Seconda suocera…

Seconda suocera

Quando Stefania entra nellappartamento, nota subito le scarpe della suocera appoggiate in mezzo allingresso. Capisce subito che non potrà rilassarsi.

Francesca Vittoria appare dalla cucina con lespressione di chi è pronto a dare la ragione del tribunale.

Ancora con questa vecchia di poco spicco? le chiede. Casa, marito, figlio tutto è da buttare. Perché sono contenta di essere qui, altrimenti rimarrebbero a bocca asciutta.

Francesca Vittoria, Marco sapeva che oggi sarei rimasta occupata più del solito. Ho già preparato la cena, basta che lui la scaldi. Se voleva, si sarebbe arrangiato da solo anche senza il tuo aiuto risponde Stefania.

Nei dieci anni di matrimonio con Marco, Stefania ha imparato che la suocera è sempre insoddisfatta e non prende mai in considerazione le sue parole, come una radio accesa dal mattino alla sera.

Allinizio è stato difficile. Francesca Vittoria è diventata la seconda suocera di Stefania. La prima, Olivia Sempietro, era una donna delicata. Non si intrometteva mai negli affari del figlio, non dava consigli non richiesti e non si impiccava.

Ma quando serviva aiuto, era sempre presente. Stefania ricorda le notti in cui la suocera stava al fianco della piccola Caterina, di tre mesi, quando la bimba confondeva giorno e notte, e la suocera la portava fuori a passeggiare, dicendole:

Non fare nulla adesso, riposa. Lorenzo arriverà e preparerà la cena da solo.

Quando Caterina compie cinque anni, un incidente al lavoro di Marco rende Stefania vedova.

Olivia Sempietro, che ha perso lunico figlio, non abbandona la nuora né il nipote. I primi tre mesi dopo il lutto vivono ancora sotto lo stesso tetto, sostenendosi a vicenda.

Stefania propone a Olivia di continuare a vivere insieme, ma la suocera decide di trasferirsi nel suo appartamento:

Stefania, hai solo ventotto anni. Sei giovane, troverai la tua felicità. Che ci farei io ai tuoi piedi?

Stefania rimane sola con Marco da tre anni. Tuttavia Olivia non la abbandona. I genitori di Olivia vivono lontano, così la prima suocera era quasi una madre per lei, mentre Caterina non sentiva più la presenza della nonna.

Il comportamento di Francesca Vittoria, che decide di agire come padrona di casa nellappartamento di Stefania, la sconvolge profondamente.

Dopo la prima visita della seconda suocera, Francesca chiede a Marco di spiegare alla madre che viene solo per cortesia e che gli appuntamenti devono essere concordati.

Alla dichiarazione di Francesca, che vuole solo aiutare e agisce per buone intenzioni, Stefania risponde:

Non ho più diciotto anni. Già allora, quando ho lasciato casa dei miei genitori, ero indipendente.

Dopo sette anni di matrimonio non ho bisogno di imparare a cucinare o a pulire da zero. Posso insegnare molto anche io.

Verrò da te, Francesca Vittoria, e controllerò ogni angolo con una stracciata bianca: farò il revisore.

Marco, fedele a sua moglie, la sostiene e, se la madre a volte mescola le cose, lui le mette a posto.

In sostanza, Stefania mette fine allintrusione della seconda suocera nella gestione della casa e nelleducazione dei figli. Così, quando un anno dopo il secondo matrimonio diventa madre di un bambino, Francesca Vittoria non interferisce più con i suoi consigli. Ma la tentazione rimane.

Il problema nasce dal fatto che la suocera ha unamica che le racconta continuamente come educa la moglie del figlio più giovane.

Naturalmente Francesca vuole condividere qualche aneddoto con lamica, ma non ha nulla di cui vantarsi. Lunica sua peculiare è lamentarsi continuamente con Stefania per il fatto che visita Olivia e laiuta.

