Tornerò, te lo prometto
Ma come, non cè più?! Siete sicura? Diego fissava smarrito la donna che gli sbarrava la porta dellalloggio universitario. Cercava di afferrare se quella fosse la verità, o solo un malinteso…
Sì che lo sono! Non cè niente da aspettare qua, ragazzo… ribatté brusca la portinaia, avanzando qualche passo per spingerlo via dallingresso.
*****
Ehi! Ma cosa stai combinando?! urlò Diego, rischiando per la sorpresa di far cadere la pentola di pasta che teneva in mano.
Si voltò proprio mentre il muso impudente di un grosso gatto rosso, arrampicatosi su una sedia e in piedi, tentava di spingere dal tavolo una lattina di carne in scatola.
Proprio così: di buttarla giù!
Una zampa sul tavolo, con laltra faceva scivolare decisa il barattolo di vetro verso il bordo. Sicuramente sperava che, appena la lattina col “ripieno prelibato” fosse caduta a terra e si fosse infranta, lui avrebbe fatto appena in tempo ad acciuffare qualche tocchetto di carne e svignarsela.
Ma venne colto in flagrante.
Miao! protestò il rosso, saltando giù dalla sedia e indietreggiando verso luscita della cucina, per sicurezza.
Nei suoi occhi nessun segno di rimorso. Anzi, era sinceramente contrariato che il suo piano geniale fosse fallito.
E come non esserlo? Il “cenone” di stasera, insomma, era da rimandare…
Miaao! fece di nuovo il gatto, fissando Diego che sera già affrettato a mettere il barattolo al centro del tavolo.
Poi il ragazzo depose la pentola con la pasta, continuando a squadraare quell’intruso con unaria interrogativa: da dove era spuntato fuori quel micio?
Anche il gatto doveva pensare la stessa cosa: lui, Diego, non lo aveva mai visto, prima dora.
E tu? Da dove sbuchi? chiese Diego, facendo un passo verso il felino. Chi ti ha lasciato entrare nella residenza?
Miao!
Il gatto abitava nella residenza degli studenti da oltre un anno, legalmente.
O meglio, sopravviveva come poteva…
Si accontentava in genere degli avanzi che gli studenti lasciavano nei bidoni, ma quando la fame si faceva sentire davvero, non esitava a rubacchiare dal tavolo appena vedeva unoccasione.
Daltronde si sa, in una famiglia grande bisogna tenere le orecchie dritte. E il rosso non era secondo a nessuno.
Al minimo rumorino sospetto in cucina, scattava: partiva per la sua “caccia”.
Gli studenti non approvavano le sue abilità ladresche, ma comprendevano. In fondo, erano sempre affamati anche loro.
E non lo cacciavano mai fuori, benché a volte fosse insopportabile, perché il gatto, al contrario, teneva lontani topi e ratti che ogni notte cercavano di entrare. Certo, meglio un ladro baffuto che uninvasione di roditori.
Insomma, gli ospiti dellalloggio sopportavano gli atti del micio, e lui, di rimando, accettava la loro compagnia.
Solo i primi anni, appena entrati, non erano consapevoli di questa tacita alleanza. Proprio come Diego.
Aveva pensato di scacciare quellanimale e avvertire la portinaia, ma non fece in tempo.
Diego, che urli? affacciò la testa in cucina Sergio, il vicino di stanza.
Lui era lì già da tre anni al corso, ormai veterano.
Cè il gatto che è entrato in cucina e fa il diavolo a quattro, voleva buttare giù la carne dal tavolo spiegò Diego. Ma ti rendi conto?
È liscio così, il Rosso! rise Sergio, rivolto al gatto. Ultimamente viene a rubare spesso, conclude. È rimasto solo tutta lestate, mica si è trovato bene…
E perché Rosso?
Perché, Sergio si grattò la testa, dopo che passa lui, non resta neanche una briciola! Da lì il nome. Divertente, no?
Sì, direi… Ma i gatti mica si possono tenere allinterno. Mi pare sia vietato dal regolamento. Fosse per la portinaia, ce la farebbe vedere brutta.
