Alessandro Bianchi, camionista di buona reputazione ma dallanimo solitario, era lontano da tutti i colleghi: il suo aspetto serio, la guida esperta e la precisione al lavoro lo rendevano più un lupo solitario che un compagno di viaggio. Nessuno voleva condividere la cabina con lui; anzi, lo salutavano con un cenno di mano e lo lasciavano al suo giro. Lo soprannominarono Tristino per via del suo sguardo sempre velato, unetichetta che rimaneva più viva del suo vero nome.
Quel giorno la missione sembrava ordinaria: dalla pianura friulana a una piccola ditta di ferraglia a San Miniato, carico di lastre di acciaio, strade familiari, autopista che scivolava sotto il cielo di un tramonto di maggio. Guardati le ruote, Alessandro, e procedi, sussurrava la voce del GPS come uneco lontana.
Mentre rotolava lungo la sponda della strada, un’ombra si aggirava tra lerba alta, una cosa viva che strisciava verso il fango. Alessandro frenò, quasi per istinto, e si avvicinò al punto dove un grosso gatto a strisce, avvolto in bottiglie di fango, lottava con una zampa spezzata. Il manto era sporco di sangue, gli occhi di un verde intenso sembravano fissare lanima del camionista.
Che sventura ti ha colpito, signor Felino? chiese Alessandro, chinandosi con cautela.
Il gatto ringhiò, un miagolio rauco che pareva dire: Non ho bisogno di aiuto, continua il tuo cammino.
Alessandro riconobbe un ricordo dinfanzia: il gatto della nonna, quello che condivideva il fuoco del camino sotto il tetto di legno di casa sua, quando da bambino si addormentava al suono del suo ron ron. Non è quel gatto, pensò, ma il sentimento rimane.
Non sono un veterinario, ma questa ferita non si rimargina da sola. Non ci sono cliniche qui vicino, ma ti porto in ospedale per animali.
Con delicatezza lo sollevò e lo sistemò sul retro del camion, dove il felino si accoccolò, quasi rassegnato. Svoltò fuori dalla sua consueta rotta e, dopo una breve deviazione, entrò nella piccola cittadina di Montecchio, dove trovò una clinica veterinaria. Il veterinario, un uomo anziano dal volto rugoso, li fece passare davanti alla fila quasi senza dire nulla.
È fortunato, gatto, dichiarò il dottore, mentre puliva la ferita. Metteremo un gesso e lo disinfetteremo, poi potrai riprendere il viaggio.
Alessandro protestò: Ma io ho una consegna da fare, non ho tempo per cure.
Non possiamo lasciarlo qui, non cè un rifugio per animali, né una famiglia pronta ad accoglierlo rispose il veterinario, scrollando le spalle. È sano, non è un cucciolo.
Gli occhi verdi del felino scrutarono Alessandro, una punta di compassione si accese nel suo cuore. Decise di restare.
Mentre il dottore sistemava il gesso, due vecchie signore chiacchieravano nella sala dattesa:
Iriamo ancora la figlia di Giulia, che scappa dal marito violento, diceva una.
Che sfortuna per lei! replicò laltra, con voce pietosa. È una donna doro, ma il suo uomo è un mostro!
Alessandro non si soffermò su quelle storie: il suo carico lo chiamava, il tempo scorreva. Salutò il veterinario con il gatto avvolto in una coperta e riprese la strada.
Dopo qualche chilometro, sul ciglio del percorso, vide due figure: una donna disperata che agitava le mani, e una bambina dai riccioli dorati che si stringeva a lei.
Non prendo passeggeri! sbottò Alessandro, fedele al suo motto.
Un miagolio improvviso lo fece sobbalzare.
Sei sveglio? chiese Alessandro al felino. Che cosa vuoi?
Miag! rispose il gatto, insistendo.
Alessandro intuì che il gatto voleva qualcosa. Lo mise sullerba a fianco della strada; il felino alzò la coda, confermando il sospetto.
