Il giorno in cui cadde la neve

Il giorno che ha iniziato a nevicare

Leonardo Bianchi sedeva su una panchina e sorrideva beatamente.

Dal cielo basso, pesante, carico di nuvoloni densi e freddi, cadeva la neve, la prima di quellinverno, dopo due mesi asciutti. Nevicate fitte, i fiocchi volteggiavano in tutte le direzioni, ora sospinti dal vento di lato, ora trascinati in alto, dimenticandosi persino della gravità.

La neve aveva già coperto il suo cappello come panna montata, avvolto le spalle con un velo soffice, che ricordava quello della nonna di Modena, solo un po più chiaro. Quando da piccolo Leonardo si ammalava, la nonna lo copriva con quella sciarpa, gli faceva bere una tisana al miele e lo teneva al caldo, raccontandogli fiabe.

E in quelle storie, naturalmente, finiva tutto bene. Il bene vinceva sempre, i due innamorati si baciavano, il cattivo si nascondeva sotto terra e tremava per la sua impotenza. E Leonardo, pian piano, si addormentava nella stanza della nonna, sentendosi protetto, col cuore leggero

Leonardo sollevò lentamente le mani, appoggiate tranquille sulle gambe, inclinò il capo e osservò curioso i fiocchi di neve appiccicati ai guanti caldi. Ognuno diverso, unico, magnifico. Proprio come la vita.

Sorrise ancora, si passò la mano sui baffi, tirò su il bavero del cappotto. Il velo della nonna scivolò via, e la neve si sparse in mille pezzetti.

Leonardo? Ma che ci fai qui? Una voce giovane e un viso arrossato dal freddo e fresco si affacciarono sotto le tese del cappello. Era Matteo, il ragazzo del piano di sopra, rasato e bello anche con una piccola cicatrice sulla guancia. Con questa nevicata! Ti sei praticamente ghiacciato!

Dalla tormenta comparve una mano in guanto da sci che iniziò a scrollare la neve dal cappotto di Leonardo.

Eh già, neve, Matteo E che neve! Finalmente il Buon Dio si è ricordato e ha coperto la terra! Ma vai pure, io mi fermo ancora un po, respiro questaria.

Leonardo accarezzò la mano del ragazzo e tornò a fissare il cortile, sognante.

Ma come fai a respirare? Dai, signor Leonardo, vedrà che la signora Maria sarà già in pensiero per te! Torna a casa, che ti prepara una bella cena e un tè caldo. Su, alzati! Matteo lo tirava, ma lanziano si liberò, si voltò di lato e mosse appena le labbra.

Non vengo, Matteo. Siediti, rallenta almeno un attimo! State sempre correndo tutti, sempre di fretta, non vi accorgete di nulla E indicò le auto sotto la neve, nel parcheggio.

Va bene. Mi siedo. Matteo lasciò le sue mani inguantate sulla panchina e ci si accomodò sopra, tutto infreddolito, incrociando le gambe e abbracciandosi. Sto guardando, sto guardando E si mise ad osservare anche lui il cortile.

Il solito cortile, stretto, con la gatta Ninetta che miagolava in fondo al palazzo. Tutti la nutrivano, ma nessuno la voleva in casa: troppo permalosa quella micia.

Un bimbo trascinava la slitta verso la collinetta, sua mamma impiantata sotto il portico a battere i piedi dal freddo, continuando a chiamarlo a casa. Niente da fare: la neve era appena caduta, non voleva rinunciarci.

Matteo sospirò.

Ma che chai da sorridere, Leonardo? domandò alla fine.

Io? Leonardo come se si fosse scordato della presenza di Matteo, sobbalzò alla domanda.

Sì, lei! Ti osservo da dieci minuti e sorridi sempre.

Sono felice, Matteo. Tanto felice, anche se non ho nessuno con cui condividere questa gioia. Leonardo inspirò profondamente quellaria gelida che pizzicava nei polmoni, facendolo quasi tossire.

Davvero? Ma come, proprio nessuno? E la signora Maria? Dai, vieni! Sarà contenta di ascoltarti! Matteo provò di nuovo a prenderlo per il braccio, ma lui si divincolò.

No! Maria non deve saperlo, le farebbe solo male! Vai pure, io resto. Sto così bene

Leonardo rivolse il volto alle nuvole, lasciando che i fiocchi gli si sciogliessero sul naso e sulle guance, scivolando via come lacrime.

Allora, raccontalo a me. Vedo che vuoi parlare! disse Matteo. E mentiva: Leonardo non sembrava proprio uno in cerca di compagnia, pareva anzi abituato alla propria solitudine come un prezioso segreto. Ma la curiosità era troppo forte. Magari continui a sorridere, ma almeno andiamo al caldo! Ho i piedi zuppi… Dai, andiamo al bar, ti offro una bella teiera, e chiamo Maria così si tranquillizza. Che ne dici, Leonardo?

No, voglio restare qui scosse la testa testardo Leonardo. Tu vai pure.

Va bene! Allora sto anchio qui. Matteo scrollò le spalle, fece una palla di neve e la lanciò contro il lampione.