Sì, è vero. Ma la portinaia stessa ci ha detto che Rosso è il nostro micio e può restare. Tiene lontani i topi, rende un servizio. Per lui hanno fatto uneccezione.
Un bel servizio… Per poco non salta la mia cena sospirò Diego. E poteva anche ferirsi con il vetro! Sciocco!
Ma non è successo nulla! sorrise Sergio. E quanto a lui: non sottovalutarlo. È un gatto molto intelligente. E furbo…
Un ladro come tanti… borbottò Diego.
Dai, Diego, non è colpa del gatto, è la vita che è difficile Comunque, tieni docchio la tua cena dora in poi, ma non fargli del male! Altrimenti la portinaia ti sbatte fuori lei, altroché.
Che se lo prendesse lei, allora!
Magari… Ma non può. A casa ha già cinque forse sei gatti trovati per strada.
Davvero?… Mai capito quelli che tengono tanti gatti in casa…
Lei li ama, tutto qui.
Uscito Sergio, Diego aprì il barattolo di carne, si servì con la pasta, e cominciò a cenare.
Il gatto si era avvicinato alla finestra, seduto, con gli occhi puntati su Diego… o forse sulla carne che pescava ogni tanto dal barattolo.
Sei affamato, eh? chiese Diego.
Il Rosso sbuffò. Ci mancava…
Scusa, scusa… domanda stupida rise Diego. Dai, ceniamo insieme?
Diego divise in due pasta e carne, il gatto lo guardava sbalordito: Davvero questo umano vuole dividere la cena con me? O è uno scherzo? Se mi sta prendendo in giro, gli porterò topi davanti alla porta per un anno intero!
Ma appena Diego posò la ciotola di pasta e carne a terra, Rosso capì che era tutto vero.
Non fosse stato un maschio forte, si sarebbe commosso. Pensare che un umano condivide la cena con me Questo non è un uomo, è un OMONE!
Non era abituato, gli altri studenti con lui dividevano il cibo solo a Natale e Ferragosto. Invece quel ragazzo era diverso. Forse più buono.
Da quel momento, il gatto provò subito simpatia per lui. E dopo una cena così, lo adottò come uno di famiglia.
Nacque così spontanea e sincera una vera amicizia uomo-gatto.
Diego condivideva la sua cena con il Rosso senza chiedere nulla in cambio; e il gatto lo amava solo per quello che era.
Allinizio si vedevano solo in cucina e, qualche volta, nel corridoio. Poi, di punto in bianco, Rosso decise di presentarsi direttamente in camera. Una sera bussò con la zampa, e appena Diego aprì, scivolò dentro col muso in aria, senza chiedere il permesso.
E a che scopo? Se la porta è aperta, per un gatto è casa.
Ormai, la sera, stavano spesso insieme sul letto. Anzi: Diego si sdraiava, e Rosso si stendeva su di lui, pancia contro pancia. Era la sua posizione preferita; Diego lo lasciava fare e, anzi, lo accarezzava a lungo sulla testa.
Diego stava iniziando a capire quelli che adottano più di un gatto.
Lunico pensiero che lo turbava era lidea che, prima o poi, gli avrebbero messo un altro studente in camera E allora Rosso sarebbe dovuto tornare in corridoio: non tutti vogliono un micio in stanza.
Ma con sua sorpresa, questo non accadde.
Un giorno, la portinaia, sapendo che Diego aveva accolto il gatto in camera e lo nutriva regolarmente, lo chiamò da parte e gli sussurrò:
Vivete tranquilli, ragazzi! Non farò entrare nessun altro con voi. E, Diego, grazie davvero.
Di cosa?
Di essere stato un vero uomo. Ho chiesto tante volte agli studenti di prendersi cura del gatto, ma tutti hanno fatto finta di niente. Tu sei stato lunico che si è preso questa responsabilità.
Così Diego continuò a vivere col suo amico felino.
Ma siccome odiava chiamarlo Rosso, gli diede un nuovo nome: Nino.
