Il cuore del gatto batteva sordo nel petto, i pensieri si disperdevano, l’anima era ferita. Che cosa poteva succedere perché la padrona lo affidasse a sconosciuti, perché lo abbandonò?

Quando a Graziella hanno regalato un gatto assolutamente nero di razza British Shorthair per il suo nuovo appartamento, è rimasta per qualche istante senza parole

Lappartamento, un modesto bilocale di seconda mano a Roma, che aveva appena potuto permettersi, è ancora spoglio. Altre preoccupazioni la chiamano a gran voce.

Ecco che appare il gattino. Riprendendosi dallo shock, Graziella fissa quegli occhi color ambra, sospira, sorride e rivolge la domanda a chi le ha consegnato lospite:

È un maschio o una femmina?

Maschio!

Bene, sarà chiamato Barso, dice al cucciolo.

Il piccolo apre la bocca e, con un miagolio timido, emette un Miao

*****
Scopre presto che i British Shorthair sono animali estremamente affettuosi. Da tre anni ormai Graziella e Barso vivono inseparabili. Con il tempo ha compreso che il gatto ha unanima tenera e un cuore grande.

Accoglie a braccia aperte la padrona al ritorno dal lavoro, la scalda nei sogni, segue i film accoccolato al suo fianco e, mentre Lei pulisce, correcchia la coda in giro per la stanza.

La vita con Barso si è tinta di colori vividi. È rassicurante sapere che qualcuno ti aspetta a casa, con cui ridere e piangere, capendo ogni tuo pensiero al volo.

Sembrerebbe tutto perfetto, ma

Negli ultimi tempi Graziella ha cominciato a sentire un dolore al fianco destro. Allinizio pensa di aver semplicemente torcere un muscolo o di aver mangiato troppo grasso. Quando il dolore peggiora, decide di andare dal medico.

Il dottore le legge la diagnosi, descrivendole il percorso che lattende. Graziella piange tutta la sera, annegata nel cuscino. Barso, percependo il suo stato, si accoccola silenzioso e cerca di calmarla con i suoi ronzii melodiosi.

Addormentata, senza accorgersi, Graziella si perde nel sonno al suono del gatto. Al mattino, accettando la sua sorte, decide di non dire a nessuno dei parenti la malattia, per sfuggire a sguardi pietosi e a inutili tentativi di aiuto.

Rimane però una piccola speranza che i medici riescano a domare il suo male. Le propongono un ciclo di cure che potrebbe migliorare la sua condizione.

Sorprende la questione di dove mettere Barso. In fondo al cuore, accettando che la sua malattia potrebbe concludersi tragicamente, decide di trovare al gatto una nuova casa e dei buoni padroni.

Pubblica un annuncio online, indicando che vuole dare in adozione il suo gatto di razza.

Il primo a chiamare chiede il motivo per cui vuole separarsi da quellanimale adulto; Graziella, senza capire davvero, risponde che, durante una gravidanza, ha scoperto di essere allergica al pelo dei gatti.

Tre giorni dopo Barso è già in gabbietta, pronto a partire verso i nuovi proprietari, mentre Graziella viene ricoverata

Due giorni più tardi chiama i nuovi padroni per sapere di Barso; loro, scusandosi mille volte, le dicono che il gatto è fuggito la stessa sera e non riescono a trovarlo.

Il suo primo impulso è scappare dallospedale per cercare il gatto. Chiede alla infermiera di lasciarla uscire, ma la donna la rimprovera severamente e la ricorda al suo letto.

La compagna di stanza, vedendo lagitazione di Graziella, le chiede che cosa sia successo. Fra le lacrime, Graziella racconta tutto.

Aspetta un attimo, ragazza, le dice una donna anziana e fragile, domani arriverà un dottore da Napoli. Anchio ho una diagnosi brutta; mio figlio, imprenditore, vuole portarmi in unaltra clinica, ma io ho rifiutato. Se lui riesce a sistemarmi, chiederò anche a quel dottore di venirti a vedere, così capirai che non è tutto così terribile, aggiunge accarezzandole la spalla.

****
Uscito dalla gabbietta, Barso capisce di trovarsi in una casa sconosciuta. Qualcuno si avvicina per accarezzarlo

Il gatto non regge la tensione, colpisce con lo zampone la mano che lo tocca e scappa in un angolo buio.

Paolo, non toccarlo ancora, lasciagli il tempo di ambientarsi, sente Barso una voce femminile dolce, ma non è la sua padrona.

Il cuore del gatto batte forte, i pensieri si infrangono, lanima è ferita. Come ha potuto la sua padrona cederlo a sconosciuti? Perché lha abbandonato?

Gli occhi color ambra scrutano la stanza terrorizzati. Notano una finestra aperta: con un lampo nero Barso attraversa la stanza e salta fuori!

Fortunatamente il balzo lo porta al secondo piano, con un giardino curato sotto la finestra. Da lì ricomincia il cammino verso casa

*****
Il dottore luminoso si presenta come una donna graziosa di poco più di quarantanni. Si chiama Maria Pavlina, studia attentamente la cartella clinica, poi invita Graziella a stendersi sul lettino, girandola sul lato sinistro.