Sai Il vecchietto si chinò verso Matteo e gli fece locchiolino. Sai che oggi è nata mia nipote? Capisci, Matteo, ho una nipote! Lo disse pianissimo, quasi sussurrando, confuso, ma raggiante. Incredibile! Una scricciola, bellissima! Aspetta, ora ti faccio vedere! Prese il cellulare, rovistò nervoso fra le foto, continuando a sbagliare. Ecco! Guarda qui!

Matteo fissò una foto sfocata di una neonata. Di faccia niente di che, come diceva sempre la mamma: I neonati assomigliano tutti a vecchietti arrabbiati, rossi e stropicciati. Come si può parlare di bellezza?

La piccola dormiva, il pugnetto vicino al viso, un buffo cappellino a scacchi sulla testa.

Eh carina mormorò Matteo.

Carina! È una bambina, te lho detto! La mia nipotina. Leonardo si fece serio, quasi si infuriò per la scarsa enfasi del ragazzo.

Sì, sì, carina, va bene. Però davvero, tutti i bimbi nei reparti maternità sembrano identici, almeno quando li fanno vedere in tv Ma lo sguardo severo di Leonardo fece tacere subito Matteo.

Identici? Ma guarda bene! Ha il mio naso, le mie guance Avvicinati! Spinse il telefono quasi dentro il naso a Matteo.

Sì, sì, è vero, ora la vedo la somiglianza! Complimenti, Leonardo! Una gioia davvero! Si diede uno scappellotto sulle gambe Matteo. Perché però non vuoi condividere la gioia con la signora Maria? Non è anche lei, in fondo, nonna di questa piccola?

Macché! Leonardo si era alzato, agitava le mani infuocate. Maria non centra niente! Questo bambino, questa bambina, sono unaltra storia!

Unaltra storia? Matteo era spaesato adesso, temeva quasi che il signor Leonardo gli saltasse addosso.

Ascolta, Matteo, ti racconto ma devi giurarmi che non lo dici a nessuno. Capito? Prometti!

Promesso! Racconta, zio Leonardo. Matteo smosse i piedi per non congelarli.

Da giovane ero piuttosto come dire sciupafemmine, Matteo! Alto, in gamba, galante Insomma, non mi lamentavo. Leonardo sospirò.

Ma dai! E Maria lo sa?

Non interrompere! Senti Avevo tante storie, me ne vergogno. Allinizio tutte mi amavano, poi quando passava la passione, mi maledicevano. È terribile una donna delusa, Matteo Una piange, si strappa i capelli, come la mia Claudia; unaltra, come Stefania, ti tira un vaso o una padella; unaltra ancora, come Gianna, parla male di te ovunque. La donna abbandonata, Matteo, diventa il peggior nemico che esista! Però poi, loro si sono sistemate io ero contento per loro, ma la verità? Ero invidioso. Loro felici, con famiglia e figli Io, niente figli, niente moglie vera. E io lì, a guardarli da lontano, gli ex mariti lì a fare il papà, e io fuori dai giochi. Poi è arrivata Maria. Allinizio mi respingeva, mi trattava quasi con freddezza. Ma io niente, impazzito. Le ho pure chiesto di sposarmi, io che ero scappato dal municipio per anni! Alla fine ha accettato. Abbiamo avuto Piero, lo amo, ma Ma ho sempre pensato che da qualche parte beh, che qualche mio figlio potesse essere là fuori Che qualcuna delle mie vecchie storie mi avrebbe un giorno chiamato per chiedermi qualche euro di mantenimento oppure che ne so! Insomma, non potevano essere andate tutte a vuoto, sarò sincero! Allepoca stavo benissimo, avrei potuto fare sette figli! Pensi sia matto? rise Leonardo scuotendo la testa.

Sinceramente sì. Tutti vogliono evitarle, certe chiamate! Lei invece le aspettava E che importano? Ha il figlio suo, no? Matteo guardava Leonardo con occhi nuovi: che passato movimentato!

Sì, aspettavo. Perché, vedi, quegli uomini non sono degni nemmeno del mio mignolo! Crescono magari un figlio mio, uno con i miei geni! E io? Rimasto da parte Ma oggi, oggi ho ricevuto una foto. Una figlia che non sapevo di avere, mi ha scritto che è nata la sua bimba: la mia nipote! Ora andrò lì, conoscerò entrambe, le aiuterò. Che dico, crescerò questa piccolina! Me lo sento, lo voglio!

Ma in quale ospedale? Come si chiama la madre? chiese Matteo.

Non lo so! Devo scoprirlo. Mi dai una mano? Dai, chiama! Leonardo gli spinse in mano il telefono. Il numero cè, chiama e fingi di essere il mio segretario, fai tutte le domande. Dai!

Matteo, frastornato, prese il vecchio cellulare a conchiglia del signor Leonardo. Che assurdità. Nipoti, figli, segretari

E pensare che a lui era sempre sembrato un vecchietto pacifico, pieno di premure, sempre a dare consigli condominiali e mai in lite con la moglie. Sottomesso e un po noioso, pensava Matteo E invece? Che vita!

