Pesciolina

Pesciolina

Allora, Veronica Andreoli, continua il direttore, mettendo da parte il fascicolo e alzando gli occhi sulla donna seduta di fronte a lui. Lei sembra completamente assente, senza un minimo di entusiasmo o interesse, guarda oltre la sua spalla verso qualcosa di indefinito. Batte le palpebre lentamente, con la fiacchezza di una tartaruga sonnacchiosa che va in letargo, e sospira.

Veronica, tutto bene? si acciglia Federico Sersale. Ve-ro-nica! la richiama scandendo il nome, schioccando le dita davanti a lei.

Veronica si riscuote, sbatte le palpebre, si rimbambisce nuovamente. Non ha seguito niente di quello che ha detto. Qualche fascicolo qui davanti, sicuramente parlava di qualcosa e lei, invece, persa fra le nuvole.

Capita spesso, ormai. Per questo non guida più, Veronica: ha paura che, ferma al semaforo, cada in quello stato di mollezza e blocchi mezza città. Se qualcuno le chiedesse di descrivere come si sente adesso, lei direbbe di sentirsi budino: tutto è budino intorno a lei, come quello alle fragole che davano allasilo, denso, molloso, color rosa chiaro. Chissà perché rosa, ma questo è il ricordo…

In quel budino si sta caldi, tranquilli, si sente tutto ovattato, lontano, come quando da bambina si copriva la testa con il cuscino per non sentire la madre che la chiamava a colazione.

Veronica! Dai, scendi! Che fai tardi allasilo! urlava la mamma dalla cucina, con voce squillante. Ma Veronica serrava ancora di più il cuscino sulle orecchie e chiudeva gli occhi per finire il suo sogno…

Adesso Federico Sersale parla da lontano, agita le mani, fa delle facce buffe, e Veronica apre e chiude gli occhi. Federico ogni tanto sparisce dietro le sue ciglia, poi ricompare. Allimprovviso le viene la nausea, si alza in piedi e, senza neanche scusarsi, esce nel corridoio.

Federico si gratta la testa sempre più glabra, quella stessa testolina che la moglie accarezza ogni mattina, con le mani calde e morbide, sussurrandogli sciocchezze e supplicandolo di restare a casa; poi lei scrolla le spalle e va a preparare la colazione. Emilia Emilietta la ama ancora tantissimo, ma proprio tanto, da fargli male le mascelle. Tutti dicono che lamore passa, resta solo labitudine. Non sapete cucinarlo, lamore! dice Federico agli amici che ridono di lui. Se lo sapete rosolare bene, lamore è una delizia.

Federico ora sente molto più freddo senza capelli, si è comprato perfino un berretto e lo indossa anche se fuori ci sono dieci gradi, lui che una volta rideva di quelli che mettevano quelle cuffiette leggere. Ormai Sto invecchiando, si dice calzando ancora meglio il suo cappellino rotondo.

Torna Veronica, pallida, stanca, si siede e si lascia andare sulla sedia.

Scusi Federico Sersale, abbozza un sorriso. Sarà stata indigestione, ieri con mio marito abbiamo mangiato sushi… e poi…

Allarga le mani con un sorriso amaro.

Sì, capisco. Allora, Veronica Andreoli, lei volerà a Bolzano per vedere la situazione di persona, abbiamo già parlato di obiettivi e procedure. Al ritorno ci sarà la proposta di promozione. Sono certo che sotto la sua guida il reparto lavorerà molto meglio! Che dice? È tanto che tace…

Veronica scrolla di nuovo le spalle. Bolzano, obiettivi Ma avrebbe solo voglia di dormire… Sarà anemia, si attacca a questidea come unancora: devo prendere un po di ferro, magari solo vitamine. Tornerà tutto come prima!

Sì, certo, sono daccordo! annuisce svelta, slacciandosi il primo bottone della camicetta. Scusi, tolgo la giacca, sento caldo.

Federico annuisce, anche se invece lui batte i denti: avrebbe ballato la tarantella con i piedi, tanto aveva freddo. Ma si sa, sarà leffetto della bella notizia!

Bene, allora vada a casa. Domani Angelica le compra il biglietto, lhotel è già prenotato. Ah, Veronica! la richiama, la giacca! I documenti! E comunque la porta si apre verso lesterno, per la sicurezza!

Veronica lancia un occhiataccia alla porta, torna indietro per i suoi effetti, annuisce e sorride.

