Pazze
Ma Silvia, sei sempre la stessa! Testarda come pochi! Ma chi te lo fa fare di impicciarti dei problemi degli altri?! Non ti bastano i tuoi?! Non sono sufficienti?!
Caterina sbuffa, tirando fuori dalla borsa le cose che ha comprato per la sorella. Per sé, mai nulla. Sempre che deve risparmiare! E per cosa, poi?! Se glielo chiedi, non risponde. Figli non ne ha, di frustate neanche a parlarne! Sposata cè stata, ma quel matrimonio, nato in fretta e finito ancora prima di cominciare, si è dissolto dopo una settimana. E appena il marito se nè andato, Silvia si è consolata portando a casa lennesimo gatto, convinta che la sorella ora lavrebbe tenuta docchio più che mai.
Quel buon a nulla se nè andato che Silvia lavorava, portandosi via pure gli orecchini doro che la nonna aveva lasciato in eredità proprio a lei. Meglio li avesse dati a Caterina! Sicuro non li perdeva!
Uhm? Che fai lì impalata? Mettiti questa, su! Che magari ho sbagliato la taglia!
Le maglie sgargianti e la gonna nuova proprio non convincono Silvia. Non ha mai amato i colori accesi, né i disegni astratti. Caterina invece impazzisce per certe cose. E anche oggi sfoggia una gonna verde fluo che tutti chiamano insalata e una maglia leopardata: proprio lultima moda.
Ecco! Almeno sembri quasi normale! borbotta Caterina notando come la sorella tira giù la maglia troppo corta. Dai, lascia stare che ti sta bene! Magari trovi pure un uomo, che alla vostra età sarebbe ora! Io mica sono eterna, Sissi A chi ti lascio!?
La voce di Caterina si fa involontariamente più dolce e Silvia subito la abbraccia, poggiando la testa sul petto generoso della sorella.
Su, dai, cena mia Caterina stringe la sorella e le accarezza i capelli con qualche filo dargento. Ti voglio bene, scema. E lo sai già
Lo so
Allora racconta! Cosa hai combinato stavolta?
Silvia la guarda dal basso e sorride.
Caterina, robusta e dal vocione, è il punto fermo della sua vita. Quando la mamma è mancata, Caterina, appena ventenne, lasciò senza paura luniversità e si mise a lavorare pur di crescere la sorella di appena tredici anni. Il padre era sparito quando Silvia aveva tre mesi, mai più rialzato la testa. La mamma aveva il cuore grande, era la forza della casa e delle figlie. Ma il cuore, ferito troppo presto, alla fine si è spezzato.
Così Caterina si è presa tutta la responsabilità.
Però Silvia era sempre stata una senza grilli. Mai problemi da adolescente, mai disastri. Al massimo portava a casa gattini trovati per strada, implorando Caterina di tenerli, o si occupava di qualche vecchietta del palazzo, dimenticando che tra scuola, pulizie e la spesa, il tè lo si poteva prendere anche dopo i compiti.
Silvia aveva un cuore più caldo della sorella, e Caterina lo sapeva.
Proprio come mamma scuoteva la testa ascoltando la sorella raccontare come infilava i micetti a casa. Ma il cuore non basta per tutti, Sissi! Lo devi capire anche tu. Che faccio poi io senza di te?
Ehi! sorrideva Silvia con quegli occhi azzurro cielo, tanto simili a quelli della madre.
In certi sguardi, la voglia di vivere ti torna. Perché cè dentro gioia, amore e tutto quello che serve allanima.
Certo, Caterina la rimproverava. Lo faceva per paura. Sapeva che in questo mondo chi dà tutto sé stesso fatica a stare a galla. Gente come Silvia ti regala pure lultima maglietta solo per scaldare qualcuno, e non hanno mai la testa per stare a metà. Lo sentono il famoso equilibrio non è di questo mondo. Il bene e il male vivono in bilico su persone come loro. Di bene ce nè sempre troppo poco.
Quando Silvia, a diciottanni, le ha detto radiosa che si era innamorata, il cuore di Caterina si è stretto.
