Giulia e la sua amica passeggiavano nel parco quando, all’improvviso, hanno scorto un uomo e una donna che si abbracciavano, e lui le sussurrava qualcosa all’orecchio. La donna sorrideva felice. Giulia li osservava a occhi spalancati, incapace di distogliere lo sguardo. – Giulia, che cosa? Giulia! – esclamò sorpresa l’amica. – Niente, andiamo – disse all’improvviso Giulia. Le ragazze si salutarono. Giulia tornò a casa e le sembrava impossibile! – Papà, com’è possibile?! Come hai potuto fare così alla mamma?! – non riusciva a credere a quello che aveva visto.

Fiorenza e la sua amica passeggiavano in un giardino di viali intrecciati, quando allimprovviso una coppia apparve dal nulla. Luomo, con la barba ancora segnata dal tempo, stringeva la donna tra le braccia e le sussurrava qualcosa allorecchio. Lei sorrideva felice, quasi come se il sole fosse sceso a baciare le loro guance. Fiorenza guardava con gli occhi spalancati, incapace di distogliere lo sguardo.

Fiorenza, che ti succede? Fiorenza! esclamò lamica, sorpresa.

Niente, andiamo via rispose Fiorenza, quasi balzata fuori dal sogno. Le due ragazze si salutarono e Fiorenza riprese il cammino verso casa, convinta che ciò che aveva appena visto non potesse esserci davvero.

Papà, come è possibile? Come hai potuto fare una cosa del genere a Mamma? pensava, senza credere alle proprie orecchie.

Il pomeriggio, dopo le lezioni, Fiorenza non voleva tornare a casa. Propose alla compagna:

Livia, facciamo una passeggiata nel parco!

Andiamo finché la luce cè ancora accettò Livia.

Il parco non era sulla via di ritorno, ma perché non perdersi un po nei sentieri dei sogni?

Camminavano lungo un viale quando le coppie innamorate li sorpassavano con occhi invidiosi. Nessuno sembrava notarli. Allimprovviso, nella curva di una piccola sentiero deserto, riapparvero luomo e la donna. Marco, con la schiena rivolta a loro, continuava a bisbigliare allorecchio di Silvia, che sorrideva come se il mondo fosse una melodia.

Livia osservò distratta, poi notò Fiorenza fissare la scena con occhi spalancati.

Fiorenza, che ti prende? chiese Livia.

È solo niente. Andiamo rispose Fiorenza, accelerando il passo.

Uscirono dal giardino. Fiorenza camminava in silenzio, persa nei propri pensieri, mentre le due ragazze si dividevano per tornare alle rispettive abitazioni.

Fiorenza, con la testa leggermente abbassata, continuava a credere che quel momento fosse impossibile. Nella sua mente si ricollegava il volto felice di Silvia, le parole sussurrate di Marco, lindifferenza verso tutto, persino verso la loro stessa figlia!

Papà, come è possibile? Ti ho sempre visto perfetto, ma una amante? Non avrei mai creduto se non lavessi vista con i miei occhi! pensava.

Arrivata a casa tardi, sentì la madre sbraitare dalla cucina:

Siediti a cena! brontò Maria. Non ti aspetterà tuo padre.

Un attimo, vado a lavarmi le mani! rispose Fiorenza, un po imbarazzata.

Passò uneterno pomeriggio nel bagno; quando uscì, il padre non era ancora tornato. Mangiò qualcosa, poi si chiuse nella sua stanza, accesa la luce del laptop. Nessuna idea le passava per la mente, tranne limmagine del parco che si ripeteva come un eco.

È mio papà, ma linganno e il tradimento fanno parte della vita adulti? Cosa gli manca? Forse la sua amante pensa che io gli cederò il padre. Forse non sa nemmeno della mia esistenza

Allora le porte si aprirono con un cigolio:

Scusa, amore! È stata una giornata pesante si udì la voce di Vittorio.

Prima i giorni difficili li avevi solo a fine mese intervenne Maria, già pronta a scatenare una lite. Ora sembrano tutti i giorni.

Giulia, ora è davvero così! rispose il padre, entrando nella camera di Fiorenza come se volesse baciarla, ma lei lo respinse:

Vai, altrimenti la cena si raffredderà!

Figlia, che succede?

Niente, e tu?

Vittorio la scrutò intensamente, sembrò pronto a parlare, ma si voltò e andò verso la cucina. Fiorenza rimase nella sua stanza per tutta la sera, architettando un piano per riportare a casa il padre. Con quel pensiero si addormentò.

Al risveglio, i suoni dei genitori riecheggiavano:

Vittorio, dove vai?

A lavoro, è urgente.

Oggi è sabato, potresti stare con la famiglia.

Tornerò a pranzo, e poi usciremo insieme.

Fiorenza uscì dal letto, sbadigliò, facendo finta di essersi appena svegliata.