Dove state andando? chiese, mentre la donna e la bambina si avvicinavano correndo.
Non riuscì a fuggire, e in pochi minuti la madre, con gli occhi pieni di lacrime, lo raggiunse.
Per favore, portaci via! Siamo a trentatré chilometri da qui implorò, stringendo la bambina tra le braccia. La piccola piangeva silenziosamente, bagnata dalla pioggia di lacrime.
Non sono un autista di taxi, sono un camionista! replicò Alessandro. Prendete lautobus!
Il nostro unico treno è in ritardo, vi prego! si difese la madre. Siamo disposti a pregare per voi per tutta la vita!
Il gatto, strisciando verso la bambina, si strofinò contro il suo piede. La piccola si inginocchiò, lo accarezzò; il felino cominciò a fare le fusa.
Che ne dite se vi porto a casa, e voi tenete il gatto? propose Alessandro. Lo vedevo già affezionato a voi!
Le lacrime della donna scorrerono sulla guancia.
Lo accetteremmo volentieri, adoro gli animali, lavoro in una clinica veterinaria! disse, cercando un posto dove ospitare il felino. La zia di mio marito vive a Siena, forse la possiamo chiedere.
Alessandro osservò la bambina, una piccola Allegra dai riccioli come nuvole, spaventata ma curiosa. Il gatto sembrava felice di ricevere affetto.
Il ricordo di una conversazione nella clinica gli tornò alla mente: una certa Eleonora, la cui vita era segnata da un marito violento. Decise di non indagare troppo, e con un cenno disse:
Va bene, vi porto.
Andiamo, Allegro! esclamò la madre, felice.
Alessandro caricò il felino sul sedile anteriore, la bambina si mise sul retro, la madre si strinse accanto a lui.
Pagherò, non dubitate! protestò la donna, ma Alessandro rise sommessamente.
Lo porto, il gatto ti piacerà, i miei compagni sono buoni. Dì loro grazie!
Grazie, felino! esclamò la madre. Come ti chiami?
Gatto è Gatto sbuffò Alessandro. Ci siamo appena incontrati, lho trovato per caso.
Sei un cuore buono! esclamò la donna, gli occhi curiosi. E tu come ti chiami? Qual è il tuo nome?
Alessandro, al volante rispose il camionista, con voce bassa.
Io sono Eleonora, la bambina si chiama Allegro disse, sorridendo timidamente.
La zia accetterà? domandò Alessandro, confuso.
Spero rispose Eleonora, sospirando.
Allora chiama, chiedi invitò Alessandro, passando allimbrattato tu.
Eleonora arrossì, la voce flebile:
Non ho il telefono Il marito è scappato
Alessandro aprì il vano portaoggetti e le porse il cellulare. Lei bisbigliò parole incomprensibili alla zia: marito, fuggito, gatto.
La prenderemo, ma il gatto non concluse Eleonora, in lacrime.
Allegro, la bambina, singhiozzò e cantò al gatto:
Gatto, vieni a casa nostra, sei il benvenuto!
Alessandro sorrise amaramente:
Già ho chiuso un patto con il felino.
È una bambina dolcissima difese Eleonora.
Rinunciato a trovare una famiglia per il gatto, Alessandro li lasciò al punto indicato, consegnandolo alla zia civetta che li aspettava. Allegro non voleva separarsi dal felino, lo stringeva, lo baciava, poi improvvisamente si avvicinò al camionista e lo abbracciò con entrambe le braccia.
Non puoi fare così! esclamò Eleonora, spaventata.
Il padre le manca, perciò si aggrappa borbottò la zia.
Alessandro sentì il cuore pulsare improvvisamente: aveva sognato una famiglia serena, una moglie amorevole, figli e ora quella piccola dal ricciolo gli ricordava un desiderio nascosto.
Signor, tornerete da noi? chiese Allegro, guardandolo dallalto con gli occhi grandi. Con il gatto?
Cercherò di farlo rispose Alessandro, incapace di rifiutare.