Al gatto, in fondo, non cambiava niente, ma per cortesia miagolò più volte quando Diego lo chiamò così.
Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto! esultò Diego. Allora, cena insieme?
Miaoo!
Insomma, tutto filava liscio fra loro. Vivevano in perfetta sintonia, e Diego era ormai sicuro che, una volta laureato, avrebbe portato Nino con sé: si era affezionato troppo.
Ma inaspettatamente, nellultimo anno, apparve nella sua vita Anita.
Non che fosse così imprevedibile si erano già incrociati nei corridoi, anche se lei viveva a un altro piano della residenza.
Fin lì solo rapporti da vicini.
Ma a Capodanno, fra brindisi e fuochi, si trovarono davvero vicini: fu lei a chiedergli aiuto per accendere una stellina scintillante. E in quellattimo scattò tra loro una scintilla. O meglio, parecchie!
Nacque una storia intensa che fece perdere la testa a Diego, il quale iniziò a passare tutto il suo tempo libero con lei, trascurando Nino.
Il gatto, di rimando, non la prese bene.
Quando vedeva Anita, sibilava rumorosamente e fingeva di avercela a morte; una volta che i due si erano chiusi in camera lasciandolo fuori, Nino cominciò a graffiare la porta e perfino a saltarci contro, come per buttarla giù.
Ma la volete calmare quella bestia?! urlarono i coinquilini delle stanze vicine.
Diego dovette far rientrare il gatto e scusarsi con Anita.
Lei, offesa, uscì, mentre Nino, spudoratamente felice, la seguì con lo sguardo di chi ha vinto.
Nino, non si fa così! provò a spiegare Diego. Ti voglio bene, ma anche lei mi piace. Magari il futuro ci riserva qualcosa. E tu ostacoli tutto!
Miao! rispose impassibile Nino.
Il gatto tentava a modo suo di spiegargli che Anita non era la ragazza giusta per lui Ma Diego il linguaggio felino proprio non lo capiva.
In ogni caso, capì che Nino aveva ragione solo dopo: quando, dietro richiesta di Anita, scrisse la sua tesi di laurea al posto suo, e subito dopo lei sparì dalla sua vita.
Perdonami, Nino, non ti ho creduto… Pensavo solo che fossi geloso, ma volevi solo evitarmi una delusione.
Miaoo… rispose bonario il gatto, andandosi a sdraiare felice sulle sue ginocchia, iniziando a fare le fusa.
E giunse infine il momento di lasciare la camera: Diego non era più studente, ma neolaureato.
Signora Angela, si rivolse alla portinaia, può badare a Nino per un po? Devo trovare lavoro e una casa, magari passare dai miei. Quando avrò sistemato tutto tornerò di sicuro, glielo prometto.
Va bene Diego. Non preoccuparti, sorrise Angela. Sono sicura che Nino ti aspetterà fedele. Vero, Nino?
Ma stavolta il bavoso non rispose: aveva negli occhi un velo di malinconia, come se sapesse che qualcosa stava per cambiare, ma ancora non comprendeva cosa.
Comportati bene, Nino! gli disse Diego, accarezzandolo più volte con affetto.
*****
Da allora passarono sei mesi. Purtroppo la madre di Diego si ammalò gravemente e lui fu costretto a restare più a lungo nel suo paesino in Emilia per starle accanto.
Quando finalmente tornò a Bologna riuscì sorprendentemente in fretta a trovare lavoro e una casa in affitto a buon prezzo. La padrona di casa si dimostrò gentilissima.
Alla domanda Posso portare con me un gatto buono e tranquillo? lei aveva accolto con entusiasmo:
Ma certo! Anche io ho tre micioni a casa. È una gioia averli, creda!
Così, finalmente, Diego si diresse allex collegio per ricongiungersi a Nino. Non vedeva lora.
Chissà se ruba ancora la cena ai ragazzi? pensava, salendo i gradini dellingresso.
