È uscito e non ha fatto più ritorno

Scomparso e mai tornato indietro

Giulia fissava fuori dalla finestra, mentre dentro di lei cresceva una strana ansia: Ma dove sarà finito? non riusciva a capire.

Allora, figliola, è scappato il tuo ragazzo? chiese la mamma, Anna Ferraro, con un sorriso ambiguo.

Sembrava quasi compassionevole, o forse ironica O forse nemmeno stava sorridendo davvero, ma solo storceva le labbra come faceva sempre, soprattutto quando era nervosa.

Giulia guardò la madre di sfuggita, senza darci troppo peso. In quel momento aveva altro per la testa.
Andare al negozio ci si mette giusto due minuti, altrettanti per tornare Ma lui non torna da più di venti minuti Perché? pensava Giulia. Forse cè una lunga fila e si è trovato allultimo posto? Ma allora perché Matteo non risponde al telefono? Qui è successo qualcosa, ne sono sicura Forse dovrei uscire di casa a cercarlo?.

Anna Ferraro, intanto, seduta al tavolo, rifletteva a voce alta:
Pare la scena di un giallo, hai presente La Squadra che davano in TV? Ricordo in una puntata pure lì uno usciva e non tornava più. Solo che quello lo fece apposta, per far credere a tutti che si era perso. Ecco.

Mamma, ma che centra adesso la TV? Sei proprio specialista a dire scemenze.

Oh sì che centra! Forse il tuo Matteo ha cambiato idea e non vuole più conoscere la sottoscritta. O addirittura ha capito che con me non si scherza, e ha fatto dietrofront prima ancora che lo potessi sgamare. Hai visto? Io sì che capisco le persone al volo!

Anna Ferraro si prese una pausa significativa e guardò la figlia negli occhi.

Bastami parlare un paio di minuti con qualcuno, negli occhi lo guardo e

Mamma, basta per favore! Giulia la rimproverò con unocchiata. Non è fuggito, stai tranquilla.

E allora dovè? Con tutto questo tempo, sarebbe potuto andare e tornare dieci volte.

È successo qualcosa sussurrò Giulia tornando alla finestra, anche se ormai era troppo buio per vedere qualcosa. Solo la neve continuava a scendere da stamattina.

*****

Giulia aveva conosciuto Matteo per caso.

Non aveva mai dato peso agli incontri per strada, ma quella volta aveva fatto uneccezione.

Mancavano pochi giorni a Capodanno, la città era in fermento ed euforia, ma il tempo be, proprio non aveva nulla di festoso.

Il giorno prima aveva piovuto tutto il giorno, la notte era gelata, poi al mattino unimprovvisa umidità.

Risultato: marciapiedi ghiacciati e pozzanghere, facile scivolare anche senza volerlo. Tutti camminavano piano, a passetti piccoli, qualcuno tenendosi per mano per non cadere.

Giulia però andava spedita, a tratti persino correva. Quella mattina si era svegliata tardi e rischiava un rimprovero dal direttore: lui ci metteva mezzora a bacchettarla, una tortura che non voleva ripetere.

Si fermò in un supermercato a comprare le salviette umidificate. A quellora poca gente, solo un ragazzo alla cassa. Ovviamente funzionava solo una cassa, e lui era lì a ordinare la spesa sul rullo.

Mi conviene aspettare o?

Giulia decise di provare fortuna: con gentilezza chiese se poteva passare avanti, spiegando che era in ritardo per il lavoro.

La nostra capa si arrabbia se non rispettiamo lorario rischiamo pure la tredicesima. Posso passare?

Il ragazzo, fortunatamente, non la fece lunga e le diede subito il permesso, senza tirarsela. Pagando, Giulia gli fece un bel sorriso di ringraziamento e corse via verso la fermata del tram.

Ovviamente non guardava bene dove metteva i piedi. E fece male.

Un attimo dopo sentì di perdere lequilibrio e scivolò in una pozzanghera, a pochi passi dalla fermata dove stava arrivando il tram.

Provò a rialzarsi, ma una fitta lancinante alla caviglia la fece illudere.

Che disastro

Ma come diavolo hai fatto? sentì una voce alle spalle.

Quando si voltò, vide lo stesso ragazzo che le aveva ceduto il turno alla cassa.

Ero di fretta mica guardavo a terra disse Giulia massaggiandosi la caviglia.