Allegro corse verso casa, mentre Alessandro riprese la strada, il volto velato da un ricordo: la bambina e la madre, la loro paura, il gatto che gli faceva compagnia.
Da dove vengono questi uomini che sfruttano i più deboli? si chiese ad alta voce al gatto, che miagolò con un suono di disprezzo.
Gli spiegherei a mani nude perché non alzare la mano contro donne e bambini! pensava Alessandro, agitando le mani.
Miao! confermò il felino, aggiungendo un ruggito di denti e artigli immaginari.
Il gatto, ora compagno di viaggio, lo calmava. Per la prima volta Alessandro parlò di genitori, del servizio militare, delle sue idee politiche. Il felino annuiva, miagolava, condivideva il suo punto di vista.
Su una sponda, notò unauto con due uomini che agitavano le braccia.
Serve aiuto? chiese Alessandro aprendo la portiera.
Allimprovviso uno dei due estrasse una pistola, e un proiettile fuggì verso il cielo come una cometa dalla coda di un drago.
Il gatto balzò, artigliando luomo, graffiandogli il viso. Luomo, spaventato, gettò larma; Alessandro afferrò la pistola, puntò verso il complice.
Mani in alto!
Lascialo! urlò il bandito, minacciando il felino.
Il secondo aggressore correva verso di loro, ma Alessandro, con un colpo veloce, lo colpì alla mandibola, afferrò il gatto e, senza lasciare larma, tornò al camion:
Muoviamoci!
Memorizzò il numero della targa, chiamò la stazione dei carabinieri; la pattuglia arrivò mezzora dopo, arrestò i due rapinatori. Il cavaliere del posto disse ad Alessandro:
Sei un eroe!
Io? rise Alessandro, imbarazzato. Non ho salvato nessuno, ho solo protetto il mio gatto.
Il carabiniere annuì:
Il tuo felino è stato ferito, ma è vivo. È il tuo compagno di viaggio.
Alessandro guardò il gatto, il gatto lo guardò.
È mio, disse con decisione. È il mio co-pilota, il mio compagno di strada.
Il carabiniere sorrise:
Hai avuto fortuna con il compagno, ti ha salvato la vita.
Alessandro, il gatto, e il suo camion continuarono per le autostrade per tre settimane, finché non arrivò il giorno in cui il gesso doveva essere rimosso. Tornò a Montecchio, dove anni prima aveva lasciato Eleonora e la piccola Allegro.
Aprì la porta della clinica veterinaria e la trovò lì, sullo sportello.
Oh, è lei! esclamò Eleonora, fissandolo. Ho sognato stanotte di vederti arrivare!
Il destino è strano, rispose Alessandro, senza sapere cosa dire. Non vi hanno fatto del male, né a te né a Allegro?
No, scosse Eleonora la testa. La zia ci accoglie, e io ho avviato la separazione dal marito.
Allora è giusto, disse Alessandro, e poi, quasi senza accorgersene, aggiunse: Vieni con me?
Gli occhi di Eleonora si spalancarono, la bocca si aprì per un sorriso, poi si chiuse. Il gatto, con un miagolio autoritario, intervenne.
Ho una figlia balbettò Eleonora.
Io ho un gatto! replicò Alessandro, e aggiunse: Lena, non so parlare bene le parole dolci, ma so che il nostro incontro non è stato un caso. Non rifiutarti subito, pensa. Ti proteggerò.
Miao! confermò il gatto, quasi a dirle sì.
Ci penserò, promise Eleonora.
Un mese dopo si sposarono, Alessandro portò la famiglia a casa sua, cambiò lavoro e divenne autista di unambulanza veterinaria. Il gatto, soprannominato Camionista, vive con loro, veglia su Allegro e, di tanto in tanto, si appoggia al divano grande, ricordando le strade infinite e la brezza delle autostrade.
E se la vita è una strada piena di sogni, senza il suo gatto custode ogni viaggio sarebbe solo uneco vuota. I gatti saggi, dopotutto, sanno sempre dove portare il cuore.