Dove andate, giovane? Si entra solo col permesso! lo bloccò una donna dal viso duro e sopracciglia inarcate.
Buongiorno, dovè Angela? chiese Diego, perplesso.
Angela chi? È una studentessa?
No, la portinaia. Lavorava qui, non la conoscete?
Ah, quella Angela… Ma non lavora più qui, ha lasciato per motivi di salute.
Come sarebbe?
Si è licenziata qualche mese fa. Ora la portinaia sono io. E senza permesso qui non entra nessuno. Regolamento!
Diego non se lo aspettava. Ma, pensò, sei mesi sono lunghi, tutto può accadere.
Senta, sono venuto a prendere il mio gatto. È un rosso, grosso, viveva qui. Posso riprenderlo?
Non ci sono gatti qui, vietato!
Ma mentre ero studente cera! Condivideva la stanza con me.
Forse cera. Ma ora non cè più. Lho mandato via. Niente musi pelosi, chiaro?!
Da quanto?
Da quando? Eh, prima dellinizio delle lezioni. Non lo cerca: qui non cè più e non può neppure restare nei dintorni, regolamento. Fuori! Ora, avanti!
Diego avrebbe voluto obiettare, ma poi lasciò stare: quella donna faceva solo il proprio lavoro.
Uscì dai cancelli e si guardò attorno, sapendo che le probabilità di trovare Nino erano quasi nulle. Un gatto non aspetta sei mesi…
Magari si era spostato altrove o qualcuno aveva avuto la fortuna di adottarlo. Speriamo.
Se fosse rimasto in strada… era terribile.
Se avessi saputo così, non lavrei mai lasciato si rimproverava, osservando i gatti randagi, nella speranza di scorgere Nino. E se non ci fosse più?
Il pensiero lo gelava. Nino non era solo un grosso gatto rosso: era un amico vero.
Non cè nulla di peggio che perdere un amico.
Guarda come sei capriccioso! Oggi niente pasta e carne per te! Mangia quello che cè!
Diego si voltò di scatto verso il richiamo. Lungo il marciapiede camminava un grosso gatto rosso, diretto proprio verso di lui.
Poco distante, una nonna porgeva un piatto avanzato. Sera capito: era lì per dargli da mangiare, ma lui rifiutava. Dinverno, però, i pretendenti non mancavano. Altri gatti si affollarono attorno, strofinnandosi alle sue gambe in cerca di cibo.
Il rosso, invece, proseguiva sicuro verso i cancelli, ignorando tutto.
Nino… sussurrò Diego timidamente.
Il gatto si arrestò, sollevò di scatto la testa e rimase immobile.
Rimasero così, a guardarsi negli occhi. Immobili, come se temessero di sbagliarsi, come se dovessero riannusarsi.
Poi Diego, asciugandosi una lacrima, corse da Nino, e il gatto, nello stesso istante, saltò incontro a lui.
Diego lo prese al volo tra le braccia, stringendolo fortissimo e sorridendo. Sono tornato. Sono tornato per te sussurrava tra i singhiozzi.
I passanti si fermavano, sorridendo. Sorrise anche la nonna con il piatto.
Ma allora è vostro il micio?
Sì, è il mio annuì Diego.
Come ha fatto a finire per strada?
Diego raccontò ogni cosa e la nonna lo ascoltava in silenzio.
La vita è strana, commentò infine lei. Eppure tanti hanno provato a portarselo via.
E allora?
Non è mai voluto andare con nessuno. E a parte pasta e carne, non mangia nulla. Non so come abbia fatto a resistere.
Ah, Nino è fatto così, ha il suo carattere. Grazie di esservi presa cura di lui.
Grazie a voi, ragazzo. Ci sarà un randagio in meno per strada. Buona fortuna!
Andiamo Nino, torniamo a casa? Ti preparo pasta e carne: si mangia insieme.
Miaaao! rispose felice il gatto.
Poi si strinse a Diego e fece le fusa piano, piano. Il suo umano era tornato per lui e insieme, finalmente, si avviarono verso la loro nuova casa.