Veronica, scusi ancora, la ferma di nuovo Federico. Le lascio qui un numero, è la segreteria del centro. Chiami, prenoti una visita dalla dottoressa Tamara Veneziani. Ci lavora mia zia, Daria Neri.

Ma perché? Veronica non capisce.

Controlli di routine, borbotta Federico. Le diranno lì quali medici deve consultare. Ha una settimana prima della partenza.

Vado nella mia ASL, faccio tutto lì! ride Veronica.

No, lì ci sono tempi lunghi. Procediamo così. E lo ordino io.

Federico si alza, apre la porta, le indica il corridoio ricoperto di moquette. Veronica esce docile.

Bolzano è proprio un punto interrogativo si gratta la testa, chiama la moglie, si allontana verso la finestra e discute dei progetti per il weekend, la maturità della figlia, le vacanze estive. Emilia risponde tra il tintinnio delle pentole in cucina

Il marito di Veronica, Vittorio, la aspetta già vicino alla sbarra del parcheggio. Quante volte gli ha chiesto di farsi fare il pass per accoglierla sotto lingresso della torre uffici, ma Veronica si dimentica sempre, poi è cambiato il capo della sicurezza, con cui non ha confidenza, e niente pass.

Ehi, ma quanto ci hai messo?! Stavo per mandare i soccorsi! ride Vittorio, radunando fra le braccia la moglie che avanza piano piano. Sul marciapiede scivola la grandinata, lasfalto è una lastra e i chicchi rimbalzano allegramente.

Il direttore mi ha chiamato. Devo andare a Bolzano per lavoro, si lascia abbracciare Veronica. In trasferta.

Quando? si rabbuiò lui. Non amava quando sua moglie partiva, si preoccupava sempre come se fosse una bambina mandata al campeggio estivo da sola.

Veronica scrolla le spalle. Non ha seguito nulla

Forse tra una settimana, credo… Ma devo fare dei controlli medici.

Come, scusa? Vittorio sgrana gli occhi.

Normali visite. Ormai ho quarantatré anni, Vittorio È ora…

Ha sottolineato con una nota cupa quel è ora che a lui mette un brivido addosso. Cosa vuol dire? Che cè da preoccuparsi?

Allora falla, questa visita, ribatte lui infine.

Effettivamente, in questo periodo Veronica ha un aspetto stanco. Sempre più pallida, senza appetito, anche ieri sera il sushi glielo ha dovuto quasi imporre. La stanno spremendo in ufficio, la chiamano anche nei weekend. Ora pure questa trasferta…

Bolzano Figurati quanto freddo farà là! Bisogna comprarle un bel cappotto lungo fino ai piedi.

Come? mugugna da sotto voce la moglie. Cappotto?

Vittorio si accorge che stava pensando a voce alta. Annuisce.

Lì sarà freddo, siamo in Alto Adige! spiega.

No, col cappotto sudo. Mi sento sempre accaldata. Spegni laria, dai.

Lui rimane basito vedendo la freddolosa Veronica sudare, ma abbassa il riscaldamento secondo la richiesta.

Non ci vado col cappotto, ripete lei con decisione, e subito crolla addormentata. Dorme sempre, la sera dopo cena e nei weekend crolla sul divano

Papà, ma la mamma sta male? si decide a chiedere due sere prima Paolo, il loro figlio.

Ma no, solo affaticata. Questanno non ha fatto ferie, si è accumulata la stanchezza. Abbassa la voce che riposa! rimprovera Vittorio, togliendo il sacchetto di patatine dalle mani del ragazzino. Lasciala dormire.

E Veronica dorme. Sorride nel sonno, sospira tranquilla. Le sogna i campi di lavanda in Toscana, le colline, il mare sotto le scogliere, blu intenso come tempera caduta in acqua. Sogna il sole che fa il bagno con lei, che scintilla con le scaglie dei pesciolini. Veronica stringe gli occhi, ride, mentre a riva la aspettano Vittorio e Paolo. La chiamano ma lei non vuole andare, lì cè un mondo tutto suo, quieto, caldo, sereno. Una piccola magia che non vuole abbandonare

Chiaro, menopausa! Vampate, umore ballerino, pallore elenca lamica, Teresa. Devi farti vedere da uno bravo. Ora ci sono pastiglie apposta, ti diranno cosa prendere. Sennò ti perdi tutto! Ti perdi pure la fermata per Bolzano!

