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La chiamata arrivò allalba, ma Ginevra non dormiva ancora.
Stava per andare in ospedale a trovare il marito, piegava la biancheria pulita e preparava il pranzo di casa. Anche se sapeva che lui mangiava a malapena, la raccoglieva lo stesso, convinta che ogni cucchiaino dalle sue mani fosse un dono.
Il giorno prima, il marito aveva poggiato la sua mano ancora magra e ossuta sul suo palmo e, con voce flebile, le aveva detto:
Ginevra, perdonami per tutto. Nella mia valigia da viaggio ci sono dei soldi, molti, per te e per Matteo. Cè anche una lettera, leggila
Perché dovrei perdonarti? Non mi hai mai offeso trattenne a malapena le lacrime Ginevra, ma davanti a quegli occhi stranamente freddi e pungenti sussurrò con le labbra ribelli:
Ma che dici! Se è così che vuoi, ti perdono per tutto, per tutti i tuoi peccati volontari e involontari, caro Gennaro!
Con lultimo Gennaro il marito fece una smorfia e chiuse gli occhi, forse per il dolore. Laveva proprio logorata, tra le carezze, i pasti e ora questi discorsi.
E presto torneremo a casa, tutto andrà bene mentì Ginevra, perché voleva credere anchessa.
Capì però che non voleva più nulla, che era stanco e forse si stava addormentando. Si alzò silenziosa, uscì in punta di piedi e chiuse la porta alle sue spalle
Quella mattina il telefono squillò di nuovo. Ginevra rabbrividì al suono, capì subito cosa era successo.
Le comunicarono che il marito era morto quella notte, stremato
Solo dopo il funerale Ginevra ricordò della valigia, che fino ad allora le era sfuggita.
Il figlio era sconvolto, non poteva accettare che il papà non ci fosse più. Matteo aveva appena undici anni, ma piangeva come un bambino, fino a quasi andare in crisi, anche se sapeva che il padre era gravemente malato. Ginevra riuscì a calmarlo a malapena.
Lei stessa era come una pietra di ghiaccio per il dolore, operava a pressione, in modalità automatica, mentre nella sua mente rimbalzavano i ricordi di lei e Gennaro
Si erano sposati quando Ginevra aveva trentanni e tutte le amiche erano già maritate. Gennaro era stato innamorato di lei fin dal principio, e lei lo avvertiva. Lei, però, non lo amava ancora come ora. Lo trovava affidabile e gentile, e capì che doveva accettare. Le amiche la incoraggiarono: Un uomo così non lo troverai più, finirai per rimpiangere! così Ginevra decise di dire di sì. Lui le piaceva sia per laspetto che per il carattere, cera quel mistero, quella cosa non detta che le incuriosiva. Un po chiuso e taciturno, ma per Ginevra si sforzava di fare di tutto.
Le portava fiori, gioielli; il suo amore la faceva sentire speciale, e le amiche ne erano persino un po invidiose.
Gennaro lavorava molto, viaggiava spesso per lavoro, il che era una bella occasione per la coppia. Era lunico uomo del reparto, mentre le colleghe si lamentavano dei figli e dei viaggi. Gennaro portava a casa regali dai viaggi. Peccato che i figli fossero arrivati tardi; il figlio era ancora piccolo e ora doveva crescere senza papà
Lultima trasferta di Gennaro cambiò tutto. Partì con grande gioia verso la sua città natale, un paesino di provincia dove aveva trascorso linfanzia. Si vedeva già a rivedere amici dinfanzia, ma ogni volta che provava a raccontare qualcosa a Ginevra scoppiettava a ridere nervosamente, promettendo di farlo più tardi.
A quel posto però ebbe qualche problema, si trattenne più del previsto. Al ritorno apparve a Ginevra quasi un estraneo, con uno sguardo duro, unespressione tagliente. Dallultimo lavoro fu licenziato, disse che non voleva più tante rogne e trovò subito un nuovo impiego, una decisione che non aveva mai preso così in fretta.
Con Ginevra si comportò come se fosse la prima volta che si incontravano. Era affamato di vita, come se una nuova energia fosse scoppiata dentro di lui. Lei sentì di non conoscerlo più. Qualcosa di serio doveva essere successo in quella trasferta, qualcosa che lo aveva trasformato, rendendolo più virile e facendola amarlo ancora di più.
