Il cane svegliò il padrone nel cuore della notte e lo condusse nel cortile: lì non c’erano solo un albero e la luna.

Nel mio studio veterinario, a volte ho la sensazione di fare lufficiale di turno per strane coincidenze. Il gatto sceglie proprio il cassetto dove si trovano gli esami del marito, il cane morde deliberatamente un certo vicino, e poi scopriamo che le mani di quelluomo sono appiccicose come se fosse tornato a essere un bambino nella pasticceria della scuola.

Quel giorno la segretaria sbuca nella sala dattesa e mi lancia la frase che mi fa fermare il tè: «Mario, cè un signore con un cane e sembra abbia unaura mistica con lanimale. Lo facciamo entrare?» Clienti così è meglio indirizzarli subito da me; se non li sento per tempo, vanno da cartomanti o da allevatori su internet.

Il signore è un uomo di quasi sessanta anni, alto, leggermente curvo, con un volto segnato da chi ha passato tutta la vita sul cantiere giardini, cantieri, strade. Indossa una giacca semplice ma di buona fattura, scarpe lucide, e sotto gli occhi si legge la stanchezza di una vita intera.

Il cane che ha portato è il sogno di qualsiasi gruppo di quartiere. Una grossa meticcia, metà pastore tedesco e metà labrador, pelo grigio denso, petto bianco, sguardo intelligente, portamento fiero. Al collo ha un collare vecchio ma robusto, guinzaglio consumato ma affidabile.

Buongiorno dice luomo, sedendosi sulla sedia. Vengo su raccomandazione. Io sono Marco Rossi e questa è Luna.

Luna, appena sente il nome, muove leggermente lorecchio e mi guarda come se potesse compilare il modulo da sola.

Piacere di conoscerla rispondo. Cosa ci porta Luna?

Marco si aggiusta il berretto tra le mani e sospira: Lei sta bene, è io che non va non capisco più cosa sia successo.

Questa frase apre sempre le storie dei miei clienti. Dopo di essa compaiono gatti veggenti, cani psicoterapeuti e altri fenomeni.

Andiamo con ordine propongo. Racconti il momento in cui ha capito che non è solo medicina.

Dalla notte, dice. Dalla notte più strana.

Di notte tutti i gatti sono grigi e i cani diventano sveglie, specialmente se hanno un ritmo rigido.

Vivo con Luna da cinque anni, fin dal cucciolo inizia Marco. La moglie è morta, il figlio è a Milano, i nipoti nello stesso ufficio. Io resto qui, in questo bilocale. Luna è con me da quando era cucciola.

Luna, sentendo da cucciola, si accoccola al suo piede e sospira, come a ricordare una lunga storia.

La porto a spasso tre volte al giorno: al mattino, al tramonto dopo il lavoro e verso le undici, prima di andare a letto. Alle undici usciamo, facciamo tutto, poi torniamo: io sul divano, Luna sul tappetino accanto al letto. Tutto regolare.

Fa una pausa, ricordando.

Verso le tre di notte qualcuno mi sveglia. È come se un treno passasse sul petto. Apro gli occhi e Luna è sopra di me, zampe sul divano, muso vicino al viso, guaito sommesso.

Immagino la stanza buia, luomo mezzo addormentato, il cane come un improvviso misuratore di gas.

Le dico: Che fai, Luna? È notte. Lei mi guarda come se fossi un idiota, punta la zampa sulla spalla e geme.

Dovevo andare in bagno? chiedo per caso.

Lo pensavo anchio annuisce Marco. Ma abbiamo indossato pantofoloni, giacca, siamo usciti. Luna salta felice lungo il corridoio. Apro la porta, penso che corra verso i cespugli

Sorride.

Ma esce nel cortile, si ferma e non corre. Sta lì, si gira, e sembra chiedere: Dove sei?

Ho visto quel tipo di sguardo nei cani: un messaggio interno Siamo insieme o devo risolvere tutto da sola?.

Ho chiuso luscita prosegue Marco. È notte, gennaio, la neve scricchiola, una lanterna è lunica luce, la luna è alta. Le dico: Dai, corri, voglio dormire.

E?

Lei non va da nessuna parte alza le spalle. Si gira verso gli alberi di betulla e una vecchia panchina di ferro, si guarda intorno, come se aspettasse: Andiamo?

Nella voce di Marco cè una nota notturna che mi fa venire i brividi.

Prima mi arrabbio: Luna, a casa! Via!. Lei resta lì a guardare. Non è ostinata, non è da cucciola, ma mi fissa con quegli occhi. E sospira.

Guardo Luna: è rannicchiata sotto la sedia, ma segue ogni parola.

Va bene, penso continua Marco. La seguo. Arriviamo alle betulle, la panchina è vecchia. Provo a girarmi, il silenzio è totale, solo neve e luna. Allimprovviso lei ulula.

Fa una pausa.

Luna? chiedo.

