Scoppio un ruggito sordo buio buio
Finalmente loscurità cominciò a dissiparsi. Una voce si levò dal nulla:
Signora Verónica, è il soccorritore, qualcosa è esploso là fuori.
Nel dolore avvertii una mano stringersi al collo. Cercai di aprire gli occhi, e con grande fatica riuscii a sollevare le palpebre. Davanti a me brillava un pendente a forma di rettangolo, inciso con i segni zodiacali gli occhi di una donna in camice bianco lo osservavano.
Alla sala operatoria! gridò una voce proprio accanto a me.
I genitori tornarono dal lavoro. La madre si precipitò in cucina, sbirciando nella stanza dove il figlio faceva i compiti. Domenico, entrando, notò subito che lumore del ragazzo non era dei migliori.
Tommaso, cosa ti succede? gli accarezzò la testa.
Niente borbottò il ragazzino, alunni di quarta elementare.
Su, racconta!
Tra poco cè l8 marzo. Linsegnante ci ha fermati e ci ha detto che dobbiamo preparare dei regali per le ragazze.
E qual è il problema? sorrise il padre.
Ci sono ragazzi e ragazze in egual numero. Lei ha distribuito a chi spetta il dono sospirò il figlio. Spetta a me la brutta, Ginevra Ferrara.
Tutte vogliono un regalo per la Festa della Donna, brutte o belle il padre parlò al figlio come a un adulto. E come ha fatto a dividerci? Per ordine alfabetico? No, per segno zodiacale?
Come? Domenico non poté trattenere unaltra risata.
Per compatibilità. Ginevra è Vergine, e il miglior segno per una Vergine è il Toro. Io sono proprio un Toro.
È perfetto, se siete fatti luno per laltro! Potresti persino innamorartene.
Io?! A Ginevra Ferrara?!
Il padre scoppiò a ridere. Entrò subito la madre:
Che succede qui?
Lina, vai in cucina il padre assunse un tono severo. Ho una conversazione seria con Tommaso.
Quando la madre uscì, Tommaso chiese con voce triste:
Papà, che devo fare ora?
Preparare il regalo!
Quale?
Domani, al lavoro, ti farò un dono per la tua scelta.
Papà, che regalo potrai fare? Lavori in una fabbrica.
Sì, ma lavoro nella galvanica. Produciamo tutti i tipi di rivestimenti metallici.
Non capisco
Domani lo vedrai!
***
Il giorno successivo il padre portò un pendente su una catenina a forma di rettangolo, doro apparente. Su un lato cerano incisi due segni zodiacali, Toro e Vergine; sullaltro, in piccolo ma elegante, si leggeva:
«Alla mia compagna di classe Ginevra, per l8 marzo! Alessandro».
Che bel pendente! Quando la madre lo infilò in un sacchetto di plastica, sembrò ancora più splendente.
***
E così arrivò l8 marzo. Linsegnante non aveva intenzione di fare lezione. Prima i ragazzi consegnarono i loro regali, ringraziò a lungo, poi invitò i maschi a porgere i doni alle ragazze.
Scattò il caos! Tutti i ragazzi corsero verso le loro scelte. Tommaso si avvicinò a Ginevra Ferrara e, recitando le parole che il padre gli aveva insegnato, disse:
Ginevra, felice Festa della Donna! Chissà, forse il destino unirà Toro e Vergine.
Finito il copione, Tommaso tornò al suo posto, ignaro di aver già colpito il cuore di quella ragazza che, a suo dire, non era proprio bella.
Poco dopo, la famiglia di Ginevra si trasferì in un altro quartiere e lei, dalla quinta classe, cambiò scuola.
***
Alessandro aprì gli occhi. Il soffitto bianco di una stanza dospedale. Provò a muovere braccia e gambe, ma solo il braccio sinistro si muoveva.
Dove sono? chiese, confuso, a chiunque potesse sentirlo.
Un tintinnio lo avvertì: una infermiera, appoggiata su un carrello, si avvicinò e gli chiese:
Ti sei svegliato? Sei in chirurgia durgenza.
Le mie braccia e le gambe sono intatte? domandò Alessandro a bassa voce.
Sì, tutto è al suo posto rispose lei, felice. Solo una piccola sutura dalla testa ai piedi.
È una buona notizia.
Allora la dottoressa si avvicinò e chiese con dolcezza:
Come ti senti?
Che cosa mi succede! rispose Alessandro, un po confuso.
