L’infermiera Sanitaria

Diario di Giulia Estate, Firenze

Marchetti, sei di nuovo qui? Ma cosa mi segui, anima mia tormentata! Il professor Andrea Vitale, con un gesto rapido, quasi fosse un serpente che balza sulla preda, si infilò sotto quella buffa coppola a righe bianche e rosse e fissò negli occhi la ragazzina bassa e magra, vestita di un semplice abitino estivo. Marchetti, dai, capiscilo, per favore! Qui non siamo mica al dopolavoro, questo è un istituto serio. Non sei passata, non hai preso gli esami, lo sai bene, allora che pretendi?! Santa pazienza! Confondere tutta lanatomia, dire un sacco di sciocchezze, e poi aspettare chissà che cosa?!

Mi dia unaltra opportunità, singhiozzò di nuovo la ragazza, tirando fuori un fazzolettino dal taschino del vestito e soffiandosi rapidamente il naso. Il fazzoletto era bianco, con un bordo azzurro e dei fiorellini.

«Tenero, pensò Andrea, eh! Ha capito che io proprio non sopporto le lacrime femminili!»

Nessuna opportunità. Ritenta lanno prossimo, anima mia; ma, se vuoi, posso farti lavorare come ausiliaria allospedale. È un lavoro faticoso e sporco, certo, però così almeno vedi dal di dentro dove vorresti lavorare. Voi, Andrea Vitale si volse a guardare il cortile pieno di studenti, pensate solo a camici candidi, strumenti che brillano, corridoi puliti e luminosi dove camminate come semidei, annuendo ai pazienti che vi guardano supplici Ho ragione? tornò a guardarla sotto la coppola e rimase fermo. Quante lentiggini, Marchetti! Il sole ti vuole proprio bene, ti ha baciata tutta!

Scoppiò poi in una risata. Si sentiva leggero per via di quelle delicate lentiggini dorate sulla pelle di Giulia Marchetti, e pensava al compleanno di sua moglie, alla casa in campagna, alle trote e ai persici sul lago, alle api negli alveari che ronzano e chiacchierano con lui.

Giulia alzò la testa, socchiudendo gli occhi. Il professore e ride? Strano. Tutto questo sembra proprio ingiusto. Si era preparata tanto, si era confusa davanti alla commissione e ora questo.

Oh, scusami, non sto ridendo di te, davvero. Sei proprio una bella ragazza, Giulia, disse improvvisamente sincero il Professore. Senti che caldo oggi! Vieni, andiamo a prendere un gelato! Staccò il colletto della camicia, trattenendo la sua valigetta lisa sotto il braccio, e si frugò in tasca, tutto sudato sotto la giacca di lana. Ma non arrossire! Non ti sto mica invitando al ristorante, solo a un gelato. Ecco, ti do i soldi, vai a prenderne uno per te e uno per me. Ti aspetto su quella panchina.

Giulia strinse le spalle.

Quale tipo di gelato preferisce? domandò piano.

Qualunque. Ma fai presto, o di me resterà solo una pozza sulla sedia. Corri, Giulia!

Andrea seguì con piacere la ragazzina, che si precipitò verso il carrettino dei gelati con le sue gambette snelle.

Proprio una bambina, eh, sospirò lui chissà come mai finiscono sempre tra i piedi miei!

Sedutosi sulla panchina, appoggiò il portafoglio accanto e tirò fuori un fazzoletto a quadrettoni verde-blu molto brutto. Si asciugò il sudore, scontento. Essere vecchio, stanco, sudato e sentirsi grande solo vicino a una creatura delicata e ostinata come lei. Ma non perché desidera flirtare Andrea ama sua moglie più della sua vita ma è il rimpianto, il vedere la giovinezza passare davanti agli occhi, e capire che tutto ciò che resta è osservare le vite degli altri, degli ostinati, degli ottimisti come questa Marchetti. Loro hanno tutto davanti, sembra che saranno migliori di noi, consumati, incanutiti, a fine servizio

La ragazza arrivò col gelato, un po imbarazzata.

Perché mi guarda così? Ecco il suo gelato, ho preso la crema per lei porse il pacchetto freddo.

E per te? si spazientì il professore, osservando le sue mani vuote. Ti avevo detto di prenderne due. Già non mi ascolti! E poi cosa succederà? Ecco, te lo dico io! sgranò gli occhi, somigliando proprio a quel luccio che spera di pescare il giorno dopo NIENTE! Ti dicono una cosa e non fai, ti parlano ma non ascolti! Tu

No! Ho capito, lo prendo subito! e la coppola rossa e bianca corse di nuovo al banco, prese un altro gelato e tornò Ecco!

