L’amica del cuore di mamma

Lamica della mamma

Diciotto anni, piccola! Ma ti rendi conto? sorrideva raggiante questa mattina Maria Antonietta, accarezzando le esili spalle della figlia. Ormai sei una donna! Carlo! Carlo, nostra figlia è diventata grande e tu, come al solito, stai leggendo il giornale! Vieni qui, dobbiamo festeggiare! gridò al marito.

Lui si alzò a malincuore dalla poltrona, prese i fioriovviamente rose, quelle da tè, pallide, con venature verdoline, quasi di cera, senza spine, tagliate apposta perché Alice non si ferisse le mani portando il mazzo. Maria organizzava ogni festa da sola, al marito lasciava solo il ruolo di ragazzo per le commissioni. Andare allalimentari per comprare il pesce, recuperare i vestiti da sarta per Maria e Alice, portare le scarpe a rifare i tacchi e poi riprenderle prima che arrivassero gli ospiti, chiedere in prestito la caffettiera ai vicini tutte queste cose spettavano a Carlo, sempre appresso a lei come la coda a un cagnolino vivace.

Carlo e Maria, la nostra allegria! scherzavano gli amici al loro matrimonio, Alice annuiva con compiacimento e allontanava lo sposo che tentava di avvicinarsi. Allora lui la amava davvero. Lha amata anche quando è nata Alice, la loro unica figlia. Maria non ne ha volute altre, ma Carlo avrebbe voluto anche un maschio, o almeno unaltra bambina. Ma

Tu sai cosa ho passato per portarla in grembo, per partorirla?! Sai cosa vuol dire, Carlo?! Se solo tu potessi provare per un attimo, chiederesti subito il divorzio: è linferno, te lo dico io! Non discutere! Tu non sai cosa vuol dire restare chiusa in casa, niente amici, niente viaggi, solo quattro mura perché TU hai portato quellinfluenza orribile e io sono stata malissimo. Non ci penso proprio a ripassarci: cè Alice, alleviala tu! Anche se, sinceramente Cosa potresti mai insegnarle?! Sei sempre stato goffo: non riuscivi nemmeno a cambiarle il pannolino, tremavi tutto Appena smesso il latte, subito basta, non se ne parla più: nessuna seconda gravidanza, niente più corse allospedale, niente più corpo rovinato. Ah, già! Maria Antonietta fissò severamente il marito, lui chiuse piano gli occhi. Hai chiamato la clinica? Io e Alice dobbiamo trascorrere linizio dellestate al nostro mare, poi magari andiamo in Turchia o a Cipro! Sai che tua figlia ha i globuli bassi? Le serve laria di pini, il mare, la sabbia. E importantissimo!

In realtà, Alice non aveva alcun problema di salute Maria mentiva. Era lei a desiderare di scappare dalla Milano afosa: oziare tra i grappoli duva, sgranocchiare con le dita paffute, fare il bagno nel mare, bere acqua minerale, spalmarsi di fanghi, assaporare il sole e chiedere gelato al cameriere con lo sguardo languido nelle trattorie, come se dovesse ricevere qualcosa per cortesia

Maria queste cose le sapeva fare bene, le aveva imparate da sua madre. Eppure da cosa doveva mai riposarsi? Non aveva mai lavorato un giorno in vita sua, pure aveva una laurea chiusa nel cassetto, tra le vestaglie di pizzo che Carlo le portava dalle missioni allestero. Essere moglie di un interprete destinato spesso fuori Italia semplifica la vita parecchio.

Senza lavorare, Maria dirigeva una piccola impresa domestica: cuoca fissa, signora delle pulizie a ore, insegnanti privati per la figlia eppure sembrava sempre stanca, affaticata, bisognosa di nuovi spettatori per la sua commedia chiamata vita. In quelle occasioni, gettava sul tavolo la carta vincente: Alice.

Alice soffre di anemia, apatia, stanchezza permanente, è esausta dalla scuola e dalla città: urge portarla in vacanza.