Per la prima volta Ginevra percepì in lui un vero uomo, e, per ironia della sorte, se ne innamorò follemente. Le amiche le chiedevano se fosse un nuovo fidanzato, ma Ginevra capì presto che era incinta, e lamore inaspettato la fece sbocciare come una rosa di primavera. Si cominciò a scherzare su quarantacinque anni e una ciliegina
Quando nascque Matteo, Ginevra si sentì al settimo cielo. Aveva un figlio e un marito che, a quanto pare, la amava più di prima.
Per dieci anni furono inseparabili, godendosi la vita. Gennaro non partiva più per lunghi periodi.
Questi dieci anni furono i più felici di tutti.
Poi Gennaro si ammalò, una fase avanzata, non operabile
Mamma, lo zaino è rotto e le scarpe lo interruppe Matteo, tirandola fuori dal pensiero malinconico. Devo rimettere insieme lo zaino, prendi le scarpe vecchie finché non arriva lo stipendio la settimana prossima, gli rispose Ginevra, ricordandosi delle parole del marito sulla valigia piena di soldi.
Forse era già così malato da aver confuso i sogni con la realtà, ma forse doveva dare unocchiata. Tirò fuori dal fondo dellarmadio una vecchia valigia, mai più usata. Laprì e quasi la fece cadere dalle mani: dentro cerano pacchi spessi di banconote legate a gommini. Da dove arrivavano quei soldi?
Accanto cera una busta. Ginevra ricordò la lettera. La aprì, iniziò a leggere, e ad ogni riga la sua vita sembrava unillusione.
Rilese la lettera tre volte, ma non riusciva a digerirla. Chiamò Matteo, doveva distrarsi:
Andiamo al centro commerciale, papà ha messo da parte dei soldi per ogni evenienza, così compreremo scarpe, zaino e anche qualche camicia nuova.
Matteo rise e si rattristò allo stesso tempo, pensando al papà.
Ginevra prese qualche banconota, ripose la valigia in un angolo, e iniziò a rimuginare su ciò che aveva scoperto.
Durante il viaggio in autobus con il figlio, rileggeva mentalmente le parole della lettera
Ti ho amato, Ginevra, ma anche lui ti amava molto.
Eravamo due fratelli gemelli: Gennaro era il più giovane, io, Vito, lo più vecchio di quindici minuti.
Gennaro era più debole, ma mi irritava la sua volontà. Studiò meglio di me, andò a studiare in capitale e ci rimase, mentre io mi buttai subito al lavoro, finii in un giro losco e presi la condanna. Forse è stato un bene che nostra madre non vivesse più.
Mi portarono via, e Gennaro mi raccontò che si era sposato con la ragazza più bella del mondo, con te. Mandò foto, e appena ti vidi capii che era finita, mi perseguitavi nei sogni. E mi venne lodio: perché a lui tutto, a me nulla?
Il sentimento ribollì, come se mio fratello avesse rubato il mio destino, lasciandomi senza nulla di buono.
Poi il risentimento si placò, ma quando scoprii che Gennaro non aveva mai detto a te del fratello, mi vergognai così tanto da perdere la ragione.
Mi cancellò dalla vita, come se non fossi mai esistito.
Quando uscii, Gennaro venne in città per una trasferta, voleva fare pace, mi disse che mi avrebbe spiegato tutto, che era stato sbagliato. Bevve con me per lamicizia fraterna, ma poi
Gli fu male, da sempre fragile, e non capii subito. Quando mi resi conto che non respirava, quasi lo faccio a me stesso.
Chiamai lambulanza, la polizia, e nel frattempo decisero di cambiare i documenti.
Così divenni non più Vito, luomo solo senza amici né moglie, ma Gennaro.
Perdonami, Ginevra, non ho mai avuto il coraggio di raccontartelo, temei di perderti. Perdona
Vendetti lappartamento, era quello dove nascemmo, e i soldi sono di quellappartamento, perdona
Tuo marito Vito, voglio che tu sappia il mio vero nome
Ginevra non sapéva come accettare tutto e cosa fare. Doveva dirlo a Matteo? Il ragazzo non aveva scritto nulla del genere, e forse si spaventerebbe.
Alla fine decise che la verità non serviva a Matteo. Lui amava suo padre e suo padre lo amava; che rimanga così nel suo cuore e nella sua memoria.
Ginevra e suo figlio Matteo
Ginevra visita spesso i cimiteri di Vito e di Gennaro, viaggia nella loro città, si ferma, parla della sua vita, piange e chiama ognuno per nome, così almeno le loro anime potranno trovare un po di pace.
Le loro vite rubate, fuse in una sola, non potranno più cambiare