Sarebbe bello se quella vecchia fosse una parente vicina! Quando Caterina era piccola la mandavo destate alla casa di campagna della nonna diceva. Ora la bambina è a scuola, ma Stefania continua a venire lì. Sono passati anni! E lei la visita duetre volte a settimana aggiungeva allamica.

Nellultimo anno, Stefania è più spesso dalla prima suocera. Francesca Vittoria chiama Olivia la vecchia, anche se è solo di sette anni più grande di lei.

La malattia colpisce Olivia, che, nonostante il dolore, vende la sua casa di campagna e ha risorse per curarsi, quindi non deve chiedere soldi a nessuno.

Non spendi i soldi di famiglia per persone esterne le rimprovera la suocera.

Non si preoccupi, Francesca, Olivia ha venduto la cascina, ha una buona pensione e dei risparmi. Non le chiederò nulla risponde la nuora.

Quando lo stato di Olivia peggiora, Stefania assume una badante e prende un permesso per stare con lei mezzora al giorno, mentre Marco è al lavoro e il figlio a scuola.

Tuttavia queste soluzioni ritardano solo linevitabile: dopo un po Olivia non cè più.

A questo punto Francesca Vittoria mostra grande interesse per la questione ereditaria della prima suocera.

Ha venduto la cascina, ma non ha speso tutti i soldi in un anno. E la pensione è buona ragiona. Lappartamento bilocale andrà sicuramente agli eredi.

Stefania, però, non risponde subito, temendo le conseguenze. Pone la domanda a Marco, ma la risposta non la rassicura.

A chi è scritto il testamento? Ovviamente a Caterina, è la sua nipote di sangue.

E a Svetka? Che fatica ha corso per la vecchia? si stupisce la madre. Immagino che piangerà!

Non si preoccupi per me dice Stefania alla suocera. Sapevo già che Olivia lascerà tutto a Caterina. Lho portata dal notaio lo scorso anno.

Allora perché ti agitavi intorno a lei, sapendo che nulla ti spetterà? chiede Francesca. Che Caterina la curi, allora.

Vorrei spiegarle, ma temo che non capisca risponde Stefania.

Leredità viene formalizzata in tempo, Caterina riceve tutti i documenti sullappartamento e il denaro.

Si decide che finché la ragazza studia e vive al dormitorio, lappartamento sarà affittato e i proventi versati sul suo conto.

Quando Caterina finirà luniversità, deciderà se tornare nella sua città natale o stabilirsi nel capoluogo. In tal caso venderà lappartamento e ne comprerà uno nuovo.

Sentendo che limmobile sarà affittato, Francesca Vittoria propone:

Perché accogliere estranei? Potrebbero rovinare qualcosa. Che sia Ksenia a viverci.

Chiara, la trentacinquenne, è la figlia più giovane di Francesca Vittoria e ancora vive con la madre. È bella, ha una figura buona, laurea e lavoro, ma le relazioni amorose non portano al matrimonio.

Francesca è molto preoccupata per sua figlia.

Perché Chiara non trova la felicità? Ecco Stefania: vedova con un figlio, ma è riuscita a legare Marco! pensa la donna.

Crede che, se Chiara avesse una sua casa, potrebbe sposarsi.

Non importa che adesso lappartamento è di Caterina ragiona. In trequattro anni potranno succedere molte cose: forse Caterina troverà un marito con casa e potrà regalarlo a Chiara. Ma per ora resta in silenzio.

Il suo disappunto è enorme quando Caterina rifiuta di far entrare Chiara nel suo appartamento.

Non pagherà come gli altri inquilini dice Caterina. Ho intenzione di chiedere un mutuo in futuro. Forse mi trasferirò in capitale dopo luniversità, così i soldi si accumuleranno.

Avidità, Caterina! Pensate solo a voi due. Se Chiara avesse una casa, forse si sarebbe sposata anni fa le ribatte la suocera.

Mamma, la tua è una casa a tre vani. Vendila, compra una monolocale e dallo a Chiara suggerisce Marco.