Mangia, ordinò Andrea, Poi basta, io devo portare la moglie in campagna, ci sono mille cose da fare. E tu dove vai ora?

Giulia si pulì langolo della bocca, le spalle esili. Il gelato era troppo dolce, stucchevole, ti faceva solo venir sete

Come non lo sai? Sarai pur da qualche parte, no? sbuffò Andrea. E già si preoccupava: questa ragazza senza famiglia

A Giulia venne in mente che, se il professore avesse la barba, somiglierebbe a Mago Merlino. Uguale, strano davvero.

Sto da mia zia per ora. Ma oggi arriva la famiglia da Palermo, e allora me ne vado. La casa non è di gomma.

Sì, la zia Teresa laveva detto: Giulia, un po di coscienza. La casa non si allarga. Non sei passataparti. E tutto il discorso.

Torni a casa allora? Da dove vieni?

Da un paesino vicino Arezzo Ma non conta. Mi accolga, professore, la prego! Conceda un altro appello, posso raccontare anche tre domande, quattro, veramente! Solo che quel giorno mi ero confusa e

Su, basta. Così proprio non si può, scosse il dito, e se al lavoro ti confondi anche allora? Taglieresti la milza al posto dellappendice? No! Inammissibile!

Non si può sbagliare così, sgranò gli occhi Giulia. Ma vuole un altro gelato? Due magari? prese la mano del professore, che la scacciò con una smorfia indignata.

No, grazie. Troppa dolcezza fa male. Addio, Giulia Marchetti. Torna il prossimo anno, ora basta.

Si alzò, si inchinò e si allontanò verso lombra degli alberi senza voltarsi, mentre lei rimase lí sulla panchina, un po affranta, la coppola bianca e rossa in testa. Tra i cespugli aveva nascosto la sua valigetta: piccola, pareva un giocattolo.

«Tutto è finito davvero si lamentò il naso cosparso di lentiggini, le mani sulla gonna. A casa rideranno di me. Nessuno ci credeva che sarei diventata medico»

Nel suo paesino toscano, diviso dalla statale in due: da una parte i condomini cittadini, dallaltra le case coi tetti a gallo e le imposte azzurre, nessuno ci aveva creduto che la minuta Giulia sarebbe entrata in medicina e magari un giorno sarebbe tornata a sgridare le infermiere, le più giovani delle quali avevano sessantanni.

I giovani scappavano dal piccolo ospedale: niente attrezzi, niente condizioni, le finestre dinverno tappate coi collant vecchi. Il primario, il dottor Nicola Fiorini, era sempre di pessimo umore, paonazzo, con le occhiaie e le labbra secche. Non accettava giovani, i nuovi per lui erano una minaccia. Lei aveva provato a sfidarlo, ma aveva fallito italiano, biologia, genetica Niente da fare.

Andrea Vitale era sparito, e Giulia era rimasta con il bastoncino del gelato in mano.

«Ho sete» pensò smarrita. Raccolse la valigetta, guardò attorno e si diresse verso la fermata dellautobus. Speriamo nella coincidenza col treno.

Non era contenta a tornare a piedi dal treno, la sera, verso il buio, i cespugli e le ombre delle vecchie case abbandonate. Da bambina, la nonna la spaventava con storie di spiriti. Giulia si rifugiava sotto le coperte, e solo i rumori del nonno la rassicuravano: russava, borbottava, brontolava Chi verrà mai qui se cè un nonno così?. Ma ora il nonno non cè più, mancato in quellospedale. A detta del dottore solo impacchi di alcool, invece delle giuste medicine se nè andato in due giorni. Giulia, mamma e nonna erano rimaste a osservare, incredule, la pace scendere sul volto del nonno.

È finita, disse alle spalle lausiliaria, la signora Tamara. Ha sofferto abbastanza

Eppure, la strada verso casa è ancora là, con i suoi alberi, i cespugli, le case vuote, e una ragazzina con la valigetta che singhiozza, avvilita. Perché il professore non le ha creduto? Lei ce lavrebbe fatta, sarebbe diventata la migliore, davvero

«Non hai preso i punti, anima mia. Ritenta lanno prossimo» il professore le risuonava in testa. Ma perché si era attaccata tanto a lui? Solo fiducia, chissà perché. E a quanto pare, sbagliava.

Un ragazzo la raggiunse, prese a camminare accanto e le tolse la valigia. Un colpo di paura, poi lo riconobbe era Fabio.