Si sarebbe data completamente! Ma a chi? Sarà uno allaltezza?
No. Non lo era.
Andrea non piacque subito a Caterina: ambiguo, nervoso, guardava Silvia come si guarda un gelato destate, ma non la toccava. Più tardi capì perché: aspettava di averla in pugno.
Che facesse il violento, Caterina lo scoprì tardi. Andrea proibiva a Silvia di vedere la sorella. Allinizio Caterina pensava si volessero solo distaccare un po, la giovane coppia. Ma quando Silvia cominciò a non farsi più vedere, non ci vide più. Alluscita del palazzo, una sera, affrontò Andrea:
Dove hai messo Silvia?
Che ne vuoi sapere?! lui, basso e minuto, si fece beffe di lei. Sono affari nostri!
Capì allora Caterina che aveva lasciato la sorella sola troppo a lungo con quelluomo. Errore suo.
Strappare le chiavi e impegnare Andrea fu questione di un attimo. Sbattendolo al muro, sussurrò calma:
Stai zitto ora. Non spaventare i vicini.
Andrea non fiatò. Sapeva che con Caterina non si scherza. Quando lei vide il livido sotto locchio di Silvia, rimase senza parole. Mai aveva pensato che qualcuno potesse alzare le mani su una come la sua Silvia.
Perché non mi hai detto niente?! abbracciava la sorella che piangeva disperata.
Avevo paura Sapevo che tu non gli avresti lasciato passare nulla
Avevi paura per lui?! quasi urlò Caterina.
Per te! singhiozzò Silvia, cercando conforto nellunica famiglia che le era rimasta.
Poi Silvia non volle più saperne di sposarsi. Di proposte ne ebbe, chi la guardava non le mancava. Bella, capelli lucidi come seta, occhi limpidi, animo buono e trasparente. Una donna senza malizia, semplice e indispensabile come acqua di fonte.
Caterina, allinizio, provò a convincerla a rifarsi una vita. Poi capì. Silvia aveva paura, terrore che tornasse un altro Andrea a sporcarle di nuovo il cuore. E Caterina lasciò stare, dedicandosi infine alla propria famiglia.
Un compagno di classe, goffo ma grande come lei, sopportò pazientemente, fin quando poté sposare la donna che amava dai tempi delle elementari.
I due figli di Caterina lincontenibile Marco e la dolcissima Chiara Silvia li amava come se fossero propri.
Sissi, perché non fai un bambino anche tu? Senza marito, se vuoi! Noi siamo qui! Lo cresciamo insieme. la pregava Caterina, vedendo come guardava i suoi bambini.
No, Cate. Ho paura
Paura di cosa, sciocca?
Di essere una buona madre. Di insegnare ad affrontare la vita con saggezza! Tu dici sempre che sono troppo buona Come posso insegnarlo?! Non fa per me, Cate. E poi ho già Marco e Chiara. Sono più miei di chiunque. Lamore basta appena per loro
Caterina rifletté. Ormai aveva capito che Silvia non avrebbe cambiato idea.
Insistette però a cambiare il lavoro di Silvia.
Lasilo va bene ma il tuo cuore serve in un posto dove è più indispensabile.
Dove, esattamente?
In una casa famiglia, magari. Allasilo ci sono già i genitori. In casa famiglia no, lì hanno davvero bisogno di qualcuno che gli voglia bene.
Silvia non ci pensò due volte. In poche settimane lasciò lasilo e trovò lavoro in un istituto. Pensava che i ragazzi senza famiglia non avessero mai conosciuto lamore. E come fai a vivere se non sai nemmeno cosa significa essere amati?
Cominciò così un nuovo capitolo. Piano piano, sulle pagine della sua vita, un nome dopo laltro, Silvia riempiva la lista di ragazzi e ragazze che grazie al suo cuore scoprivano che cè ancora chi si interessa agli altri.
