Due fili
Bruna, sbrigati! Abbiamo un sacco di cose da fare oggi! esortava Lidia Bellini la sua cagnolina. Abbiamo già fatto tre volte il giro di tutta la piazza, e tu ancora niente! Io, guarda, oggi a colazione ho programmato i pancake alla ricotta.
La Bruna, col suo musetto schiacciato e laria di discendenza principesca dai leoncini imperiali cinesi, la fissava con rimprovero, come per dire: Età, tesoro! Ma non lo vedi? La vecchiaia, che fatica…
Lidia Bellini capiva bene quello sguardo e si sentiva perder colpi. Se al mattino, quando usciva per la passeggiata con la cagnolina, si dava ancora una spronata raccontandosi che gli anni non comandano, e la vita è lunga, a fine giro tutto entusiasmo si era già dissolto, al punto che nemmeno la giacca imbottita serviva più. La brezzolina primaverile, che un attimo prima le sembrava piacevole, diventava quasi un uragano maligno, e la lentezza della Bruna diventava scusa per quei pensieri malinconici che le accarezzavano lanima.
Cosa la aspettava in realtà al ritorno? Cucina, spolvero, bucato, una puntata di soap operas, e molto spesso un marito tuttaltro che mite. Da quando era andato in pensione, Giovanni si era fatto più capriccioso di un bambino allora della merenda: si lamentava del destino crudele che laveva spedito presto a casa; altre volte si chiudeva in mutismo per ore, costringendo la moglie a chiedersi cosavesse combinato; infine, borbottava senza motivo.
Giovanni protestava a voce alta, consapevole che Lidia, dopo una brutta influenza, aveva perso parte delludito, così non restava alla donna che ascoltare o meglio, lasciar entrare da un orecchio e uscire dallaltro quello che era diventato ormai il jingle della sua esistenza, e allenarsi a sintonizzarsi sul suo personale telegiornale nella speranza di non perdere il gusto di godersi unaltra giornata.
Negli ultimi tempi, Lidia si sentiva ormai quasi una nonnina. A volte si rianimava per piccole cose, tipo i primi tulipani dal fioraio o una crema viso dalleffetto miracoloso, ma bastava che Giovanni facesse il muso e bofonchiasse:
Ancora a voler ringiovanire? Ma a che pro?
In quei momenti Lidia sognava di schiantare qualcosa di pesante a terra, urlare in pieno salotto e darsela a gambe con Bruna. Poi, a sangue freddo, ricordava il marito di un tempo e tutto ciò che aveva fatto per lei. Unondata di vergogna la faceva sentire piccola piccola per aver ceduto a un istante di debolezza.
Lidia aveva incontrato Giovanni ai tempi delluniversità. Vivace e spiritosa, era la reginetta del corso. I ragazzi facevano la fila, ma Lidia si manteneva seria, con la testa piena di sogni damore immenso, uno di quelli con il cielo pieno di diamanti.
I diamanti, Lidia, sono il meglio per te! diceva sempre mamma.
Sei preziosa, figlia mia. Hai carattere, sei bella come il sole. Hai tutte le doti, ti è permesso tutto. Basta non perdere tempo con le sciocchezze… Aspetta il tuo momento. Ti arriveranno i diamanti e la felicità in casa. Ascolta la mamma, io so cosa dico.
Lidia ascoltava, come poteva. Ma quando mai la voce della mamma ha battuto lamore? Quando arriva, è un uragano.
E il primo amore di Lidia non fu Giovanni. Quando Lidia sentì il richiamo, ancora non si conoscevano.
Il prescelto era Alessio. Allegro, bello e popolare quanto lei, circondato da una corte di ragazze da far girare la testa: povero lui, costretto sempre a scansare laffetto delle ammiratrici assatanate.
Lidia e Alessio frequentavano la stessa classe. I primi due anni di università non si erano quasi calcolati. Poi, improvviso, il colpo di fulmine: fuochi dartificio! Il corso intero guardava senza fiato: che coppia!
