Caro diario,
Mia sorella Maddalena, sempre un po sventurata, ogni tanto mi presentava un nuovo marito. Ricordo tre di loro: nessuno di questi uomini si radicò davvero, tutti se ne andarono. Quando lo faceva, Maddalena piangeva, mi stringeva in un abbraccio e diceva: «Tranquilla, un giorno avremo una festa in piazza nella nostra via». Poi tornava al suo lavoro in amministrazione comunale.
Lultimo di quelli provò a restare due settimane; quando smisi di comprargli liquori, luomo si rattristò e, prima di sparire, prese dalla sua cassetta una coppia di orecchini. Non spesi una denuncia; la madre si incolpò da sola, dicendo che era tutta colpa sua.
Dopo circa cinque anni di tregua, Maddalena iniziò a innamorarsi di nuovo. Quando io avevo quindici anni, lei cominciò a parlare di un certo Sergio, descrivendolo come un uomo buono, gentile, innamorato di lei. Io, che a quelletà speravo soltanto in una vita tranquilla, mi rallegrai per la sua felicità.
Il giorno in cui Sergio entrò in casa per la prima volta, mi colpì subito: aveva circa quaranta anni, vestito con abiti puliti e curati. Al tavolo bevve solo un bicchierino di vino e scherzò con una vivacità sorprendente. Io andai a dormire presto, lasciandoli soli in cucina, convinto che al mattino lo avrei incontrato di nuovo lì. Unora più tardi sentii la porta sbattere; se ne era andato.
Al mattino Maddalena lo elogiò nuovamente, dicendo che, come impiegato pubblico, lui aveva una reputazione impeccabile. Propose di trasferirci da lui dopo le nozze, ma solo per un anno, in attesa che io finissi la scuola e finissero i lavori di ristrutturazione del suo appartamento. Vedere la madre così rinnovata mi fece sentire, forse per la prima volta, una certa speranza. A trentasei anni, Maddalena non si era più curata di sè stessa; sembrava ormai destinata a rimanere sola.
Il matrimonio con Sergio avvenne proprio prima dellinizio dellanno scolastico. Io studiavo, preparandomi per gli esami, e lui si offriva di aiutare. Rispondevo sempre che ce la facevo da solo, ma Sergio era cortese: bussava sempre alla mia porta quando aveva bisogno di qualcosa. Col tempo, tra noi si creò unamicizia; al ceno condividevo le mie preoccupazioni scolastiche e lui mi chiedeva, con sincero interesse, dettagli sulla vita in classe.
Maddalena, nel frattempo, fioriva davvero. Sergio la coccolava, e presto le sue orecchie sfoggiarono nuovi orecchini doro, seguiti da una catena scintillante. Lanno volò, la ristrutturazione terminò e ci preparammo a trasferirci. Sergio mi chiese se volessi venire con loro: Cè posto per tutti. Ma io, appena uscito dal liceo, desideravo la mia indipendenza. Non avevo ancora i mezzi per sostentarmi, ma Sergio mi assicurò che il denaro non sarebbe stato un ostacolo. Decidemmo che avrei iscritto al Politecnico locale; poi lui mi avrebbe trovato un buon lavoro.
Il giorno prima della partenza, Sergio mi disse:
«Vieni a trovarci più spesso, noi verremo a trovarti, non esitare a chiedere se ti serve qualcosa. Siamo una famiglia».
Maddalena e Sergio mi regalarono un ciondolo dargento con una piccola catena; lo indossai quasi senza togliere lo sguardo dallo specchio. Quando mia madre chiese a Sergio se fosse troppo presto per un simile dono, lui rispose: «Chi, se non noi, ti darà qualcosa del genere?». Maddalena sorrise; alla fine, per lei, Sergio era il miglior marito che avesse mai avuto.
Dopo il trasferimento, la mia vita da adulta iniziò. Allinizio mi sentii sola, tornavo spesso a casa dei genitori; loro mi accoglievano sempre con gioia. Con il tempo, le visite divennero più rare. A volte Maddalena veniva a trovarmi con generi alimentari o qualche soldo, altre volte ci incrociavamo per caso per le strade affollate di lavoro.
Iscrivermi alluniversità fu una svolta: adoravo la vita da studente, e nel fine settimana andavo a trovare Maddalena e Sergio, raccontando loro le novità. Un giorno mi dissero che Sergio era stato inviato in missione di lavoro per un anno e che Maddalena lo avrebbe accompagnato. Mi rassicurarono, dicendo che avrebbero provveduto a mandarmi dei soldi regolarmente.
