Un passero tra le mani

Mamma, è andata via È volata via la mia pesciolina la mia piccola cinciallegra

Andrea passò delicatamente il figlio insonnolito tra le braccia della madre e si sedette per terra nellingresso. Avrebbe voluto urlare, vomitare in faccia al destino tutte le amarezze accumulate in quellultimo anno e poi affondare la testa in un cuscino, cercando conforto nella vecchia federa ricamata dalla mamma, e lasciarsi andare al sonno, con la speranza che lindomani tutto si sarebbe, in qualche modo, aggiustato.

La casa dei suoi, a Firenze, era la solita. Un calore ovattato, una tranquillità quasi irreale Un profumo di dolci e tè al timo aleggiava nellaria. Ai suoi piedi si arricciavano i gatti curiosi, incapaci di capire perché la padrona piangesse, il ticchettio della vecchia pendola di famiglia continuava a scandire il tempo nel corridoio. Da bambino Andrea aveva tentato mille volte di portarsi via la piccola statuina delluccellino dalla pendola, ma la madre laveva sempre rimessa al suo posto, spiegandogli:

Quella è la sua casa, lì nellorologio. Puoi portarla via? No. Perché ognuno sta meglio a casa propria. Fuori casa non si sta bene.

Andrea rimaneva seduto, come paralizzato, ascoltando la mamma armeggiare con il piccolo Matteo che frignava, e il padre che borbottava bonariamente aiutandola. I pensieri gli si confondevano; la stanchezza, dopo tanto tempo, aveva preso il sopravvento. Andrea prese in braccio uno dei gatti e affondò il viso nel morbido pelo.

Ehi, che fai lì seduto come un gattino abbandonato? entrò il padre nel corridoio, posandogli una mano sulla spalla. Vai a dormire, su! La mamma ha preparato il letto. Domani ne parliamo.

Papà

Basta così, Andreino. Adesso no. Il padre gli porse la mano e lo aiutò a rialzarsi. Domani è un altro giorno, ragiona con la testa fresca. A letto, veloce!

Tornavano i ricordi dellinfanzia. Il vetro rotto della vicina per colpa di un pallone, tutto il tempo passato a zappare nellorto in punizione, e la frase del padre di sempre: Così impari, ragazzo! Un uomo deve prendersi le proprie responsabilità.

E una donna?

E anche la donna. Ma tu pensa a te. Altrui faccende non sono affari tuoi. Se uno ha coscienza, più di ogni lezione è la vita a insegnargli. Se non lha… non puoi certo dargli tu una testa nuova. Pensa ai tuoi errori, li correggi tu. Capito?

Sì, papà

La stanzetta che era sempre stata di Andrea era rimasta uguale a come laveva lasciata. La stessa vecchia branda, il tappeto consunto, la mensola con i suoi romanzi preferiti, gelosamente custoditi dalla madre che ancora non li prestava ai figli dei vicini. E il vecchio coniglio di peluche con un solo occhio quello che Andrea si portava ovunque anche da adulto: durante il servizio militare, in viaggio di lavoro, persino in ferie.

Solo quando era andato a vivere con la sua famiglia, non aveva più potuto portarlo. Paola, la moglie, non voleva saperne.

Ma lascia stare quelle cianfrusaglie! Che roba da bambini! Fallo restare dai tuoi genitori. Sei un uomo ormai, che ti porti dietro i peluche?

Ora però poteva tenerlo con sé, senza vergogna, e Andrea sorrise tenendo il coniglio accanto al cuscino.

Accanto a Paola non era mai facile sentirsi un uomo.

La Francesca parte per le Maldive, e noi mai oltre Riccione siamo andati! Uno normale una vacanza decente la pagava da un pezzo!

Paola, tu volevi la casa. La stiamo costruendo. Quando sarà finita, viaggeremo. Ora non si può fare diversamente.

Sempre con le scuse! Che nervi! E quando avrò il bambino? Non mi permetterò più nulla! Oh Andrea, ma di strada per diventare uomo vero ne hai ancora da fare parecchia…

Andrea taceva. Non voleva ferire la moglie gravida. E un po la capiva. Nella sua vita aveva visto solo un padre il cui unico svago era sbronzarsi ogni mattina, e una madre costretta a un lavoro senza fine solo per sfamare tutta la famiglia. Oltre a Paola cerano altre due sorelle. Bisognava vestire, educare e dar loro una possibilità. Ma come, se nessuno ti aiuta? Così si fatica da soli e si chiede aiuto alle figlie, non cè altra strada.