Carlo non ribatteva mai. Se serve, si deve: Alice è lunica figlia, e non cera proprio speranza di avere un secondo bambino. Meglio investire il massimo.

Migliori case vacanze e alberghi destate, dinverno gite nelle case di amici tra grigliate e fuochi dartificio: il mondo ai piedi di Alice. Maria, invece, accompagna. Dopotutto chi lascia andare una giovane da sola?

E poi, Maria e Alice sono vicinissime, delle vere amiche. Sempre a confidarsi, ridere, strizzarsi locchio, stendersi insieme sul grande letto matrimoniale a sfogliare le riviste di moda. In quei momenti, a Carlo è vietato disturbarle.

Capisci, Carletto, voglio che Alice si fidi ciecamente di me, che diventi la mia complice. Solo così andrà tutto bene! ripeteva Maria al marito.

Ma una ragazza dovrebbe avere amiche della sua età! Mi fa schifo questa tua ossessione di voler entrare nei suoi affari! ribatteva testardo Carlo, chiudendo di colpo il giornale sul lucido tavolo della sala.

Ma le ha, le gallinelle senza cervello! allargava le braccia Maria. Ma i veri segreti meglio che li condivida con la mamma, non con quelle là!

Non terminò la frase, scoppiò a ridere. Carlo la guardò sconcertato.

Che cè?

Guarda comè buffo il tuo riflesso nella credenza: sembri un gobbo, uno sgorbio! Dio mio, Carlo, ma ti rendi conto?! Maria scoppiò in una risata sonora che la fece singhiozzare. Palmira, la cuoca, corse a portarle un bicchiere dacqua per calmarla, mentre la padrona continuava:

Carlo il gobbo! Carlo il nano! e indicava il riflesso col dito

Queste liti a volte esplodevano, altre si spegnevano, ma ardevano sempre da qualche parte, pronte a tornare sulla scena

Alice, tesoro! Guarda che finalmente papà si è svegliato e ti porta il regalo. I fiori! Carlo, che aspetti, dai a tua figlia i fiori! Io io invece ti ho preparato Maria Antonietta tirò fuori da dietro la schiena una scatolina di gioielli.

Gli occhi di Alice si accesero. Carlo aggrottò la fronte.

Portali con gioia, cara. Sono orecchini con zaffiri e ciondolino abbinato. Non sono bellissimi? spiegava Maria con aria complice.

Alice prese gli accessori, li provò, faticò un po con gli orecchini, ma la mamma la aiutò.

Maria, ma con quali soldi? Sai che dobbiamo risparmiare: da un momento allaltro potrei perdere il posto e sussurrò il marito, ma la moglie lo respinse con un gesto.

Ma va, Carlo, non iniziare ora! Alice, papà non vuole spendere per te! strillò Maria, facendo la bocca a coniglio.

Ma cosa dici, Maria?! Non ho mai lesinato su di voi, ma mi avevi promesso un regalo più semplice. Poi Alice è troppo giovane per gioielli così pesanti, dove vuoi che li metta? stava per replicare, ma guardava più la figlia entusiasta che la moglie.

Questo non ti riguarda! Domani andiamo alla Scala, a teatro, a vedere il balletto: lì sì che risplenderemo! Su, Carlo, torna ai tuoi giornali noiosi, tanto sono freddi quanto te! Noi donne invece ci faremo due confidenze.

Maria lo spinse fuori dalla stanza, sbattendo la porta, poi si voltò verso la figlia.

Piccola, oggi vengono gli amici, Palmira è presa in cucina. Ma sai che alcuni non li conosco? Me li presenti tu? E cosa mi metto? cinguettava, accarezzando i capelli della figlia e sorridendo soddisfatta. Che meraviglia quando mamma e figlia sono amiche vere!