Che idee hai, figlio mio! sbotta la madre. Quella casa è mia, non cè spazio per le vostre parti. Perché divolevi invecchiare in una stanza angusta? Ho vissuto tutta la vita qui e non mi muovo.

Non è Marco a essere curioso, ma voi interviene Stefania. Non volete dare la vostra casa alla figlia, ma aprite la bocca per i bisogni altrui.

Così Chiara resta con la madre, mentre Caterina affitta il suo appartamento finché studia, poi lo vende e ne compra uno nuovo in città provinciale.

Va anche nella capitale per qualche settimana, ma, come si suol dire, è bello dove non sei.

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Seconda suocera…
Quel fastidio che non va via – È tutto finito, non ci sarà nessun matrimonio! – esclamò Marina. – Aspetta, cosa è successo? – si smarrì Ilario, – andava tutto bene! – Davvero? – rise Marina, – sì, “bene”. Solo che… – si fermò alcuni secondi, pensando febbrilmente a come spiegargli… Ma alla fine disse la pura verità, – ti puzzano i calzini! Io non sono pronta a respirare quell’odore per tutta la vita! – Ha detto così? – sgranò gli occhi la madre di Marina, quando la figlia annunciò di voler ritirare la richiesta di matrimonio, – incredibile! – Perché? – scrollò le spalle la quasi sposa, – è la verità. Non dirmi che tu non te ne sei mai accorta. – Me ne sono accorta, certo – ammise la madre, imbarazzata, – però… che umiliazione. Pensavo che lo amassi. In fondo non è un cattivo ragazzo. E i calzini… si può risolvere. – Ma come? Fargli il corso di lavaggio piedi? Cambiare i calzini? Usare il deodorante? Mamma, ti rendi conto di cosa dici? Io volevo sposarmi! Per stare con un uomo, non per adottare un ragazzone cresciutello! – E allora perché sei arrivata fin lì? Perché hai presentato la domanda? – Tutta colpa tua, mamma! “Ilario è proprio bravo, mi piace tanto” – parole tue? E anche queste: “Hai già ventisette anni, è ora di sistemarti, voglio i nipotini”. Perché taci? È vero? – Ma, Marina, io pensavo che tu fossi sicura di lui. Sembrava tutto serio, – rispose la madre, – e sai, sono contenta che tu abbia riflettuto: hai pensato e deciso. Solo che, tesoro, il fatto dei calzini puzzolenti… è un po’ troppo. Non sembri tu. – L’ho fatto apposta, mamma. Così è chiaro. Sul suo linguaggio. Così non c’è possibilità di tornare indietro… *** Sin dall’inizio, Ilario era sembrato a Marina buffo e un po’ impacciato. Girava sempre in jeans e la solita maglietta, non faceva lo saccente sulla pittura di Caravaggio, ma sapeva raccontare per ore di vecchi film. In quei momenti i suoi occhi brillavano. Con lui sembrava tutto facile e sereno. Ed era proprio questa serenità che aveva attirato Marina, stufa di relazioni turbolente e della ricerca del “tipo giusto”. Dopo due mesi di cinema e caffè, Ilario, timido, propose: – Ti va di venire da me? Ti preparo i ravioli fatti da me! Un invito così caldo, di casa, che il cuore di Marina saltò. E il fatto che li avesse fatti lui… la conquistò. Marina accettò. *** La casa di Ilario non piacque a Marina. Non era sporca, ma c’era confusione, niente stile, un’aria trascurata. Muri grigi senza quadri, divano vecchio con un cuscino solo. A terra scatole, libri, riviste. Un paio di scarpe da ginnastica piazzate in mezzo. In più, aria viziata con odore di polvere e stantio. Più che una casa, sembrava una stazione di passaggio da cui nessuno aveva ancora deciso di partire. – Com’è la mia fortezza? – Ilario si aprì in un sorriso, e si vedeva che ne era fiero! Non percepiva niente di strano. Marina si forzò di sorridere: le piaceva e non