Con la suocera Andrea si trovava bene.

Andrea, non farti venire il magone con Paola. Lei vuole una vita normale, migliore della nostra. Cosa cè di male?

Nulla. Capisco.

Non si accorge ancora di quanto sia stata fortunata ad averti. Ma un giorno capirà. Non ha avuto molti esempi buoni da seguire. Suo padre Io lamavo, per questo ci sono rimasta, ma ora vedo che ho sbagliato a far crescere le figlie in quellambiente…

Andrea provava tenerezza sia per la suocera che per la moglie.

Come non capirle? Ricordava ancora quella ragazzina che rideva a voce alta fuori dal circolo, la sera della disco, e che laveva guardato quasi spaventata, stringendosi nelle maniche della maglia. Poi lo aveva fissato incuriosita.

Tu chi sei?

Non ti ricordi di me?

Andreoli? Andreino?

Proprio io

Ma quanti anni! Sei tornato in paese? Ma non vivevi in città?

Ero là. Poi sono tornato dai miei. A casa si sta meglio.

Ah. Beh, quando la smetti di fare il mammo, vieni che si balla.

Cosa lo aveva colpito, davvero? Quello sguardo ansioso, la timidezza, o invece quella lingua tagliente?

Nemmeno Andrea saprebbe rispondere. Ora gli sembrava che già allora avesse solo provato una profonda pena per quella ragazza, così simile a una piccola cinciallegra scompigliata ma tenace.

Capì davvero quanto fosse affamata damore Paola? Probabilmente no. Semplicemente, Andrea si era avvicinato a una persona sola, perché sapeva cosa volesse dire essere amato.

Andrea era figlio unico. I suoi, dopo quasi quindici anni di tentativi, lo avevano avuto come un miracolo. E per quanto la madre non avesse potuto avere altri figli, si sentiva fortunata abbastanza.

Un miracolo! le aveva sorriso lostetrica Hai passato tutta la gravidanza a letto… Ma vedi che ragazzone è uscito fuori? Dai, non piangere! Sii felice. Il babbo sarà pazzo di gioia!

Il padre era più che felice. Aveva litigato con mezzo paese, raccontava la mamma. Tutti volevano brindare, ma lui non ne voleva sapere. Puliva la casa, stirava i bavaglini presi in città, perché con la scaramanzia niente si comprava prima del parto, e si preparava ad accogliere il figlio. In quegli affanni non cera spazio per lalcol, e i vicini non gradivano quel suo voler essere diverso.

Ma a loro non importava molto. Il loro mondo racchiudeva la felicità del figlio in casa. Ogni passo, ogni nuova parola, li riempiva di orgoglio, senza mai viziarlo troppo. Credevano che la giusta severità fosse sana.

Andrea era vivace, ma sempre sapeva che ogni azione portava una conseguenza. Forse per questo il primo bacio con Paola fu per lui sia una gioia che una responsabilità.

Non si scherza coi sentimenti, soprattutto di chi non crede allamore.

Sono tutte stupidaggini, Andrea! Lamore non esiste Le persone stanno insieme per comodità. Lamore è roba da gente fortunata che non ha vere difficoltà. Non come noi! E poi cosa vuoi che sappia tu sei ancora coccolato da mamma e papà! A me, nessuno ha mai dato una mano!

E tua madre? Non ti ha aiutato abbastanza?

Ma dai, piantala! Se davvero avesse voluto il meglio per me, avrebbe mandato via mio padre già quando ero piccola. E non ci avrebbe fatte nascere a noi sorelle, avrebbe speso solo per noi. Invece niente, ci ha lasciate lì, coi suoi problemi e i suoi sensi di colpa! Vuoi dire che mi ama? Ma va, ha pensato solo a se stessa! Tutti sono egoisti nella vita. Se hai qualcosa da guadagnare, cè la famiglia. Se no, arrivederci! Mi vuoi sposare? Ok. Ma solo se prometti che non vivremo nemmeno una notte con i tuoi e che mi costruisci una casa come si deve. Una bella, che tutti crepino di invidia!

Andrea ascoltava e sentiva tutto quel dolore racchiuso in una donna così fragile. Voleva riscaldarla un po, farle capire che poteva esistere un altro modo di amare. Dove non contava solo il sangue, ma anche il cuore.

Ma per Paola, tutti i suoi tentativi erano tempo perso.

Non ne posso più di tua madre che mi viene a trovare con le sue teglie! Che ci tiene tanto a cucinare per me? Qui mi nutrono benissimo! Quei suoi hamburger fatti in casa finiscono solo nella spazzatura. Non li voglio. Diglielo!