Ride con la bocca appena dischiusa, Teresa. Si vergogna a ridere, dice che senza un sorriso perfetto da film è imbarazzante.

E va bene se è menopausa, pazienza, pensa Veronica. Anche alla mamma è venuta presto. Non è grave. Un figlio cè già, posso dedicarmi al lavoro. È imbarazzante, è vero, lumore va su e giù. Ma dicono che passa presto. Pazienza!

Dopo due giorni Veronica chiama finalmente il numero lasciatole da Federico. Si ripete tre volte mentalmente il nome: Tamara Veneziani, Ve-ne-zia-ni

Pronto! risponde una voce roca, di una donna che probabilmente fuma da quarantanni. Segreteria!

Veronica sobbalza, mette giù. Una voce così la aveva solo sua zia, quella che viveva a Genova o forse a Napoli. Zia Paola era di quelle donne onnipresenti che hanno sempre una soluzione per tutto. La tormentava di consigli da quando era nato Paolo. Chiamava ogni giorno, e riusciva sempre a beccare lora in cui il piccolo dormiva: la svegliava con la suoneria, e Veronica si precipitava al telefono.

Hai tirato il latte? urlava la zia, tossendo tra una parola e laltra. Tira tutto, fino allultima goccia, che poi va a male e serve il foglio di verza! Hai capito, Veronica? E come è la cacca di Paolo? Eh? Dimmelo!

Strillava, tossiva, rimproverava, e poi chiudeva il telefono.

Ma Veronica, è una tua parente sì una volta si spazientì Vittorio. Ma perché chiama sempre, se nemmeno ti ha mai visto? Come saprà che faccia hai?

Veronica si limitava a spallucce. Sua madre era convinta che Paola Negrini fosse unautorità in materia di neonati e insisteva nel seguirne i consigli.

E poi, a dirla tutta, a ventitré anni, tra esami universitari e brodini, i soldi scarseggiavano. Vittorio lavorava la sera ma il suo stipendio era modesto, e la zia Paola mandava qualche euro in aiuto. Un sostegno prezioso, inutile negarlo. Ma

Veronica non dimentica mai lultima chiamata.

Quella volta rispose Vittorio, ascoltò i consigli sulla crescita e, arrivato alle domande sulla sedia di Paolo, rispose che la sedia era di legno, aveva trentacinque anni e presto si sarebbe sposata. Zia Paola, colta da un colpo di tosse, si scusò con un filo di voce e non chiamò mai più.

Ho trovato un altro lavoretto extra, Veronica, non preoccuparti! le assicurava Vittorio. Lei lo amava e non dubitava affatto che insieme ce lavrebbero fatta. Appena Paolo fosse cresciuto un po, anche lei avrebbe cercato un lavoretto da casa. Sarebbero sopravvissuti, anche senza la zia Paola.

Ora Paolo è grande sta già pensando al matrimonio. E Veronica Veronica è una stimata professionista, capace, rodata. I capi la rispettano, i colleghi la apprezzano. È il suo momento.

Non le piace il termine “fare carriera”. Non è in miniera, non sposta massi. Fa solo il suo mestiere e ha la fortuna di amarlo. Fare la carriera le sembra faticoso, di quelli che tornano a casa e crollano a letto, come diceva sua suocera parlando della fabbrica.

Lei no. Certo, si stanca, ma una doccia ed è pronta per cucinare, aiutare Paolo con i compiti, chiacchierare. Non si è mai sentita schiacciata. E questo avanzamento di ruolo ora arriva quasi naturale, come se fosse ovvio. È una piccola gloria, ma cè questa debolezza fastidiosa

Pronto! Parli, dai! sbraita la segreteria.

Io dovrei prenotare una visita dalla cerca il foglietto Veronica. Veneziani.

Tamara Veneziani? Cè posto domani alle nove. Cognome! strilla la voce.

Veneziani

Ma no, della dottoressa! Il suo, di cognome?!

Andreoli, sussurra Veronica. Veronica Andreoli.

Ancora una Andreoli! Giulia, senti, siamo già a cinque oggi! Che giornata! la segreteria si fa più amichevole. Domani alle nove, pesciolina, vieni giù. Porta il documento. Sbrighiamo le carte e poi dal dottore. Che termine sei? Eh, dico, che termine?

Ma Veronica ha già riattaccato. Termini? Se secondo Teresa è solo menopausa!

