra, a voi importa solo laspetto, ma lanima di un cane o di una persona non vi interessa!
Non si lamenta per laspetto? rispose luomo ma a me Piace Luna, amica, facciamo amicizia?
Allungò la mano per accarezzarla.
Attenta! Morde! Non ama gli estranei! gridò Ginevra.
Luna, invece di mordere, sbatté la testa nella mano e fece le fusa.
Buon cane, davvero buono, commentò luomo. Resta a fare amicizia con la padrona.
La letteratura non abbandonò mai Ginevra. Il quinto anno iniziò. Il quinto volume è ancora in fase di scrittura.
Natalia Vellutata.







