Mamma, ormai hai compiuto 65 anni. Devi andare dal notaio e sistemare il testamento della casa, incalzava mia sorella durante una visita.
Una settimana fa è stato il compleanno di mia madre, sessantacinque anni. Non desiderava festeggiamenti rumorosi; semplicemente ci ha invitati per una tranquilla serata in famiglia, seduti attorno al tavolo della sua casa in campagna. Le ho portato un mazzo di rose bellissime, un caldo accappatoio e delle ciabattine in coordinato. Dentro una busta ho messo anche tremila euro, che le possono sempre tornare utile.
Purtroppo mia moglie e i bambini non sono riusciti a venire. Mio figlio aveva la febbre, mia figlia una gara di nuoto e Rita era stata mandata urgentemente in trasferta a Milano. Però i bambini avevano disegnato un grande quadro per la nonna: tutta la famiglia dipinta insieme davanti alla casa di mamma.
Al paese era arrivata anche la mia sorella minore, Valeria.
Senti, ho dimenticato di comprare qualcosa per mamma. Dille che laccappatoio è da parte mia e tua, mi sussurrò.
Va bene. Ma come hai fatto a dimenticarti il suo compleanno? È un bel traguardo.
Eh, Carlo, sai che problemi ho al lavoro! sbuffò.
Mia sorella non è mai stata una persona troppo indipendente. A diciannove anni ha avuto una figlia con un ragazzo conosciuto in una notte estiva alla sagra del paese, ma lui lha subito lasciata e non le riconosce niente. Io allora lavoravo nei cantieri, ogni tanto le mandavo un po di soldi per spesa, latte in polvere e vestiti per mia nipote.
Mi sono persino occupato di trovare un posto allasilo per Cristina e un lavoro da commessa per Valeria nel negozio di un mio amico. Ma ha resistito solo tre mesi prima di mollare tutto.
Da allora, campa con lavoretti saltuari: ogni tanto fa le unghie in un salone di bellezza, oppure allunga ciglia alle clienti. La scorsa estate è partita per la Svizzera a lavorare in una mensa e ha lasciato la bambina affidata alla mamma. È tornata dopo tre mesi con appena settemila euro, che ha subito speso in sciocchezze: si è comprata lultimo modello di cellulare e un portatile nuovo per la figlia. Io quella cifra la guadagno in un mese adesso, ma lavoro sodo.
Mamma era al settimo cielo per la nostra visita; aveva preparato prelibatezze daltri tempi. È venuta anche la sua vicina, la signora Teresa, e la zia Rosetta.
Ma la festa finì tra le recriminazioni. Valeria, davanti a tutti, aveva voglia di parlare proprio della casa.
Mamma, a chi lascerai la casa?
Valerina, che domande fai? Dividerete tutto alla pari, rispose la mamma spiazzata.
Come alla pari? Carlo ha già il suo appartamento e pure unattività. Io, invece, sono ancora in affitto. Per lui che senso ha questa vecchia casa?
Mia sorella parlava come se mamma dovesse morire domani. Nemmeno un briciolo di discrezione di fronte agli ospiti.
Valeria, non è il momento. Non rovinare la serata.
E quando, allora? Mamma, hai sessantacinque anni. È ora di sistemare le cose. Meglio andare dal notaio e farmi una donazione.
La zia Rosetta quasi si strozzò col tè sentendo quelle parole. Non ho resistito a quella sfacciataggine: lho presa per un braccio e lho portata in cucina.
Ma sei impazzita? Come puoi parlare così a tavola? Hai già seppellito la mamma? Ti rendi conto?
Carlo, fatti i fatti tuoi! Ho tirato su mia figlia da sola, tu non ceri mai…
Da sola? Dimentichi quei soldi che ti portavo, e la mamma che badava a Cristina? Guarda che ti do uno schiaffo che finisci contro il muro!
Valeria mi ha guardato con odio, ha preso Cristina e se nè andata senza salutare. Poi mi ha minacciato, dicendo che mi avrebbe denunciato. Ma ormai le sue minacce mi scivolano addosso.
Mamma, però, soffre tantissimo per Valeria. Da allora, mia sorella impedisce a Cristina di vedere la nonna, non risponde nemmeno al telefono. Tutta questa amarezza per una casa. Mamma piange in silenzio, si stringe la mano al petto.
Io non so più cosa fare con Valeria. È una donna adulta e si comporta peggio di una bambina viziata.
Cosa fareste al mio posto? Dovrei cercare la riconciliazione, o lasciare che sia il tempo a sistemare le cose?