Giù alla segreteria del consultorio è pieno di confusione. File a serpentina conducono agli sportelli. Dallaltra parte tre donne paffute, ricciolute, che scrivono, si alzano, rovistano tra le cartelle.

Vai, pesciolina! Al secondo piano, pesciolina. Dal tuo medico, pesciolina ripetono le tre ricciolute, sorridendo e affettuose con tutte.

Veronica sospira. Che pensa Federico, di mandarla qui? Magari sarebbe bastato andare dal medico di base. Fare le analisi, un ECG, il sangue Qui ormai è tardi per lei!

Andreoli! Chi è Andreoli? come se intuisse che Veronica vuole darsela a gambe, grida la voce dallo sportello.

Io! Io! Io! rispondono in tante, insieme.

Cerco Veronica! Quella che va da Tamara Veneziani! precisa la voce.

Sono io, ammette controvoglia Veronica.

E allora che fai lì, pesciolina?! Devi essere qui alle nove! Su, vieni!

La prendono, le chiedono il documento, poi la mandano al terzo piano.

Dove vai?! grida una inserviente. Prendi lascensore! Altrimenti sballotti tutto! la indirizza alla fine del corridoio.

Grazie, annuisce Veronica, ubbidiente. Una sonnolenza pesante. E zero appetito. Lomelette che le ha fatto stamattina Vittorio con formaggio e pomodorini le è sembrata stomachevole: aveva un odore strano, di gomma

Al terzo piano le panchine sono tutte piene. Donne giovani, meno giovani, magre, rotondette, con pance più o meno evidenti, o solo per controlli. Tutte immerse nei propri pensieri: qualcuna legge, altre ascoltano musica, qualcuna a occhi chiusi sembra meditare, accarezzandosi la pancia.

Veronica si accomoda in punta di seduta. Avrebbe anche aspettato in piedi, ma non ha forze. Cè afa e un odore stantio di stracci.

Ma perché lavano sempre quando cè folla? pensa Veronica stancamente. Come se la sentisse, linserviente borbotta:

Scusate, ragazze, tirate su i piedi. Stamattina mio nipote, birbone, ha sparso la pappa ovunque Ovunque! fa il gesto. La mamma è qui, a partorire Papà invece lavora a Milano! conclude, vantando la situazione. Ecco perché sono in ritardo. Perdono!

Tira il mocio, le donne senza fiatare sollevano i piedi, dal gabinetto di Veneziani esce una paziente, entra unaltra.

Allimprovviso, dal fondo del corridoio arriva una donna tonda e tosta come un fungo. Il camice le forma pieghe in vita, cammina a passi corti sulle scarpe ortopediche bianche, lasciando strisciate umide.

Tutte la salutano, le sorridono, si sussurrano che se cè Daria Neri, lostetrica, allora tutto andrà bene.

Ah, sì! si ricorda Veronica, è la zia di Federico Sersale…

Romanelli?! ferma il passo Daria Neri. Sempre qui tu?! Ma allora! Hai appena partorito la scorsa volta, mi ricordo della tua bambina: dolcissima. E adesso ci risiamo? Vuoi mettere su un piccolo esercito di femminucce, eh?

La ragazza fa spallucce. Veronica la osserva: non è più giovane, ha già le rughe, ma resta minuta. Quante invidia per quella fortuna di non ingrassare mai e restare sempre graziose.

Va bene così! le sorride Daria Neri. Partorirai ancora. Mio nipote cresce e te lo do in sposo. Un vero ometto! fa un gesto col pollice. Le sorelle Romanelli: bellissime, la più grande danza come una stella! aggiunge a voce alta, e rientra nel suo studio.

Le donne si agitano, chiacchierano piano.

È chiaro che a Daria Neri vogliono davvero bene.

Speriamo mi aiuti anche con la mia, pensa Veronica, e scrive al marito che è in attesa.

Qui mi chiamano tutte pesciolina, e vorrei solo dormire, aggiunge.

Allora dormi, pesciolina. Rilassati. Ti voglio bene.

Veronica sorride. Vittorio è proprio un bravo uomo

Mentre si perde nei messaggi, tutte zittiscono. Guardano verso lascensore. Veronica segue lo sguardo.

Lì davanti, stringendosi la mano fra i denti, avanza una donna alta, spalle larghe, in cappotto sopra alla vestaglia di casa. Inspira forte, si aggrappa ai muri, geme, va avanti. Dietro, un vecchietto minuscolo con una sporta da cui spuntano una baguette e una bottiglia di latte. Getta occhiate terrorizzate alle pazienti e sussurra piano:

Stiamo partorendo Stiamo partorendo

Papà, basta! Papà! Aaah! la donna geme, si stringe la pancia. Chiama Daria Neri, dai!