Le accarezza la schiena, le domanda dove sente il dolore, ascolta il respiro, ricontrolla la scheda. Dopo una serie di manipolazioni su apparecchiature mediche, le promette un miglioramento.

Graziella non si aspettava nulla di positivo. Torna nella sua stanza dove la vicina è già sul letto.

Allora, cosa ti hanno detto, cara? chiede la donna.

Nessuna conferma ancora, hanno detto che torneranno a controllare, risponde Graziella.

Capisco. Io purtroppo ho ricevuto la stessa notizia, commenta la vicina, confermando la diagnosi.

Grazie di cuore per tutto, replica Graziella, senza sapere come consolare chi sa che presto non ci sarà più.

Mezzora dopo entra Maria Pavlina accompagnata da altri medici.

Buone notizie, Graziella: la tua patologia è curabile. Ho già indicato il trattamento, due settimane di terapia e tornerai in salute, le annuncia sorridendo.

Quando i medici escono, la vicina aggiunge:

Che sollievo. Sono felice di aver potuto fare unultima buona azione prima di andare via. Sii felice, cara.

*****
Barso non ha una stella guida, né neanche la conosce. Il gatto segue semplicemente la sua ispirazione felina. La strada tra le spine e le stelle è piena di pericoli e avventure comiche.

Mai avendo familiarità con le vie, quel nobile British Shorthair, in un giorno, diventa un predatore sfuggente, affilato nei suoi istinti.

Schivando strade rumorose, saltando, strisciando, volando (così credeva mentre scappava dai cani), planando su un albero, avanza verso la meta

In un piccolo cortile tranquillo, sbattuto dal rumore di una strada vicina, incrocia il muso con un gatto randagio esperto.

Laltro, senza esitazione, riconosce subito Barso come forestiero. Con un miagolio forte lo attacca; Barso, trasformato dallaristocratico in un bandito furioso, non indietreggia.

Lo scontro è breve. Il boss felino si nasconde imbarazzato nei cespugli più vicini, lasciando una leggera lacerazione allorecchio.

Era ovvio: il randagio voleva solo sfogare il proprio ego, dimostrando chi era il vero padrone. Barso, invece, continua il suo cammino e nulla può fermarlo.

Ricordando gli antenati lontani, Barso impara a dormire sugli alberi, scegliendo quelli con una comoda biforcazione.

Ah, che vergogna, ma il gatto impara a rubare cibo dai bidoni e a sventolare le scorte delle altre gatte di cortile, alimentato dalla carità dei residenti.

Un giorno si imbatte in una banda di cani randagi. Lo circondano, lo spingono su un ramoscello debole, abbaiando, cercando di catturarlo.

Gli abitanti, attratti dal frastuono, allontanano i cani. Una donna, attratta dalla bontà del gatto, lo attira con un pezzo di salsiccia.

La fame e la paura offuscano la mente di Barso; scende verso di lei, si lascia accarezzare e prende posto sul suo grembo. Però

Rilassato e nutrito, il gatto ricorda la sua meta, salta fuori dal portone e scivola attraverso la porta dellingresso, appena aperta, proseguendo il suo viaggio verso casa.

*****
Dimessa dallospedale, Graziella torna a casa. Le parole della donna che le ha augurato felicità riecheggiano nella sua mente. È felice che la diagnosi non si sia confermata e che sia guarita.

Il cuore però piange per Barso. Non riesce a immaginare di varcare la porta del suo appartamento vuoto senza che qualcuno la accolga.

Appena varcata la soglia, chiama chi ha preso Barso e richiede lindirizzo preciso. Giunta sul posto, scopre come il gatto sia fuggito e decide di seguirne le tracce.

Le dicono che è impossibile, che sono già passate due settimane e che è improbabile che un gatto domestico sopravviva in strada, ma lei non vuole credere a queste parole.

Cammina a piedi, per cura, per cortili, per piazzette e garage. Cerca di ragionare come farebbe un gatto che non conosce la città. Chiama Barso, scrutando le finestre dei seminterrati al buio.

Avvicinandosi al suo edificio, sente che il gatto è sparito. È assurdo pensare che, non conoscendo la città, possa arrivare dove lei ha camminato per ore.

Nel suo cortile, con lo sguardo triste, le lacrime le rigano il volto; il cuore è oppresso. Tra la foschia dei suoi occhi, vede dallaltro lato del marciapiede un altro gatto nero che avanza verso di lei.

«Un gatto nero» gli balza in mente. Graziella si ferma, lo fissa, capisce. Scatta con un urlo: «Barso!».

Il gatto non corre verso di lei; è stanco, si siede, socchiude gli occhi felice e, con un flebile miagolio, dice: «Sono arrivato!».

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Il cuore del gatto batteva sordo nel petto, i pensieri si disperdevano, l’anima era ferita. Che cosa poteva succedere perché la padrona lo affidasse a sconosciuti, perché lo abbandonò?
Il marito di Jessica alzava spesso le mani su di lei e, dopo la nascita della loro figlia, la situazione è peggiorata ulteriormente.