Sì conferma Marco. Si alza come una statua, pelo in piedi, coda a C, guarda i cespugli e geme. È un lamento lungo, non da lupo, e quasi anchio urlo con lei.

Sorride amaramente.

Le dico: Calmati, che succede, ma lei non smette. Inizio a pensare a pacchi, a neve, a qualcosa. E poi

Silenzio, sembra perso nei propri pensieri, e guarda le proprie mani.

Lì cè il nostro vicino dice infine il signor Gennaro. Sapete comè, magro, con il cappellino, con il bastone. Tutto il palazzo lo conosce.

Annuisco: personaggi così si trovano in ogni cortile.

È sotto lalbero, sulla neve, sdraiato sul fianco. Il cappello è scivolato, il volto è blu, quasi irreale. Prima penso sia troppo tardi. Luna corre verso di lui, lo lecca, gli stuzzica il naso. Lui emette un suono non una parola, ma un respiro.

Marco sistema il berretto.

Prendo il cellulare, chiamo lambulanza prosegue. Le mani tremano, i numeri non arrivano. Luna gira intorno a lui, scodinzola, ma non se ne va. Si posa sul suo petto, gli mette il muso. Io aspetto i soccorritori

Quando arrivano i medici, portano via il signor Gennaro, segnalano Marco come chi lo ha scoperto e lodano Luna: Brava!.

Hanno detto aggiunge Marco che se fossimo arrivati qualche minuto più tardi, si sarebbe gelato. È stato un ictus proprio sotto la nostra betulla. È uscito tardi, non è arrivato al portone. E il citofono impazzisce

Sospira profondamente.

Poi è tutto come al cinema: sirene, vicini in camice, Luna mi guarda con occhi da cinque euro. La nostra casa ora sembra un tour guidato: Ecco dove lhanno trovato.

E il signor Gennaro? chiedo.

È vivo risponde Marco. In riabilitazione. Il figlio viene, ringrazia, porta torte. Io gli dico: Porta le torte al cane, è lei che mi ha salvato.

Accarezza Luna sulla testa.

Pensavo fosse tutto finito prosegue Marco. Ma no.

Ma no nella mia esperienza significa sempre che la storia è solo allinizio.

Dopo un paio di notti mi sveglia di nuovo alle tre dice. Zampa, muso sul viso, geme. Mi sveglio: Che? Cè qualcuno sotto la betulla?

Cè qualcuno? chiedo.

Nessuno sospira Marco. Le dico: Luna, basta con leroismo, voglio dormire. Lei insiste, ci porta alla porta. Usciamo, arriviamo alla panchina nessuno. Lei annusa, corre in cerchio, mi guarda e finisce. Torna a casa.

Così accade altre due volte. Alle tre di notte Luna lo sveglia, lo trascina verso il cortile, verso le betulle. Là solo neve, una lanterna, tracce. Nessuno, tranne la neve.

Inizio a impazzire ammette Marco. Penso di essere impazzito o di essermi attaccato a quel posto.

E prima della storia con Gennaro la svegliava? indago.

Mai risponde sicuro. Il suo sonno è come quello di un morto: si sdraia, ansima, non si muove.

E voi dormivate normalmente alle tre?

Marco mi guarda sorpreso.

Cosa intende?

Non svegliarvi, non girarvi per casa, non stare con una bottiglia in mano?

A volte succedeva ammette. Dopo che Nina si interrompe sono rimasto solo, a volte mi svegliavo. Ma ultimamente mi sento come in una botte.

Aggiunge:

Quella notte in cui mi ha svegliato sono uscito come se fossi uscito dalla tomba. La pressione è schizzata, la testa rimbomba, il cuore batte forte. Se non fosse stato per Luna, sarei rimasto lì.

Ci scambiamo uno sguardo. Ecco la misteriosa realtà.

Un cane che sveglia di notte è un tema familiare, ma qui il puzzle è più complesso.

Allora perché è venuto da me? chiedo. Per controllare se il cane è impazzito?

Sì risponde Marco onestamente. A volte si avvicina, mi respira in faccia, si sdraia sul petto e resta finché non mi muovo. Come se volesse verificare.

Luna sospira e appoggia la testa sul suo stivale.

Una vicina ha detto: Adesso reagisce a ogni morte, a ogni mondo sottile. Ho pensato: è ora di vedere il veterinario.

Esamino Luna con cura: cuore regolare, polmoni puliti, articolazioni a posto, occhi limpidi, ventre morbido, lingua rosa. Nessun segno di dolore o di problemi neurologici.

La salute di Luna è ottima dico. La misteriosa è nella sua testa e in quella del palazzo.

Marco spera un diagnostic speciale, ma lo devo deludere.

Per lei quella notte è un trauma. Era tutto normale, poi tu hai iniziato a respirare in modo strano, a girarti. Lei ti ha svegliato e avete trovato il signor Gennaro. Lintera sciame è al limite.