La voce, forte e piena, rimbomba nel corridoio.

Il vecchio sfreccia in gabinetto: stiamo partorendo stiamo partorendo

Ma che ci siete venuti a fare qui? Meglio al pronto soccorso! mormora linserviente.

Io aaah, la donna sbarra gli occhi, senza zia Daria non partorisco. Lei oggi cè e io parto qui, anche per terra. Aaah!

Scoppia in lacrime, con un tale dolore che Veronica si sente stringere il cuore.

Siediti, siediti, dicono le altre. No, meglio di no, ti fa male. Rimani in piedi, anzi…

Via quel pane! sbuca Daria Neri dal gabinetto. Maria! Tranquilla, hai fatto bene! Coraggio, il bambino è con te! Su, si parte.

La accarezza e la prende in carico, mentre la dottoressa Veneziani, nel suo camice, con enormi orecchini dambra, osserva severa:

Questo è uno zoo! Via gli uomini! Daria, ti prego, resta al tuo posto!

Il vecchietto scappa dietro la barella, facendo tintinnare il vetro contro la sbarra metallica.

Io sono a posto, Tamara. Lo starò qui, tranquilla. Maria, andiamo! Daria Neri stringe la mano della paziente.

Ha cerca di spiegare linserviente.

Ha, corregge meccanicamente Veronica.

Ecco, ha avuto tre gravidanze finite male. Un dolore. Stavolta vive di paura linserviente raccoglie il secchio e si allontana.

Un sospiro corre tra le donne. Qualcuna si mette a pregare. Nessuno sente le urla di Maria nella sala parto, la rapidità con cui Daria accoglie il suo bambino.

Parto precipitoso, diranno più tardi. Nemmeno unora e Maria ha già il figlio. Nasce un bambino cianotico, i neonatologi lavorano, la mamma ascolta in silenzio in attesa del vagito.

Sul viale, il vecchio padre di Maria si abbandona a una panchina, scosso dai singhiozzi. È stato forte finché ha potuto, ma adesso piange, la mano e il cuore fanno male. Nella vita della figlia solo dolore, ma questo figlio lo voleva con tutto il marito. Tre angeli già volati via. Lei aveva smesso di provarci, poi ci aveva ripensato. Il marito, Silvano, non parlava mai e a volte beveva. E ora? Come finirà?

Il vecchio si dondola, singhiozza.

È fatta! Daria corre verso di lui. Ci è andata bene, vecchio mio. Un maschietto, pregate: le prime ventiquattrore sono decisive!

Si siede, sfinita, sulla panchina accanto.

Cosa? chiede lui, raggomitolandosi.

Maria ha partorito. Tre chili e duecento. Andiamo, forza! Avvisa il papà che io non riesco a chiamarlo!

Lui si avvia rapido, benedicendo le finestre della maternità.

Daria resta a guardarli, poi torna lentamente verso il consultorio.

Le impiegate dietro il vetro la salutano.

Daria, prendiamo un caffè? la richiama una.

Magari Ma no, dopo. Mi aspettano, risponde salendo le scale, senza farsi subito vedere dalle pazienti. Scala il piccolo ripostiglio e si siede su una sedia traballante, lasciando andare testa e braccia.

Stanca, pensa Daria. Oddio, quanto sono stanca. Dovrei chiamare Giovanni, vedere come sta, se ha preso le medicine. Ma no, non ho le forze. Giovanni inizierà a rimproverarmi che devo lasciare il lavoro. Meglio di no. Tamara è bravissima, sì, ma troppo severa. Le ragazze sono tutte fragili, impossibile lasciarle sole. Ecco, meno male che Maria ha partorito bene. Una vittoria.

Daria si rialza, si sistema i capelli allo specchio, si fa coraggio e torna in reparto.

Il corridoio è ormai vuoto. La dottoressa Veneziani ha visitato tutte, dato consigli, mandate a casa.

Solo Veronica, accasciata contro una palma artificiale, dormicchia in un angolo.

Ehi! sollevando una palma, Daria la chiama. Ehi, piccola, che ci fai qui? Abbiamo già pronto il rametto di ginepro per te e tu non arrivi…

Veronica si rianima, si stropiccia gli occhi. Sì, che ci fa ancora lì?

