Tornare a Casa
Giulia, Antonella!!! Preparate subito le valigie! urlò Gennaro, entrando di corsa nella vecchia cucina, gocciolante per la pioggia sottile che accompagnava ogni mattina in collina.
La moglie e la figlia lo fissarono con occhi sgranati: Quali valigie dovevano mai preparare? E perché?
È successo qualcosa? chiese con cautela Antonella, stringendo lesile Giulia al petto, mentre il paesaggio fuori dalla finestra si piegava e ondeggiava come fatto di nebbia.
È successo!
Ci stai cacciando di casa? Non abbiamo fatto poi nulla… e non sapremmo nemmeno dove andare, sospirò Antonella.
Antonella, te lho sempre detto che la fortuna a te non solo ti ha tappato le orecchie come un orso, ma ti ha pure calpestato la testa con tutte e quattro le zampe! rise Gennaro. Non vi mando via! Si va al mare!
Al mare?! Antonella spalancò gli occhi, sentendo lodore di sale che già invadava la stanza, benché fuori piovesse ancora.
Mamma, papà è caduto di nuovo dal fienile? domandò Giulia senza staccare lo sguardo dal padre.
No, oggi non è salito sul fienile, rispose Antonella, pensierosa, è andato in città a vendere le patate.
Sempre le stesse… sospirò Gennaro. Mai contenti. Sempre volevate vedere il mare, almeno una volta… ora invece di essere felici e iniziare a fare la valigia, state lì impalate come statue. Quanto devo ancora aspettarvi?
Spiegacelo per bene! domandò Antonella, Con che soldi ci andiamo al mare? Hai vinto alla lotteria?
Non servono soldi! ridacchiò Gennaro, estraendo dalla giacca un opuscolo ripiegato, striato dal caffè e dalla fantasia.
Le due donne strizzarono gli occhi: si vedeva solo un angolo di spiaggia dorata, cielo azzurro, lala di un aereo che sembrava fatta di zucchero filato.
*****
Gennaro e Antonella erano cresciuti in campagna, in una casa col portico affacciato sugli ulivi. La città non faceva per loro: troppo rumore, troppi autobus affollati con odore di cornetto e sudore, troppa fatica a inseguire la pagnotta che sembrava volare ogni mese da una busta paga allaltra. Preferivano lodore della terra e il silenzio, il gallo che svegliava il giorno e la luna che creava ombre buffe sugli scaffali della cantina.
In città ci erano andati, sì, ma ci erano rimasti poco. In paese devesserci sempre chi resta diceva Gennaro, e Antonella acconsentiva, spalando terra o mescendo il vino agli amici. Il viaggio in città serviva solo a vendere ortaggi, una cassetta di patate o carote, qualche cipolla rugosa.
Non erano ricchi, ma di certo non gli mancava nulla. Vivevano così, con poco, ma sognavano il mare il desiderio era tutto di Antonella. Giulia si aggiunse più tardi, quando vide in televisione le onde che si rincorrevano e i bambini che gridavano tra castelli di sabbia. Gennaro invece al mare cera stato da piccolo: la nonna lo aveva portato a Rimini, a Vieste. Ricordava sabbia nelle scarpe, i cornetti la mattina presto.
Erano altri tempi, e i soldi bastavano. Ora era diverso. Il mare, per loro, era solo un sogno. E la casa chi lavrebbe curata? Cerano galline, qualche oca, fichi e ciliegi Nemmeno un parente cui affidare tutto. Gennaro era cresciuto con la nonna, la casa era sua per successione. Antonella, invece, era stata meno fortunata: il padre beveva, la madre voleva sistemarla con un qualche paperone della zona. Quando seppe che Antonella avrebbe sposato Gennaro senza una lira in tasca la cacciò di casa e vendette la casa per andare a vivere allaltro capo del mondo con la sorella.
Così, senza nessuno a cui appoggiarsi, ogni centesimo risparmiato finiva inevitabilmente speso in mille imprevisti: il tetto da sistemare per la pioggia, le crepe nel muro, il pavimento che sprofondava come un biscotto nel latte. Ogni soldo risparmiato sembrava sciogliersi in due secondi per necessità. E toccava ricominciare.