Dove vai? chiese subito la madre.

Devo andare alle lezioni, sto per fare tardi.

Che cosa è questo? sbuffò la signora, irritata. Passano le ore e loro sono occupati.

Fiorenza svanì nel bagno, poi tornò di corsa, trovando il padre già nella hall. Lui sorrise:

Figlia, ti accompagno alle lezioni!

Fiorenza, bevi un caffè! uscì Maria dalla cucina. Lho già preparato.

Vai, bevi, ti aspetto! Vittorio fu gentile, quasi colpevole.

Fiorenza afferrò il caffè, lo inghiottì in un sorso, poi corse verso il corridoio:

Andiamo, papà!

Camminarono in silenzio per qualche minuto; poi il padre prese la parola:

Figlia, ti sei offesa con me per qualcosa?

No, papà! Forse è solo una fase di transizione esitò per un attimo, poi aggiunse. Ti voglio bene, papà!

Anchio ti voglio bene, tesoro!

Il più grande al mondo?

Il padre si fermò, guardò sospettoso, ma rispose:

Il più grande al mondo!

Sorrisero, ma evitavano di incrociare gli sguardi.

Va bene, papà, ci vediamo a pranzo. Hai promesso di passare il weekend insieme.

Fiorenza si diresse verso la sua scuola, poi si nascose dietro un cespuglio, accertandosi che il padre non si voltasse, e lo seguì di soppiatto. Sperava che si dirigesse al lavoro, ma egli cambiò direzione. Camminarono a lungo, senza voltarsi mai, finché giunsero davanti a una casa sconosciuta. Vittorio si fermò accanto a un albero, estrasse il telefono e chiamò.

Al quinto minuto uscì una donna, bellissima come un dipinto rinascimentale.

Che splendore! esclamò Fiorenza, quasi ipnotizzata. È più cara di noi, di mamma?

La donna corse a baciare il padre, e insieme si allontanarono tenendosi per mano. Il quartiere era deserto, quasi un labirinto di ombre. Si sedettero su una panchina in un piccolo giardino, parlando seriamente, poi si scambiarono un lungo bacio. Fiorenza li osservava, il suo cuore gonfio di rabbia e dolore.

Poi si alzarono e tornarono indietro verso la casa da cui erano venuti. Si scambiarono ancora un bacio, un sorriso, e il padre sembrò dirigersi verso casa, mentre la donna scomparve in un vialetto.

Fiorenza rimase ai margini, indecisa su cosa fare. Sentiva solo il desiderio di stare da sola con quella donna, sapendo che il resto non importava più.

In quel momento vide la amante del padre uscire di nuovo dal condominio con una borsa piena di rifiuti, diretta verso i cassonetti. Fiorenza la raggiunse di corsa.

Ciao! le bloccò la strada, mentre la donna buttava la spazzatura.

Ciao! rispose sorpresa. Che succede?

Ascolta! Se ti incontri ancora con Vittorio, ti faccio qualcosa di terribile.

Chi sei?

Non capisci?

Che cosa vuoi? chiese la donna, stupefatta.

Ti ho già detto tutto affermò Fiorenza. Prendi il telefono!

Ecco, prendi.

Componi il suo numero e dì che non deve più venire. Io sono sua figlia. Lui ama troppo mia madre!

Fiorenza compose, e la voce di Vittorio rispose:

Diana, che succede?

Vittorio, non dobbiamo più vederci.

Perché?

Non andrà niente bene. Hai una famiglia, io ritorno alluniversità fuori città.

Diana, se la voce di Vittorio tremò di una nota gioiosa.

Basta, Vittorio, non tornare più e non chiamare!

Va bene, Diana! concluse con decisione. Addio!

Quando Fiorenza tornò a casa, i genitori stavano pranzando serenamente in cucina.

Che sei così felice? sbottò Maria, alzandosi dal tavolo. Vuoi mangiare?

Sì!

Figlia, perché sei così allegra? chiese Vittorio.

Papà, mi ami? domandò la bambina.

Ti amo!

E mamma?

Ci fu una breve pausa, poi una risposta decisa:

E anche tua mamma la amo!

Allora, davvero vi amo! ripeté il padre, felice.

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Giulia e la sua amica passeggiavano nel parco quando, all’improvviso, hanno scorto un uomo e una donna che si abbracciavano, e lui le sussurrava qualcosa all’orecchio. La donna sorrideva felice. Giulia li osservava a occhi spalancati, incapace di distogliere lo sguardo. – Giulia, che cosa? Giulia! – esclamò sorpresa l’amica. – Niente, andiamo – disse all’improvviso Giulia. Le ragazze si salutarono. Giulia tornò a casa e le sembrava impossibile! – Papà, com’è possibile?! Come hai potuto fare così alla mamma?! – non riusciva a credere a quello che aveva visto.
Scommessa d’amore