Diario di Martina, ottobre.
«Mamma, ho trovato la nonna per noi! Era seduta fuori e piangeva!» Così mi ha detto mio figlio Filippo quando è rincasato. Non potevo nemmeno immaginare allora quanto sarebbe cambiata la nostra vita grazie a quella donna
Le scarpe autunnali di Filippo, lunico paio che aveva, si erano scollate proprio sotto la suola. È tornato da scuola trascinandosi buffamente su una gamba per non farle rompere del tutto. Le avevo comprate da appena un mese, e Filippo era deluso. Sapeva bene che ho due lavori, torno stremata la sera e spesso mi addormento ancora vestita sul divano. Non lho mai sgridato, non sono il tipo, ma lui dentro di sé si sentiva responsabile si colpevolizzava per non aver saputo averne cura.
Si è seduto su una panchina alla fermata dellautobus e ha cercato di sistemare la scarpa. Allimprovviso, ha sentito un singhiozzo sommesso. Accanto a lui, sul bordo della panchina, sedeva una signora anziana con un cappotto elegante. Accanto a lei, una grossa borsa a quadri. Era pallida e tremava, pur non facendo freddo.
Filippo si è scordato subito del suo problema. Si è avvicinato e, con dolcezza, le ha toccato la manica:
Anche lei, ha le scarpe rotte? ha chiesto con solidarietà.
La donna è sobbalzata e ha incrociato lo sguardo del mio ragazzino spettinato. Ha sorriso amaramente:
No, piccolo. A me si è rotta la vita si è strappata tutta quanta.
Si chiamava Giulia Bertolini, aveva sessantotto anni. Per una vita intera ha fatto linfermiera e ha cresciuto il suo unico figlio, Riccardo. Quando lui si è sposato, Giulia ha accolto la nuora come una figlia. Un mese fa, Riccardo le ha proposto: Mamma, vendiamo il tuo bilocale, ci mettiamo anche i nostri risparmi e compriamo una casa grande fuori città. Vivremo tutti insieme, allaria aperta, tu farai lorto!. Giulia era felicissima. Sognava da sempre una famiglia riunita.
La casa lhanno venduta subito. I soldi li ha presi il figlio. Stamattina, lhanno caricata in macchina con le sue cose, lasciata a quella fermata qui alla periferia di Bologna e la nuora, con freddezza, le ha detto: Aspetti qui, torniamo subito con i documenti. E sono spariti. Sei ore seduta lì. Il cellulare di Riccardo spento. Lei ha capito: non sarebbero più tornati. Suo figlio, il suo sangue, lha abbandonata per strada e si è preso tutto.
Ma come, non tornano? ha spalancato gli occhi Filippo. Non si può lasciarla così! Non è mica un vecchio divano da buttare! Venga da noi! È piccola la nostra casa, ma con la mamma ci stringiamo. La mia mamma è buona, ma spesso è triste. Il mio papà a volte viene Non vive con noi, ma quando viene, litiga, urla e si prende i soldi della mamma. Dopo, la mamma piange. Ma venga, le parlo io!
Giulia ha cercato di rifiutare, ma dove andare? Dormire in strada, alla sua età, voleva dire rischiare la vita. Così, stringendo la borsa, ha seguito il mio Filippo, che camminava claudicante per la scarpa sfondata.
Quando sono rientrata, magrissima e spenta, con le occhiaie scure, ho ascoltato la storia della signora.
Santo cielo, come fa un figlio a trattare così la madre? ho esclamato, mettendo subito lacqua per il tè. Resti con noi, signora Giulia.
E così è rimasta. Con lei, la nostra piccola casa in affitto è cambiata. Tornando dal lavoro, sentivo il profumo di crostate appena fatte, la cena pronta in tavola, la casa brillava, e Filippo era concentrato sui compiti. Le scarpe logore il mio Filippo le ha fatte riparare Giulia, pagando con la sua pensione appena trasferita sulla carta grazie a un colpo di fortuna, poco prima di essere tradita dal figlio.
Ho ricominciato a sorridere dopo anni. Ho ripreso qualche chilo, non salto più per ogni rumore, e sono riuscita persino a comprarmi un vestito nuovo. Siamo diventate davvero una famiglia.
Ma una sera ecco che bussano con forza. Era Ezio, il mio ex marito. Sono impallidita, mi sono stretta tenendo vicino Filippo.
Ezio ha spalancato la porta senza salutare, trascinandosi ubriaco nellingresso:
Dai, Martina, soldi! Lo so che hai preso lacconto!
Non ho fatto in tempo a reagire. Giulia è uscita dalla cucina tenendo tra le mani una pesante padella di ghisa.
Fuori, parassita! ha detto con una calma glaciale. Se torni qui ti faccio passare la voglia col mio tegame, poi ti porto dai carabinieri. Non ho più niente da perdere! Il maresciallo del palazzo vicino lo conosco già!
Ezio è rimasto senza parole. Era abituato alla mia arrendevolezza, ma ora si trovava davanti una donna combattiva, pronta a menare. È indietreggiato, inciampato sullo zerbino, ed è rotolato per le scale.
Giulia ha chiuso la porta con calma, ha girato la serratura e mi ha sorriso:
Dai, ora forza Andiamo a mangiare la torta di mele e a bere il tè.
Filippo guardava con ammirazione la sua nuova nonna.
Mamma mi ha bisbigliato, tirandomi per la manica , ho fatto bene a portarla a casa, vero? Adesso nessuno può più farci del male!
Lho abbracciato e mi sono lasciata andare alle lacrime, ma stavolta erano lacrime di pura felicità.