Riesci a camminare?

Non credo

Ti aiuto io allora.

Il ragazzo la aiutò ad alzarsi, la sorresse fino alla fermata e chiamò un taxi.

Perché il taxi? chiese Giulia sorpresa. Aspetto il prossimo tram, non importa È per te?

No, è per te. Non sono un medico, ma secondo me è una storta e dovresti farti vedere al pronto soccorso.

Ma io devo andare a lavorare

La salute prima di tutto.

E così Giulia acconsentì.

Molto semplicemente.

Non tanto perché il ragazzo le piacesse, ma perché aveva ragione. Meglio non rischiare.

Capì che doveva andare in ospedale, non giocare a far leroina di qualche vecchia leggenda popolare italiana di quelle che tutto sopportano.

Già così faceva fatica a camminare. Quindi si parte.

Aveva ragione Matteo: era una storta. Meno male che siete arrivati subito disse il medico con un sorriso, e aggiunse:

Ora sistemiamo tutto.

Farà male? chiese spaesata Giulia, già pensando a scappare via prima che la acchiappassero per metterle a posto la caviglia.

Volete scappare? rise il dottore. Non ve lo consiglio. Poi stareste peggio. Dai, rilassatevi, vi racconto una barzelletta, intanto che lavoro

Intanto Matteo laspettava paziente in corridoio. Quando Giulia uscì, la prese sotto braccio e la accompagnò fuori.

Non devi tornare a casa o al lavoro? chiese lei, osservando il sacchetto della spesa che teneva nellaltra mano. Avrai una moglie che si preoccupa se non torni

Oggi ho il giorno libero, rispose lui, e quanto alla moglie non si preoccuperà.

Perché?

Perché non ce lho nessuna moglie, disse Matteo con un mezzo sorriso malinconico.

E, nonostante le proteste, le chiamò di nuovo un taxi e laccompagnò a casa. Non sapeva nemmeno lei perché gli desse tanta fiducia. Era pur sempre un estraneo

Ma aveva qualcosa nel suo modo di fare che le dava serenità. Accanto a lui, il dolore sembrava persino passare.

Mi lasci il numero? chiese timido Matteo davanti alla porta di casa sua.

A che ti serve? rispose Giulia con un sorriso.

Certo, aveva capito a cosa gli serviva il suo numero, ed era già pronta a dartelo. Ma la curiosità la spinse a chiedere lo stesso.

Ti chiamo tra qualche giorno, vedo come va la caviglia. E poi, se starai meglio, ti invito a fare una passeggiata. Se ti va

Sì, mi va. Segnati il numero.

*****

Matteo, come promesso, la chiamò dopo qualche giorno, le augurò buon anno e si informò della gamba. Sembrava felice di sapere che andava tutto bene.

Dopo Capodanno le propose di uscire insieme. Giulia accettò con piacere: il ragazzo le era davvero simpatico.

Avevano tanti giorni liberi e usavano il tempo insieme: lunghe passeggiate per la città, caffè caldi nei bar, messaggi fino a tardi. Era insomma linizio di una storia damore, che avrebbe potuto diventare molto di più se nessuno si metteva in mezzo.

Giulia, dove vai così tardi? Anna Ferraro, spuntata allimprovviso in corridoio, la guardava con le sopracciglia aggrottate. Di nuovo bar con le tue amiche? Ma queste amiche, in casa ci stanno mai?

Mamma, ho venticinque anni ormai, sorrise Giulia. Posso uscire anche di sera, e non per forza solo con le amiche!

E con chi, di grazia?

Anna improvvisamente si strinse il petto e si appoggiò al muro.

Santo cielo hai gli occhi che brillano, pare una discoteca! Forse ti sei innamorata?

Non ancora, ma magari succede, rispose Giulia sistemando il piumino.

Oh, cara mia e perché non me lo dici subito? Serve una confessione per ogni cosa? Ma quando lhai trovato questo nuovo fidanzato? Sempre con i tipi strani

Mamma, non lho detto perché so già come reagiresti. Facciamo così: il mio Matteo non è uno qualunque, è una brava persona.

Oh, Giulia sospirò la madre. Allinizio sono tutti bravi. Poi si scopre che non lo sono per niente. E tu sei così fiduciosa ti ingannano con niente. Se lo mangiano il cuore, le persone come te.