Guardo Luna:

Ora, a tre di notte, controlliamo se tutti sono vivi. I cani non hanno filosofia, agiscono per utilità.

Quindi fa la guardia? chiede Marco.

Esatto confermo. Fa la guardia del palazzo.

E anche di me? insiste Marco.

Sì, è la guardia notturna gratuita. Senza permessi, ma il contratto è firmato con il naso.

Marco guarda Luna con nuova confusione.

Cosa devo fare? Non posso dirle che Gennaro è in ospedale, non sotto lalbero

Puoi farlo dico. Non con le parole, ma con i gesti.

Discutiamo a lungo su cose pratiche: Luna ha bisogno di capire che la notte è per riposo, non per servizio; Marco deve accettare che qualcosa è cambiato nella sua vita.

Prova a parlare con Luna per cinque minuti ogni sera, accarezzala, chiacchieraci. Per i cani è linterruttore: Tutto è calmo, possiamo dormire.

E se ritorna alle tre?

Se torna e si comporta in modo agitato continuo alzati, esci nel cortile, fai un giro. Non per cercare qualcuno da salvare, ma per mostrare a Luna che tutto è sotto controllo. Torna, lodala, dì tutto bene e rimetti a letto. Se dopo una settimana continua a svegliarti senza motivo, cercheremo altre spiegazioni.

Faccio una pausa e aggiungo:

Un altro consiglio: vai dal medico. Non da un sensitivo, ma da un medico di base. Racconta le tue sveglie notturne, la pressione, il cuore. Luna fa il suo lavoro, ma non è una terapista. Copriti anche tu.

Marco si dimena sulla sedia:

Sembra una cospirazione. Anche mio figlio ripete: Papà, vai a farti controllare.

Vedi dico, alzando le braccia hai già tre specialisti: tuo figlio, il medico e il cane. Solo al cane manca il diploma, ma a tre del mattino sa puntare il muso.

Luna sbuffa piano, come a confermare ogni parola.

Marco se ne va promettendo di andare dal medico e di parlare con Luna. Penso che metà del lavoro sia fatta: Marco non vede più il cane come mistico. Resta da farlo smettere di vedere la sua vita come un vuoto cortile sotto la luna, dove è solo un osservatore casuale.

Dopo qualche mese, la porta del mio studio si apre senza bussare.

Marco, posso entrare senza appuntamento? sbuca una figura familiare. Siamo di passaggio.

Marco e Luna. Stavolta sembra una persona che ha finalmente dormito. Le rughe non spariscono, ma lo sguardo è più vivo.

Come va la nostra guardia notturna? chiedo, mentre Luna annusa felice il locale.

La guardia è passata al turno diurno ride Marco. La prima settimana è ancora venuta alle tre, mi ha respirato in faccia. Mi alzavo, uscivo nel cortile, facevo il giro, dicevo: Luna, tutto tranquillo, a letto. Lei mi guardava come un capo a un novellino. Poi è diventata più calma.

Si siede, accarezza Luna.

Ora al massimo una volta mi sveglia, mi soffia nellorecchio, e se mi muovo se ne va. Prima poteva far scattare unisteria.

E sei andato dal medico? chiedo.

Sì annuisce. Il cardiologo ha controllato pressione, zuccheri, tutto a posto. Hanno trovato qualche cosa, sistemato, prescritto farmaci, regime. Hanno detto: Hai fortuna con il cane. Io rispondo: Dillo a lei.

Fa una pausa, poi aggiunge:

Sono andato anche da uno psicologo. Una volta. Il figlio ha consigliato: Papà, dopo la morte di tua moglie sei come ghiacciato. È ora di scongelarti.

Alzo un sopracciglio:

E ti stai scongelando?

Marco sorride:

Provo. Lavoro meno turni notturni, parlo più con i vicini. Con Gennaro, a proposito, ora usa il bastone, Luna lo fa quasi cadere con la coda.

Luna, sentendo il suo nome, alza la testa.

Lui la chiama angelo prosegue Marco. Dice: Grazie a te vivo, sciocca.

Silenzio. Tutti abbiamo notti che cambiano le regole della vita. Ma non tutti hanno accanto un cane che alle tre del mattino ti tira fuori dal letto come un morto.

I cani sono creature semplici. Non conoscono destino, karma o significati superiori. Per loro è tutto elementare: luomo puzza strano punta la zampa, cè agitazione al palazzo porta fuori, qualcuno è sulla neve non andare via finché non arriva aiuto.

Inventiamo grandi storie: ha salvato una vita, ha sentito la morte, vede più di noi. In realtà reagiscono onestamente a ciò che ci spaventa.

Quando unE così, ogni notte Luna resta al mio fianco, ricordandomi che la vita è un piccolo miracolo che continua a svelarsi.

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Il cane svegliò il padrone nel cuore della notte e lo condusse nel cortile: lì non c’erano solo un albero e la luna.
E NON TI ALLONTANARE…