Sono in lista. Me lha consigliata Federico Sersale, si scusa, uscendo dal suo rifugio.

Bulgari? si informa Daria, riassettando il camice.

No, il mio direttore, Federico…

Ah, Federico! Ma mi confondete. Bulgari, Bulgari… Venga pure. Ma perché la dottoressa non lha chiamata?

È andata via. Sto aspettando, arrossisce Veronica.

E qual è il problema? domandandola facendola accomodare.

Mah… tutto. Mi basta qualche pastiglia, qui mi sento sempre su di giri e ho caldo.

Caldo, dici? si infila i guanti, la invita sul lettino.

Sì. Prima ero sempre allegra, ora piango facilmente. Ieri ho trovato un vecchio orsetto di peluche, con una zampa staccata. Mio figlio rideva mentre io la ricucivo piangendo. Ridicolo, vero?

Daria sgrana gli occhi. Peluche, zampette. È da tanto che non vede una paziente così dolce.

Quarantatré anni, dici? la fissa mentre Veronica si commuove ricordando di nuovo lorsetto.

Sì. Anche mia madre lha avuta presto, confessa.

Della mamma non so, ma venga qui, la richiama vicino alla finestra. Oggi dimettiamo una signora con due gemelli, che fatica ha fatto, eh? Ma tutto bene. E se anche lei fa la brava, tra otto mesi la saluto con il suo pacchettino. Eh? Che ne dice?

Daria posa la mano sulle spalle di Veronica.

Ma dove vuole mandarmi? Mi hanno promossa, devo andare a Bolzano, mio figlio è alluniversità, ci sarebbe un viaggio, e e sono vecchia!

Vecchia no, ride Daria. Ma rispetto a me, è una rosa. Vuole interrompere?

Veronica si aggrappa istintivamente al ventre, scuote la testa.

E allora? Non vuole essere primipara attempata?

Davvero. Come faccio con un figlio ora? Quando crescerà io

Lei? Quindi vorrebbe una bimba? Qui passano centinaia di donne ogni giorno, giovani e meno giovani, ciascuna con piani e problemi, chi felice, chi smarrita. Il momento giusto non cè mai davvero: lavoro, traslochi, crisi, studi E poi succede. Ognuno decide per sé. Le lascio gli esami da fare e lecografia. Di Federico non dirò nulla, stia tranquilla. Tutto ok, la nausea arriverà presto. Torni a dormire. Poi sceglierà.

Quando Veronica Andreoli se ne va, la dottoressa Veneziani rientra, legge la cartella.

Primipara attempata. Avrei dovuto prescriverle il test! Poi ci arriva chissà chi scuote la cartella. Sarebbe meglio se non partorisse.

Daria Neri scrolla la testa.

Tamara, non è una tua parente. Quella ragazza vivrà quello che le è destinato. Andiamo a prendere un tè! Ci sono cose belle in giro, non intristirti.

Il nipote di Tamara è nato con gravi problemi cardiaci, sua madre aveva quarantanni. Per quello Tamara soffre: non può aiutarlo

Daria e Tamara escono dallo studio. Hanno dieci minuti per tirare il fiato… Poi ricomincia il via vai. È dura. Fra rischi, nonostante e contro ogni previsione: la gravidanza arriva nonostante i no, il destino, le difficoltà. Nessuno può garantire che tutto vada bene. Ma la forza va avanti.

Allora chi, se non noi?! ride Daria rivolgendosi a Tamara. Mani capaci e testa lucida, ci siamo! Al resto ci pensa il Paradiso. Ah, Tami, ma che pesche ieri mi ha portato Giovanni! Vieni dopo il turno? Offro io!

Tamara annuisce. Sì, bisogna svagarsi. Solo un po di malinconia dautunno!…

Veronica, con il naso arrossato, chiede a Vittorio di riportarla a casa.

Che ti hanno detto? le passa il caffè Vittorio. Vitamine?

Veronica tace, lo guarda spaesata.

Allora, che devo comprare? Parla!

Lui scalpita, sentendosi impotente.

Io a Bolzano non vado, confida Veronica. Arriverà la nausea, non ce la faccio.

Ma la nausea a questa età?

Succede uguale.

Vittorio sussulta, mette la macchina in sosta, scende agitando le mani.

Ma non sei contento? si affaccia Veronica. Sembra quasi abbia portato a casa un cucciolo.