Anna Ferraro, in effetti, aveva buoni motivi per preoccuparsi. Lanno scorso Giulia aveva già trovato due bravi ragazzi e finiva sempre in lacrime: uno era un fannullone che si ubriacava, laltro spendeva tutto alle slot, e quando restava senza soldi, li sfilava a Giulia raccontandole ogni genere di bugia.

Curiosamente, nessuno di quei tipi aveva mai voluto conoscere la futura suocera.

Vedi? Se si fossero fatti vedere da me, ti avrei saputo dire subito chi erano! diceva Anna dopo ogni delusione.

Basta, mamma. La mia vita, le mie scelte. Ho imparato la lezione.

Speriamo bene, figlia mia

Appena Anna si era tranquillizzata, ecco che compariva allorizzonte un nuovo corteggiatore.

Chissà chi era, spuntato dal nulla Ma come aveva fatto Giulia a conoscerlo? Di nuovo preoccupata, perché la figlia non le raccontava niente.

Mamma, torno tardi. Non aspettarmi, va bene?

Aspetta Come, torni tardi? E come la mettiamo con la cena dellEpifania? Ho preparato tutto proprio per noi due, una festa di famiglia.

Ma dai mamma, abbiamo già festeggiato Capodanno insieme, anche la Befana. Oggi esco con Matteo. Mi ha invitato al ristorante, capisci? Quello che hai cucinato, lo mangiamo domani insieme

Eh no, cara, ribatté Anna. Se vuoi che non mi porti via lambulanza, allora rimani qui.

Mamma, per favore, non fare così! Non ho sedici anni! Non cè bisogno di controllarmi!

Non ti controllo, ma insomma resta a casa. Invita Matteo anche, così lo conosco un attimo.

Dici sul serio?!

Mai stata più seria.

Ma guarda che lo conosco appena da due settimane, e vuoi che lo porti subito ai colloqui? Mi pare troppo.

Devo vedere chi è che si prende cura di mia figlia. Se le sue intenzioni sono serie, non avrà paura a sedersi a tavola con la suocera.

Giulia si fermò sulla porta indecisa. Se fosse uscita, la mamma non le avrebbe dato pace telefonando ogni cinque minuti per dire che stava male.

Forse doveva davvero restare? Ma come avrebbe reagito Matteo?

Lo chiamò, raccontò tutto. Lui rispose tranquillo:
Va benissimo conoscere la tua mamma, mi fa piacere. Arrivo tra mezzora.

Anna si diede una mossa: corse a preparare la tavola. Giulia invece scelse il suo vestito preferito. Festività, in fondo.

*****

Puntuale, Matteo suonò il campanello.

Buonasera! salutò Giulia e poi la madre, offrendole un mazzo di fiori.

Buonasera! sorrise Anna Ferraro, già pensando a quanto poteva costare quel mazzo. Si rasserenò in fretta: erano fiori belli, ma non da tirchio. Primo test superato.

Ho portato anche una torta per il tè, si ricordò Matteo porgendo a Giulia una scatola.

Hai fatto bene, sorrise lei.

Oddio! Anna si precipitò in cucina.

Mamma, che succede?

Non abbiamo più tè Stamattina la signora Marisa mi ha chiesto se poteva prenderlo, ho dato tutto quello che avevamo. Volevo dirti di comprarne, poi ho dimenticato.

Non ti preoccupare, disse Matteo, vado io al supermercato qui allangolo, è aperto fino alle dieci, vero?

Sì! annuì Giulia. Torni subito.

*****

Matteo stava tornando con il tè in mano e, come si suol dire, nulla lasciava presagire

Ma quando mancavano pochi passi al portone, inciampò improvvisamente e cadde.

Già quello bastava. Ma fu allora che notò uno dei mucchi di neve muoversi.

O meglio: il mucchio tremolò due, tre volte e poi si fermò di nuovo.

Forse ho visto male? pensò Matteo.

Ma quando vide che da lì spuntavano due orecchie, si avvicinò di più. Erano orecchie di gatto.

Si mise a scavare con le mani e infine tirò fuori dal ghiaccio un povero micio.

Sembrava né vivo né morto.

Aprì un occhio, guardò Matteo, poi lo richiuse.

Ma da quanto sei qua sotto?! si spaventò Matteo.

