«Con questo vestito sembri una vecchia cavalla, parola d’onore!» dichiarò a gran voce la suocera, guardando gli ospiti ammutoliti. La risposta della nuora, oh, non le piacque per niente.

Alessia passa un dito sullo schermo del cellulare e controlla il saldo della carta. La cifra nell’app la fa chiudere gli occhi e contare lentamente fino a dieci.

«Vittorio», chiama il marito, che si sistema davanti allo specchio in corridoio.

Vittorio tira il colletto della camicia nuova.

«Che c’è, Alessia?»

«Il taxi per il ristorante lo paghi tu con la tua carta?»

L’uomo smette di sistemare il colletto e guarda la moglie con aria colpevole.

«Alessia, adesso ricominci? Sul conto mi sono rimasti spiccioli. E devo ancora pagare il parcheggio di questa settimana. Ordini tu?»

Alessia blocca lo schermo.

Oggi Vittorio compie quarant’anni. Un’età importante. Sei mesi fa avevano deciso di festeggiare in modo sobrio, a casa, in tre: loro e il figlio.

Da due anni pagano il mutuo per un trilocale. La rata divora quasi tutto lo stipendio di Vittorio. Alessia si fa carico di bollette, spesa, attività del figlio e vestiti. Il suo lavoro da manager le permette di arrivare a fine mese, ma di soldi liberi non ne restano quasi mai.

Un mese fa, però, nei loro piani si è intromessa Clelia.

La suocera ha dichiarato che i quarant’anni del figlio unico sono un evento di portata mondiale. Non sta bene sedersi in cucina come dei poveracci. Bisogna chiamare i parenti, affittare una sala al ristorante e dimostrare a tutti che Vittorio si è realizzato.

Alle timide obiezioni del figlio, che dice che per il ristorante non ci sono soldi, Clelia risponde:

«Alessia guadagna bene. Non farete la fame per un’occasione simile.»

E Alessia ha ceduto. Ha trovato da sola un ristorante accogliente con buona cucina, ha scelto il menù, ha versato l’acconto.

«Chiama il taxi», acconsente Alessia, infilando l’impermeabile.

Al ristorante i camerieri si stanno già muovendo. La tavola per quindici ospiti è carica di antipasti. Alessia ha scelto apposta un vestito ampio color sabbia, per sentirsi comoda dopo una giornata intera di lavoro e dopo l’organizzazione del banchetto.

Gli ospiti cominciano ad arrivare verso le sei. Clelia arriva per ultima, in compagnia di Paola, la sorella di Vittorio. La suocera entra nella sala come se avesse un appuntamento dalla regina.

«Auguri al festeggiato!» annuncia Clelia, consegnando al figlio un sacchetto di carta.

Vittorio guarda dentro e si illumina.

«Mamma, grazie! Proprio quel profumo!»

Alessia lascia scorrere lo sguardo sulla scritta. Il prezzo di quel flacone è pari a un terzo della rata del mutuo.

«Per il figlio amato non si bada a spese», dichiara la suocera, passando al cameriere il suo cappotto nuovo con il collo di pelliccia.

Poi guarda la nuora. Il sorriso le si spegne.

«Alessia, auguri», fa secca.

«Buonasera, signora Clelia», risponde Alessia con calma.

La suocera osserva la sala.

«Be’, che dire…», fa, accomodandosi a capotavola. «Qui è buio. E le tovaglie sono dozzinali. Vittorio, ti avevo parlato del ristorante La Pergola in centro. Quelli sì che sono lampadari!»

«Mamma, La Pergola non ce la possiamo permettere», risponde piano Vittorio, sedendosi accanto.

«Oh, piantala di fare la povera!» taglia corto Paola, sistemandosi i capelli. «La tua Alessia guadagna come un dirigente d’azienda. Potevate, una volta nella vita, organizzare una bella festa per mio fratello.»

Alessia sente l’irritazione salire in gola, ma si trattiene. Non è il momento di fare scenate davanti agli ospiti.

«Si serva pure, signora Clelia», dice Alessia, spingendo verso la suocera il tagliere di pesce. «La cucina è ottima.»

La suocera solleva un pezzo di pesce con la forchetta, con aria schifata.

«Che salmone slavato. L’avranno preso al mercato, quello economico?»

«È trota leggermente salata preparata dallo chef», spiega Alessia tranquilla.

