Perché hanno buttato via Prona?

Lauto si è fermata davanti al cassonetto. Un grosso panno grigio è volato sul selciato di cemento. Il bidone, borbottando, è corso a raccoglierlo, ma il panno si è rivelato vivente e, scivolando, è sparito dietro i contenitori. Incuriosito, ho sbirciato tra il muro di ferro e i cassonetti e ho scorto un enorme gatto grigio

Lestate tanto attesa, amata da tutti, ormai si avvicinava al termine. Il suo trionfo, lagosto, questanno è stato insolitamente fresco e piovoso, segnando gli ultimi giorni della stagione calda.

Allalba, in una delle corti di Bologna, è arrivata una lussuosa auto straniera. Il custode del quartiere, mentre spazzava le foglie ancora bagnate dalla pioggia notturna, lha subito notata. Nessuno di noi aveva mai visto una vettura così elegante; nemmeno gli abitanti più benestanti ne possedevano una simile.

Le vetrine scure non lasciano intravedere linterno. Forse è venuta da qualche inquilino, ho pensato, ma mi sbagliavo.

Dopo un minuto di attesa, lauto ha proseguito verso i cassonetti e si è fermata. La portiera passeggeri si è appena aperta e, sul cemento, è stato lanciato un grosso panno grigio.

Che gente, non hanno neanche il coraggio di gettare il rifiuto nel contenitore, adesso tocca a me raccoglierlo, ho borbottato, affrettandomi verso il punto di discarica. Lauto, intanto, è ripartita, lasciandomi a desiderare di più.

Il mio sforzo è stato vano. Il panno, infatti, è risultato un gatto vivo che si è strisciato dietro i cassonetti. Incuriosito, ho guardato nello spazio tra il muro di ferro e i bidoni e ho visto un grosso gatto grigio, rannicchiato per la paura, tremante.

Che cosè tutto questo? Perché il nostro cortile attira gente così crudele? Prima abbiamo trovato cuccioli sbattuti, poi gattini abbandonati, e ora questo gatto adulto. Chi lo vuole? Probabilmente finirà per diventare un senzatetto. Esci, non temere.

Il felino non alzò la testa, ma si nascose ancora di più sotto il corpo.

Vieni fuori, altrimenti il camion della nettezza arriverà e ti schiaccerà con i cassonetti

Il gatto è rimasto immobile, come una statua, in una posa scomoda ma, per lui, più sicura, simile a quella di uno struzzo.

Deluso, sono tornato al lavoro. Il mio compito è visibile a tutti, devo finire di pulire e passare al cortile accanto.

Che gente ho borbottato di nuovo, mentre rimanevo a osservare il felino.

Quel grosso gatto, di razza britannica, era finito in un cortile che non gli apparteneva, improvvisamente senza tetto e senza la protezione che i felini domestici hanno rispetto ai randagi.

Quando è arrivato il camion della nettezza, il gatto, preso dal panico, è balzato fuori dal suo nascondiglio e si è precipitato nel cortile. Senza via di scampo, si è infilato nellerba sotto una grande panchina e lì è rimasto, immerso nei suoi pensieri amari.

Nella sua mente tutto era capovolto. Riflettendo sullaccaduto, non riusciva a capire perché fosse lì e cosa fare.

Nel profondo del suo cuore rimaneva la speranza: qualcuno sarebbe tornato a prenderlo. Meglio vivere in una casa che qui, ha pensato, devo restare qui ad aspettare, altrimenti non mi troveranno più.

Giulia Bianchi, dopo aver sposato sua figlia Ginevra, era rimasta sola nellappartamento al secondo piano di un edificio di cinque piani. Ginevra viveva con il marito in città e la faceva spesso visita.

Erano più che madre e figlia: erano le migliori amiche. Tra loro non cerano segreti, incomprensioni o rancori, come spesso accadeva anche tra i più stretti legami.

I residenti, accorgendosi del gatto pulito e tranquillo, pensavano fosse di casa e che uscisse semplicemente a passeggiare. Anche Giulia credeva così, ammirando il grande felino grigio.

Quando non cera nessuno intorno, il gatto, per avere una visuale migliore e per sicurezza, si arrampicava sulla panchina dove, con lavvento dellautunno, nessuno si sedeva più.

La gente passava di fretta, occupata nei propri affari, e raramente notava labitante taciturno del banco.

Lì trascorreva la notte, perché non aveva altrove dove andare. Allontanarsi troppo alla ricerca di rifugio era pericoloso; temeva che i proprietari potessero tornare da un momento allaltro, così pensava il gatto.

Il cibo scarseggiava. Grazie al diligente custode, nel cortile non rimaneva nessun rifiuto sparso. Lunica fonte di nutrimento era il cassone, ma lì il gatto doveva competere con dei corvi, uccelli ben nutriti e fidi di sé, con becchi robusti che arrivavano in stormi e si impadronivano del cibo prima di chiunque altro.

Scavando tra i rifiuti, i corvi osservavano attentamente ogni mossa. Se ti avvicini, non ti serviranno né denti né artigli, ti colpiranno. Anche i cani, quando si avvicinavano ai cassonetti, temevano quelle astute creature, e il gatto, ormai indebolito, subiva ancora di più.