Alice confidava a Maria ogni pensiero, le raccontava momenti tristi e divertenti, e così la giornata della figlia diventava un po anche quella della madre. Maria poi riferiva al marito: Sai che io e Alice proprio non sopportiamo la prof di matematica? Urla sempre, ma chi si crede di essere?! Però quel Riccardo Colombo, a me e Alice piace tanto: è gentile, educato. Suona il violino, studia al conservatorio. Dai, ma che te lo dico a fare, tanto non mi ascolti!

Ascolto, Maria. Anche a me sta a cuore Alice, i suoi amici, la scuola. Solo che io evito di invadere troppo: deve imparare ad essere autonoma, ribatteva Carlo.

Così vuoi che sbagli come abbiamo sbagliato noi? Che soffra tutta la vita solo perché io non le ho dato una mano? scuoteva la testa Maria con disprezzo per la pochezza del marito. Se solo mia madre mi avesse avvisata che razza di mollusco eri, non sarei mai venuta in montagna con te, e adesso starei bene con qualcun altro! Ma anche lei, come te, pensava solo a sé. E alla fine sono rimasta qui, sacrificata vicino a un uomo insignificante. Decido io, Carlo. E tu non impicciarti.

Maria e Alice provarono le scarpe mille volte, alla fine scelsero quelle in camoscio, beige chiaro col tacco sottile, poi Maria lasciò che Alice uscisse a farsi una passeggiata.

Ed eccola, che passeggia lungo il corso, sorride e strizza locchio al sole brillante quanto lei, che la segue. Un giorno così, diciotto anni: è già una festa, un momento unico. E poi, alla festa stasera, arriverà anche Paolo

Al pensiero di Paolo, Alice si sente stringere tutto dentro, il respiro si fa corto.

Ecco cosa sono le farfalle nello stomaco, pensa tra sé, trattenendo a fatica un grido di gioia: sta per esplodere da quanto è felice.

Paolo manda spesso messaggi ad Alice, scherzi infantili. Non sono ancora una coppia, ma la festeggiata conta che tutto si decida oggi. Se solo i genitori e gli altri amici se ne vanno in tempo, e Paolo resta Oddio! Le gira la testa!

Alice guarda lorologio è ora di tornare a casa e accogliere gli amici!

Appena Alice fa in tempo a bere un succo e sistemarsi i capelli, Palmira apparecchia la tavola: le porcellane buone, le posate dargento, la tovaglia di lino, il centrotavola di frutta: grandi grappoli duva, pesche rosate, arance e mele. Anche se poi Maria le mele le ha fatte togliere: sono troppo economiche, non fanno figura.

Suonano alla porta, Maria va ad aprire, impeccabile, trucco vistoso, vestito con le spalline sottili e il décolletè in bella mostra, scarpe col tacco a spillo. Le fanno già male i piedi, ma per la festa Maria sopporta!

Buonasera! entrano in corridoio diversi ragazzi insieme, porgendo fiori alla padrona. Alice, auguri!

Uno dopo laltro stringono la mano ad Alice, un po timidi perché Maria osserva ogni gesto. Lei ha sempre voluto essere presente alle feste della figlia, fin dai tempi dellasilo. Anche quando le altre mamme andavano via e i piccoli restavano con tè e biscotti, Maria rimaneva.

Devo fare qualche foto! Non scacciatemi, è tutto così tenero! traeva una lacrima e scattava un paio di foto, ma solo ad Alice. Agli altri diceva che non ne sono venute.

A scuola i compleanni si facevano nei locali per bambini: i genitori bevevano vino scadente, i ragazzi correvano tra le pizzette.

Col tempo, Alice ha iniziato a festeggiare solo con amici selezionati a casa, naturalmente con Maria presente. Poi, magari, lei lasciava che uscissero. Maria dava anche soldi per il divertimento, sapeva che Alice non avrebbe mai fatto sciocchezze

Mamma, metti i fiori nellacqua? Vai in cucina, cè un vaso suggerì Alice. Per la prima volta si sentiva a disagio davanti agli amici per la presenza ingombrante della mamma.