Viveva così. Respirava i suoi ragazzi, insegnando ciò che lei stessa aveva imparato: aiutava chi si affacciava nel nuovo mondo dellistituto, poi accompagnava ognuno dei suoi pulcini fuori. Aiutava a sistemare le prime case, portava piatti e lenzuola, insegnava a lavare e cucinare, cose che nessuno quei ragazzi aveva mai insegnato.
Il suo modo di chiamarli micini, pesciolini, uccellini, allinizio irritava, poi tutti si abituavano, sorridendo per strada quando Silvia li accoglieva:
Pesciolino mio, perché il mese scorso non hai pagato il gas?
MammaSissi, lo faccio!
E questi moccioli sulla giacca? Quante volte ti ho detto che le ragazze non amano i trasandati?! Guarda che Martina ti lascia!
Macché! Tra un mese ci sposiamo.
E non mi dici niente?!
Sta disegnando lei gli inviti! Mi ha vietato di parlare, ma io ho spifferato. MammaSissi, tu hai il dono: difficile non raccontarti tutto!
Non so! Nemmeno dellinvito sapevo! Ci vediamo sabato che io e Cate andiamo in campagna a prendere le ciliegie. Se vuol fare marmellata, che venga! Tu vienici a prendere col secchio, e chiama anche Gennaro! Che la voleva per i ravioli ma portarla dallaltra parte di Roma, anche no! Ho la schiena a pezzi.
Poi si sparpagliavano per la città, ma il filo non si spezzava. Una ragnatela che univa tutti quelli passati tra le mani e il cuore di Silvia, diventati ormai una famiglia grande e vera.
Certo, cera anche chi non apprezzava Silvia. Qualcuno la ingannava, qualcun altro le rubava il portafogli o qualche spicciolo, ma nulla era paragonabile alla gioia di avere chi la rimproverava per il suo spirito troppo buono.
È inutile! Restano sempre quello che sono! Sprechi tempo con loro! Pensa un po a te stessa!
Lei non dava peso alle cattiverie. Anzi, Caterina si sentiva dire:
Poveretti. Non hanno mai conosciuto affetto in vita loro. Come fai a dare quello che non hai mai ricevuto?
La tragedia arrivò poi. Silvia era ormai sicura di avere scelto la strada giusta e che non lavrebbe mai lasciata.
Una sera, tornando a casa dopo aver festeggiato il compleanno della nipote, fu aggredita sotto casa, quasi a mezzanotte. Ricevette un brutto colpo alla testa e poi fu picchiata, con rabbia e cattiveria, come per dimostrare che lamore e la bontà non esistono.
Fu un vicino a trovarla. Ci aveva dato dentro con gli amici fino a tardi e, barcollando sotto il portone, vide Silvia a terra, massacrata.
Maledetti! Come fate a vivere Sissi, apri gli occhi, bella mia! cercò di svegliarla.
Non ricevendo risposta, chiamò subito lambulanza.
Caterina corse in ospedale con tutta la famiglia appena saputo.
Si salverà?! chiedeva ogni medico che vedeva passare.
Nessuno rispondeva. La allontanavano, impazienti. Solo a mezzogiorno giunse la notizia: Silvia è viva e vivrà ancora a lungo. I medici avevano fatto il possibile.
E Caterina, piangendo di sollievo, si accorse che nellatrio cerano tante persone, giovani e vecchi, accorsi da ogni parte di Roma. Ragazzi e ragazze che la chiamavano mamma e che piangevano di felicità e pregavano per la sua guarigione.
E Caterina, forse per la prima volta, capì davvero chi era Silvia. Non la sua Sissi, quella delle mille critiche, ma Silvia, la donna per cui la gente sarebbe pronta a fare qualsiasi cosa.
Sei il mio sole Sissi, come faremo senza di te?!
E Silvia, anche se addormentata e dolorante, pare sentisse tutto ciò che la gente sussurrava fuori dalla rianimazione.
Cè la vostra Caterina. Vi aspetta giù. Appena la trasferiamo, la potrà vedere, ora riposi! disse uninfermiera.