voleva litigare. Sulla cucina, però, tutto peggiorò: tavolo con polvere, nei piatti sporchi con fondi neri, pentole vecchissime, il suo sguardo si posò sul bollitore. “Chissà che colore aveva…” pensò Marina. L’umore si rovinò. Ascoltava distratta Ilario, che raccontava storie per farla ridere. Ma quando le offrì i ravioli, rifiutò, inventando la scusa della dieta… Non se la sentiva di mettere in bocca qualcosa cucinato lì. A casa, Marina ripensò a tutto. A prima vista, la casa di Ilario non sembrava granché. Viveva da solo, magari non è bravo con le faccende. E allora? Ma dentro quella trascuratezza, Marina vide qualcosa di enorme e inspiegabile: come si può vivere così? Non solo pigrizia, ma perché… per lui era normale! Attraversata da un fastidio che non andava via… *** Poi Ilario andò da Marina. Le fece la proposta ufficiale. Regalò l’anello. Presentarono la domanda. Le famiglie iniziarono a preparare la festa. Essere promessa sposa era bello. Ma nei momenti in cui Marina si fermava a pensare a Ilario, che cercava di farla felice con i suoi ravioli fatti in casa e battute, le tornava davanti agli occhi… quel bollitore di colore indefinito! Capì che non era solo un bollitore, era una prova! Parlava del suo modo di vivere. Della casa, di se stesso, forse di lei. Un giorno, immaginando una mattina insieme, impallidì. Si sveglierà, andrà in cucina e troverà tazze sporche e briciole sul tavolo. E quando dirà: “Caro, puoi sistemare?” lui la fisserà stupito, come aveva guardato la sua casa, senza capire. Non discuterà, non griderà. Semplicemente… non capirà. E ogni giorno dovrà spiegare, pulire, ricordarglielo. E il suo amore morirà lentamente per mille piccoli graffi invisibili. E la mamma così felice, finalmente la figlia si sposa! *** Sposarsi… Tutta la leggerezza, tutto il calore che Marina provava accanto a Ilario, pian piano si dissolsero, lasciando la pesante inquietudine. – Marina, – chiedeva Ilario quasi ogni giorno, cercando i suoi occhi, preoccupato, – va tutto bene tra noi? Ci amiamo, vero? – Certo, – rispondeva, sentendo qualcosa spezzarsi dentro di sé. Alla fine, decise di confidarsi con un’amica. – E quindi? – ribatté Katia, stupita. – Polvere, il bollitore… Mio marito lascia in cucina un carro armato e non si accorge di niente. Gli uomini certe cose non le vedono! – Ecco! Non le vedono! – sussurrò Marina – Ma io sì! Per tutta la vita! E questo mi ucciderebbe piano piano! *** Non lo giudicava. Non l’aveva mai ingannata. Era sincero. Viveva in un altro mondo. Dove una tazza sporca in lavandino era normale. Per lei, invece, era il segnale di un’assenza totale di attenzione. Non si trattava solo di pulizia. Il fatto era che guardavano il mondo da prospettive diverse. E la crepa nata nella sua testa, presto si sarebbe trasformata in un abisso. Meglio fermarsi subito, che precipitare tra anni. Aspettava solo il momento giusto… *** Marina e Ilario furono invitati a una festa. Arrivarono, entrarono, si tolsero le scarpe… Passarono nella stanza… Un odore nauseante li seguì. Marina impiegò un po’ a capire da dove venisse. E quando già avevano capito tutti, si vergognò da morire, come se volesse sparire. Senza una parola, corse nell’ingresso, si rivestì in fretta e se ne andò. Ilario corse dietro. La raggiunse. Le prese la mano. Lei si voltò e gli gridò quasi con rabbia: – Basta! Niente matrimonio! *** E matrimonio non ci fu. Marina è convinta di aver fatto la scelta giusta e non si pente. E Ilario… Lui ancora non capisce: dov’è il problema? Calzini puzzolenti? Poteva anche toglierli…