Ah, sì! Certo, che sbadata che emozione Maria lanciava occhiate come a dire un pensierino anche per me, no?, ma i giovani non capivano e correvano tutti nella camera di Alice.

Presto arrivarono le ragazze, si baciarono sulle guance, ridacchiando, poi anche loro corsero nella stanza della festeggiata.

Alice sbirciava spesso fuori, il cellulare sempre tra le mani.

Bene, ci siamo tutti, piccola! Giù le mani dal cibo, chiamate papà e invitate gli ospiti a tavola! disse sorridendo Maria. Tutti affamati, no?

Dai mamma, aspettiamo ancora un po, fece Alice.

Ma chi vuoi che aspettiamo? Ragazzi, ragazze, tutti in salone! mise la testa dentro la cameretta e gridò. E tutto pronto! Carlo! Carlo Bianchi, almeno stappa lo spumante! gridò nellaltra stanza.

Dallo studio uscì il padre di Alice.

Dai papà, ancora un po è importante! sussurrò Alice.

No, basta! Si comincia! Tutti a tavola! Maria Antonietta spalancò a teatro le porte del salotto con un gesto teatrale.

Gli amici si sedettero. Maria li conosceva quasi tutti, per fortuna: nessun estraneo.

Quel ragazzo dai capelli rossi, Marco, ama la fisica e sogna lAgenzia Spaziale. Brava gente.

Accanto a lui cè Federica, il papà è un pezzo grosso in qualche società petrolifera e una volta ha invitato Alice e Maria nella villa di famiglia: altro che casa di vacanza, era un palazzo! Maria si trovò benone, restarono quasi due settimane, non poteva certo lasciar andare la figlia da sola

Giorgio, Niccolò, Sergio: ragazzi normali, nessun futuro brillante, ma sono simpatici. Che restino. Il papà di uno lavora in unofficina, non si sa mai

Sonia e Carlotta: risatine leggere, svampite, ma al confronto Alice sembra una principessa. Bravi ospiti anche loro.

Versarono lo spumante nei calici, il padre fece un brindisi: tutti lo seguirono, i bicchieri tintinnarono, un po di bollicine sul tavolo e nellinsalata, tutti a ridere più forte.

Carlo Bianchi, però, si scusò subito: ho da fare. Alice nervosa, tirava la tovaglietta e non toccava quasi cibo.

Ma Paolo dovè? Gli ho scritto, non ha nemmeno letto il messaggio. Aveva promesso di venire chiese infine piano.

Tutti sapevano della sua cotta, la capivano, si mostrarono comprensivi.

Non lo sapevi? chiese allimprovviso Federica.

Cosa? Alice si fece seria.

Se nè andato ieri: è stato ammesso alluniversità, non qui, ma era il suo sogno entrare a medicina. Ha colto loccasione

Come se nè andato? Doveva partire domani Non è giusto! Dove?! sussurrò Alice. Bradipi nello stomaco, le farfalle diventano spine.

Be, la signora Maria Antonietta lo sa bene, Federica aggiunse dellinsalata al piatto.

Maria si raddrizzò, le spalle rigide come unoca.

Mamma? Cosa centri tu?

Carlo, dietro la porta, sospirò. Ce laveva fatta, la sua furba, inopportuna moglie

Io? Ma sta tranquilla! Io non centro nulla! Ragazzi, prendetevi larrosto! Fatto in casa, pane appena sfornato! Ora arriva il primo, poi si balla e Maria cinguettava, ma Carlo entrò, la afferrò e ordinò: In cucina, subito.

Carlo! Ma vergognati! Ci sono gli ospiti! protestò la donna, ma lui non sentiva ragioni.

Alice, vieni pure tu. E ora di farla finita! ordinò il padre. La ragazza obbedì…

In cucina cera caldo, profumo di torta. Il tavolo coperto da zuppiere e pentole, sulla stufa padelle e una teglia con lanatra.