Li accompagnai alla stazione, mentre Maddalena tentava di trattenere le lacrime. Io, più giovane, ridei:
«Mamma, non preoccuparti! Fra poco compirò diciassette anni, sarò una giovane donna responsabile». Tutti risero e ci abbracciammo, mentre loro salivano sul treno.
Trascorsero mesi e, alla fine, i due tornarono in una cittadina lontana, dove passarono due giorni a festeggiare il Capodanno, poi ripartirono. Maddalena mi mandò un sacco di regali, che trascorsi la serata a scartare.
Poco dopo, la chiamò per dirmi che la missione era stata prorogata per almeno due anni. Sergio sarebbe tornato a casa, portando delle cose in più, e avrebbe affittato lappartamento. Lei, però, non poteva prendersi un congedo dal lavoro.
Tornata da lezione, sentii un fruscio nella mia stanza. Guardai dentro e trovai Sergio:
«Buongiorno, sei già arrivata?». Mi guardava come se non mi riconoscesse. In quellanno di assenza, ero cambiata: avevo assunto tratti più femminili, usavo il trucco e le forme del mio corpo erano più evidenti. Lui, colto dallo shock, scosse la testa, confuso dalle mille domande nella sua mente.
Ci sedemmo a cena, scambiammo notizie. Io preparai il letto per lui nella nostra vecchia camera da letto e poi andai nella mia. Sentii il suo passo verso la doccia, poi verso la cucina. Non riusciva a scrollarsi di dosso limmagine di me riflessa nello specchio: una donna più matura, una forma più rotonda.
Tre giorni dopo, Sergio partì di nuovo. Spesso respiravo sollievo, cercando di dimenticare tutto. Tre mesi più tardi, però, lui ricominciò a comparire nel mio appartamento. La paura di una nuova intimità mi paralizzò; mi sentii sporca, colpevole. Scoprii di essere incinta.
Lo chiamai più volte; mi rispondeva sempre che mi avrebbe richiamato. Alla fine lo fece:
«Ti ho sentita così tanto che mi hai chiamato da sola?».
«Sono incinta».
«Cazzo! Come è potuto succedere?».
Lui, che aspettava una promozione importante, ora si trovava di fronte a una possibile condanna. Mi promise soldi, qualunque cosa serva per il bambino, e pregò che nessuno lo scoprisse, altrimenti lintera famiglia sarebbe rovinata. La madre non avrebbe mai superato quella vergogna.
Una settimana dopo, Sergio arrivò con dei soldi e lindirizzo di una cascina a trecento chilometri da qui. Mi suggerì di andare lì, perché senza genitori avrei avuto problemi anche con la polizia. «Vivi lì finché non si sistemerà tutto. Se trovi una nonna che ti aiuti, paga e sarai libera». Piangei, terrorizzata. Sergio mi abbracciò:
«Nessuno deve sapere. Se lo sapessero, tutto peggiorerebbe per tutti».
Lunedì successivo se ne andò, lasciandomi senza sapere dove fosse; una settimana più tardi fuggii anchio.
Raggiunsi una frazione sperduta. Con difficoltà trovai la casa indicata, aprii la porta con la chiave che mi era stata data e, dopo aver preso dimestichezza con il luogo, cercai le nonne di cui mi parlò Sergio. Una vecchietta dal sorriso senza denti mi indicò una casetta vicino al bosco. Raccolsi il coraggio e mi avvicinai.
«Perché sei qui, peccatrice?», mi chiese la nonna con voce aspra. Scoppiai in lacrime. Dopo un attimo, la donna si addolcì un po, mi offrì dellacqua.
«Per favore, fammi», balbettai.
«No, cara, non è così che si parla. Dì direttamente quello che vuoi».
«Voglio che tu, con le tue mani, mi aiuti a liberarmi dal bambino».
«No», rispose, ma poi, con un ghigno sinistro, continuò: «E allora no? È proprio così».
Saltai fuori dalla casa, correndo via mentre il suo riso inquietante echeggiava nei boschi. Rimasi sola, in quel luogo dimenticato da Dio, senza sapere cosa fare.
**Lezione personale:**Ho capito che, per quanto ci si sforzi di proteggere i propri cari, a volte le scelte sbagliate di chi ci sta vicino ci trascinano in abissi impossibili da evitare. È meglio affrontare la verità subito, prima che il silenzio trasformi i problemi in catene irreparabili.