Io non lo so, Veronica, balbetta lui. Lo nutriremo, su questo non si discute. Ma sarò un buon padre? Farò le cose giuste? Magari vorrebbe giocare a calcio, a pesca Io odio lhockey. E se gli piacerà? Paolo non lo sopportava, ma lui? Allora, quanto manca? Veronica, sono confuso

Restano lì, nel parcheggio accanto a un bar. Discutono di chi nascerà, di cosa vorranno fare, ricordano linfanzia di Paolo…

Veronica a Bolzano non ci è mai andata, e neanche ha avuto la promozione. La gravidanza, la nascita di Tiziana, i suoi primi anni, sono stati intensi come mai. Con Paolo era stato tutto più semplice, veloce; con Tiziana invece voleva fermare il tempo. Amava godersi i dettagli di ogni giorno, non aveva fretta. Finalmente si è sentita mamma sul serio, coccolata dalle mani di zia Daria e dalla premura di Vittorio, e con la sua pesciolina tra le braccia. Un miracolo vero, che bisogna imparare a riconoscere…

Il direttore ha borbottato, poi si è sciolto. Veronica è una brava donna, una brava collega e capo. Ma è anche, e prima di tutto, una donna Poi, quando tornerà, chissà che sarà rimasto del posto: lazienda sarà cambiata cento volte, e lei dovrà ripartire da capo. Scelta sua, ma prezzo suo. Federico è stato chiaro, ma lei ha solo fatto spallucce: così devessere, daccordo.

Teresa, davvero, non capiva. Rimettersi in gioco, carrozzine, poppate. Veronica era interessante, adesso invece

Non si sono più chiamate, lamicizia si è consumata.

Paolo ha preso la notizia con matura tranquillità. Ha fatto una battuta, ha detto che dovrà occuparsi di qualcuno ma ora Tiziana la adora, la vizia, le legge, la insegna a disegnare.

Meno male che avete deciso! una volta ha detto, facendo cenno alla sorellina. Avrò qualcuno a cui confidarmi. Ora è piccola, ma tra cinque o sei anni diventerà una donna tutta dun pezzo, con idee sue!

Deciso? Labbiamo solo fatta nascere. Non è un cagnolino, sorride Veronica. E poi non pensare a discutere di me con lei! Tiziana mi ama e mi riferirà tutto! ride. Ma hai ragione su una cosa: almeno non sono più sola in casa come donna. Ci faremo compagnia! Parleremo di romanzi, guarderemo serie TV insieme

Vittorio alza gli occhi al cielo, Paolo si lamenta, e Tiziana sorride allegra. Che fortuna che sia arrivata in questa famiglia! Bisogna ringraziare la vitaE così, di sera, quando la casa si spegne piano tra i rumori familiari la televisione in sottofondo, il ticchettio della lavatrice, le sedie che scricchiolano sotto il peso delle ultime conversazioni Veronica si ritrova tra le lenzuola, Tiziana addormentata accanto, con la manina calda abbandonata nel palmo della madre.

Fuori, la pioggia batte appena sui vetri. Nel buio le sembra quasi di sentire un mare lontano, le onde che si rincorrono allinfinito.

Non ha più paura di restare indietro, di perdere occasioni, di scivolare nel budino della stanchezza. Tutte le scelte fatte, anche quelle che sembravano errori, ora le brillano addosso come scaglie argentate: la sua vita, unica e imperfetta, imprevedibile come il salto di un piccolo pesce fuori dallacqua.

Apre pianissimo gli occhi Tiziana, sussurra qualcosa che sembra un sogno: «Mamma, oggi hai sorriso tanto. Domani sorridi ancora, vero?»

Veronica le bacia la fronte e annuisce, perché sì, domani sorriderà ancora. E dopo domani. E dopo ancora. Finché il tempo le vorrà bene.

Là, nel buio, sente Vittorio che si gira nel letto accanto, e da lontano la voce di Paolo, basso, rassicurante, che le dice ancora una volta: «Notte, mamma.»

E Veronica pensa che sta bene così. Si sente leggera, sospesa tra sonno e veglia, tra passato e futuro. E in quel preciso istante, mentre una pioggia sottile continua a benedire la notte, si accorge di amare tutto: la stanchezza, le fatiche, i silenzi, le parole nuove, la fortuna strana e perfetta di essere una volta di più pesciolina.

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Sentito attraverso la finestra