Ora tu racconterai tutto ad Alice. Tutto, Maria! Come leggere sempre i suoi messaggi, ascoltare le conversazioni, metterti dove nessuno ti vuole Finisce qui! Carlo sbatté il pugno sul tavolo. La moglie trasalì, anche Alice.

E allora? Maria alzò le sopracciglia. Nel controllo dei figli non cè niente di male, a volte si prevengono tragedie! Io e Alice abbiamo un legame speciale, vero, Alice?

Alice guardò smarrita il padre, poi la madre, con le mani strette a pugno.

Ma che dici, mamma?! Che legame? Perché dovrei non arrabbiarmi se mi spii la vita?! Leggevi tutto? Sempre? Mamma, fa schifo! E umiliante, disgustoso! Alice tremava, voleva scappare, ma resistette. E tu, papà lo sapevi? Eri il solito mansueto, giusto e onesto, pensavo e invece peggio di lei! puntò il dito contro Maria Antonietta.

Sì, Alice! Sì, lui è uno zero! Ma tu ascolta la mamma tua! Insieme ce la siamo sempre cavate, io e te siamo una squadra. Tutto quello che hai ottenuto concorsi, esami, persino la tesi è merito mio! Quindi niente segreti! Paolo non fa per te: ho chiamato, ho sistemato la raccomandazione per entrare alluniversità a Parma, quello si è subito presentato. Grazie al nome tuo papà gli ho trovato il posto in dormitorio. Mi sarà sempre riconoscente! Ma nella nostra famiglia non ha spazio: niente operai rozzi, io ti ho messo al mondo, ho diritto a

A cosa, mamma? A me? Alice scoppiò a ridere. Tu hai vinto? Cosa di preciso? Tutto quello che sono, lho fatto io: studiando mentre tu mi esasperavi con i tuoi vuoi un tè? Vai a fare due passi? Siediti dritta, rilassa le dita! I tuoi consigli erano ridicoli, ti sei solo attaccata a me perché non hai vita tua, vivi la mia. Ti ho lasciata fare perché mi faceva pena

Carlo ascoltava la figlia guardando fuori dalla finestra. Ora era davvero finita: addio quiete, addio parvenza di famiglia normale. Lui aveva solo voluto una vita normale, senza liti né drammi. Aveva sposato Maria solo perché solo perché lei era rimasta incinta, si era sentito in obbligo, aveva pagato il prezzo. Maria era dominante, ma lo aveva fatto sentire qualcuno, proprio lui, lo studioso triste con gli occhiali tondi. E ne era nata Alice.

Maria aveva alle spalle una famiglia in vista, come poteva rovinarle la reputazione? Laveva sposata.

E ora, cosa succede?

Come puoi, Alice? Ti ho dato tutta me stessa, tutte le forze, non ho mai dormito quando eri piccola! Credevo che crescendo saresti stata la mia migliore amica, e io la mamma perfetta, attenta, presente. Se mia madre fosse stata così, le avrei baciato anche i piedi! Noi due siamo amiche vere, Alice! gridò Maria Antonietta, trattenendo le lacrime, si girò dallaltra parte. Carlo, non dici niente?! Tua figlia è confusa e tu

Già. È confusa. Labbiamo confusa noi: intrappolata in una matassa di bugie, rispose Carlo con amarezza. Non so che dire, perdonaci, Alice se ci riesci.

La ragazza voleva aggiungere che le amiche vere non si intrufolano mai nella vita dellaltra, ma in quel momento suonò il campanello. Federica andò ad aprire, chiamando Alice.

Sulla porta stava Paolo, con un mazzo di fiori di quelli che Maria avrebbe definito roba da poco, raccolti dove capita.

Paolo? Credevo fossi già partito! disse Alice guardandolo dal basso.

Ma dai, non è mica laltro mondo! le fece locchiolino.

Eh, chi va piano va sano e va lontano borbottò Maria tra i denti.