Niente minaccia la tua vita. Le braccia e le gambe torneranno a funzionare. Alcune cicatrici resteranno, ma è normale mostrò il cellulare acceso. Tua madre voleva chiamarti appena ti sarei svegliato.
Figlio mio la voce della madre trapelò tra le lacrime.
Mamma, sto bene cercò di suonare il più allegro possibile. Hanno detto che le cicatrici saranno piccole. Presto mi dimetteranno.
Non posso restare con te stanotte. Tornerò subito, tesoro.
Non preoccuparti, mamma! posò il telefono accanto a sé e sorrise allinfermiera:
Grazie!
Presto sarai dimesso rispose linfermiera, con un sorriso. Ci vorranno tre settimane.
Un compagno di stanza, uscito dopo linfermiera, chiese:
Che è successo?
Alessandro ricordò:
Sono un soccorritore. Unesplosione di bombole di gas in una fabbrica ha causato un incendio. Siamo arrivati per primi, larea era enorme, tre feriti. Abbiamo salvato le vittime Io sono uscito per ultimo, e quando ero quasi alla porta è esplosa unaltra bombola non ricordo il resto.
Ti è capitato, vero? intervenne una voce femminile. È il dottor Gonnarini, un collega.
Entrò un amico, correndo verso il letto:
Ciao, Tommaso! Come stai?
Braccia e gambe integre! rispose Alessandro, ottimista, alzando solo la mano sinistra per salutare.
Dai, non farci caso!
Che è successa dopo lesplosione?
Stavamo uscendo quando è andata in frantumi. Siamo tornati subito, ti abbiamo tirato fuori eri coperto di sangue, i dottori erano subito lì
Grazie!
Tommaso, di cosa parli?! il suo amico scoppiò a ridere. Ci vogliono per le medaglie, sai?
Quando mi dimetteranno?
Presto. Devo andare, il turno sta per finire, ha detto linfermiera.
Prima che lamico se ne andasse, entrò il medico, un uomo sui quaranta:
Come va, eroe? si avvicinò al suo letto.
Bene.
Se riesci a parlare, vivrai ancora. Vieni, ti darò un controllo!
Hai sbagliato a chiamarmi? chiese Alessandro. No, è la signora Verónica. Arriverà dopodomani.
***
Due giorni passarono. Alessandro cercava di alzarsi, ma il dolore alle gambe era forte, la mano destra ancora dolorante, e sul corpo una decina di lividi. Un paio sul viso, residui dellesplosione, ma la mano destra era riuscita a mettersi in avanti in tempo. Si guardò allo specchio: il volto era ancora gonfio.
Il dottore, che laveva operato due giorni prima per cinque ore consecutive, doveva fare il giro di visita. Alessandro era un po nervoso.
Arrivò la dottoressa, giovane, robusta, con gli occhiali che le donavano unaria intellettuale, ma il camice bianco le stava a pennello. Alessandro, ventisette anni, era già sposato, ma il matrimonio si era interrotto sei mesi prima per divergenze di carattere e per il fatto che la ex moglie non apprezzava lo stipendio da soccorritore.
Buongiorno! salutò la dottoressa avvicinandosi al suo letto.
Buongiorno! È stata lei a operarmi?
Sì, è così. Tutto bene?
Perfetto! Grazie di cuore!
Posso esaminarla?
Si chinò sopra di lui. Davanti ai suoi occhi il pendente con i segni zodiacali girava intorno al collo:
Ginevra Ferrara!!! esclamò Alessandro.
La dottoressa lo osservò, incerta:
Scusi? non riconobbe il nome.
Sono un Toro indicò il pendente.
Tommaso Gonnarini? i suoi labbra tremarono. Mi ricordo di te?
Dai, Ginevra! vedendo le lacrime negli occhi della donna, posò delicatamente una pianta sul suo braccio.
Scusa! tirò fuori un fazzoletto, asciugandosi gli occhi. Non avrei mai immaginato che ci saremmo incontrati così.
***
Quella sera Ginevra non tornò più nella sua stanza. Alessandro capì che i loro orari si incrociavano solo di giorno, di notte e nei due fine settimana liberi. Non voleva mostrarsi debole davanti a lei. Il giorno successivo camminò nella stanza appoggiandosi alle letti, alcune volte aggrappandosi al muro, poi uscì nel corridoio.
In serata, il medico diurnista se ne andò, sostituito dal turno notturno, che si sentiva subito nella conversazione al centro corridoio. Mentre il turno avanzava, improvvisamente si udirono urla e passi affrettati: era il solito trambusto quando portano un nuovo ferito.
