Tuono, muoviamoci! grida Alessandro, chiamando il suo fedele amico a quattro zampe.
Il cane scodinzola felice. Quelle escursioni in montagna sono la loro gioia condivisa: Alessandro raccoglie i funghi, mentre Tuono annusa odori nuovi e insegue gli scoiattoli.
Quella mattina è speciale fresca ma luminosa, con una leggera foschia che avvolge le cime dei pini. Il tempo è perfetto per una «caccia silenziosa», come la chiamano gli appassionati di micologia. Alessandro si prepara in fretta: thermos di tè, qualche panino, un coltello, il cestino. Allultimo minuto infila nello zaino un vecchio quaderno con una matita abitudine da geometra, avere sempre a portata di mano qualcosa per annotare.
Le prime due ore scorrono serenamente. Il cestino si appesantisce di robusti porcini e dorati finferli. Tuono corre avanti, poi torna da Alessandro, abbaiante gioioso per segnalare le sue scoperte.
Allora, amico, ancora unora e torniamo a casa? accarezza Alessandro il collo di Tuono, estrae il cellulare per immortalare un finferlo particolarmente bello.
«Nessun segnale», lampeggia il display senza curarsi.
Niente, presto troveremo la rete, borbotta Alessandro, scatta la foto e ripone il telefono in tasca.
Si inoltrano in una zona della foresta che non conoscono. Gli alberi crescono così fitti che le chiome quasi non lasciano passare la luce. Sul sentiero ci sono rami caduti ricoperti di muschio.
Tuono, resta vicino! ordina Alessandro, avvertendo un leggero timore.
Improvvisamente succede limprevisto: il piede scivola su un tronco bagnato. Un dolore acuto trafigge la caviglia, la vista si offusca. Cade cercando di aggrapparsi a qualcosa, ma il suo zaino si apre e sparge il contenuto.
Porca miseria sbafuglia Alessandro, tentando di rialzarsi. Il piede non risponde.
Tuono guaisce preoccupato, strofinando il muso contro il viso del padrone.
Tranquillo, amico, tranquillo Alessandro prova a sorridere, ma il volto è solo una maschera di dolore.
Il tempo scorre; il sole scende lentamente verso lorizzonte. Ogni tentativo di alzarsi o anche solo strisciare fallisce, ogni movimento invia unondata di dolore che acceca gli occhi.
Conosce bene quella sensazione di impotenza, di sapere che non ti potrai estrarre da solo. È esattamente quello che Alessandro sta provando.
Pensa, pensa, Alessandro sussurra, cercando di mantenere la mente lucida.
Il suo sguardo cade sugli oggetti sparsi: quaderno, matita, telefono senza segnale. E Tuono, che non ha lasciato il suo fianco. Unidea gli balena nella testa
Tuono, vieni qui! la voce trema, ma il comando è chiaro.
Il cane avanza, fissando gli occhi del padrone.
Con le mani tremanti Alessandro strappa una pagina dal quaderno. «Se trovi questa nota, aiutami!», scrive con lettere tremolanti ma leggibili. «Sono nella foresta, caviglia rotta, nessuna rete. Coordinate approssimative: quadrante 2526, vicino al vecchio avvallamento» Dopo aver scritto qualche rigo, la rilegge con soddisfazione.
Tuono aspetta pazientemente mentre Alessandro fissa lo zaino alla schiena del cane.
Ascolta bene, amico, avvicina il muso di Tuono al suo volto. Ora lunica cosa importante è tornare a casa! Hai capito? Aacasa!
Tuono guaisce piano, riluttante a lasciare il padrone.
A casa, Tuono! Veloci!
Il cane fa qualche passo incerto, si volta a guardarsi intorno.
Avanti! lultimo comando esce rauco.
E Tuono parte di corsa. Dicono che i cani percepiscono il nostro dolore; forse è per questo che compiono imprese così coraggiose, oppure è solo lamore a renderci più forti, indipendentemente dal numero di zampe.
Alessandro si appoggia al tronco di un pino. Il crepuscolo si fa più denso. In lontananza, un gufo ultraccia. La gamba pulsa dal dolore, ma lui pensa solo a una cosa: Tuono ce la farà, lui deve farcela. Non resta che attendere e credere.
Le zampe stanche scivolano sullerba bagnata. Tuono respira a fatica, ma corre ostinato, portando sul dorso lo zaino logoro. Unora intera di marcia senza soste, senza acqua, senza riposo. Solo avanti, verso le persone, verso laiuto.
«A casa, Tuono, a casa!», echeggia nella sua testa la voce rauca del padrone. Il cane avanza, superando il dolore alle zampe, guizzando tra sterpaglie, sottoboschi fitti, spingendo oltre la stanchezza e la paura.
Il crepuscolo ormai avvolge tutto quando in lontananza lampeggiano le luci di un veicolo di pattuglia. Lauto si ferma bruscamente, quasi colpendo il cane esausto. Il primo a scendere è il giovane maresciallo Marco:
Ehi, ragazzo, da dove vieni così?
