Marina stava per andare a letto quando, all’improvviso, bussò alla porta; indossò il suo accappatoio e aprì, mentre suo marito Stefano la seguiva. Sulla soglia c’era il ragazzo del vicino, Niccolò, che disse: “Zio Stefano, entrate, la mamma vuole parlarvi.” Stefano si vestì, si diresse verso la madre di Niccolò, borbottando: “Che cosa vuole da me Maria?” Entrò nella casa della vicina, prese una sedia e si sedette accanto al suo letto, dove Maria, con voce affannata, gli confessò: “Non mi resta molto, Stefano… presto non sarò più… devo raccontarti un segreto,” mentre Stefano la guardava, sorpreso e senza capire.

Margherita era già in piedi a spegnere la lampada quando, allimprovviso, sentì bussare alla porta. Si affrettò a sistemarsi il cappotto di cotone e corse ad aprire. Dopo di lei, subito, arrivò anche Stefano, suo marito. Sullo stipite cera il giovane del vicinato, Nicolò.

Zio Stefano, fateci entrare, disse Nicolò con voce tremante. La mamma vuole parlarvi.

Stefano si mise il cappotto e si diresse verso la casa di Nicolò. Lungo il vialetto borbottò tra sé e sé:

Che cosa vuole da me la signora?

Entrò nella stanza di Maria, la madre di Nicolò, prese una sedia e si sedette accanto al suo letto.

Non mi resta molto, Stefano, iniziò Maria con voce flebile. Non vivrò a lungo Devo confidarti un segreto

Stefano la fissò perplesso, senza comprendere.

Stefano era stato fin dalla giovinezza un uomo rispettato in paese. Amava soltanto una donna al mondo: sua moglie Margherita.

La amava fin dai tempi della scuola, e quel sentimento non lo lasciò mai.

Vivevano felici, alle hanno cresciuto tre figli: il gatto Micio, il piccolo Giovanni e la piccola Tiziana, la più giovane.

Il carattere di Stefano era gentile, le mani doro: non cera artigiano più bravo nel villaggio.

Lavorava incessantemente, perché doveva sfamare una famiglia numerosa, vestire i ragazzi, viziare la moglie.

Ogni volta che arrivava una novità al negozio del centro un capo dabbigliamento, una sciarpa ricamata, un profumo importato da Milano non esitava a comprarla.

Margherita, prima di dormire, si sedeva davanti allo specchio con una camicia bianca, pettinava i capelli e li intrecciava in una treccia. Stefano non poteva non ammirare quella bellezza.

Stava sul letto, mani dietro la testa, osservandola alla luce della lampada: unondata di gioia lo pervadeva.

Come faceva a tenere tutto in ordine? La casa sempre pulita, colazione, pranzo e cena sempre pronti, il giardino in perfetta forma. Certo, il lavoro più duro ricadeva su di lui. I ragazzi aiutavano quando il padre chiedeva, ma non sempre.

Amava i figli; non li coccolava eccessivamente, ma li educava al rispetto della madre.

Tiziana era ancora piccolina, solo tre anni, con gli occhi azzurri di Margherita. Non poteva essere viziata.

Ovunque andasse, lo portava sulle spalle. A casa nessuno osava offendervi.

Il loro patrimonio familiare non era ostentato; in qualsiasi casa si entrasse, erano sempre presenti liti e lamentele, ma nella loro regnava pace.

Qualche tempo fa, Giovanni si scontrò con Nicolò, il ragazzo del vicino. Scoppiarono delle liti accese

Margherita piangeva, applicava impacchi freddi a Giovanni

Allora Stefano si recò al vicinato, dove Nicolò, rimproverato dalla madre, era seduto sul gradino del portico, deluso e ferito.

Appena lo vide, Nicolò gli voltò le spalle; il suo sguardo era triste, e qualcosa scosse il cuore di Stefano: compassione o risentimento per il figlio.