Il banchetto prende ritmo. Gli ospiti mangiano, bevono, fanno brindisi. Fanno un sacco di complimenti a Vittorio: che bravo professionista, che bravo padre di famiglia, che fortuna ha avuto nella vita.

Clelia non chiude bocca per tutta la sera. Racconta episodi dell’infanzia di Vittorio, vanta successi immaginari sul lavoro e non nomina Alessia nemmeno una volta.

Per lei, la nuora è personale di servizio: deve versare il succo e non farsi notare.

Quando portano i secondi, l’atmosfera è rovente.

Alessia è stanca. Si alza per chiedere ai camerieri di portare il tè e, mentre torna al suo posto, sente la voce alta di Clelia.

«Oddio, Alessia, come ti sei conciata!»

Le forchette smettono di tintinnare. Gli ospiti abbassano gli occhi sui piatti, fingendo di essere molto presi dalle insalate.

Alessia si ferma a metà strada verso la sedia.

«Prego?»

«Con questo vestito sembri una vecchia cavalla, parola mia!» dichiara Clelia, guardando gli ospiti silenziosi.

Vittorio diventa paonazzo.

«Mamma, piantala. Il vestito va bene.»

«Vittorio, tu hai l’occhio abituato», lo liquida la madre, sistemandosi il colletto della sua nuova blusa di seta di Como. «Io voglio solo il tuo bene. Alessia, hai trentotto anni e ti sei vestita come una vecchia nell’orto. Niente vita, niente stile. Un pessimo gusto!»

Paola sorride con malizia, nascondendo la bocca dietro il tovagliolo.

Alessia si avvicina lentamente al tavolo. Per tutta la sera la suocera ha storcato il naso: gli antipasti troppo semplici, il ristorante economico, la moglie del figlio non abbastanza carina.

«A me piace», risponde Alessia, guardando dritto negli occhi la suocera. «È comodo.»

«Comodo!» sbuffa Clelia. «Una donna deve abbellire il marito. Essere il suo biglietto da visita.»

Si raddrizza.

«Guarda me. Sono in pensione, eppure mi presento bene. Perché mi rispetto. Non infilo mica il primo sacco di patate che trovo al mercato.»

Gli ospiti si scambiano occhiate imbarazzate. Lo zio di Vittorio non stacca gli occhi dal bicchiere, come se studiasse le bollicine nell’acqua minerale.

«Alessia, siediti, non fare scenate», sussurra Vittorio, tirandola per la manica.

È sempre stato così: Vittorio preferisce rimanere in disparte mentre le donne si chiariscono. Per lui sarebbe meglio se Alessia tacesse e sopportasse.

Ma oggi Alessia non ha intenzione di tacere. È stanca di trascinare il mutuo, pagare i capricci della suocera e subire umiliazioni pubbliche a proprie spese.

«Signora Clelia», Alessia appoggia le mani sul bordo del tavolo. «E quella blusa, da dove viene?»

«Che c’entra la mia blusa?» la suocera è sconcertata dal brusco cambio di discorso.

«C’entra eccome», replica la nuora con calma. «La blusa è di seta di Como. E le scarpe di pelle, le ho notate quando è entrata. E il suo cappotto nuovo appeso in guardaroba, con il collo di pelliccia. Bei capi, vero?»

«Certo che sono belli», ammette Clelia, diffidente. «Io so scegliere le cose di qualità.»

«A scegliere, sì, è brava. Ma a pagare?»

Qualcuno tossisce nervosamente. Vittorio arrossisce e prova ad alzarsi.

«Alessia, basta», sibila a denti stretti.

«No, Vittorio, non basta», lo ferma Alessia con un gesto. «Dato che abbiamo parlato di aspetto e rispetto di sé, diciamo tutto apertamente.»

Alza la voce quanto basta perché tutti sentano.

«La blusa di seta di Como, le scarpe e lo splendido cappotto li ha comprati il mese scorso, signora Clelia. Con i duemila euro che le ho girato dalla mia gratifica trimestrale.»

Il viso della suocera si allunga.

«Perché lei, cito testualmente: “non avevo niente da mettermi per andare in ambulatorio, mi vergognavo davanti ai medici”», scandisce Alessia.

