Quando Paolo portò a casa la sua ragazza, suo padre rimase esterrefatto e il volto si coprì di sudore freddo.

Il primo tradimento di Paolo: una lezione che non ha mai dimenticato
Fin da piccolo, Paolo si sentiva insicuro per la sua statura modesta. Allasilo di Firenze era il più minuto: anche le bambine gli parevano più alte. Nessun amico, giocava da solo, e quando gli altri bambini gli sottraevano i giochi restaiva in silenzio, mai lamentandosi con i genitori.

A scuola le cose non migliorarono. Lo soprannominavano bambino con tono beffardo, e le prese in giro si fecero più pesanti. Lui stringeva i pugni più forte, sperando che la dignità non lo tradisse. Quando le prese in giro divennero insopportabili, chiese ai genitori di iscriverlo a una squadra di pallacanestro.

Dopo qualche anno era un altro Paolo. Il corpo si era ingrossato, i muscoli si erano fatti solidi. Già al terzo anno di liceo le ragazze cominciarono a notarlo, ma le ferite dellinfanzia lo avevano reso cauto: non voleva avvicinare nessuno.

Il primo amore e la prima delusione
Quando entrò alluniversità, la sua vita subì una svolta. Divenne più sicuro di sé, si trovava facilmente in conversazione con i compagni e le ragazze gli riservavano sorrisi e attenzioni. Fu così che incontrò Alessandra, una studentessa che condivideva un appartamento in zona San Lorenzo. Allinizio la accompagnava solo alla porta, poi un giorno lei lo invitò a casa sua e nacque una relazione intima.

Tuttavia quella vicinanza non gli portava la vera felicità. Seguendo il cuore, un pomeriggio Paolo le propose:

Sposiamoci.

Alessandra scoppiò a ridere:

Paolo, hai tutta la vita davanti! Sei bello, sportivo, e credimi, avrai ancora tante ragazze. Puoi uscire con chi vuoi e, alla fine, scegliere la migliore.

Davvero? la sua voce si fece gelida.

Certo! alzò le spalle. Ho già un fidanzato. È il più bel e ricco del quartiere, mi manda sempre soldi così non devo vivere al dormitorio. Ci vediamo solo durante le vacanze, e con te passo le notti.

Quelle parole lo trafissero al cuore.

Quindi sono solo unopzione temporanea? chiese con amarezza.

Paolo, mi piaci davvero, ma tu lo sai

Paolo si alzò, iniziò a raccogliere le sue cose.

Ti sei offeso? sghignazzò Alessandra, guardandolo andare via. È un bene che ora sai la verità. Non fidarti subito delle ragazze, conoscile meglio prima di aprire il cuore.

Paolo se ne andò, sentendosi usato.

Il conforto di casa, al posto delle illusioni infrante
Ritornato al suo appartamento di Firenze, posò la valigia sul corridoio.

Figlio mio, che succede? esclamò la madre preoccupata. Non ti sposerai?

Un bel niente, rispose brevemente, tirando fuori un anello dal taschino. Tienilo. Ti servirà più di quanto pensi.

La madre lo guardò con tristezza.

Che bel anello, lo indosserò io, sospirò. Vieni in cucina, ho preparato i tuoi pasticcini preferiti e una zuppa di menta. Sediamoci e parliamo.

Il calore e la cura della madre lo avvolsero, qualcosa di cui aveva avuto scarso conto negli ultimi giorni.

Un altro colpo allautostima
Alluniversità Paolo evitava di incrociare Alessandra, ma lei continuava a comportarsi come se nulla fosse accaduto. Dopo le lezioni passeggiava mano nella mano con Costantino, bisbigliava con lui e poi spariva verso direzioni ignote. Paolo capì allora che le sue parole erano solo una scusa: per lei era stato un divertimento passeggero, una parentesi finché non fosse apparso un nuovo candidato.

Quel pensiero gli lasciò un retrogusto amaro.

E, pochi giorni dopo, si trovò di fronte a una nuova prova.

Paolo, vieni alla mia festa di compleanno! gli chiese allimprovviso Tiziana, una delle studentesse più belle del corso.

Rimase a chiedersi se fosse davvero una possibilità di qualcosa di vero o unennesima trappola.

Così, guardando indietro, Paolo comprendeva che la vita lo aveva temprato con tradimenti, ma anche con lamore discreto di chi, senza pretese, gli offriva semplicemente un posto dove tornare.

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Quando Paolo portò a casa la sua ragazza, suo padre rimase esterrefatto e il volto si coprì di sudore freddo.
Alla non prova più rancore, solo perplessità