La mia ultima parola: tu, figlia, offenditi quanto vuoi contro papàMa quando il tramonto avvolse il villaggio, il padre le porse una vecchia lettera, rivelando che le sue parole erano state scritte con il sangue di un segreto che solo loro due potevano condividere.

La mia parola è ultima. Tu, figlia, potrai offenderti quanto vuoi con me, ma non ti darò in sposa ad Alessandro. Stai ferma, non spiegare, lo so già: è bello, cantava canzoni, ti rimarrai incantata. Ma lanima suo è marcia. Non discutere, Fiorenza. Con Marco andrai, punto e basta. Con lui la vita sarà come dietro un muro di pietra, non sentirai più le sue parole cattive. È un bravo uomo, capisci? dice Antonio Taraschi, cercando di abbracciare la figlia.

Fiorenza sa che non può andare contro la volontà del padre. Strappa la sua mano, piange e grida: «Non ho più forze per le coccole!»

Antonio guarda negli occhi azzurri della figlia, pieni di ribellione. È testarda, ma non permetterà che sia infelice. Con voce ferma ordina: «Sarà un dolce obbligo! Vai, Fiorenza!»

Sulla riva del fiume Arno la attende Alessandro. Il suo cuore batte di nuovo. Che bel ragazzo, sembra di voler passare tutta la vita con lui.

In quel momento Fiorenza odia il padre più che mai. Non avrebbe mai immaginato di provare tanto, perché lui è stato per lei modello e sostegno. Nessuna supplica, nessuna persuasione riesce a cambiare nulla.

«Che tipo è suo padre? Cattivo o ormai sciolto?», chiede Alessandro, accarezzandole i neri ricci e fissandola con gli occhi scuri incorniciati da lunghe ciglia.

«Lui ha detto che non possiamo stare insieme. È tutto inutile non lo convinco», risponde Fiorenza, singhiozzando.

«Prova ancora! E non mi conviene neanche unirmi a lui! Abbiamo casa, fattoria, e lui è testardo», ribatte Alessandro, sbattendo il piede per sbattere un anatroccolo che stava sgattaiolando lungo la riva.

«Stai attento, anatroccolo!», grida Fiorenza.

«Ah, ecco su cosa pensare. Lanatroccolo è solo unanatra. Non toccarlo, si riprende», risponde Alessandro, e la conduce nella foresta.

Ritornata verso casa, incrocia Marco. Il giovane, vedendo Fiorenza, arrossisce subito.

È di statura bassa, con lentiggini sul viso, capelli biondi e occhi azzurri cristallini, che Fiorenza soprannomea «sbiancati». Non è affascinante come Alessandro. Fiorenza vuole sparargli un rimprovero, ma vede Marco tenere in braccio lanatroccolo.

«Dove vai così?», sorride lei.

«Sono andato al fiume a farmi il bagno. Ho trovato un anatroccolo ferito, stava piangendo. Lo ho preso, forse ha una zampa rotta. Lo mostrerò al papà, lui sa curare gli animali», risponde Marco, guardando Fiorenza negli occhi.

Fiorenza capisce che lanatroccolo è proprio quello che Alessandro aveva colpito. Loro non lhanno aiutato. Inizia a arrossire e si allontana in fretta.

Le pesa il senso di colpa per aver ferito il cucciolo, mentre luomo che odia lo salva. Perché?

Da quel giorno lanatroccolo si lega a Marco, segue il ragazzo per il villaggio e persino dorme sul fienile vicino. È buffo, striscia dietro di lui e osserva se il padrone non si allontana.

«Ci sono i macellai, ma questo è un anatrocchiere, sciocco. Lanatra è la stessa. Servono solo per la tavola», prende in giro Marco Alessandro.

Alessandro non risponde, continua a passeggiare.

Arriva il giorno del matrimonio di Marco e Fiorenza. La ragazza piange senza sosta. Alessandro tenta di convincerla a fuggire con lui, ma lei, nonostante lamore cieco, rifiuta, immaginando il volto furioso del padre.