Dopo diverse settimane di vita da randagio, il gatto, prima dal aspetto dignitoso, si era trasformato a tal punto che tutti capivano la sua condizione di senza tetto. I genitori, temendo che un gatto di strada potesse essere malato o graffiare, vietavano rigorosamente ai bambini di avvicinarsi.

Alcuni abitanti, contrari alla presenza di animali randagi, iniziavano comunque a nutrire il felino affamato. Tra loro cera anche Giulia Bianchi.

Così il gatto viveva sulla panchina del cortile. Lautunno aveva preso il sopravvento, piovendo incessantemente e tingendo tutto di grigio.

Lumore del gatto corrispondeva al tempo. Si era rassegnato, consapevole che nessuno sarebbe più tornato a prenderlo

Sentendo il racconto del custode, la giovane e sensibile Sabrina ha notato il gatto abbandonato. Era solita aiutare animali di strada a trovare proprietari responsabili.

Passando tra gli inquilini, Sabrina ha provato a sistemare il gatto per linverno, ma invano. La gente, per vari motivi, temeva di accogliere un randagio, ed i suoi tentativi non hanno sortito effetto.

Dopo aver consultato la famiglia, non si è decisa a prenderlo, né Giulia, che temeva di non riuscire a gestire un gatto adulto.

Le è stato davvero dispiaciuto il randagio, ma non ha potuto compiere un gesto così impegnativo. Ignorava che, nelle sere, il gatto, superata la paura, si arrampicava sulla scala antincendio vicino al suo balcone e si rifugiava nei fioristi appesi.

Da lì osservava a lungo dalla finestra della cucina, inspirando i profumi dei piatti, cercando il calore domestico che gli mancava, e, rattristato, tornava sulla panchina.

Due mesi di vita da randagio erano trascorsi. Di notte faceva freddo, e il gatto, bagnato e disperato, si è rassegnato al suo destino, seduto sulla panchina.

Per le feste di novembre, Giulia ha ospitato sua figlia Ginevra e il marito Eugenio. La donna si è affannata in cucina per tutta la giornata: ha preparato arrosti, insalate, torte e ha apparecchiato la tavola. Si sono intrattenuti fino a tardi.

Di nuovo piove, domani promettono la neve

Giulia ha messo una tazza di tè sul tavolo, ha tirato indietro la tenda e ha sospirato, stringendo le mani al petto. Proprio lì le è fissato il gatto grigio, spaventato.

In un attimo è balzato indietro, rischiando di cadere dal parapetto scivoloso.

Cosa ti è successo, mamma? Perché ti sei spaventata così?

Ginevra, cera il gatto sul balcone, sempre sulla panchina. Anche lui si è spaventato. E se fosse caduto

Come è arrivato lassù?

Sono saliti sul balcone e hanno visto il gatto curvo sulla panchina. Non li guardava, ma scuoteva il pelo bagnato, cercando di conservare il poco calore che gli restava dalla finestra aperta.

Capisco, è salito per la scala antincendio ha detto Eugenio.

Che coraggioso! Dobbiamo dargli qualcosa da mangiare.

Rimanendo nel freddo umido, tutti hanno acceso il bollitore per riscaldarsi. Giulia, pensierosa, è rimasta a tavola. La figlia ha versato il tè a tutti.

Mamma, ti ho messo una fetta di torta con la rosa, come ti piace. Bevi il tè finché è caldo.

Giulia ha tirato indietro la tenda, con le lacrime agli occhi, guardando fuori dalla finestra.

No, non posso più così.

Ha preso un pezzo di carne arrostita e si è diretta verso lingresso.

Torno subito ha detto, avvolgendo il vecchio cappotto.

Il gatto non si è opposto; agitato e spaventato, si è trasformato di nuovo in quel panno grigio con le zampe penzolanti. La donna, stringendolo contro di sé, lo ha portato a casa.

Nessuno ha mai chiesto a Giulia perché lavesse fatto. Non lo hanno fatto perché era lunica del palazzo a comportarsi umanamente.

Il gatto, per una settimana, ha dormito sotto il termosifone acceso. Il cibo gustoso per lui era meno importante del caldo domestico. La nuova padrona lo ha chiamato Principe Procopio, aggiungendo anche un soprannome aristocratico per sottolineare la sua dignità.

Principe Procopio, contro ogni aspettativa, si è rivelato un vero gentiluomo, educato e raffinato. Se esiste un gatto ideale, è proprio lui. Il gatto gentile è diventato membro a tutti gli effetti della famiglia e il beniamino di tutti.

A volte la padrona, scherzando, gli chiede:

Principe Procopio, per quali crimini sei stato cacciato di casa e costretto a dormire sulla panchina?!

Il gatto, che ha vagato per mesi, tace. Non possiede la voce umana, ma se la avesse, probabilmente non saprebbe nemmeno rispondere, perché neppure lui conosce la ragione.

Principe Procopio vive nella casa della buona e premurosa Giulia Bianchi da quasi due anni. È nutrito, coccolato e felice. Solo quando sente una voce alzata, non riesce a superare la paura dei ricordi di casa, e si accovaccia a terra cercando di nascondersi.

Chi conosce quel grosso gatto grigio non riesce a capire il perché della sua espulsione. Perché hanno buttato via il gatto perfetto, Principe Procopio?

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