Il rossetto acceso di Clelia sembra all’improvviso fuori luogo. La donna cerca con lo sguardo un sostegno tra gli ospiti, ma i parenti si interessano tutto a un tratto alla carne che si sta raffreddando.

«Avevo chiesto a mio figlio!» ribatte la suocera con aria di sfida.

«Ha chiesto a suo figlio, ma non è stato lui a darle i soldi», la taglia corto Alessia. «Perché lo stipendio del suo Vittorio basta appena per la rata del mutuo, la benzina e i pranzi di lavoro.»

Paola prova a intromettersi.

«Alessia, perché vai a contare i soldi degli altri? Ti sei fatta dare alla testa?»

«Conto i miei soldi, Paola», la rimette al suo posto Alessia. «E questo banchetto, al quale siete seduti adesso mentre criticate il ristorante e il mio aspetto, è pagato fino all’ultimo centesimo dal mio portafoglio.»

Nella sala cala un silenzio imbarazzato, rotto solo dal tintinnio delle stoviglie ai tavoli vicini.

«E quel profumo costoso che oggi ha regalato a Vittorio? Comprato con i soldi che le avevo dato per il dentista la settimana scorsa», aggiunge Alessia.

Clelia diventa paonazza.

«Ma come ti permetti…» balbetta.

«E allora mi ascolti», si raddrizza Alessia. «Io posso girare anche con un sacco di patate. Perché quel sacco me lo compro io, con i miei soldi!»

Si avvicina il bicchiere di succo.

«Quando avrà imparato a vestirsi con la sua pensione, allora discuteremo del mio stile! Buon appetito!»

Poi si siede con calma.

Clelia resta a bocca aperta. Si aspettava che il figlio prendesse le sue parti e rimproverasse la moglie. Ma Vittorio se ne sta seduto con la testa bassa, e con la forchetta continua a scavare una patata al forno.

Non resta altro da fare. La suocera accartoccia il tovagliolo di stoffa, lo getta sul tavolo e si alza di scatto.

«Non metterò più piede in casa vostra!» sbotta.

Si volta e si avvia in fretta verso l’uscita. Paola lancia un’occhiata assassina ad Alessia, si alza e le corre dietro.

Il resto della serata trascorre in un’atmosfera pesante. Gli ospiti finiscono in fretta i secondi, bevono il tè, si congedano con imbarazzo e se ne vanno.

Alessia e Vittorio tornano a casa in silenzio.

Passa una settimana. La vita va avanti. Clelia, ostentatamente, non chiama. Vittorio per qualche giorno va in giro con l’aria offesa, cerca di accusare la moglie di essere stata troppo dura, ma non trova argomenti.

Sabato mattina Alessia sta preparando il caffè quando sul telefono del marito arriva un messaggio. Vittorio, seduto a tavola, guarda lo schermo ed esita.

«Alessia», comincia con tono conciliante. «Scrive mia madre. Le si è rotto il frigorifero. Il tecnico ha detto che la riparazione costerà cara.»

Alessia sorseggia il caffè caldo dalla tazza.

«Che dispiacere», risponde con voce neutra.

«Bisognerebbe aiutarla», Vittorio si gratta la nuca. «Le manderesti cinquecento euro? Te li restituisco con il prossimo stipendio.»

«No, Vittorio, non li mando», Alessia appoggia la tazza sul tavolo.

«Come sarebbe no? E la spesa che le va a male?»

«Semplice», Alessia guarda il marito. «Tua madre ha capito chiaramente che non ho gusto e non mi rispetto. Ho deciso di seguire il suo saggio consiglio.»

Si avvicina ai fornelli e spegne il gas.

«Ieri mi sono prenotata dal parrucchiere per taglio e colore. Nel weekend vado al centro commerciale a comprarmi dei vestiti nuovi. Devo tenere alto il livello!»

Vittorio sbatte le palpebre, confuso.

«E il frigorifero?»

«Il frigorifero, amore, adesso è un problema tuo», sorride Alessia. «Fatti un secondo lavoro, chiedi un anticipo. Siete famiglia, sangue del tuo sangue. Sono sicura che ce la farai!»

Prende la tazza e va in camera, lasciando il marito da solo con i suoi pensieri e con il frigorifero rotto di Clelia. Come ha fatto il letto, ora ci si corica. Che le venga un accidente!

E voi, cosa avreste fatto in questa situazione? Scrivete nei commenti e mettete mi piace!

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