Mamma, papà, ciao, ci avete chiesto di venire, cosa è successo? Ginevra e suo marito Lorenzo irromperono nella casa dei genitori.
In realtà, tutto era accaduto molto tempo prima. La mamma era malata, una grave malattia al terzo stadio
Irene aveva terminato un ciclo di chemioterapia, poi la radioterapia. La malattia era in remissione e i capelli erano ricominciati a ricrescere. Ma non era il momento di lasciarsi prendere dalla tranquillità: il suo stato peggiorava di nuovo.
Ginevra, Lorenzo, buona sera, entrate pure la mamma, pallida e snella, sembrava una ragazzina.
Entrate, accomodatevi. Abbiamo una richiesta un po insolita, ascoltateci il papà, un po smarrito, aggiunse.
Ginevra e Lorenzo si sedettero sul divano, i loro occhi fissi sulla madre. Irene sospirò, poi guardò il marito Roberto, quasi a cercare sostegno.
Ginevra, Lorenzo, non sorprendetevi, ho una domanda piuttosto strana. In sostanza vi prego davvero.
Adottate per noi un bambino, per favore! Non ci daranno più figli per età, e per altri motivi.
Regnò un silenzio di un attimo.
Fu la figlia a parlare per prima:
Mamma, penso che ti sorprenderà, ma da tempo lo volevamo dire. Lorenzo e io desideriamo un figlio, e noi abbiamo già due nipotine le tue figlie con tuo marito, Marta e Tina.
Non cè garanzia che il terzo sia un maschio, però la questione non è solo questa; la salute non è più quella di una volta, e la mia césarienne è ormai rischiosa. I medici non raccomandano più gravidanze. Avevamo pensato: forse potremmo prendere un bimbo dal nido e farlo nostro.
Un piccolo maschietto, dolce e tenero. E tu, mamma, ci dici la stessa cosa. Da dove ti vengono queste idee?
Ginevrcina, non so nemmeno da dove cominciare Irene accarezzò nervosamente il ricciolino di capelli appena ricresciuti è che la cosa sta peggiorando di nuovo.
E allora è arrivata la mia amica, zia Nadia, della vecchia fabbrica, la ricordi? Aveva una talpa sopra locchio, quasi a coprirlo del tutto. La temevano, la avrebbero rimossa per paura che potesse trasformarsi. Ma Nadia è tornata, la talpa è sparita, il suo sguardo è perfetto.
Andò a trovare la nonna Zaira al suo paese, e le parlò. Nadia si fermò a casa di Zaira, e allora decidemmo di andare. Da altre città venivano a trovarla, aveva aiutato molti. Mi chiesi cosa stavo perdendo, e partimmo.
Ginevra e Lorenzo ascoltavano la narrazione di Irene, trattenendo il respiro, ma non colgendo del tutto il senso.
Allora, figli miei continuò Irene la nonna Zaira mi pose subito una domanda strana: ho un figlio?
Sapendo che avevo una sola figlia, Ginevra, e due amate nipotine, Marta e Tina, la nonna Zaira insistette: e la figlia, che fine ha fatto?
Mi stupii, perché nessuno, tranne me e Roberto, sapeva del mio aborto tardivo. Doveva nascere un maschietto, il primogenito, per te, Ginevra.
Ma non sopravvisse Irene torseggiava il bordo della maglietta con le mani.
E poi? domandò Ginevra, con gli occhi grandi.
Poi, come disse la nonna Zaira, adotta un bambino. Tornai indietro, le lacrime scivolarono, come se fosse colpa mia non aver potuto salvare il primogenito.
E ora dovevo dare calore e amore a un altro piccolo maschietto, per ristabilire lequilibrio spezzato.
E sai, mi sono davvero ascoltata volevo proprio questo. Io e Roberto possiamo offrire al piccolo tutto ciò di cui ha bisogno: calore, affetto, tutto il necessario!
Non era nemmeno per curarmi. Era un desiderio consapevole: salvare da orfanità e solitudine almeno una vita. Capisci?