Giovanni aveva un padre e un nonno, mentre Nicolò era cresciuto solo con la madre. Stefano si avvicinò, si sedette accanto a lui e disse:

Non guardare così, capisci che sei stato in torta? la voce del ragazzo era muta. Vedi, ora dovrai rispondere.

Il silenzio calò, e Stefano sentì di nuovo la pietà avvolgerlo.

Nicolò, non toccare i miei figli. Hai capito?

Il giovane annuì. Stefano gli posò una mano sulla spalla e se ne andò.

Solo allora notò sua madre, Maria, che lo osservava attraverso la tenda.

Ma non tornò subito a casa; i suoi piedi lo portarono verso il bosco, dove i ricordi lo travolsero

Erano tutti quasi diciotto: lui, Maria e Margherita. Avevano terminato la scuola. Per la festa di fine anno organizzarono una serata per le due scuole di paese, la loro e quella del villaggio vicino. Consegnarono i diplomi, i brindisi, la tavola con limonata fresca e pasticcini, e i balli al ritmo di una fisarmonica.

Tutti erano eleganti, ma la più bella era, senza dubbio, Margherita. Indossava un abito bianco di pizzo, scarpe con piccoli tacchi e una treccia lunga fino alla vita. Le guance rosse, una vera eccellenza!

Quella sera Stefano decise di confessare che si era innamorato di lei fin dalla quinta elementare e che lamava ancora. Sapeva che la chiamata per il servizio militare era imminente e temeva di non poter esprimere i suoi sentimenti.

Ma non era lunico a notare la ragazza: il figlio del preside, Vittorio, la guardava da tempo.

Quella notte non riuscì a lasciarla andare. Margherita rideva, danzava un valzer con lui. Stefano, che non sapeva muoversi in pista, rimaneva ai margini, malinconico.

Allimprovviso, Maria gli si avvicinò, lo prese per mano e lo invitò a ballare. Lui, incerto, si tirò indietro; Maura, la sorella di Stefano, lo accompagnò. Camminarono fino allalba.

Si sedettero sul ciglio del fiume; la giovane gli sussurrava, ma lui era assorbito da Margherita.

In autunno, prima della partenza, sentì che Margherita si sposava con Vittorio. Le lacrime amare gli scesero sul viso, e lei non venne nemmeno a salutarlo. Il tavolo era grande, gli invitati numerosi.

Accanto a lui cerano maestre, non Margherita

Tardi nella serata, mentre il villaggio cantava e ballava, lei lo attirò da parte, sorridendo ancora. Stefano non ricordava più bene cosa fosse successo.

Al mattino tornò a casa, esausto, accolto dallo sguardo stanco dei genitori, e cadde a dormire.

Scriveva raramente lettere alla caserma, solo ai genitori. Gli dissero che Margherita si era sposata, mentre Maria era partita in città a studiare.

Così la gioventù finì. Si congedò da loro per sempre.

Ritornò al villaggio più maturo, i capelli corti, la barba rasata. Margherita aveva già partorito Michele, e un secondo bambino era in arrivo. La trovò incinta e malinconica.

Come stai, Margherita? chiese, la voce tremante.

Bene, non cè niente di cui lamentarsi.

Scoprì dagli amici che Vittorio era disoccupato, litigava continuamente con la moglie, era stato destituito dal ruolo di preside e ora lavorava solo come insegnante di scuola media. La vita non era facile.

Quando nacque Giovanni, una tragedia colpì la famiglia. Il marito, allegro, partì per il fiume e non fece più ritorno. Nessuno lo salvò.

La vedova piangeva. Stefano, allora, le propose di sposarsi, accogliendo anche i due figli.

In quel periodo costruì una nuova casa: i genitori lo aiutarono con il terreno e i materiali da costruzione. Le sue mani, già abituate al lavoro, si dedicarono al cantiere.

Portò la sua nuova famiglia nella casa ancora profumata di legno fresco.