Che ci fai qui? Mi spiavi, vero? Tu non ci credevi che sarei entrata lo sfidò. Ridammi la valigia!

Rilassati, scricciolo! brontolò. Ho tenuto più le dita incrociate io per te! Tua zia ha chiamato i tuoi, così sono venuto a trovarti. Sei giù?

Si fermò, Giulia gli finì addosso e si lasciò avvolgere in un abbraccio caldo. Presto anche lei strinse le braccia attorno al ragazzo e scoppiò in lacrime, da bambina, singhiozzando senza ritegno.

E fu allora che Fabio la baciò, finalmente. Ci pensava da tre anni, alla stazione, quando era partito per Firenze, ma non aveva mai osato. Ora sì, un bacio impacciato, bagnato. Giulia si accigliò, poi si sporse lei verso di lui.

È triste, ma sono contento che tu sia tornata, sussurrò Fabio Ma se fossi rimasta, sarei venuto a trovarti, davvero!

Giulia annuì. Va bene così, tutto bene. Solo il nonno e il sogno Quelli mancano.

In ufficio, il professore Andrea Vitale, infastidito ma agitato, sfilava nervosamente le liste con i nomi degli ammessi al corso di medicina.

Allora, Caravelli, Caruso Carletti Carrara correva col dito lungo la colonna dei nomi. La segretaria, Nadia, tolse gli occhiali per pulirli con un fazzoletto bianco a fiorellini.

Cosha? gli chiese.

Quel fazzoletto Da dove viene?

Dal mercato di San Lorenzo. Cerano anche quelli coi fiorellini gialli, ma questo mi è piaciuto di più, arrossì Nadia, rimettendolo nella borsa.

Niente! sbottò Andrea. Casella, Castagna Marchetti Dove accidenti sei?

Chi cerca, professore?

Non si agiti, Nadia, non va bene in gravidanza! la redarguì. Cerco una Marchetti Giulia. Sa dove sta?

Nadia scrollò le spalle e iniziò a mangiare una mela: la tensione la faceva sempre venir fame.

Non cè, non è tornata! E io ho stressato mia moglie Anna per colpa sua, tutti i nervi E lei niente, non si è presentata. Proprio la Marchetti. Io chiesi perfino uneccezione al preside! Nulla. Non si è neanche fatta vedere questanno. Non fidarti mai degli studenti, Nadia!

Lei annuì. E a chi vuoi credere!?

Poi Andrea fu visto ai tabelloni degli ammessi, con aria scura dietro i suoi occhiali.

Cerchi qualcuno? rise la collega Fadda, sempre acida. Non sempre va bene a tutti

Ma chi cerco! Andrea andò via verso il carrettino dei gelati.

Sedette e comprò un gelato al fiordilatte. Va bene così, decise ormai dopo essersi leccato le dita, così doveva andare. Tanto a me restano il lago, i pesciolini da pescare, e il compleanno di mia moglie”

Eppure, di tutte le delusioni, la ragazza che gli era rimasta impressa era proprio la Marchetti. Niente regali, niente compromessi solo il desiderio, puro, di studiare. E chi se lo dimentica? Ma ora basta. Il passato

Anna era raggiante. In veranda con le amiche, tra risate e riviste di moda, mentre gli uomini cuocevano arrosticini e parlavano di pesca e calcio.

Tutto normale, finché, allimprovviso, il Professore si accasciò, pallido, tremante, respirando a fatica.

Scattarono tutti. Anna si ritrovò in macchina con la testa del marito sulle ginocchia, fuori dal finestrino era buio.

Cosha, dottore? COSA? sussurrava stringendolo. Andrea pareva svenuto.

Il cuore, penso ingranò la marcia lamico, Marco, Ma che traffico, per Dante! Ci serve un ospedale, SUBITO!

Deve tornare indietro, si è ribaltata una cisterna, la strada è bloccata, disse un vecchio, e Marco chiese informazioni per lospedale più vicino.

Deviavano di nuovo verso il paesino, allospedale che era rimasto solo di nome. Dottoressa ostetrica ne abbiamo, la volete?

Ma Marco già correva via.

Arrivati allospedale comunale, dal portone annerito e con la muffa alle pareti, quasi mezzanotte.

Dovè il pronto soccorso? Mio amico forse ha avuto un infarto!

Un bidello, seduto fuori a fumare, si voltò svogliato, Qui è tutto pronto, siamo sempre in attesa del peggio! Cuore, dice? Mia moglie pure

Basta, chiama un medico! Anna, corri dentro!