Lo sollevò tra le braccia, coprendolo col fiato tiepido sui padiglioni gelati.

Dovrei portarti da un veterinario, pensava sconsolato, ma a questora non ce nè uno aperto in città Qualche giorno prima un collega si era lamentato: la sua cagnolina stava male di notte, ma non cera veterinario disponibile. Aveva dovuto cercare i numeri su Facebook e convincere qualcuno a fare una visita a domicilio.

Matteo provò a chiamarlo per chiedere se aveva ancora quel numero. Ma il suo cellulare non si accese: Congelato e scarico sospirò.

Si ricordò che Giulia e sua madre probabilmente erano già in ansia per il suo ritardo.
“Chissà che pensano magari che sono scappato per evitare la suocera!”

Che faccio? si parlò da solo. Entro con un gatto mezzo morto? Magari pensano che sia matto!

Il micio fece un tentativo di miagolio, quasi a voler dire Lasciami qui e vai a vivere la tua vita, ma Matteo lo strinse più forte.

Poi prese una decisione.

Vieni con me, piccolo. Ti porto a casa mia. A Giulia spiegherò tutto domani, lei capirà…

Velocemente si incamminò verso la fermata dei taxi, pensando: Così è giusto. A casa posso ricaricare il cellulare, cercare aiuto

Matteo! Dove vai?!

Giulia lo raggiunse correndo nel cortile.

Matteo, che succede? Perché non torni? E chi è questo? Un gatto? Ma sta male?

Lho trovato tra la neve. Cera solo lui e sembrava morto dal freddo e dalla fame.

E adesso?

Volevo portarlo da me, ma scusami, Giulia, non potevo lasciarlo lì. Spiega a tua mamma che non sono scappato, tornerò. Ma prima devo salvare il gatto.

No, caro! Giulia prese la sua mano. Vieni da noi, subito. Mia madre è veterinaria, anche se ormai non lavora più. Ma si ricorda sicuramente come si fa! Dai, entriamo!

In cinque minuti erano dentro casa. Anna Ferraro, subito seria vedendo il gatto, disse:

Mettilo sul divano. Giulia, prendi una coperta e scalda le borse dacqua. Chiudi le altre gatte di là.

Passò poco, e il gatto di strada sembrava già più vivo. Non saltava ancora, ma negli occhi si leggeva una nuova luce. Forse fu più il calore umano che la coperta. O entrambi? Chissà.

In ogni caso, il piccolo sopravvisse.

E così, anche durante la Befana, accadono sempre dei piccoli miracoli.
Se fosse rimasto fuori fino a domani mattina non ce lavrebbe fatta Anna Ferraro asciugò una lacrima. Ma ora tutto bene. Domani comunque lo portiamo a una clinica per sicurezza. Ma il peggio è passato. Noster Fumo ce la farà! Solo non so se con le mie due gatte ci starà bene

Lo adotto io! disse Matteo. Vivo da solo, cè spazio per lui.

Ancora per poco vivi da solo scherzò Giulia, baciandolo sulla guancia.

Eh, insomma arrossì Matteo.

Il gatto, intanto, ringraziò con gli occhi, si accoccolò e si addormentò beato. E come dargli torto: finalmente caldo, sicurezza, amore.

Matteo, Giulia e Anna si spostarono in cucina a bere il tè, in silenzio per non svegliare il nuovo membro della famiglia.

Se non avessimo finito il tè in casa e Matteo non fosse uscito tutto poteva andare diversamente sussurrò Giulia.

Non pensiamo al peggio. Versami ancora dellacqua calda, va, e anche a Matteo.

Anna guardò il giovane che ormai sentiva come parte della famiglia:
Scommetto che non rifiuti un brindisi con me alla salute del nostro salvataggio peloso?

Ci mancherebbe! rispose Matteo sorridendo.

Quando rientrò in salotto per verificare il micio, Anna si avvicinò a Giulia e le sussurrò:
Eh, sto Matteo è davvero bravo. Ora ho il cuore in pace: tu sei in mani sicure. E poi, con Fumo vicino, la felicità non vi mancherà…

La vita insegna che a volte la felicità arriva nei modi più impensati. Basta saper aprire la porta, avere un po di coraggio e non perdere loccasione di dare una mano, anche nei giorni ordinari che possono diventare straordinari.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

3 × 2 =

È uscito e non ha fatto più ritorno
Sorella