Fiori, passeggiate sotto le stelle, ripasso per gli esami tra baci e abbracci. I genitori di Lidia già sussurravano progetti per il matrimonio. Ma successe qualcosa che fece capovolgere il mondo della ragazza, e pure della famiglia.
Il villaggio turistico di Sabaudia
Un classico: Alessio laveva convinta ad andare al mare. Lì provò lebbrezza dellamore alla luce delle stelle… e il gusto amaro del tradimento.
Felice, sicura di un futuro radioso, Lidia sorprese Alessio in spiaggia insieme alla sua migliore amica…
Trattenersi e non far esplodere la tragedia fu una fatica che solo il mare e il cielo minaccioso dicono quanto costò. Lidia scappò via senza guardare indietro, già consapevole che non avrebbe mai perdonato chi, fino al giorno prima, aveva amato con tutta se stessa. Corse lungo la sabbia mentre le urla stupite e preoccupate si perdevano dietro di lei.
Scoppiò un temporale proprio mentre risaliva il sentiero dalla spiaggia. In un attimo, zuppa dacqua, un tuono così forte che Lidia, col cuore in gola, si accovacciò per la paura.
Che sia stata la paura, o un barlume di razionalità, Lidia decise che a rischiare oltre non ci teneva. Si aggrappò a un cespuglio, salì cauta per il sentiero scivoloso e sussurrò:
Andrà tutto bene
Nemmeno ci credeva, ma quelle parole semplici le diedero forza. Inzuppata come una spugna, tornò al villaggio senza raccontare laccaduto a nessuno.
Il mattino dopo Lidia era già sulla spiaggia, il mare ancora agitato dal temporale. Pochi si facevano spaventare.
Lidia, dove sei finita ieri? le mani calde e familiari di Alessio la accarezzarono, ma lei si liberò.
Non ti sono mancata
Ma che dici? Alessio, con la voce ancora assonnata, rise. È stata la mucca allegra a ridurti così? Te lavevo detto che quel cocktail era una roba da evitare! Dai, rifletti Lidi! Vieni, facciamo a gara fino a riva!
Mentre lui correva verso il mare, Lidia avrebbe voluto seguirlo solo per dimostrare che poteva tenergli testa, ma qualcuno la bloccò per il braccio.
Fermo. Non serve. Sei già la migliore.
Sorpresa, si voltò: il ragazzo alle sue spalle lo aveva visto qualche volta in corridoio o fuori dal dipartimento, ma non sapeva nemmeno il nome. Solo che aveva subito notato le sue orecchie a sventola e laltezza da cestista.
Sono Giovanni si presentò, calmo, senza mollare la presa. Andiamocene via.
Lidia gettò un’ultima occhiata ad Alessio, già tra le onde, e annuì:
Sì, andiamo
Il resto della vacanza lo passò da sola. Solo Giovanni, ogni tanto, si informava su come andasse. Aveva capito subito che Lidia preferiva restare in pace.
Alessio, invece, senza spiegazioni, prese per mano unaltra, come se nulla fosse: un anno damore, di speranze e di progetti, cancellato con un gesto. Decise che, ormai, la pagina era girata e non cera motivo di tornarci sopra.
Lidia tornò a casa abbronzata, più matura… e non da sola. Una vita, già in cammino sotto il suo cuore, la tenne sveglia la notte a riflettere.
Mamma, che devo fare? Lidia volle essere sincera con i genitori.
Vivere, figlia mia. Non è difficile da capire. Se sopprimerai questa vita, tu stessa riuscirai mai a vivere serenamente?
No
Allora rifletti. E non avere paura. Siamo qui, io e papà. Ti aiuteremo.
Non mi giudichi?
