GiorginoGiorgino, con il cuore colmo di speranza, attraversò la piazza del mercato, dove i profumi di pane appena sfornato e spezie esotiche lo guidarono verso una scoperta che avrebbe cambiato per sempre il suo destino.

La mamma non compariva. Tutti gli altri bambini erano già stati presi dai genitori; rimaneva solo Lorenzo, piccolo e silenzioso, che scopriva una macchinina nellangolo del nido. La maestra, Signora Margherita, lanciava occhiate scontente allorologio appeso al muro. Lorenzo sospirò profondamente, fissò la fenditura buia della finestra e poi la porta.

Signora Margherita, ho visto un grosso cane vicino al recinto stamattina disse con voce tremante deve ancora essere lì. La mamma è spaventata, non osa entrare. Possiamo andare a spaventarla?

Non cè nessun cane, non inventare storie. Ora provo a chiamare di nuovo sua madre.

Margherita afferrò il cellulare e compì lennesima chiamata al numero di Ada, la madre di Lorenzo. Nessuna risposta. Guardò lorologio, il cuore accelerò.

«Qualcosa deve essere successo», pensò. «Non è mai capitato nulla di simile. Lorenzo non ha papà, sua madre è sempre puntuale, si prende cura di lui. Se si fosse ritardata, mi avrebbe avvisata».

Lorenzo, vestiamoci. Vieni a casa mia.

Mmmm, la mamma? balbettò il bambino Lei verrà, noi non siamo qui.

Le lasceremo un biglietto, si animò Margherita, lo leggerà e verrà da noi. Le darò lindirizzo e il numero di telefono. È già tardi, andiamo. Ho un gatto affamato.

Ha un gatto? Davvero, un gatto vivo? gli brillò gli occhi Posso giocarci?

Certo, andiamo.

Lappartamento della Signora Margherita accoglieva Lorenzo con una calda atmosfera di casa: il profumo di crostate appena sfornate riempiva laria. Un grande gatto arancione, pigro ma dolce, si lasciava accarezzare e sopportava pazientemente i piccoli scherzi del bambino. Dopo aver sorseggiato una tazza di tè, Lorenzo si addormentò.

Margherita lo sistemò delicatamente sul letto e, con il cellulare in mano, si diresse verso la cucina. Dopo lunghe conversazioni con la Polizia di Stato e con i tecnici del pronto soccorso, scoprì che una giovane donna era stata ricoverata in ospedale con gravi ferite dopo un incidente stradale. La donna era incosciente.

Quando si riprenderà, per favore le dica che Lorenzo sta bene. Lo terrò con me, così non dovrà preoccuparsi. La visiteremo presto.

Tornata nella stanza, Margherita trovò Lorenzo sul letto, gli occhi pieni di lacrime.

Dovè la mia mamma? singhiozzò Voglio tornare a casa, da mamma. Non voglio stare qui. A casa mia la mamma piange, anche il lettino piange, tutti i giocattoli mi aspettano. Portatemi a casa, voglio stare con la mamma.

Piccolino mio, cercò di consolarlo la maestra non piangere. La mamma è al lavoro. Stai tranquillo, qui sei al sicuro. Io ti voglio bene e anche il gatto ti adora.

No, lei mi sta aspettando continuò a piangere Lorenzo non riesco a stare senza di lei. Poi, con voce timida, chiese E la mamma è volata su per il cielo?

No, Lorenzo, non è volata. Tutto è a posto. Perché lo chiedi?

Il papà è volato su per il cielo, aggiunse, quasi a se stesso e anche la nonna. Ora guardano dallalto. Quando mi comporto bene, loro sono felici. E se anche la mamma volasse via?

Margherita lo avvolse in un abbraccio, premendo la sua piccola testa contro la spalla.

Non temere, la tua mamma è forte. Domani ci alzeremo presto e andremo a trovarla. Non è al lavoro, è in ospedale, sta male.

Come me? Ha mal di gola? si irrigidì il bambino.

Un po di gola, forse anche una mano a riposare. Guarirà e tornerà a casa con te.

Ha bisogno di latte tiepido con miele. Lo porteremo?

Certo, lo porteremo. Adesso dormi, chiudi gli occhi. Ti racconterò una fiaba.

Signora Margherita, perché vive sola? chiese improvvisamente Lorenzo.

La domanda colpì la maestra alla sprovvista; i suoi occhi si riempirono di lacrime.

Avevo un figlio e un marito. Un giorno sono andati in campagna, io sono rimasta a casa, volevo fare le pulizie. È successo un incidente. Ora vivo sola con il gatto. Mi dispiace non esserci stata. Se fossero qui tutti insieme…

Sono volati su per il cielo?

Sì, al cielo sospirò Margherita.

Non pianga, signora intervenne Lorenzo, con la dolcezza di chi vuole salvare un cuore Loro vi guardano lassù. Quando siete felice, anche loro sono felici; quando piangete, anchessi piangono. È vero, me lha detto la mamma. Non li turbiamo. Rimaniamo sereni insieme.

Margherita asciugò le lacrime, lo strinse e lo baciò.

Andiamo a dormire, domani dobbiamo alzarci presto. Ti chiedo di stare un po qui, finché la mamma è in ospedale. Io e il gatto saremo più felici. Daccordo?

Daccordo annuì Lorenzo Aiuterò. So lavare i piatti. Posso chiamarla nonna? Non solo a scuola, ma qui, con te.

Puoi, amore mio. Dormi.

Margherita rimase accanto alla finestra, ancora a pulire le lacrime, mentre Lorenzo dormiva tranquillo, non sul suo letto ma su quello della maestra.

Passarono gli anni.

Lorenzo si svegliò allalba, si alzò di scatto, si stiracchiò. Dalla cucina arrivava laroma dei cornetti appena sfornati. Si avvicinò.

Nonna, perché ti alzi così presto? chiese, baciando la guancia di Margherita.

Non riesco a dormire. Ho pensato che tu e la mamma vi svegliereste, e io avrei dei cornetti per voi. Una gioia per tutti. Siediti, ti verserò del latte. E quando sarà il momento, mi ritroverò tra le stelle.

Lidia Malcov, la vicina di casa, passò di lì, ma la scena rimaneva sospesa in quel sogno di un tempo che non finiva mai.

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GiorginoGiorgino, con il cuore colmo di speranza, attraversò la piazza del mercato, dove i profumi di pane appena sfornato e spezie esotiche lo guidarono verso una scoperta che avrebbe cambiato per sempre il suo destino.
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