Avevo promesso che sarei venuto a farti gli auguri, eccomi! Alice, tanti auguri! Prendi i fiori, che mi sento un cretino con sti fiori in mano balbettò Paolo, rosso in volto.

Alice li prese di scatto.

Piegati! gli ordinò.

Lui obbedì, Alice lo baciò. Sulle labbra. Così.

Gli amici in salotto fischiarono, Carlo sospirò sollevato e Maria chiuse gli occhi.

Grazie, signora Maria! Paolo si gettò su Maria Antonietta, tirandola in un abbraccio goffo. Siete stata la mia fortuna, lo so! È magnifico: a Parma cè un professore che ha operato mio nonno, una persona straordinaria! Studierò con lui, che fortuna! Grazie, zia Maria! Quando sarò dottore, venite pure da me: un taglietto alla cistifellea e non ve ne accorgerete neanche, parola!

Maria sbiancò, mormorò Già, meglio di no, e tutti si misero a ridere, quelli di poco valore che però avevano vinto la loro piccola felicità. E anche Carlo rise, felice, perfino con le lacrime agli occhi, delinquente!

La festa proseguì: gli ospiti allegri, le battute, le storielle. Alice non lasciava mai la mano di Paolo, il quale, del resto, era venuto proprio per quello.

Carlo! Chi ti ha chiamato dal lavoro? domandò seria Maria mentre posava la tazza vuota. Ora voleva fare amicizia con il marito, e lui invece si ritrae.

Nessuno.

Quindi hai parlato mezzora da solo? ironizzò Maria. Quando Carlo andò in bagno, si precipitò sul cellulare, tutta intenzionata a scoprire la verità, ma non riuscì a sbloccarlo. Si agitò, poi rimise il telefono a posto. Maria è tenace: il codice lo scoprirà, e anche il resto. Ma forse quello che troverà non le piaceràMa quella volta, il codice non lo scoprì mai. Dalla stanza arrivavano fragorose risate: Alice e Paolo erano ormai irraggiungibili, lontani mondi germogliati fuori dal vaso di Maria. Ragazzi e ragazze ballavano disordinati, qualcuno aveva stappato la seconda bottiglia, Palmira, dietro la porta, rubava foto col cellulare.

Maria rimase sola per un istante in cucina, solo per un battito indeciso del cuore. Si osservò le mani, stanche, lucidate dalle fatiche di una maternità scrupolosa e possessiva, e sentì tutto lamoree tutta la paurache aveva dato ad Alice. Ma ora era come sciogliere il nodo di un palloncino: bisognava lasciarlo andare, vederlo salire, fluttuare via.

Fece per tornare in salotto ma si fermò sulla soglia. Vedeva Alice ballare con Paolo; li guardava come se li vedesse da molto lontano. Poi sentì una mano sulla spalla.

Era Carlo.

Maria si voltò, sopracciglia tirate e un sorriso sghembo.

Dai, torna con noi, mormorò lui. Forse è il momento di essere solo un po mamma, solo un po Maria.

Allora lei prese un respiro profondo e, come una debuttante che impara a non pestarsi il vestito, tornò in salotto. Tra un brindisi e una torta mal tagliata, lasciò che Alice e i suoi amici si staccassero piano dalla sua orbita; ne seguì i passi con gli occhi, e finalmente, per la prima volta da anni, rimase in disparte, osservando, ascoltando come fosse davvero una spettatrice.

E Alice capì: cercò lo sguardo della madre, e le sorrise. Un sorriso piccolo, adulto, che ringraziava e chiedeva permesso insieme.

Fu allora che Maria comprese quanto fosse dolce, anche per una madre, seguire in silenzio la danza felice della propria figlia.

E tra il profumo di candeline spente, musica, risate e briciole, la festa continuò. La notte sembrava promettere mille altre feste ancora, mentre, fuori, le ombre di due donneuna madre e una figliacamminavano finalmente, affiancate, ciascuna per la sua strada.

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