Ovviamente Andrea non riferiva queste parole alla madre. Ma lei intuiva comunque che qualcosa non andava, vedendo il figlio tornare da Bologna sempre più abbattuto.

Non vuole che la vada a trovare, vero, Andrea? la mamma gli cingeva le spalle, mentre lui spostava la zuppiera amata da un lato. Zitto! Non dire niente. Domani ti preparo il brodo, un po di pollo arrosto. Tu porta a Paola, diglielo pure che hai cucinato tu. Tanto sa che ti arrangi in cucina, no? Non si stupirà. E lei adesso ha bisogno di mangiar bene, non solo per il bambino. Così magra, fa tenerezza… Devi volere bene a tua moglie, Andrea!

Certo che gliene voglio, mamma La amo.

Poi nacque Matteo e le cose crollarono. Paola sembrava impazzita.

Non sai fare niente! La casa ancora non è pronta! Mio figlio lo cresco da sola mentre tu lavori fuori! I tuoi genitori non muovono un dito per aiutarmi!

Paola, parla piano! Sveglierai Matteo. E hai rifiutato tu laiuto di mamma, ricordati, dicevi che ce la facevi da sola… o sbaglio?

Quindi, la colpa è mia?! Mi stai accusando adesso? Fantastico! Tutto doveva essere previsto, vero?

Paola urlava, Matteo piangeva, Andrea si disperava. Avrebbe voluto aiutare la moglie, ma era inutile: il carattere di Paola la portava sempre dalla parte opposta del buon senso. Restava da aspettare che si calmasse.

Ma quellattesa pareva infinita.

E un giorno, quando Matteo aveva ormai più di un anno, Andrea si svegliò e capì subito che qualcosa non andava. Il bambino saltellava nel lettino e tutto lappartamento era silenzioso.

Paola! la chiamò, ma nessuna risposta.

Matteo, vedendo il padre corrucciato, era già pronto a scoppiare in lacrime, ma Andrea lo prese in braccio:

Ehi, siamo due uomini, vero Matteo? Il pianto lasciamolo alle ragazze. Noi andiamo a fare la pappa! Poi a trovare i nonni: era tanto che chiedevano di vederti.

Mentre Andrea cucinava il semolino per il figlio, telefonava alle amiche di Paola per capire dove fosse sparita, cercava di prendere contatto con Paola che infine rispose informandolo che ormai lui era il suo ex, e che la sua vita era cambiata. Alla casa dei suoi a Firenze ci arrivò soltanto in serata: stanco, affamato e così svuotato da non avere neppure la forza di parlare.

Ma nessuno glielo chiese. Sentiva la madre cullare Matteo con la stessa ninna nanna di quando era bambino anche lui. E questo lo faceva sentire triste e sereno allo stesso tempo. Stirò il naso, dimentico di ogni orgoglio, e poi chiuse gli occhi lasciando che il sonno gli desse requie almeno per una notte.

La mattina dopo fu tutto tranne che buono.

Ha chiamato Paola, sussurrò la madre appena lo vide svegliarsi. Vuole Matteo.

Perché adesso? Lo diceva ieri che aveva ben altri pensieri.

Che ne so io? Sono fatti vostri. Però Matteo ha pianto nel sonno stanotte, Andrea. Era inquieto. Finché non sistemate le vostre cose, il bambino soffre. E non va bene. È troppo piccolo, ha bisogno della mamma.

Come posso lasciarglielo, mamma? Non sa neppure lei che fare. Ieri mi ha raccontato per ore che la sua vita è perfetta e poi mi ha chiesto di lasciare le chiavi alla vicina se andavo via.

Hai ragione. Non è sicura di nulla. Cosa pensi di fare?

Torno a Bologna. Parlo con lei, calmo. Paola non è cattiva solo Mamma, secondo te se nè andata perché le mancava qualcosa? È solo colpa mia?

Credo che le colpe siano sempre di entrambi. Sposarsi vuol dire essere un tuttuno. Ora conta solo Matteo. Per lui dovete comportarvi da adulti. Trovate un accordo. Il bambino deve crescere sapendo di avere una mamma e un papà. Paola resterà sempre sua madre. Se non lo volesse più, lavrebbe già lasciato alla madre sua, oppure a noi. Ma non lo fa. Rifiuta addirittura laiuto. È gelosia, Andrea, gelosia di madre. E forse sarà proprio questa a farvi trovare un punto dincontro. Capisci?

Credo di sì.