Anna salì i gradini, picchiò sulla porta. Apre il dottor Nicola Fiorini: sguardo stanco, odore dalcool.

Ma che schiamazzo, signora! Ho il mal di testa. Che volete? la scacciò. Anna si fece strada ugualmente

Andrea si ritrovò solo, in una stanza azzurra e sbiadita, lalba filtrava negli angoli, strisciava sui muri e si perdeva nel linoleum scuro.

Anna Annina chiamò piano.

La moglie dormiva accanto. Andrea provò a toccarla, ma non si mosse: chiuse gli occhi.

La porta si aprì, e in silenzio entrò una donna giovane, col camice blu troppo grande, la testa coperta da una bandana. Si chinò sul lettoera Giulia.

Acqua? Vuole bere, Professore? sollevò il capo di Andrea, facendolo bere dal bicchiere.

Marchetti? Tu? mormorò lui, stupito. Il nasino lentigginoso annuì.

Sono io, Professore. Stia tranquillo. Nicola Fiorini ha detto che non è stato infarto, ma altro stress. Non si agiti. Bere, sì, piano

Giulia, che ci fai qua? Ti ho cercata per anni nelle liste, e invece come mai?

Tornerò, Professore, questanno torno davvero. Ma quella volta Fabio mi accolse alla stazione, poi ci siamo sposati e abbiamo avuto Lorenzo. Era così piccolo, non riuscivo a lasciarlo. Così ho fatto davvero la ausiliaria, come diceva lei. Ho imparato tanto, davvero

Qui? In questo ospedale? Andrea si disperava. Cosa impari, qui?! È terribile!

Sì, annuì Giulia. È per questo che voglio tornare e diventare medico. Cambiarò tutto!

O finirai come il vostro dottore, rise amaro Andrea. Ma scommetto che ce la farai. Tu sei diversa.

Anche io lo pensavo, Professore, Giulia aggiustò il cuscino e la coperta, ma ora capisco che pure lui un tempo voleva cambiare tutto, ma non ce lha fatta. Io ci proverò!

Qui bisogna buttare giù tutto, ricostruire! Andrea picchiò sul letto con il pugno.

Andrea! Calmati! Anna, spaventata.

Giulia sorrise.

Mi ricorda Merlino, Professore le manca solo la barba

Cosa?! Marchetti! Ma che dici tu!

Sì, Professore, io sono Marchetti. Lei è il Professore, nessun Merlino. Mi scusi! Ora chiamo un dottore Anna, venga che le verso un tè vuole delle ciambelline? con gentilezza prese la donna per mano, come se la conoscesse da sempre. Non si preoccupi. Abbiamo solo bisogno di riposare, tutti.

Nicola?! Sei tu? Andrea fissava luomo trasandato davanti a lui. Il dottor Fiorini ormai senza più camice bianco, la chioma spettinata.

Sono io, amico. Mi hai riconosciuto? Almeno questo! rispose lui, ridendo amareggiato.

Ma come fai qui? È impossibile lavorare così, Nicola! Era pieno di speranze e ora

Sì, stanco Prima lotta, poi ti arrendi. I giovani non reggono, vanno via. Restano solo le vecchie infermiere e io. Tutto qui. Giulia invece sempre a parlarmi di te, come una cicala! Si prepara, vuole tornare a studiare. Ha già un bambino, piccolo, ma faranno. Tu insegnale bene, mi raccomando.

Certo, Nicola, la lascio in buone mani, le insegneremo tutto! Ma tu bisogna lottare però! Domandare, protestare!

Bisogna, ma con calma. Per ora riposati, amico. Dopo ci pensiamo. Ora dormi.

Nicola aspettò che Andrea si addormentasse. Uscì silenzioso, si affacciò sulla piccola corte sciatta. Però era felice: stava dove doveva stare. Tutti erano dove servivano.

Dottor Fiorini, venga a fare colazione! chiamò Giulia.

Arrivo, Giulia. Il Professore dorme, ora va meglio.

Giulia annuì.

Andrea Vitale, con orgoglio e commozione, leggeva per la quinta volta, dietro il vetro, il nome familiare sulla lista:

Marchetti Giulia Maria. Ammessa. Ora potrà essere la continuità di Nicola. Basta aspettare. E lui aspetterà. Intanto, si mette al lavoro per tirar su quellospedale malandato.

Eh, Nicola! Sempre orgoglioso, non hai mai voluto aiuto! Adesso ti tocca, perché io, Andrea, non mollo, capito?! Ho ancora la forza per smuovere montagne. Sul serio, credici!

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