Se sai come spalancare le gambe, puoi farlo. Ma se vuoi assumerti le tue responsabilità, è meglio rinunciare al bambino.

Lidia e suo marito Marco aspettano il loro primo bambino con trepidazione. Marco la protegge da nove mesi, la accompagna a ogni visita e le fa da scorta allospedale di Milano.
Quando arriva la settimana delle contrazioni, il medico lo manda via per una trasferta urgente. Lidia avrebbe potuto chiedere di rimanere, ma lui è deciso a lasciare il reparto non appena il neonato nascerà: Non voglio fare il capitano di guardia, Lidia sarà sola con il bambino.

Le contrazioni iniziano subito; Lidia sente un dolore atroce e, senza Marco al suo fianco, la situazione le sembra una prova più dura di quella che aveva immaginato. Il bambino nasce sano, ma Lidia è così sconvolta da non volere nemmeno raccontare lavvenimento al marito. Che lo scopra da solo quando tornerà, pensa.

Lidia osserva la stanza. Di fronte a lei è una donna di circa quarantanni, Rosaria, sdraiata sul letto. Accanto, una giovane infermiera, Giulia, chiacchiera al telefono. Alla porta, una donna disperata si volta verso il muro e piange silenziosa.

Dopo un parto faticoso, Lidia si abbandona su un cuscino azzurro con un ricamo a forma di triangolo e scivola in un sonno profondo, come se il mondo intero scomparisse.

Allattiamo il bambino? sente una voce materna attraversare il suo sonno. Lidia si gira, sorpresa.

Linfermiera, Alessandra, è accanto alla donna che piange.

Perché stai zitta? Prendi il bimbo, tienilo in braccio. Guarda che bel gioiellino hai tra le mani dice, ma la donna non si volta.

Se vuoi allungare le gambe, fallo, ma se devi prenderti la responsabilità, meglio rinunciare al piccolo aggiunge linfermiera, poi si allontana.

Rosaria, la quarantenne, rompe il silenzio, incapace di trattenere le emozioni.

Che cosa pensi, Lidia, che io volessi questo bambino? Ho trentatré anni, il mio figlio è sposato, presto avrò una nipote. E adesso il bambino? Non è colpa sua. Se non lo avessi voluto, non lavrei messo qui. Come farà questo piccolo a crescere quando, subito dopo la nascita, lo tradiscono?

Lidia, ora più vulnerabile, sente le lacrime di Annamaria la donna che ha partorito scorrere a dirotto. La voce di Annamaria si spezza in un pianto incontenibile.

Perché piangi? Ti serve davvero? interroga Rosaria, non volendo calmare la pianta.

Potrebbe essere stato violentato? ipotizza Alessandra, posando il cellulare. O il bambino è di un patrigno?

Lidia segue il racconto di Annamaria, convinta che la colpa sia sua, come se a lei fosse stato negato un destino felice: marito affettuoso, genitori che la coccolano. Eppure, trova sempre un motivo per essere triste.

Intorno a lei cè una vita che nessuno vuole. Un neonato appena arrivato, ancora innocente, che non ha ancora commesso alcun errore e già è indifferente a tutti.

Il futuro di quella piccola sarà segnato dallodio, perché la madre vede il marito tradirla, la famiglia che beve, le promesse infrante. Nessuno la sostiene.

Nessun palloncino verrà gonfiato per celebrare il suo arrivo, né fiori per la madre. Lidi, da sola, deve affrontare il futuro con il bambino.

Se vuoi, prenderò il bambino quando avrà bisogno di una casa chiede Annamaria, guardando Lidia come se fosse impazzita.

Certo, ma non succederà mai risponde Annamaria, girandosi di nuovo verso il muro, senza più pronunciare parole.

Due ore più tardi, Lidia annuncia con tono solenne:

Tu e il bambino vivrete nel dormitorio del reparto. Mia madre è la comandante. Lì pulirai i pavimenti, ma ti assegneranno una stanza.

Oh, ho già una busta per la dimissione interviene Alessandra, staccandosi dal cellulare. Chiamo subito Marco. Siamo due, perché dovremmo averne tre?

Io porto le cose, dice Natasha, una delle pazienti, ho ancora i vestiti della figlia, non sono nuovi ma sono buoni. Li ho lavati e stirati. Non servono a me, ho un figlio, e i nipoti compreranno tutto nuovo. A loro non servono cose usate.

Il giorno dopo, altre donne del reparto si avvicinano, offrendo seggiolini, culle, coperte.

Io non ho nulla, dice una giovane signora di un altro letto, posso comprare del latte in polvere, nel caso ne avessimo bisogno.

Annamaria scoppia in lacrime di gioia, non per disperazione ma per la generosità che le cade addosso.

Lo darò, lo venderò, borbotta, mentre le madri le accarezzano la spalla e le dicono: Dallo a chi ne ha bisogno.

Tardi, quando la notte avvolge la stanza, Lidia si addormenta pensando a quanto sia andata bene. Tutto andrà per il meglio per Annamaria. Incontrerà un uomo degno. E per la sua figlia il futuro sarà sereno: vivrà con la madre, e non servirà nientaltro.

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Se sai come spalancare le gambe, puoi farlo. Ma se vuoi assumerti le tue responsabilità, è meglio rinunciare al bambino.
Mamma ha 40 anni, non ha marito, ma è rimasta incinta. Viviamo in una piccola città italiana: è impossibile sfuggire ai pettegolezzi