Il padre, deciso, non la lascerà più uscire. La madre non ha voce contro di lui. Fiorenza è lunica figlia, la madre è malata, i due fratellini di infanzia non sono più. Se tutti avevano cinque o sei figli, lei è cresciuta sola.

Il giorno delle nozze, Fiorenza si guarda allo specchio. Il padre si commuove: il vestito bianco è splendente, i capelli dorati…

«Che sposa più bella!», bacia la figlia Antonio Taraschi, e aggiunge:

«Ti sei arrabbiata con me, piccola? Ti auguro felicità, sei la mia figlia doro! Ringrazierai più tardi!»

«Mai! Ho fatto come volevi. Ma ringraziare no, papà», risponde Fiorenza guardando fuori dalla finestra.

Alessandro, al loro ricevimento, balla con Caterina. Fiorenza è gelosa, vede Caterina fissare Alessandro. Ma ora è sposata.

Rimane solo mordere il gomito, osservare lex innamorato con unaltra Fiorenza lancia un occhio alato verso Marco, che non beve. Lanatroccolo gira attorno a lui.

«Che stupido!», pensa, rabbiosa.

La madre la aiuta a vestirsi, lancia sguardi disperati verso la porta, da dove dovrebbe apparire luomo indesiderato. Lui entra, si ferma, osserva le labbra strette di Fiorenza e si gira per uscire.

«Che fai? Te ne vai? Che dirò alla gente? Non mi piaci più?», esclama Fiorenza, saltando giù dal letto e correndo verso luomo.

Lui resta in silenzio, la guarda, avvolge una sciarpa sulle spalle.

«Ti piaccio, davvero. Sei la mia dolce, la migliore. Se ti sembra disgustosa, lo vedrò. Ma finché non ti avvicinerai a me, non posso», dice Marco, allontanandosi.

«Questo non succederà mai!», urla, inseguendolo.

Incontra Alessandro di giorno. Lui, con lalito di sigaretta, tenta di attirarla nel bosco con un bacio.

«Che fai? Sei impazzito! Che ti credi di permettere?», ribatte Fiorenza.

«E allora? Hai un marito ora. Puoi stare anche con me, non è che ti ami più», risponde Alessandro, cattivo.

Ma lei se ne va…

Il tempo passa. Gli sposi vivono separati, e Marco è sempre occupato. Un pomeriggio vanno a raccogliere funghi nel bosco; Fiorenza si torce la caviglia, e il marito la solleva in braccio.

La sera passeggiano, lui la culla su una dondola sopra lacqua, lanatroccolo chiacchiera alle loro spalle. Lodio verso Alessandro comincia a svanire.

Fiorenza sa che lui sta frequentando Caterina e che sta per sposarsi, ma non sente più gelosia. Non capisce perché accade, e Marco non tenta più avvicinarsi.

Un giorno la casa della vicina prende fuoco. Fiorenza si sveglia, il fuoco è già alle porte. Corre fuori, la gente è radunata.

La vicina, con tre bambini, dice: «Il tuo ragazzo è stato il primo a intervenire, un vero eroe, un ragazzo doro». Accarezza la mano di Fiorenza.

«Marco? Dovè?», chiede, sentendo il cuore raffreddarsi.

«È dentro, il cane Luna è scomparso, non lo troviamo. Gli ho detto di stare attento, ma è tornato di nuovo. I bambini piangono per il cane», risponde la vicina, asciugandosi il viso con la sciarpa.

Allimprovviso il tetto crolla. Fiorenza urla e perde i sensi.

Riapre gli occhi per le mani di qualcuno che le sfiorano il volto. Le guardano gli occhi di Marco.

«Tu come stai? È caduto tutto», balbetta.

«Sono passata dal finestrino. Ho trovato Luna quasi morta, nascosta sotto il letto. È stato un miracolo», risponde Marco, sorridendo.