Uscì un periodo di calma, misero via un po di euro, bastava forse per una settimana in estate. Anche la vicina si rese disponibile a tenere docchio le galline. Ma poi saltò la corrente: la vecchia casa aveva bisogno di un nuovo impianto elettrico e tutto evaporò come nebbia. Giulia si disperò: aveva già costume, asciugamano rosa col piccolo elefante portafortuna e persino una mascherina da sub tutta italiana.
Speravo che finalmente, prima della scuola, il mio tema su Come ho passato lestate fosse diverso dagli anni passati, si lamentava con Antonella. Tutti dicono che la mia vita è noiosa.
Antonella tirava solo sospiri: non cerano abbastanza euro per una vacanza da sogno al mare.
Gennaro ci provava in ogni modo. Prendeva qualsiasi lavoretto, vendeva verdure nel mercato. Ma i soldi sparivano veloci come sabbia tra le dita.
Quel sabato era andato in città con le patate, nella speranza di raccimolare qualcosa per il sogno di Giulia.
Ma la fantasia del mare rimaneva tale, sospesa come la bruma tra le colline allalba.
Questanno non andremo da nessuna parte… si confidava Antonella, tutti i risparmi sono svaniti con quellelettricista.
Anche Giulia, dopo le lacrime, ormai si era arresa, scrollando le spalle. Era abituata alla delusione.
Poi, di colpo, ecco Gennaro che irrompeva dalla nebbia cittadina, brandendo una carta misteriosa e gridando Preparatevi!
Ma era uno scherzo? Oppure era vero? Se era uno scherzo era molto crudele. Ma se era vero…
Ha rapinato una banca? pensava Antonella.
*****
Da dove viene questa vacanza? domandò Antonella con una smorfia, studiando il volantino decorato.
Te lo ripeto: ho vinto!
Alla lotteria? Ma tu odiavi le lotterie! Dicevi che la mozzarella gratis la trovi solo in trappola. Confessa: hai rubato dei soldi?
Ma va, non ho rubato niente! Ho vinto davvero. Ero al supermercato, volevo comprare dei cioccolatini per Giulia. Ho speso cinquanta euro. E allora al banco mi spiegano che oggi cera la lotteria Viaggio destate per tutta la famiglia! Ogni cliente che spende almeno cinquanta euro, riceve un biglietto da compilare, da mettere nel tamburo delle sorprese e…
E?
E ho vinto! Una settimana al mare, tutto compreso: aereo, hotel, pasti. Non dobbiamo pagare nemmeno una fetta di pane. Nemmeno un caffè. Dai, fate le valigie! Corriamo verso il sogno!
Evviva! esclamò Giulia, incredula che la magia potesse davvero entrare così, dalla porta di casa, assieme alla pioggia.
Antonella, però, rimase diffidente fino allultimo: nessuno ti porta gratis al mare, specie se il portafoglio piange.
Ma non era una truffa.
In agenzia di viaggi, dove le portò lo stesso direttore del supermercato con la sua 500 blu, fecero i documenti, spiegando ogni cosa, e presto si ritrovarono, tutti e tre, con i piedi nella sabbia vera, quella che sincolla alle dita e ti ricorda linfanzia.
Che grande, sospirò Antonella, fissando il mare come se fosse un altro pianeta.
E che bello! aggiunse Giulia. Mamma, papà, andiamo a fare il bagno!
*****
Fu una vacanza spettacolare. Mare tiepido, cielo senza una nuvola. I pasti abbondanti e saporiti come solo in una pensione a gestione familiare. Dormire su quei materassi ortopedici era come rinascere ogni mattina, tra lenzuola che profumavano di gelsomino.
Giulia trovò subito un amico.
Chi è questo? chiese Antonella, quando la figlia le corse incontro, svegliando le rondini con il suo entusiasmo.
Micio! Lho chiamato Zenzero! È fantastico, non morde e non graffia. Fa le fusa forte, sembra una Cinquecento in salita. Mamma, posso tenerlo? Non voglio nessun souvenir, voglio solo lui!
Non si può, Giulia. Non ci fanno tornare in camera col gattino. Lascialo dove lhai trovato.
Giulia tornò triste alla spiaggia, ma Zenzero continuava a seguirla. Forse i bambini dai capelli color carota gli piacevano e anche lui voleva essere adottato.
Non posso portarti in hotel, ma nessuno ci vieta di essere amici, vero?
Miao! rispose Zenzero.