Mamma, ti ho capito e ti sostengo totalmente Ginevra, tra le lacrime, si gettò verso Irene facciamo così!
Ginevra e Lorenzo avevano già parlato con la direzione del nido di Bologna, volevano adottare un piccolo maschietto. Li invitarono a vedere i bambini.
Irene e Roberto, naturalmente, andarono anche loro. Nella sala giochi, su un tappeto, giocavano bambini di tre anni e più grandi.
Mamma, guarda quel ragazzino biondo, ti assomiglia, sta costruendo una torre con impegno. Ha persino sporgi il nasetto per aiutare Ginevra indicò silenziosa un bimbo sul pavimento.
Irene lo guardò e gli piaciuto anche a lei. Ma dal lato della stanza si udirono parole indistinte.
Irene si girò: nellangolo, un ragazzo più grande, occhi tristi, sussurrava qualcosa.
Vuoi parlarci? Dillo più forte, non ho capito chiese Irene.
Il ragazzo si avvicinò e ripeté: Zia, per favore, prendetevi cura di me, vi prometto che non ve ne pentirete. Prendetemi
Ginevra e Lorenzo completano in fretta tutti i documenti e adottano Matteo. Marta e Tina furono molto orgogliose di avere un fratellino.
Matteo si ambientò subito e iniziò a chiamare Ginevra mamma e Lorenzo papà. Passava spesso a trovare Irene e Roberto, che abitavano vicino e la scuola era a pochi passi.
Irene lo chiamava strano, non nonna ma mamma Iri. Per qualche motivo così le veniva naturale. Lei, trattenendo il respiro, osservava Matteo, e gli sembrava davvero il suo figlio perduto, quello che non era sopravvissuto.
Su insistenza dei medici, Irene iniziò un nuovo ciclo di cure, ma nulla sembrava migliorare; la sua salute peggiorava.
Matteo le guardava negli occhi, accarezzava i suoi corti capelli.
Mamma Iri, perché sei malata? Voglio che tu guarisca!
Non lo so, Matteo, a volte succede, ma cercherò di stare meglio, te lo prometto le piaceva quando lo chiamava mamma Iri.
Roberto parlò con il chirurgo, che insisteva per unoperazione.
Quali sono le possibilità? chiese Roberto.
Il dottore non si truccò:
Cinquanta su cinquanta. Faremo di tutto, e questo la salverà.
Roberto e Irene decisero di andare avanti.
Il giorno dellintervento tutti erano nervosi. Ginevra chiamava incessantemente il papà. Roberto aveva accordi con il medico per essere informato appena fosse chiaro, e Roberto era in tensione.
Non capiva subito dove fosse Matteo. Lo trovò nella loro camera, vicino alla sedia con la camicia di Irene.
Matteo non sentì lingresso di Roberto, era seduto sul pavimento, con la faccia nella camicia di Irene, piangendo e ripetendo piano:
Mamma Iri, non andare via, non voglio perderti di nuovo, ti prego! Voglio che tu sia sempre con me, mamma Iri!
Il suono del telefono fece sobbalzare sia Roberto che Matteo.
Chiamava il medico, voce stanca e senza gioia, e il cuore di Roberto sembrò fermarsi a cinque battiti
Davvero è finita? Irene non sarebbe riuscita alloperazione?
Roberto? È il Dott. Mihail, lintervento è stato difficile, ma è andato a buon fine, tua moglie ce lha fatta.
Era al limite, la vidi per la prima volta, come se un angelo lavesse sostenuta nei momenti in cui sembrava che la vita potesse spezzarsi.
Complimenti, sembra che le sia stata data unaltra chance, cè ancora un motivo per cui vivere.
Grazie, grazie, dottore! Roberto abbracciò Matteo.
Hai capito, è tutto a posto, la nostra mamma Iri è viva, viva! Che gioia che sei qui con noi, piccolo.
Scusami, ho sentito che pregavi per la mamma Iri, grazie di cuore, mio caro figlio!
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