Chi aveva aggredito Silvia fu trovato quasi subito. Ma le autorità dovettero impegnarsi non poco per salvare gli aggressori dalla furia di quanti volevano vendicarla. I motivi non vennero mai chiariti, ma non importava. Silvia, in tribunale, guardò negli occhi quei ragazzi che una volta chiamava figli e poi si voltò in silenzio. Quel gesto, così semplice, fu per loro la peggior punizione. Qualcosa dentro si ruppe, qualcosa che li legava ancora a un briciolo di umanità. Solo uno più tardi le scrisse una lettera di scuse. Silvia la lessa, e con una grafia tremolante per il polso ancora dolorante, rispose. Poi chiese a Caterina di vendere il suo piccolo monolocale dove viveva.
Perché, Sissi?
Voglio cambiare aria. Non voglio che mi trovino.
Ho capito, annuì subito Caterina. Vabbè, casa tua è in centro, qualcuno la troviamo. Poi pensiamo per una casetta in periferia, un po più tranquilla.
Va bene.
Ma si intromisero i figli di Silvia. Cera chi si buttò a cercare case, chi studiò ogni dettaglio. Trovarono un bellappartamento con due stanze in centro, venduto in fretta da chi stava partendo per lestero. Lappartamento era mal ridotto, ma Silvia fu tenuta lontana, mentre tutti si davano da fare.
Aspetta, mammaSissi! Mettiamo tutto in ordine e poi ti portiamo. Un paio di mesi e sarà tutto pronto!
Silvia si trasferì qualche settimana dopo. I ragazzi avevano lavorato con tale passione che lei, entrando, non poté che esclamare:
Nemmeno nei palazzi ho mai visto tanta bellezza!
Certo, non cera nulla di lusso, ma come si accendevano gli occhi di chi laveva messa a nuovo valeva più di ogni tesoro. Ogni chiodo, ogni mobile parlava di affetto, e Silvia tornava a credere nella gente. I suoi occhi si facevano di nuovo azzurri, come il cielo che tanto rincuorava chi la conosceva bene.
Ora aveva più spazio per i suoi adorati gatti e, a detta di Caterina, anche per troppi ospiti che Silvia metteva su senza pensarci, poi toccava a lei trovare un avvocato per aiutarli a sistemarsi.
Tenacia e un po di foga non mancavano mai a Caterina, che sapeva entrare a testa alta ovunque.
La vostra coscienza dovè, signori funzionari?! Non ci vuole arte a far piangere un orfano, ma ogni centesimo che manca lo vengo a contare io, finché non avrà il dovuto
Ci metteva sempre i nomi dei ragazzi ospiti di Silvia.
Caterina non era temuta, ma rispettata sì. Sapeva dove spingere per far andare avanti le cose nessuno le resisteva a lungo.
I ragazzi, prima o poi, ricevevano quanto spettava loro e lasciavano lappartamento di Silvia. Caterina si prendeva una breve pausa, certa che presto sarebbe ricominciata la solita trafila di avvocati e lettere a Roma. Sapeva che in città la chiamavano quella matta assieme alla sorella. Ma poco importava. Sapeva di fare la cosa giusta. Silvia aiutava i ragazzi, lei aiutava Silvia. Era giusto così.
E allora, che cè da pensare? Basta agire!
Allora, Sissina, che succede stavolta? chiede Caterina fissando la sorella negli occhi.
Una ragazza, Cate. Non ha nulla, nemmeno una casa, ha già una bambina.
Aspetta una bambina? Quanti anni ha la madre?
Diciannove.
Capito. Un uomo cè?
No. Nessuno. Né lui, né i genitori.
Ma ci sei tu, sorride Caterina, osservando la sorella con il nuovo vestito. E comunque, il verde proprio non ti dona!
Cate!
Dai, non fare storie! Troveremo una soluzione. Cè ancora tempo. Vediamo!
E di nuovo brillano gli occhi di Silvia, mentre Caterina sospira e ringrazia il cielo per averle regalato chi conosce davvero lamore. In fondo, poco importa dove e come lamore appare nella vita. Quello che conta è che ci sia! E se qualcuno ti chiama pazza per questo, pazienza.
Cosa cambia, dopotutto?!