Pian piano la famiglia si stabilì, i figli crebbero. Maria raccontò a Stefano che la sua era tornata in paese, sposata, con un figlio più grande di Michele. Si erano separati e lei era ormai malata.

Allinizio girava per il villaggio con il passo incerto; poi la salute la abbandonò. Morì in povertà, senza nascondere la sua invidia verso Margherita, che aveva trovato Stefano, luomo che una volta aveva amato.

Egli la rifiutò. Sposò Margherita, ebbe altri due figli. Ora i ragazzi erano cresciuti e si discutevano spesso. Con Maria non parlava più; lei lo odiava senza capire il perché. Nessuno si fermava più a parlare per strada; tutto era silenzioso e teso.

Arrivò linverno, la neve coprì tutto, il vento sferzò i tetti. I figli non litigavano più, ma si evitavano. Nicolò, figlio di Maria, divenne un giovane cupo e preoccupato.

Scoppiò che Maria era caduta gravemente.

Una sera, Margherita, pronta per andare a letto, udì il cancello scricchiolare e qualcuno bussò alla porta.

Corse a indossare il cappotto e, sorpresa, aprì. Stefano la seguì.

Sul portone cera Nicolò.

Zio Stefano, venite, mamma vuole parlarvi, disse il ragazzo, con voce triste.

Margherita lo fece entrare. Stefano si vestì di nuovo e andò da Maria.

Che cosa vuole da me? brontolò mentre camminava.

La donna, semi seduta su cuscini alti, magra, lo fissò.

Prese una sedia, si sedette accanto a lei e la osservò.

Non mi resta molto, Stefano, disse infine Maria. Non vivrò a lungo Devo raccontarti una verità

Stefano la fissò, ancora stupefatto.

Ti chiedo un favore, proseguì Maria. Non allontanare Nicolò. Ricordi la notte dopo i commi di arruolamento? Il tuo figlio. Il mio marito, sapendo che io ero incinta, mi ha preso per moglie. Ecco perché non siamo più insieme

Le lacrime le rigarono il volto in silenzio

Stefano tornò a casa confuso, il cuore pesante. Una notte come una nebbia, una vita intera rovinata per la povera Maria

Il villaggio la seppellì tutti insieme. Dopo il lutto, prese Nicola in braccio e lo portò a casa.

Nicolò vivrà con noi, dichiarò, mentre Margherita si sedette sulla sedia, le braccia incrociate sul petto.

Non spiegò ulteriori motivi; disse solo che Maria gli aveva chiesto di non mandarlo in orfanotrofio. Così, lo tennero e lo crescerono con amore.

Organizzarono tutto a dovere e vissero come una grande famiglia.

Tre fratelli si prendevano cura di Tiziana. Il padre lavorava, Margherita gestiva la casa, i ragazzi finiti di studiare aiutavano con le faccende domestiche.

Stefano si riconciliò col pensiero che il figlio fosse suo, quasi suo danimo, se lo osservava bene.

Le ispezioni di cui parlavano gli altri non gli servivano più.

In fondo, non avrebbe mai abbandonato un ragazzo, fosse suo o no.

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Marina stava per andare a letto quando, all’improvviso, bussò alla porta; indossò il suo accappatoio e aprì, mentre suo marito Stefano la seguiva. Sulla soglia c’era il ragazzo del vicino, Niccolò, che disse: “Zio Stefano, entrate, la mamma vuole parlarvi.” Stefano si vestì, si diresse verso la madre di Niccolò, borbottando: “Che cosa vuole da me Maria?” Entrò nella casa della vicina, prese una sedia e si sedette accanto al suo letto, dove Maria, con voce affannata, gli confessò: “Non mi resta molto, Stefano… presto non sarò più… devo raccontarti un segreto,” mentre Stefano la guardava, sorpreso e senza capire.
Durante il matrimonio, il figlio ha offeso la madre chiamandola “malfattore” e “mendicante”, ordinandole di andarsene. Ma lei ha preso il microfono e ha fatto un discurso…