Ogni giorno Giulia incontrava il micio. Lui la aspettava fuori dallalbergo, la scortava in spiaggia, poi rimaneva lì ad aspettare, con la sabbia che gli colorava le zampe.
Solo un giorno non riuscirono a vedersi: pioveva così forte che il mare sembrava riversarsi in cielo e le valigie chiamavano per il ritorno.
Mamma, possiamo portarlo con noi? domandò la sera È il mio amico, e gli amici non li si lascia soli. A casa starebbe bene con noi.
Tesoro, sospirò Antonella, come possiamo portarlo? Non ci lasciano salire in aereo senza passaporto veterinario.
Ma perché? Sta sulle mie ginocchia, è piccolo!
Perché sono le regole, cara. Ce lo ha detto anche la signora dellagenzia: senza il documento e le vaccinazioni, niente aereo. Dovrà restare qui.
Giulia pianse tutta la notte, inquieta nel letto bianco. I genitori la consolarono come meglio poterono. Solo allalba si addormentarono tutti.
Così, al mattino, non sentirono nemmeno la sveglia.
*****
Gennaro correva per primo con due grosse valigie, le rotelle che sprofondavano nellasfalto bagnato. Antonella seguiva ansimando. Giulia, invece, arrancava, con la scarpa che si slacciava ogni due metri e i sassi che sembravano affiorare dal nulla.
Giulia! Muoviti! gridava la madre.
Lei comprese che rischiavano di perdere il volo. Forse sarebbero rimasti per sempre in riva al mare, senza tetto e senza speranze.
Ma non poteva abbandonare Zenzero. I veri amici non si lasciano mai indietro.
Giulia si voltò; il gattino la fissava con occhi grandi, immobili. Laddio era nellaria come vento salmastro.
Giulia, in macchina, subito! urlava Gennaro, aiutando il tassista a schiacciare la seconda valigia nel cofano.
Ma lei non si mosse.
Andate voi! disse con un cenno, correndo verso Zenzero. Lo afferrò, lo annusò: profumava di sabbia e sole.
Non ti lascerò. Se non posso portarti, rimango. Con te.
Antonella e Gennaro, increduli, corsero a riprenderla. Le spiegarono che non era possibile portare un animale così.
Perché no? Lo tengo nello zaino! Nessuno se ne accorgerà. Per favore! Mamma, tu eri triste perché la nonna non ti aveva appoggiata… ora tu fai lo stesso con me.
Queste parole lasciarono Antonella senza fiato. Gennaro alzò le braccia:
Lascia che porti il gattino. Se non ci fanno salire sarà colpa sua. Perché tornare non si può già più.
*****
Allingresso dellaeroporto cera una folla vociante. Alcuni gridavano che volevano rientrare, altri imprecavano contro la pioggia.
Siamo ancora qui a bagnarci?! protestava una donna. Ho un biglietto! Devo entrare, è un mio diritto!
Abbia pazienza, rispondeva un addetto. Il vostro volo parte tra due ore, sistemeremo tutto.
Le attese si facevano infinite, nei corridoi invasi dal profumo di panini e umanità.
Gennaro si avvicinò: due macchine ai raggi X fuori uso. Dentro entravano solo quelli per cui laereo stava per partire. Ma nessuno tra loro era così fortunato.
Dove va, signore? lo fermò un ragazzo in divisa. Si può entrare solo quando riparano tutto.
Stiamo perdendo il volo! Siamo io, mia moglie e mia figlia. Lì, eccole!
Passate!
Sgusciarono nella hall fra i borbottii. Una donna in uniforme li fece accomodare davanti a un tavolo per i controlli. Qui tutto pareva più onirico che mai: le luci lampeggiavano come in una balera, la gente sembrava cambiare forma.
Valigie sul tavolo, abbaiò la donna. E tutto quello che avete nelle tasche.
Obbedirono subito, finché la donna squadrò Giulia.
E tu, hai bisogno dellinvito personale? Su, qui al tavolo.
Non ho niente, solo lo zainetto. Giochi e basta, batté le ciglia Giulia.
Ecco, siamo nei guai… sussurrò Gennaro.
In quel momento apparve una hostess, elegante come una regina in sogno.
Dove eravate? Vi aspettavamo solo a voi!
I controlli… disse Gennaro.
Ma su, basta perdere tempo! La hostess trafficò tra i documenti e fece un cenno deciso alla collega.
E la bambina? brontolava laddetta.