Tuono resta immobile, fissando luomo in uniforme. Nei suoi occhi cè una supplica silenziosa capite, aiutate, sbrigatevi!
Marco, guarda il sacco! chiama il collega. Cè una nota qui
Le mani del poliziotto tremano mentre legge. Le lettere balzano davanti agli occhi.
Accidenti ansima Marco. Chiamiamo subito la centrale, e acqua per il cane, subito!
Tuono beve avidamente da una ciotola di plastica. Ogni sorso gli restituisce energia, ma il tempo è poco. Il cane guarda i poliziotti perché indugiano?
A volte i secondi si dilatano in eternità, soprattutto quando sai che, da qualche parte nelloscurità, qualcuno aspetta il soccorso.
Trova il padrone! ordina finalmente Marco. Avanti!
Il cane corre di nuovo nella foresta, senza voltarsi indietro sa che gli uomini lo seguiranno. Loro lo inseguono, inciampano, imprecano, ma non si fermano. Le torce lampeggiano, le radio crepitano e Tuono continua a correre verso il punto in cui, sotto un vecchio pino, il suo umano è accasciato, convinto che il suo amico a quattro zampe lo avrebbe salvato.
Fermati! grida Marco allimprovviso. Credo di averlo visto
Alla luce delle torce appare una figura scura ai piedi dellalbero. Alessandro è lì, appoggiato al tronco, pallido, semicosciente ma ancora vivo.
Lo sapevo sussurra, mentre lo sollevano sullambulanza. Sapevo che ce lavresti fatta, amico mio.
Tuono poggia la testa sulle ginocchia di Marco. Non ha più forze neanche per guaire.
Torniamo al mio appartamento, ragazzo dice il maresciallo accarezzandolo dietro lorecchio. Ti riposerai finché il tuo padrone non uscirà dallospedale. Poi vedremo cosa succede.
A volte il destino ci insegna lezioni nei modi più inattesi. Per il maresciallo Marco Rossi, il suo maestro è stato un cane di nome Tuono.
E adesso che devo fare con te? Marco si trova nella sua piccola casa da single, osservando il nuovo inquilino.
Tuono, pulito e sistemato, siede nella hall, quasi timoroso di avanzare. Nei suoi occhi intelligenti cè una domanda: «Posso?»
Vieni, eroe! fa un gesto Marco. La casa non è un palazzo, ma ci arrangeremo per il prossimo mese.
La prima notte è agitata. Tuono guaisce, corre per lappartamento, graffia la porta dingresso.
Ehi, amico, Marco si siede accanto al cane verso le tre del mattino. Capisco, sei triste. Ma il tuo padrone guarirà, promesso. Finché così, proviamo a fare amicizia.
Come se avesse capito, Tuono si avvicina al piede di Marco e sospira piano.
I giorni si susseguono, la vita ricade in una routine familiare. Corsa mattutina (chi lavrebbe detto che Marco ricomincerebbe a correre?), colazione in due, via al lavoro
Rossi, hai adottato un cane? commentano i colleghi, vedendo Tuono camminare fiero nei corridoi dellufficio.
Lo ho ospitato temporaneamente risponde Marco, ma dentro di sé proviene unondata di orgoglio per il suo nuovo compagno.
E Tuono sembra voler ricompensare il temporaneo padrone per la cura ricevuta. Ogni mattina lo accoglie alla porta con i denti in bocca (e dove li trova?), consegnando oggetti dimenticati.
Che talento, compagno! ride Marco, premiando il cane con le sue leccornie preferite.
Le serate diventano un momento speciale. Prima Marco si trascinava sul divano col cellulare, ora
Sai, amico, dice accarezzando lorecchio di Tuono, dopo il divorzio mi sentivo più solo, ma ora non è più così.
Il cane sospira, appoggiando la testa sulle ginocchia di Marco.
Passeggiano al parco, dove Tuono insegue i piccioni e saluta cordiali gli altri cani del quartiere. Fanno visita ad Alessandro in ospedale lui sta migliorando e ascolta con il sorriso le nuove avventure del suo fedele amico.
Riconosco il mio compagno, sorride Alessandro. Grazie, Marco, per la tua attenzione.
Il tempo passa inosservato, e dentro di lui cresce una leggera preoccupazione: come farà senza Tuono quando il cane tornerà a casa?
Il giorno della dimissione di Alessandro lappartamento sembra stranamente vuoto. Tuono, felice, corre intorno al suo vero padrone, ma spunta continuamente lo sguardo verso Marco.
Lo sai, dice improvvisamente Alessandro, anche lui ti vuole bene.
Sì, anchio incalza Marco. Ascolta, posso venire a trovarvi di tanto in tanto?
Certo! risponde Alessandro, sorridendo. Prima però passa al rifugio. Sembra che qualcuno ti stia aspettando.
Il giorno dopo, al reparto appare un nuovo collega un cagnolino rosso zazzurro di nome Vortice.
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