Allora vai. E se lei vuole vedere Matteo senza incontrarci, accontentala. Non bisogna forzare la mano. Spero solo di poterlo vedere ogni tanto, anche se vi separate.

Ma mamma credi davvero che si possa rimettere a posto? Lei ha già un altro!

Ma quale altro! Sua madre mi ha raccontato che è fuggita da unamica. Su internet aveva conosciuto uno che le scriveva canzoni, poi è sparito. E Paola ha sentito di dover essere onesta con te E ha fatto la valigia. Sei tu a decidere cosa fare, Andrea. Ma quella, la tua cinciallegra è ancora una bambina cresciuta a metà. Deve crescere, sì

Quando hai saputo tutto questo?

Stamane, mentre tu dormivi. Matteo si è svegliato presto, siamo andati a fare due passi e intanto la nonna ci ha raccontato tutto. Vai, Andrea. E durante il viaggio chiediti cosa vuoi davvero. Se scegli di stare ancora con Paola, noi siamo con te. Se vuoi la separazione, lo accetteremo, ma se lei prova a portarti via Matteo, sappi che ci vedrà in tribunale. Con nostro nipote non rinunciamo a vederci!

Andrea fece solo cenno di sì. E la mamma, togliendogli di mano il coniglio, ordinò:

A colazione prima, poi pensa pure ai tuoi guai sentimentali, miei uccellini…

Paola lo accolse tesa.

Vado in tribunale! Dammi mio figlio!

Paola, perché il tribunale? Dimmi solo dove vivi e porto Matteo da te. Basta che sia sistemato bene. Non voglio che gli manchi niente. Vuoi che ti affitti un appartamento? Oppure resta pure lì, dove stiamo adesso; io ti pago tutto. Tanto fra poco riparto per lavoro. State sereni, a me penserò dopo. Che dici?

Paola, che chiaramente si aspettava uno scontro feroce, rimase spiazzata.

Ma tu… come fai ad essere così calmo?! Un altro mi avrebbe fatto passare linferno! E tu invece… Ma che ti importa tutto questo?!

Non è vero che non mi importa, Paola. E non mi scordo quello che hai fatto.

Ma cosa ho fatto?!

Sei andata via lasciando tuo figlio. Ti basta? Non accetterò di vivere secondo regole che non considero giuste. I miei mi hanno insegnato altro. Se per te amare vuol dire solo soffrire o alzare le mani mi dispiace, ma io non sono così.

Ma quale amore, per carità! Tu davvero pensi che io creda a queste fandonie?

Io invece sì. Amo la donna capricciosa, disordinata, a volte folle che sei. Così come sei, Paola. Vuoi negare che esista lamore? Ma i miei si amano ancora, e io volevo per noi la stessa cosa.

Non ci sei riuscito?

Non ancora. Ma abbiamo un figlio, Paola. E tu sei sua madre. Le nostre liti a lui fanno male, e questo non posso accettarlo. Risparmiamogli almeno le scenate. Pensiamo piuttosto a non farlo più piangere, almeno di notte.

Ha pianto? lei finalmente lo fissò dritto negli occhi, sconvolta. Oh mio Dio, come sono stata stupida Andiamo.

Dove?

Da Matteo. Tua madre, ovviamente…

I miei non sanno nulla Andrea mentì senza batter ciglio. Ho detto solo che siamo venuti a trovarli.

E perché?

Perché era meglio così. Andrea strinse a sé la moglie che piangeva di schianto. Piccola cinciallegra mia

Tre anni dopo, nella nuova casa grande di Andrea e Paola, cè una grande festa di inaugurazione. I genitori di Andrea aiutano ad apparecchiare, la madre gli si avvicina e gli domanda sottovoce:

Va tutto bene, figliolo?

Non posso lamentarmi, mamma! Andrea la abbraccia. Però Paola ultimamente è molto silenziosa. Speriamo porti bene

Oh, Andreino, quanto sei lento a capire! la madre guarda Paola, la richiama. Paola, perché hai raccontato tutto a me e non a tuo marito? Dovevi fare la sorpresa!

Dai, mamma, volevo dirglielo oggi! sorride Paola. Andrea aspettiamo un altro bambino

La madre si allontana e incrocia lo sguardo del marito.

Che dici, si sarà calmata la nostra cinciallegra?

E dove vuoi che vada, cara? Il nido ormai è qui! il papà di Andrea sogghigna. E adesso mi sa che lha capito per davvero.

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Un passero tra le mani
La suocera ha messo le mie cose nel corridoio!