Nel suo zaino ci saranno al massimo giochi. Smettila di prendertela con i bambini! la rimproverò la hostess.
Non posso chiudere un occhio…
Giulia, cosa cè nello zaino? Mostracelo.
Giochi, signora hostess. E il mio gattino di peluche. Però la cerniera è bloccata… ci vorranno dieci minuti…
Non ne abbiamo dieci! Passate subito. Mi prendo io la responsabilità.
*****
Salgono su per la scaletta, la hostess davanti che pare galleggiare. Giulia ride, stringe lo zaino come fosse lombelico del mondo. I genitori si scambiano solo degli sguardi increduli. Questa era proprio una favola.
Prego, benvenuti a bordo, sorriso della hostess.
Salgono tutti. Quando Giulia passa, il suo zaino cozza appena contro la porta e si sente chiaramente un miao! flebile.
Cosè stato? Hai un gattino nello zaino? Il suo passaporto veterinario? Hai pagato la tariffa? Dovè il trasportino?
Giulia si strinse lo zaino e si rabbuiò, pronta a piangere.
Capisce… intervenne Gennaro la bambina lo ha trovato sulla spiaggia. Non voleva lasciarlo solo. Senza di lui non avrebbe nemmeno voluto salire. Non abbiamo altri mezzi per tornare i soldi bastano appena.
Un trovatello, eh? mormorò la hostess. Va bene, entrate. Solo, fate in modo che nessuno senta il gatto.
Davvero? Lo lasciate con noi? esultò Giulia.
È bello vedere che qualcuno salva un piccolo randagio. Entra pure. Ma non fate rischiare il mio lavoro, mi raccomando.
*****
Giulia sedeva accanto al finestrino, il suo zaino abbracciato come un tesoro. Quando la hostess fu sparita, aprì piano la zip, abbastanza per far vedere a Zenzero le nuvole, che sembravano montagne di spuma.
Tutto era calmo. Poi la distribuzione dei pasti iniziò, ma qualcosa andava storto. Improvvisamente, un urlo squarciò la cabina: una hostess era saltata in grembo a un passeggero urlando. Dal nulla, emerse un topo che correva come impazzito tra le poltrone, inseguito dagli sguardi sbalorditi. Le donne urlavano, le hostess perdevano la calma, persino il secondo pilota si fece vivo dalla cabina.
Cosa succede?! domandò il copilota.
Un topo! gridò la hostess.
Un topo?! In aereo?! fece eco il pilota, tentando di trattenere una risata isterica.
Il roditore scivolava tra i sedili come un pensiero sbagliato. C’era bisogno che qualcuno lo fermasse: È unemergenza!
Giulia, che aveva sentito tutto, ebbe unilluminazione. Aprì lo zaino, prese Zenzero, gli indicò la preda. E iniziò uno spettacolo da sogno: il piccolo gatto rosso, audace e agile, rincorse il topo tra le valigie e le gambe, mentre tutti osservavano a bocca aperta.
Il topo era astuto, ma Zenzero più veloce. Alla fine, linquieto roditore finì tra le sue zampette, e poi direttamente nelle mani di Giulia, che non aveva nessuna paura, e da lì nella scatola di plastica offerta dalla hostess.
Di chi è il gattino?! tuonò il pilota.
Mio! gridò Giulia, ora orgogliosa come mai.
Ringrazio te e il tuo Zenzero. Non so cosa avremmo fatto! Grazie!
Gennaro e Antonella erano senza parole, con la bocca aperta come due statue sullaltare. Mentre Zenzero si leccava i baffi e si godeva un premio in crocchette, la famiglia si stringeva in un abbraccio. Il peggio era passato, il meglio era tornare finalmente tutti insieme a casa.
*****
Sicura che non esageri? chiese la vicina che aveva custodito le galline, bevendo il tè con Gennaro e Antonella. Sembra un film!
Ti giuro, è successo proprio così! rise Antonella, riempiendo di nuovo la tazza.
Nel frattempo, Giulia era nella sua stanza e scriveva il tema: Come ho passato lestate. Adesso nessuno poteva dire che aveva una vita noiosa. Zenzero le dormiva sulle ginocchia, facendo le fusa come un trattore.
E anche il gattino, questa volta, era felice di aver trovato finalmente una casa. Una vera casa, dove nessuno lo avrebbe più lasciato solo.