Dieci ore dopo, linfermiera entrò, spegnendo le luci. Ma qualcosa non lo lasciava dormire. Passata la mezzanotte, dei passi si udirono nel corridoio, poi si fermarono, e nel silenzio Alessandro percepì più che udì un pianto. Si alzò e, cautamente, uscì.
Al tavolo di guardia, una ex compagna di classe piangeva, con la testa tra le mani. Alessandro le mise una mano forte sulla spalla:
Ginevra!
Lei si gettò sul suo braccio:
Ho operato una donna, è caduta sotto unauto singhiozzando, raccontò. Ho fatto tutto il possibile, ma è in rianimazione e non sopravviverà. Ha due figli il marito è qui con lei.
Stai serena, Ginevra!
Da tre anni faccio il chirurgo e non riesco a venire a patti con la morte.
Calmati, calma! È il nostro mestiere. In cinque anni ho visto tante morti, ma abbiamo anche salvato tante vite, sospirò Alessandro. Per questo mia moglie me ne è andata. Dice che non torno mai a casa e che guadagno poco. Ma con quaranta anni si può vivere, no?
Anche io lei lo guardò. Mi trattano come se fossi pazza. Non sono mai stata sposata, vivo ancora con i genitori.
Dai, siamo solo ventisette, la vita è davanti a noi.
No, Tommaso, abbiamo già ventisette.
La sua pulsazione è bassa! gridò linfermiera.
Scusa! Ginevra corse nella rianimazione.
Alessandro non riuscì a dormire quella notte. Al mattino linfermiera gli fece il consueto tocco.
La donna operata ieri notte è viva? chiese, sorpreso da sé.
Sì, ma è in condizioni molto critiche.
***
Tre settimane trascorsero. Le ferite di Alessandro si erano chiuse. Continuava a vedere Ginevra quando era di turno, e più li vedeva, più sentiva unattrazione verso di lei. Però il reparto di chirurgia durgenza non era il luogo dove parlare di sentimenti.
Durante una visita mattutina, il medico, un uomo di mezza età, annunciò:
Oggi ti dimetterò sorrise. Vuoi dire dallospedale? Andrai subito alla tua clinica, e lì decideranno se resti ancora qualche giorno.
Posso andare a casa!
Sì, non ti affrettare. Ti faranno subito la dimissione.
Quando il medico uscì, Alessandro si radersi. Guardandosi allo specchio, notò che le due cicatrici rimaste non rovinavano il viso, anzi, gli davano unaria più virile. Le altre cicatrici, però, meglio non menzionarle.
Prese le sue cose e uscì dal corridoio. Una infermiera gli porse il certificato di dimissione:
Addio, Alessandro! Non tornare più!
Alessandro aveva un monolocale, ma tornò dai genitori, perché la mamma lo aspettava con ansia, aveva preso anche qualche giorno di ferie.
Figliolo! lo abbracciò. Ti vedo sano e salvo.
Vado a mangiare, mamma. Che fame ho!
Rimani qui finché non ti rimetti e ti sposi, così vivrai ancora in casa. La tua stanza è ancora vuota, disse come a un bambino. Vai, lava le mani!
Nel pomeriggio passò dal barbiere, poi tornò a casa, prese qualche vestito. La mamma lo mise subito a posto.
La sera arrivò il padre dal lavoro. Si sedettero tutti insieme, come avviene di solito, e chiacchierarono fino a notte fonda.
Alessandro si coricò nella sua stanza, dove aveva trascorso infanzia e gioventù, ma non si addormentò subito:
«Domani devo andare in clinica, poi al lavoro, e la sera»
Con quel pensiero si addormentò, molto dopo la mezzanotte.
***
Il giorno seguente Alessandro andò in clinica fin dal mattino, girò tra gli uffici, poi nel pomeriggio tornò al lavoro, perché era il suo turno. La sera cominciò a prepararsi.
Dove vai? chiese il padre.
Papà, ti ricordi quando ero in quarta elementare e tu mi facesi il pendente per la compagna di classe?
Per la brutta Ginevra Ferrara? Lo ricordo.
E mi dicesti: Potresti innamorartene.
Già!
Papà, Ginevra è ora una chirurga. È stata lei a operarmi. E ancora indossa quel pendente al collo.
È vero!
Papà, le tue parole si sono avE così, con il cuore colmo di speranza, Alessandro comprese che lamore vero può nascere anche dalle cicatrici più profonde.