E cosa dovrei giudicare, santo cielo?! Non sono mica una santa! Non sono stata anche io giovane? No, Lidia, nessun giudizio. Solo un po di amarezza. Non perché ci darai un nipotino, ma perché avrei voluto… che tu riflettessi un po di più sulle cose serie. Non è una caramella! Ora lo capisci. Ci sono scelte che cambiano tutto, per sempre. Ti ho sempre detto tutto in faccia, e tu hai fatto di testa tua. Spero che adesso prima penserai, poi agirai. È la tua vita. Nessuno la vivrà al posto tuo. Capito?
Sì
Lidia ancora non sapeva che il destino aveva già tra le mani due fili pronti da annodare insieme.
Non era passata nemmeno una settimana dal suo ritorno che una sera si presentò Giovanni.
Volevo parlarti.
Di cosa? Lidia si avvolgeva la felpa, anche se fuori cera caldo.
Vuoi sposarmi? Giovanni lo disse calmo, come uno che già conoscesse la risposta.
Così, senza preamboli?!
Che senso ha aspettare? Meglio di te non ne conosco e nemmeno ce ne voglio conoscere.
No, Giovanni. Non posso. Lidia scuoteva la testa. Non mi conosci davvero
Allora raccontami.
Perché?
Forse perché è la nostra vita, Lidia. Tua, mia. Forse nostra
Quando scoprirai tutto mi lascerai, sospirò Lidia.
Lascia decidere a me, si accigliò Giovanni. Racconta.
La notizia del bambino non lo sorprese affatto. Si limitò ad annuire e ripeté la domanda, invitando Lidia a pensarci bene.
Lidia ci pensò. Poi decise: no, non posso.
Non è una tua responsabilità. Trova unaltra, Giovanni.
Saprò io cosa fare rispose serio Giovanni, senza la minima intenzione di sparire.
Tutto il tempo fino alla nascita del bambino, Giovanni rimase accanto a Lidia. Anche in ospedale, fu lui a prenderle la mano appena venne al mondo la piccola Martina.
Lidia partorì puntuale nella stessa clinica dove era nata lei.
Come la chiamiamo? chiese lostetrica, ammirando la piccola urlatrice paffuta che aveva appena salutato il mondo.
Martina come la mia mamma.
Bel nome. Sarai felice, Marti!
Dopo il ritorno a casa, la mamma di Lidia era in visibilio.
Abbiamo tutto pronto, Lidi! I lenzuolini, le tutine, perfino i cappellini fatti a mano! sussurrava cullando la nipotina in viaggio verso casa. E dovresti vedere che culla ha portato Giovanni! È una meraviglia, sembra uscita da una favola!
Ah sì? Lidia nascondeva un sorriso, sapendo già nel cuore che la figlia avrebbe avuto un papà.
La culla era davvero splendida: legno chiaro lavorato, che brillava nella penombra della cameretta di Lidia.
Ma che meraviglia… Lidia sfiorava lintarsio guardando Martina dormire tranquilla, nella culla regalo di Giovanni. Lhai fatta tu?
Certo! Mio padre era un artigiano, mi ha insegnato tutto. Per far felice una figlia, ne so abbastanza.
Figlia?
Se vorrai. Non ti farò più la fatidica domanda, lo sai. Quando sarai pronta, basterà una parola. Io ti aspetto.
Lidia quella parola la disse, alla fine. Non subito, ci volle più di due anni prima che il cuore battesse nel modo giusto e Lidia capisse che Giovanni non era più un estraneo.
Il matrimonio fu semplice ma allegro, con la piccola Martina che applaudiva felice il primo ballo degli sposi.
Poi accadde di tutto: un figlio, la perdita dei genitori, gioie e dolori: la vita che li ha sgranati uno a uno anno dopo anno con puntiglio da contabile. I figli crebbero, misero su famiglia, emigrarono lontano, tornando a casa giusto per Natale o in estate. Incontri bellissimi, ma troppo rari per Lidia e Giovanni.