«Mi sono spaventata per te. Ti amo!», piange, appoggiandosi alla spalla di Marco.

Nove mesi dopo nasce il loro figlio, Niccolò. Marco, ereditando le capacità del padre, cura mucche, cavalli, riesce a rimettere in piedi gli animali più gravemente feriti. Persone da tutta la campagna arrivano da lui.

Fiorenza ama ancora il marito. Non riesce a capire come abbia potuto innamorarsi di Alessandro. Lui ha sposato Caterina, beveva, festeggiava, picchiava la moglie, fino a diventare invalidità. Guardando la loro vita, Fiorenza teme di essere finita come Caterina, se non fosse stato per la ferrea volontà di Antonio.

Esce fuori, dove Antonio Taraschi gioca con il piccolo Niccolò.

«Papà papà, volevo dirti grazie. Per non avermi data in sposa ad Alessandro, per aver capito cosa fosse meglio per me. Perdonami», dice Fiorenza, baciando il padre.

«Ah, la giovinezza va bene, ho capito. Da vecchi si capisce chi è davvero una persona. Non avrei potuto dare la mia unica figlia a quel mostro. Sapevo che eri arrabbiata con me, ma è passato, va tutto bene. Ascolta i tuoi genitori, figlia. Abbiamo vissuto a lungo, vediamo ancora. Che Dio vi benedica», sorride Antonio Taraschi.

Fiorenza vive fino alla vecchiaia. Con Marco condivide tutto, lavora nei campi, lui vicino. Hanno cinque figli, molti nipoti.

Una famiglia felice. Il detto «Non cè più forza per le coccole» assume un nuovo significato

Nel crepuscolo dellultima primavera, il villaggio intero si radunò sotto il grande albero di quercia che dominava la piazza. Niccolò, ormai alto e con gli occhi delluomo che aveva imparato a curare gli animali, portava in braccio il neonato NiccolòII, simbolo di una nuova generazione che avrebbe custodito la saggezza di chi sapeva ascoltare il silenzio delle creature.

Le mani di Antonio, ormai gentili e leggere, si intrecciarono con quelle del figlio e della nipote, mentre un canto antico, quello che un tempo il padre di Fiorenza cantava per scacciare le ombre, si levò dal cuore della gente. Il suono sembrava avvolgere anche lanatroccolo, ormai adulto, che si posò sul ramo più alto, osservando la scena con lo sguardo fiero di chi aveva salvato un amore incerto e, in cambio, aveva trovato la propria dignità.

Fiorenza, il viso illuminato da una luce dorata, guardò il futuro negli occhi dei suoi bambini. Abbiamo lottato contro il destino, sussurrò, ma è la gentilezza, la perseveranza e la capacità di perdonare che hanno tracciato la via. Le sue parole, come un filo di seta, si unirono al canto, creando unarmonia che sembrava fondere il passato con leterno.

Quando il sole si spense, una stella solitaria scintillò sopra il villaggio, ricordando a tutti che anche le notti più buie possono accogliere una luce. Marco, accanto a Fiorenza, le prese la mano e, senza bisogno di parole, le promise che il loro amore continuerebbe a vivere nei sorrisi dei nipoti e nei racconti che i nonni avrebbero narrato attorno al fuoco.

Così, sotto la quercia, la storia di una figlia ribelle, di un padre rigido, di un anatroccolo salvato e di una comunità che ha imparato a curare le proprie ferite, divenne leggenda. E ogni volta che il vento agitava le foglie, il villaggio ricordava che la vera libertà nasce quando il cuore smette di temere il giudizio altrui e abbraccia, con coraggio, il proprio cammino.

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La mia ultima parola: tu, figlia, offenditi quanto vuoi contro papàMa quando il tramonto avvolse il villaggio, il padre le porse una vecchia lettera, rivelando che le sue parole erano state scritte con il sangue di un segreto che solo loro due potevano condividere.
Un passo verso l’abisso