Ma forse Maria laveva cambiato

Sì, laveva preso e tenuto stretto, senza urlare o minacciare, solo convincendolo che senza di lei non sarebbe sopravvissuto. E non era solo a casa: anche al lavoro, il rispetto che otteneva era in gran parte merito suo. Gli aveva presentato le persone giuste, evitato i guai, in vacanza ogni anno alle terme di Saturnia o Sardegna, e sempre una mano premurosa a curare ogni piccolo acciacco. Per lei, Leonardo era un gigante, un principe. E lui ci credeva, lei alimentava il suo orgoglio, lo faceva sentire importante, ma aveva preso il timone. Basti pensare a quando scoprì quella storiella di passione con una piccola attrice, insignificante: lì Maria prese in mano la situazione.

Mi separo da te, Leonardo. Porto via Piero e torno da mia madre, crescerò mio figlio da sola. Domani non ci troverai più qui. Maria lo disse fissandolo negli occhi, fredda.

Leonardo lasciò cadere il cucchiaino nella tazzina, il caffè rovesciato sulla tovaglia. Lui era attonito.

Maria? Ma sei matta?

E tu invece? Con chi credi di avere a che fare? Quella lì vuole solo casa e uno stipendio nella pubblica amministrazione! Ridicolo. Noi ce ne andiamo, racconterò la verità a nostro figlio. Addio!

Sembrava risoluta, ma dentro era straziata. Lui si inginocchiò e chiese perdono. Quanto fu dolce il perdono, quanto fu intensa la riconciliazione, per fortuna che Piero dormiva!

Da allora, Leonardo si immerse nella vita di quartiere, faceva conferenze, preparava marmellate, portava Piero in bici, costruiva una casetta in provincia di Parma. Solo, alle volte, alle prime luci dellalba, rimpiangeva le sue scorribande, le donne mai davvero avvicinate

Se Maria dovesse sapere della figlia illegittima, e ora addirittura della nipote, stavolta il perdono non ci sarebbe

Matteo, con riluttanza, compose il numero.

Come si chiama? Nome? sussurrò a Leonardo.

Lui allargò le braccia; i semi non hanno nomi, ce ne furono tanti

Pronto? Sì, buongiorno, chiamo dallo studio del signor Leonardo Bianchi esordì Matteo. Cosa? Parlare più piano? Va bene.

Chi siete? Cosa volete? rispose una donna con voce bassa.

Io sto solo eseguendo Leonardo, fallo tu, io davvero Matteo, confuso, passò il telefono.

Va bene! disse Leonardo, e allimprovviso si fece serio. Ascolta, figlia mia, non so come ti chiami, tua madre non mi ha mai parlato di te ma sono felicissimo, davvero. Tu sei la mia continuazione, e ora hai dato alla luce una bambina, la mia nipote Ho sempre sentito che

Ma la donna lo interruppe: Ma lei chi è? Cosa sta dicendo? Che figlia? Guardate che ho inviato la foto per errore! Non sa neanche come mi chiamo Senta, la smetta di chiamarmi, va bene?

La sconosciuta riagganciò, e Leonardo non seppe nemmeno come si chiamava la sua figlia che aveva avuto la sua nipotina”…

Matteo guardava, spaventato, il viso pallido di Leonardo, che sembrava invecchiato di colpo. Anche la neve aveva smesso di cadere, e la panchina sembrava più fredda che mai.

Non ci restare male, Leonardo capita mormorò Matteo. Ora poteva finalmente tornare a casa, magari una bella doccia bollente. Ma come lasciarlo così?

Io, dispiaciuto? No, Matteo! È solo arrabbiata, povera ragazza Mi perdonerà, chiamerà ancora! E poi, quella neonata mi assomiglia moltissimo! Leonardo si rialzò deciso, più accorato che mai.

Matteo annuiva, non vedendo nessuna somiglianza, ma assecondava

Maria si avvicinò stupita al marito, prese il cappotto e il cappello bagnato.

Dove sei stato, Leonardo? Ero in pensiero!

Ho fatto due passi, Maria. Che meraviglia la neve, cara mia! La prese per mano e la fece girare in un ballo improvvisato, ma inciampò nellombrello caduto. Serata stupenda, stupenda!

Maria scrollò le spalle. Solita neve solo che a ogni nevicata le tocca spalarla.

Prima di dormire, Leonardo riguardò di nascosto la foto della neonata e sorrise. Ed era bello, davvero, che fosse nata una nuova vita nel giorno della prima neve dellanno. Avrà fortuna, pensò. E poco importa se non era davvero sua nipote! Alla fine, siamo tutti figli di Adamo ed Eva, tutti parte della stessa famiglia.

Con questo pensiero si addormentò sereno; Maria invece continuava a rigirarsi nel letto, cercando di scaldare i piedi contro il marito.

Letà non perdona sospirò, chiudendo finalmente gli occhi.

E fuori, la neve riprese a cadere, una lunga pausa teatrale e poi giù, più forte di prima, pronta a regalare un dolce mattino imbiancato a Milano, la città che porterà fortuna alla piccola appena nata.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

16 − ten =