A casa, restarono solo loro due. Nemmeno Bruna, che Martina aveva regalato ai genitori per alleviare la solitudine, riusciva a riempire la casa. Abituati a vivere per altri, Lidia e Giovanni si sentivano persi dal bisogno di chi non cera. Martina, con famiglia, abitava a Roma; il figlio, Andrea, militare, era in Sicilia. Venivano dai genitori solo per le grandi occasioni e poche ferie, ma a Lidia e Giovanni non bastava.
Tornati a casa, Lidia lavò bene le zampe a Bruna, si mise il grembiule e si preparò ai pancake, quando Giovanni comparve in cucina.
Liduccia, vieni a ballare! gridò, agitando una lettera.
E stavolta per cosa? brontolò Lidia, alternandosi nel ruolo di quella scettica sullavvenire.
Abbiamo una lettera da Andrea! Dice che ci sono novità!
E sarebbero?
Lidia aprì il frigorifero, prese la ricotta… e subito dopo lasciò cadere la sua ciotola preferita quando sentì:
Lo trasferiscono! Lo mandano a Roma! Sarà vicino a Martina! E pure noi, Lidia… È ora di muoversi, dai! Lì ci sono i figli, i nipoti, la gioia, e noi qui, come due funghi nel bosco! Martina ci chiama da una vita, e ora pure Andrea sarà lì con la sua famiglia. Scrive che ha già trovato una casa per noi, palazzo accanto al suo. Se vendiamo la nostra e la casa dei tuoi, più qualche risparmio, possiamo fare tutto, anche mobilio nuovo e trasloco. Dice di pensarci bene. Tu che dici?
Lidia sospirò, passò tra i cocci, e abbracciò il marito:
Ma che dobbiamo pensare, Giovanni? Si va! Questa è la nostra vita, per quanta ne resta. Chi ce la vive al posto nostro?
Giovanni le diede un bacio, la spostò delicatamente e cercò lo straccio.
Non toccare! Ti tagli ancora!
Ma per favore! Sempre a borbottare che voglio sembrare giovane, e ora ti preoccupi che mi taglio cosa vuoi che succeda, alla mia età?
Vecchia tu? Giovanni la guardò come se avesse sentito una barzelletta. Per me sei uguale a prima, la migliore e basta! Ecco perché non devi sforzarti di ringiovanire. Sei la stessa di allora, ricordi Sabaudia?
Allimprovviso Lidia sentì di nuovo il profumo del mare, il sale sulla pelle e la mano calda che la stringeva. E tutto il resto le sembrò così secondario che sorrise distinto, sottraendo a Giovanni lo straccio.
Ma vai a mettere su il bollitore, amore mio! Che la schiena poi ti ringrazia più tardi! disse stringendogli la mano con dolcezza. Me lo ricordo, GiovanniE mentre lacqua cominciava a cantare nella stanza accanto, Lidia si ritrovò a fissare la sua immagine riflessa nella finestra: due fili dargento nei capelli e un sorriso nuovo, più morbido, più forte. Per la prima volta da tanto, non pensò né agli anni passati né a quelli che mancavano. Pensò solo a quel viaggio che li attendeva, a una casa nuova dove la domenica avrebbe sentito di nuovo le risate dei nipoti attraversare i muri e il profumo dei pancake confondersi alle voci.
Bruna li osservava, già pronta davanti alla porta dingresso, la coda che frustava il pavimento. Sembrava dirle, con la saggezza segreta degli animali, che ogni stagione ha la sua primavera se hai qualcuno con cui abbandonarti fiduciosa.
Lidia andò verso Giovanni, passò il braccio sotto il suo, e insieme cominciarono a scrivere una nuova lista di cose da fare. Di là, la moka borbottava allegra: una piccola orchestra che li accompagnava verso lignoto. E mentre il sole inondava la cucina, Lidia si lasciò scappare una risata leggera, quasi incredula.
Due fili, pensò, non bastano per annodare una vita. Ma bastano per intrecciare un futuro e tenerselo stretti, qualunque tempo venga.







